Ellah K. Drake.
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Sognando una stella.
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Serie: Nei sogni di Angie. 1.
2013. Autopubblicato.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Un'amicizia insolita. Un doloroso abbandono. Un amore che stenta a sbocciare. Una strana famiglia. Una perfida 'strega' di nome Amonda. La magia di Hollywood. Una scrittrice e il suo sogno... Aggiungetevi un pizzico di sane risate, ma anche qualche lacrima. In SOGNANDO UNA STELLA vi tufferete nella magia di una favola odierna con un inaspettato epilogo finale.
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L'Autrice.
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Ellah K. Drake vive in provincia di Padova, in un piccolo paesino ai piedi dei colli Euganei con il marito e cinque stupendi gatti. Laureata in lingue,
 unassidua lettrice di romanzi di ogni genere, e appassionata di saggi spirituali ed esoterici. La trilogia Nei Sogni di Angie ha raggiunto i 6000 lettori.
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Prologo.
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Il fischio del treno l'agit. Lo sguardo fisso, mentre stringeva quella mano grande e forte.
Alz gli occhi, incontr i suoi e sorrise. Anche lui.
La ragazzina di dieci anni, per la prima volta in stazione, salut con fiducia i passanti che salivano in carrozza.
Chiss se torneranno? Domand a se stessa, non capendo il significato di un addio.
A un tratto, la mano che la teneva stretta moll la presa.
Si volt. Occhi blu la sondavano sofferenti. Qualcosa non andava, per caso?
"Pap?", sussurr.
"Non dimenticarti mai di me, piccina mia, io vi amer per sempre".
"Lo so, pap, ma perch mi dici questo?".
No, non poteva capire.
Non cap quando lui la lasci a un estraneo, dandogli un indirizzo scarabocchiato su un foglio sgualcito.
Non cap quando l'abbracci e sent il sapore delle sue lacrime salate sul proprio viso.
Non cap quando lo vide correre verso il treno in corsa, come se avesse deciso all'improvviso di partire e lasciarla sola.
L'unica cosa, che comprese, fu che suo padre l'aveva lasciata senza una ragione plausibile.
Questa pu sembrare una storia come tutte le altre, ma non lo . Non lo  proprio per niente.
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Libro di ANGELICA.
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Amore fa rima con dolore.
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Primo.
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1.
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Il semaforo divent verde. Alzai lo sguardo e mossi qualche passo. Ero stanca, dopo una notte insonne e una giornata di lavoro altrettanto devastante.
Le membra talmente pesanti da risultarmi difficile mettere un piede dopo l'altro. C'era aria di promozione e stavo dando tutta me stessa per riuscirci.
Attraversai la strada sbadatamente, non mi accorsi che il rosso era scattato proprio in quel momento. Una macchina sfrecci a tutta velocit verso di me. Un braccio mi scost con forza dal ciglio della strada, per poi depormi con leggerezza sul marciapiede. Quando lo fissai, strabuzzai gli occhi.
"Devi stare attenta a dove metti i piedi, bella signorina".
Balbettai un timido s, ha ragione e farfugliai un grazie a denti stretti.
Dovevo allontanarmi da quell'uomo il pi presto possibile. Invece, mi trattenne per un braccio. Fui costretta a incrociare il suo sguardo.
Occhi azzurri, intensi e luminosi. Mani grandi e forti. Sorriso aperto e contagioso.
Non ce la feci e scappai. Mi divincolai dalla presa e corsi a perdifiato lontano da lui. Fuggivo sempre, ogni qual volta uno sconosciuto dagli occhi azzurri mi si avvicinava. Era diventato il mio passatempo preferito. O la mia disgrazia preferita. Scappare da tutto a gambe levate, dalla vita in primis. Mi rovinavo l'esistenza, sprecandola. Il rumore dei ricordi era cos assordante per me, disillusa, che trovavo la vita ingiusta e meschina. Essere abbandonata mi aveva ridotto a un ammasso di gelatina. Un'ameba. Un parassita. Una nullit. In poche parole: una cacca.
Con il fiato corto e le gambe molli mi fermai, e controllai di aver aggiunto una certa distanza di sicurezza, s e no qualche metro, da quello sguardo color cobalto. Uno come tanti, certo, ma sempre un potenziale fidanzato, marito, padre che poteva aver abbandonato fidanzata, moglie, figlia al loro destino.
Nessuno di quegli uomini era degno di una mia occhiata.
A trent'anni la mia vita era piatta.
Facevo di tutto per nascondermi, rendendomi insignificante e scialba, incapace di essere protagonista della mia esistenza. Un vero disastro, quindi. Mi appoggiai con la schiena contro un lampione e respirai a fondo. Ero tutta sudata. Il mio regno per un fazzoletto, pensai.
In quel momento mi accorsi con orrore che, durante la corsa, il contenuto dello zainetto si era rovesciato. Non solo i fazzoletti, ma anche il portafoglio, i documenti, le chiavi di casa, il cellulare e una scorta di caramelle frizzanti al limone, le mie preferite.
"Porca vacca!".
Il cuore batteva cos forte, che rischiai l'infarto. Ma come potevo essere cos stupida? Mi voltai indietro.
Gli occhi spalancati. La mente che turbinava. Le chiavi. Non avevo le chiavi per tornare a casa. Uno dei miei incubi pi ricorrenti. Battei la testa contro il lampione.
Stupida, stupida, doppiamente stupida!
"Signorina? Qualcosa non va?".
Sobbalzai a quella voce, e urlai di rimando. Un vecchio ricurvo, che si sorreggeva a malapena su un bastone, mi fissava preoccupato.
Tentai un sorriso, uno dei miei, il migliore, quello pi educatamente garbato e rassicurante. Una smorfia.
"Grazie. S, tutto ok". Feci l'ok con le dita e mi sentii una deficiente. Il povero vecchio, tuttavia, indugi a lungo sul mio sguardo mesto.
Le mani mi tremavano, ancora un secondo e me la sarei data a gambe di nuovo, se attendevo, avrei trovato tutti i ladri del mondo in casa mia.
"Mi scusi, ma ho fretta".
"Non me la racconta giusta lei, sa?".
"Come?".
"No, no, sono certo che qualcosa non va".
"S, ma... ".
"Vede, sono un esperto in questo campo e dai suoi occhi ho l'impressione che mi voglia dire di cosa si tratta".
"Sta scherzando?".
"Macch, avr anche novant'anni, ma la so pi lunga di lei".
"Oh, senta, davvero, devo andare".
Alz il bastone, senza fare sforzi, e mi blocc. Ma che era, un guerriero ninja in l con l'et?
"Non corra lontano dalla vita, gioia, lei non pu lasciare che gli altri decidano al suo posto. Si faccia forza, su!".
Un vecchio travestito da santone?
Mah.
"Vorrei stare qui ad ascoltarla, ma, purtroppo ho fretta".
"Oh, beh, va bene, gioia".
Abbass il bastone e mi salut, portando con galanteria la tesa del cappello all'ingi. Mi fece l'occhiolino ed esib una dentatura quasi inesistente.
Deglutii. Non era il momento adatto per essere abbordata da un arzillo novantenne.
Non scappai a gambe levate, ma indietreggiai pian piano e, voltandomi, incominciai a camminare spedita. Fui costretta a rifare la strada al contrario.
Nel frattempo pregavo che qualcosa di mio fosse rimasto in terra e nessuno lo avesse preso. Speravo, soprattutto, che nessun malvivente ne avesse approfittato. Ah i sogni! Le speranze vane, la vita grama... E il culo che mi avrebbe fatto James, non appena lo avesse saputo.
L'incognita James in quel momento mi terrorizzava. Potevo gi immaginare quel che mi avrebbe detto. Perfino ci che mi avrebbe fatto. Non che fosse violento, no, anzi il contrario, James era un gentiluomo, ma in certe circostanze piuttosto sfavorevoli, la rabbia avrebbe potuto sopraffare chiunque. Se pensavo a James in collera, mi venivano i brividi. Avrebbe di certo preso il suo sporran e cercato qualcosa di affilato per tagliarmi la gola. Quando si  scozzesi, e per giunta discendenti di nobili, antichi, sanguinari clan, c' poco di che stare allegri.
James, il mio coinquilino dall'ardente sangue scozzese nelle vene. Era un punto fermo. Il mio alter ego.
La spalla su cui piangere, l'avevo affittata tanto tempo prima e ogni qual volta ero triste, lui me la porgeva.
Un gentleman. Semplicemente meraviglioso. A parte quando s'incazzava. In quei frangenti era meglio darsela a gambe.
Sguardo glaciale, sopracciglio all'ins e il gioco era fatto.
Non serviva molta violenza, quando c'era James di mezzo. Era abbastanza intelligente da farti sentire una merda in pochi secondi.
Un'occhiata di sbieco, una parolina di rimprovero dall'alto del suo metro e settanta, e anche il pi energumeno degli uomini sarebbe uscito sconfitto. Sembrerebbe una balla, ma l'avevo constatato con i miei occhi.
Teneva lo sporran per le grandi occasioni; eventi catastrofici, del tipo la perdita delle chiavi di casa. Forse, in fondo, era uno stregone. Un mago. Un terribile e potente folletto ritornato sulla terra sotto mentite spoglie, quelle del bravo ragazzo.
Pensare al giorno in cui c'eravamo conosciuti non mi era molto di conforto, per poteva aiutarmi a trovare il sorriso, laddove James me lo avesse fatto spegnere una volta per tutte.
In una sola parola, James fu la manna piovuta dal cielo, sulle mie parche mani, pi o meno dieci anni prima. L'unico uomo che non rifiutai. L'unico dagli occhi sorprendentemente azzurri, dal quale non scappai a gambe levate. Un record.
Era il mio migliore amico. La persona pi importante, per questo e per altri ottimi motivi.
A vent'anni la mia vita era una disgrazia. Pi o meno come a trenta, insomma.
Una vecchia amica di mia madre, che divent alla sua morte la mia tutrice, mi incit con accanimento a trasferirmi da lei, a Milano.
Accettai, se non altro perch era stata cos gentile da trovarmi un lavoro come correttrice di bozze in una grande casa editrice.
Agli inizi vivevo da lei, ma poi la convivenza divent un incubo.
La vecchia e grassa signora Orlandi, nominata da me donna Maria, era devota di Padre Pio e, ogni giorno, mi raccomandava al santo, affinch proteggesse me e la mia anima impura (supponeva che a vent'anni non fossi pi vergine, non sapendo che la realt, purtroppo, era ben diversa!). Mi regal un santino da tenere nel portafogli e ogni mattina, prima di uscire, me lo faceva baciare. La sua casa era un vero e proprio reliquiario.
Immaginette, statuine votive e fotografie dei luoghi di pellegrinaggio cristiani tappezzavano ogni centimetro della sua piccola villetta, in periferia di Milano. Il mio sgomento furono i nani in giardino, accanto a una piccola statua di Maria. All'inizio la scambiai per Biancaneve.
L'occhiata feroce di donna Maria, come la solevo chiamare, mi rimise a posto.
Oh, cara, si vede che non sei devota come me.
Ma su, su, non ti preoccupare, avremo tempo per insegnarti. Ho giusto una Bibbia che fa al caso nostro. Starai benissimo da me!
Volevo scappare dopo appena due minuti che ero arrivata.
Non si trattava di uomini dagli occhi azzurri, ma di mantenere la mia sanit mentale. Strinsi i denti e feci buon viso a cattivo gioco.
In casa di donna Maria mi sentii circondata. Letteralmente. In ogni dove scorgevo qualche santo che mi osservava dubbioso con i suoi occhi da santo.
Mortificata, andavo in chiesa ogni domenica.
Forse donna Maria aveva ragione.
Ero una peccatrice, anche se non sapevo in che cosa peccassi in quel periodo.
La mia triste vita aveva bisogno di una svolta. Fu cos che l'accontentai, frequentando alcune riunioni di catechismo domenicale. Il primo giorno notai, esterrefatta, che ero l'unica ragazza del gruppo. Volti rugosi di ottantenni invidiose mi fissarono allibiti e costernati, con la puzza sotto il naso, fino a quando trovai una scusa e non ci andai pi.
Avevano paura di essere surclassate agli occhi del bel giovinotto di Don Francesco, che aveva pi o meno sessant'anni suonati.
Donna Maria mangi la foglia quando, con allegria velata, le dissi di avere un'amica, che mi avrebbe accompagnata alla chiesa del suo paese per le lezioni di catechismo.
"La tua amica  proprio una brava cristiana" mi disse con un sorriso bonario, mentre i suoi occhi cisposi s'infossavano, formando un tutt'uno con la pappagorgia.
Forse era per le bugie raccontate, che avrei dovuto confessarmi da Don Francesco.
Le presunte serate di catechismo erano, in realt, divertenti bevute in alcuni pub, che la mia amica Samantha, cos si chiamava, frequentava.
Erano i classici pub di stampo Irlandese, trapiantati in Italia e poco originals, nei quali lo spirito dei folletti poco aveva a che farci. Non c'erano grandi e grossi uomini dai capelli rossi intonare antiche canzoni celtiche e danzare la giga sopra i tavoli.
Niente di tutto questo.

Tipicamente Irlandese era i
nvece la luce soffusa. E i lividi alle mie
ginocchia, che, immancabilmente, andavano a sbattere contro i tavoli di legno massiccio.

Tuttavia, l'ambiente era pieno di vita, animato e divertente.

La birra scorreva a fiumi, un'altra cosa tipicamente Irish.

Scura, rossa, chiara, di ogni sorta.

A me non piaceva, preferivo il famoso Irish coffee, una prelibatezza.

Mescolavo la birra a quell'intruglio e, puntualmente, mi ubriacavo.
Prima di rientrare a casa da donna Maria, Samantha era costretta a
tenere i finestrini della macchina aperti. In estate la cosa non
m'infastidiva, ma in inverno ci rimettevo anche la salute.

"Non reggi l'alcool, Angelica, sei un disastro" mi apostrofava Samantha.

Come non darle torto?

Decisi di non bere pi e mi limitai a osservare gli altri. Uno sport
poco simpatico, ma efficace.

Avevo un po' di problemi a cui pensare. Uno tra questi, l'abbordaggio da parte dei coetanei.

I ragazzi ventenni erano foruncolosi e piuttosto inclini, pi che a fare
amicizia, alla botta e via. La maggior parte,
dopo essersi presentati, ti

domandava: me la
dai? La prima volta rimasi impalata come una
mummia, a bocca aperta. Fu Samantha a correre in mio aiuto. Ma
figurati se la d proprio a te, devi fare
la fila, allora!

Imbarazzata oltre ogni dire, sfoderavo sorrisi contriti e negavo con la
testa, esibendomi in un accorato: no,
grazie.

Proprio nell'istante in cui ringraziare Dio mi sembrava cosa fatta e tutti i ragazzi foruncolosi se la davano, ma a gambe, dalla sottoscritta, accadde qualcosa di singolare.

Qualcuno buss timidamente sulla mia spalla.

"Potto?" eh?

Alzai lo sguardo e incredibili occhi color degli zaffiri mi fissarono, a pochi centimetri di distanza. Un sorriso furbo e fanciullesco spunt su labbra sensuali.

Farfugliai qualcosa d'incomprensibile,
attratta come una falena da ci
che reprimevo da tempo. Scappare? Ero incollata col bostik su quella sedia, altroch. Incredibile, ma vero. Non reagii.

"Mi scusa, potto sit down, ehm, como dite voi, sittere me?".

Notai, mentre tentava di parlare un orrendo Italiano, che non era tanto alto.

Forse un metro e settanta, poco pi. I capelli avevano un buffo taglio alla Beatles e la frangia spioveva simpatica sulla fronte alta. Il naso
aquilino, con una piccola gobbetta
sulla sommit, era singolare.

Affascinante.

Accattivante.

Carismatico.

Lo fissai a lungo con la bocca spalancata. Sorrise. Si sedette lo stesso accanto a me. Bevve, alzando il bicchiere e intonando un cantilenante cheers.

Aveva un buffo accento, non mi se
mbrava inglese.

Si volt e mi fiss.

Mi sembr di annegare in quegli occhi, di un azzurro cos intenso che mi parve, per un attimo, di volare nel limpido cielo di una giornata estiva. Le labbra erano piene e invitanti, come pesche mature. Una bella
metafor
a. I capelli erano rosso scuro.

Una gomitata alle costole mi risvegli dallo stato catatonico in cui

ero caduta, mio malgrado. Mi manc il respiro.

"Cazzo, Samantha, ma vuoi uccidermi?".

Lei non bad ai miei insulti. Lo sguardo fisso, come un cane da
punta
, sul mio vicino straniero.

"Chi ?" farfugli sotto voce e mangiandosi le parole.

"Non lo so" risposi piccata.

Samantha mi guard come se avessi tre teste. Cos, prese di petto la situazione. Afferr la mano del povero ragazzo e la stritol per bene.

Lui
non fece una piega. Sorrise.

"Ciao, sono Samantha. Come ti chiami?".

"James, mi nome".

"Oh, sei straniero? Di dove sei?".

Come se parlare a voce alta potesse aiutarlo a capire meglio la lingua.

"I'm Scottish. Scozia! Glascow".

"Ohhh" la bocca di Sam si ampli in una ola.

James non le bad, ma rivolse uno sguardo intenso su di me.

"Your name is...".

Fortunatamente, conoscevo abbastanza l'inglese di base, un'infarinatura piuttosto superficiale, tale da non farmi sfigurare e
rispondergli: "My nome s Angelica" i
n inglese alquanto
maccheronico.

Gli occhi di James fecero una capriola all'indietro con tuffo carpiato sul suo sorriso.

"My girlfriend's name, wow".

Gi, wow.

Samantha non fiat pi. Il potenziale nuovo fidanzato era gi stato accalappiato. I contorni delle labbra s'incurvarono all'ingi. Era cos buffa, che mi fece ridere.

"Amazing, isn't it?" replic James incuriosito dall'omonimia tra me e la sua girlfriend.

La situazione era cos buffa, che incominciai a ridere come una scema.

Samantha, indispettita, fece un gestaccio a James che mi fece torcere le budella.

"Lavoro fa tu? Work?".

James era in vena di conversare.

"Copywriter".

"Ohhh" le sue stupende labbra si
arricciarono.

"Me an actor" aggiunse affabile puntandosi un dito sul petto e regalandomi un sorriso aperto e sincero.

Registrai la notizia con qualche secondo di ritardo. Samantha, invece, raddrizz le orecchie e punt di nuovo gli occhi a raggi laser,
scandagliandolo attentamente.

"Un actor? Attore? Really?".

James annu, con scetticismo, voltandosi verso me per capire meglio.

Mi convinsi che condividesse la mia stessa opinione su Sam.

Infatti, lei batt le mani tutta contenta e cominci a elencargli i suo
i
idoli, una lunga lista di nomi molto noti, supponendo che James fosse un attore famoso e che li conoscesse tutti.

Ero cos imbarazzata che mi feci piccola, quasi inesistente. Rimasi ad ascoltare gli sproloqui della mia amica e compatire il povero
malcapitato.

A un certo punto, scoppi una tremenda diatriba tra i due.

Sam era alquanto seccata che lui non conoscesse quel gran figo di George Gordon.

James alz le mani a mo' di resa e tent di spiegarle che non era un
vero e proprio attore, ma che stava studiando per diventarlo un giorno
non molto lontano.

Lei invece gli lanci un'occhiata scettica e, schioccando la lingua, sentenzi che mai e poi mai avrebbe potuto essere famoso come quel 'gran pezzo di figo di george'!

James abbass la testa, imbarazzato, mi sentii solidale con lui.

Sam se ne and a testa alta, lasciandoci soli. James sospir di sollievo.

"She  crazy, but a buona girl" sussurrai, tentando una via di fuga dal mio imbarazzo.

"Oh, I suppose".

Certo, supporlo non era lo stesso che crederci. Supponevo
che lui

supponesse qualcos'altro, ma che fosse tanto gentile da tenerlo per s.

James mi conquist all'istante. Fu
amicizia a prima vista.

Si trovava a Milano per uno stage in drammaturgia. Sarebbe rimasto
per pochi mesi, poi sarebbe ritornato a Londra,
dove viveva da un paio
di anni facendo la spola con l'Italia, che amava particolarmente per pizza e spaghetti.

Ovviamente.

Gioviale e divertente, riemp le mie lunghe e grigie giornate trascorse a correggere romanzi.

Il lavoro impegnativo e faticoso non ve
niva affatto compensato da un
ritorno a casa tranquillo e sereno.

Donna Maria mi soffocava con le sue premure e le sue preghiere. A un certo punto dovetti trovare una soluzione al problema e, con i pochi soldi racimolati in cinque anni, riuscii a trovare un modesto appartamento in affitto in periferia di Milano. Una camera da letto, un
salotto, un bagno, un cucinino.

Affitto modico: cinquecento euro al mese. Non era male, ma mi costrinsi a una dieta ferrea per entrare nelle spese.

Non avrei mai elemosinato da donna Maria.

Piccolo era un eufemismo, ma la libert ottenuta compensava lo
squallore nel quale lo trovai, quando l'inquilino precedente mi lasci le chiavi: uno squinternato, che si faceva canne a gog delle cui tracce, sia olfattive che visive, la casa era impestata. Non sapevo di cosa vivesse,
ma il puzzo e lo sporco mi diedero una vaga idea.

Appena entrata in quel tugurio, mi misi le mani nei capelli e urlai disgustata. Occorreva una ditta di pulizie, non le mie uniche mani per compiere un miracolo, cos optai per l'aiuto di donna Maria, che si
arm di piumino, cif
e altre diavolerie e in poco tempo trasform
l'appartamentino in un vero specchio.

Quando volle aiutarmi anche ad arredarlo, declinai cortesemente.

Immaginai il trasloco delle statuine votive in eccesso e mi venne un piccolo cedimento.

"Grazie, ma lo arreder da me" risposi senza preamboli.

Se ne ebbe un po' a male, ma non fiat.

Ero terrorizzata, perch da tempo voleva disfarsi di Biancaneve, alias

la Madonna nel giardino accanto ai nani, per comprarne una pi grande.
Poich don Francesco non aveva posto
nella sua parrocchia, donna
Maria voleva farmi un regalo, che pensava fosse gradito. I miei capelli si erano talmente rizzati, che si convinse avessi messo un dito nella presa della corrente difettosa del mio cucinino.

Fortunatamente scampai a quell'incubo
, James accorse in mio aiuto.
Si prese carico di quella Madonna e la port in teatro dove studiava recitazione. Disse con accento molto Scottish e poco Italiano, un
miscuglio di italiano
-
maccheronico e scozzese: dont'

worry, Maria, io prendo cura di tua
statue! Donna Maria lo guard
con occhi pieni di affetto.

Adorava James. Tutti lo adoravamo.

Gi.

La mia amica Samantha, invece, mi torn molto utile.

Mi scarrozz in lungo e in largo in ogni dove e cio mercatini
dell'antiquariato stracolmi di meraviglie
a poco prezzo, e in men che
non si dica, casa mia divent un piccolo regno incantato.

James, invece, mi aiut a dipingere le pareti. Anzi, fece quasi tutto lui. Per potersi permettere le lezioni di recitazione, aveva lavorato come
operaio, panettiere e imbianchino. Un ragazzo d'oro, con la O
maiuscola.

Pi vecchio di me di un paio di anni, sembravamo fratello e sorella.
La sintonia tra noi era un miracolo.

Eravamo affezionati l'uno all'altra, e quando andava a Londra mi
telefonava quasi ogni giorno. Per la
prima volta nella mia vita non mi
sentivo pi sola.

Avevo anche relegato in un angolo del mio cuore, piuttosto impervio, il dolore profondo provocato da mio padre.

Un altro miracolo.

James, al quale avevo raccontato la triste storia della mia infanzia, mi ripeteva fino alla nausea di non sprecare la vita evitando gli uomini solo per paura. Di rimando gli rispondevo che non mi sarei mai innamorata di nessuno, a meno che non fosse meraviglioso come lui.

Passavo sopra al fatto che avesse gli occhi azzurri, con
siderandola
una quisquilia di poco conto. Non era una dichiarazione la mia, sia

chiaro. Ero davvero convinta. Dopo aver conosciuto James, tutti gli altri mi sembravano insignificanti. Lui ci rideva sopra e, con un sorriso
sornione e un occhiolino da farti
svenire, faceva la parte dell'uomo
sexy e irresistibile.

Un vero diavolo. Uno spasso.

A dir la verit, dicevo queste cose perch volevo evitare di soffrire.

Pensare a James come un possibile pretendente, era come sparare
sulla croce rossa. Troppo bello, troppo amico per poter anche solo
pensare che tra noi potesse esserci del tenero. Non si sarebbe mai avverata una cosa simile, no? Il mio cuore non poteva essere libero per nessuno.

Mi sbagliavo.

Fu in uno di quei mercatini che palpit per la prima volta.
M'innamorai perdutamente, ma fuggii anche da quell'amore e spezzai un altro cuore.

Non mi faceva troppo bene pensare a quel che avevo combinato all'epoca, quando, al presente, mi sentivo ancora peggio. Le mie
fallimentari relazioni amorose andavano di pari passo alle disgrazie,
che tormentavano da sempre la mia vita. Pensare ai momenti positivi era come cercare un ago in un pagliaio.

Solo leggere mi rilassava, estraniandomi da una realt deprimente.

E James.

Cercavo con tenacia di prendere ad esempio le letture meravigliose e spirituali di uno scrittore che mi piaceva molto il quale, tramite la sofferenza, era riuscito a carpire il vero significato della vita e
dell'anima stessa. Ma, se provavo a leggere dentro il mio cuore,
m'imbattevo in un muro dipinto di nero; entrare nel mio io era come navigare in un burrascoso mare in tempesta.

James mi prendeva spesso in giro, ma alla fine lui era fortunato.
Solare, estroverso, a trent'anni aveva gi raggiunto l'apice del successo.

S, perch era riuscito l dove tanti avrebbero voluto, senza fare alcuno sforzo e senza un briciolo di talento. Lui, invece, con l'umilt, il duro lavoro e una naturale predisposizione alla recitazione, era sulla via
giusta. La fama lo stava
ricoprendo di gratificazioni meritate e anche di
tanto oro. La cosa pi bella di James era che, a differenza di altri, rimaneva lo stesso ragazzo di sempre e contribuiva ad aiutare la

famiglia in Scozia. Una madre, una nonna e due sorelle alle quali
rimpolpava puntualmente il conto in banca. Ci aveva provato anche con me, ma rifiutai. Non volevo nulla da lui, se non la sua grande e profonda amicizia.

Samantha, quella del 'non sarai mai bravo come george', alla prima al
cinema, si gonfi d'orgoglio e spiffer ai
vicini di poltrona che lei,
James Mckinney, lo conosceva benissimo. Ovviamente, ebbe scarsi risultati nel convincimento. Tutti la osservarono con condiscendenza, come se l'unica cosa a mancarle fosse la camicia di forza. Piansi di
commozione, nel vederlo in un ruolo mozzafiato e drammatico. Non
avrei mai pensato fosse cos bravo e anche camaleontico, capace di recitare sia nel dramma che nella commedia.

Ero cos orgogliosa di lui.

Io.

Angelica, l'amica Italiana.

Che lo conobbe in un pub Irlandese.

Che condivise con lui gioie e dolori.

Che era un'amica vera.

Che divideva con lui, sotto pseudonimo in Italia, un grande appartamento dotato di tutti i comfort.

Che sarebbe stata defenestrata dall'attore famoso, non appena
avrebbe saputo che l'amica fidata aveva perso le chiavi del suo rifugio,
quello, da sue testuali parole, 'dove mai nessuno mi trover'.

Mai nessuno lo trover?

Troncher la nostra amicizia. Mi denuncer alla polizia. Chiamer anche le forze speciali britanniche, l'MI5, come quelli che vedevo in
televisione.

Gli Spooks. Vivr per sempre dietro le sbarre. La mia vita avr il suo the end.

2.

Tornai indietro piano piano.

Le lacrime incominciarono a salire vertiginosamente agli occhi e cadere precipitosamente sulle guance. Rivoli simili alle cateratte del
diluvio universale.

Nel frattempo feci come donna Maria, pregai. Pregai cos tanto che, se don Francesco mi avesse vista, mi avrebbe benedetto, con la gioia dipinta negli occhietti neri e vispi.

Pensai di ritornare in ufficio e chiamare James per dargli la
notizia,
ma mi manc il coraggio.

Vigliacca. Vigliacca e codarda.

Incominciai a setacciare il marciapiede.

Ogni tanto mi fermavo a guardare se qualche cartaccia sporca e bisunta fosse qualcosa di mio. Mi costringevo a prenderla in mano e
sezionarla, come una barbona. La gente che mi osservava si allontanava fissandomi con occhi pieni di ribrezzo. A un certo punto, un passante mosso dalla compassione gett due euro.

Volevo morire dalla vergogna, invece che feci? Lo ringraziai.

Ero scesa al massimo dei livelli di pena consentiti dalla legge.

Niente, non trovai assolutamente nulla. Il portafoglio, il cellulare e le chiavi di casa erano spariti. Il marciapiede se li era ingoiati. Aveva fatto un boccone della mia intera vita, per poi sputarmi chiss dove.

In balia degli eventi pensai che, denunciare il fatto alla Questura per la mia assoluta negligenza, mi avrebbe portato anche a farmi deridere dall'intero corpo di polizia.

Se, per puro caso, si fosse venuto a sapere che James viveva con me, in due secondi i giornali avrebbero gettato in pasto a tutti la sua vita.

James si sarebbe incazzato, rompendo ogni rapporto, io sarei finita su
una strada perch l'appartamento era di su
a propriet e, come ciliegina
sulla torta, avrei anche perso il lavoro (e in quei giorni c'era odore di promozione per me).

Per concludere in bellezza, avrei finito col fare proprio ci in cui mi stavo esercitando: la barbona. Dovevo pensare, rimuginare, riflettere.

Tanto per prendere dimestichezza con il mio nuovo status, mi sedetti sul marciapiede nel punto in cui ero stata salvata dallo sconosciuto dagli occhi azzurri. Il mio odio s'intensific. Se mio padre era ancora
vivo, allora speravo che tutto ci
che mi aveva fatto si moltiplicasse su

di lui per tre volte.

S, come dicevano le streghe Wicca o chi per loro.

"Porca vacca" sibilai.

"Qualcosa non va, posso aiutarti?".

Di nuovo un urlo. Presa alla sprovvista, non mi aspettavo di essere
abbordata di nuovo. Non si poteva stare tranquilli nemmeno sul
marciapiede, adesso? Quando alzai gli occhi furenti, m'immobilizzai perdendo il respiro.

Uno: era un poliziotto, con pistola alla cintola, manganello e manette, giusto per non farsi mancare nulla.

Due: lo conoscevo bene, purtroppo, anche se non sapevo affatto che fosse diventato poliziotto.

Deglutii e, lentamente, mi alzai. Non era mia intenzione pensare a lui pochi istanti prima.

Forse il mio pensiero aveva preso forma e lui, che si trovava nelle
vicinanze, lo
aveva captato.

Credevo a quelle cose.

Tutto ci che si pensa alla fine si materializza, forse un tantino new age come filosofia, ma ero incline a quella forma di spiritualit, mi si addiceva. Per la gioia di donna Maria.

Tuttavia, non mi aspettavo di vedere quel particolare pensiero dopo
tanto tempo, pi in forma e splendido che mai.

Sorrisi in modo neutro, quasi naturale.

James mi aveva insegnato a nascondere le emozioni, sfruttando i suoi infallibili metodi di recitazione.

Grazie tesoro, pensai. In quel
momento niente rivelava il mio
sconvolgimento interiore. A parte il labbro superiore, che tremolava leggermente dall'agitazione.

Andrea, cos si chiamava il mio pensiero materializzato, si avvicin per focalizzarmi meglio.

Dapprincipio indifferente, poi sorpreso, poi assolutamente
indifferente. Forse non mi aveva riconosciuto. Ma come? Mi aveva gi dimenticato? Deglutii. Non avevo scordato il primo infuocato incontro, la nostra romantica storia e la sua tragica fine. In pratica ogni momento
era impresso nella mia memoria. Soprattutto quando, dopo un anno

d'amore, all'improvviso lo lasciai senza alcuna spiegazione. Andrea se la meritava, ma non ne possedevo di valide, cos mi dileguai, sparii, mi smaterializzai dalla sua vita per sempre.

E lo feci, cambiando
appartamento e facendo perdere le mie tracce.
Per merito di James, il quale aveva comprato un ampio appartamento di centoventi metri quadri, orribilmente lussuoso, in una zona molto chic di Milano e mi chiese se volessi dividerlo con lui. James non
s'intrometteva mai nella vita altrui, il suo motto era vivi e lascia vivere.
Mi consigliava solo se chiedevo implorante il suo prezioso aiuto.

Quella volta, per, rimasi in silenzio e non ne parlai. Se anche James
avesse pensato che stessi sbagliando su tutta la
linea, non mi avrebbe
mai e poi mai detto che cosa fare.

A quei tempi, qualcuno lo aveva scritturato per una parte importante in un film e quel film aveva ottenuto enorme successo. I soldi ricavati furono spesi per comprare il famoso appartamento a Milano
e desider
a tutti i costi che ci abitassi con lui e con le sue ragazze del momento.

Angelica gi se l'era dimenticata.

Dovevo fargliene una colpa?

Macch, mi divertivo a vedere quanto duravano le sue conquiste.

Loro s'innamoravano perdutamente, ma lui mai. Non prometteva il
matrimonio, n un fidanzamento, solo relazioni libere e senza vincoli.

Miracolosamente, queste ragazze accettavano e, dopo aver tratto piacere reciproco, lo lasciavano, soddisfatte di aver vissuto una
relazione molto hot (cos dichiaravano alla sottoscritta, facendomi
l'occhiolino di circostanza) con un attore promettente che sarebbe diventato famoso, per poter infine dire 'iol'hoconosciutoJames'!

Incasellare il mio amico con definizioni del tipo "sei uno sporco
maschilista e sfrutti le
donne" non mi sembrava giusto. Era giovane,
aveva tutta la vita davanti a s, ed era sempre stato chiaro con tutte.

Onesto, forse superficiale, ma con James non si sapeva mai.

Era capace di provare una profonda tenerezza per un animale ferito o per il mio caso da psichiatria, oppure essere terribilmente serio e stakanovista nel lavoro.

Perdonargli una condotta leggera mi sembrava il minimo. Prima o poi
si sarebbe innamorato, l'avrebbe sposata e sarebbe stato con la donna
della sua vita per sempre.

In realt, speravo non succedesse cos presto. Perderlo sarebbe stato un colpo terribile. Ero tanto legata alla nostra amicizia, di cos vitale
importanza per me. Qualsiasi ragazza occasionale era, perci, la
benvenuta.

Gli fui grata per il trasloco dal mio mini appartamento al suo trilocale elegante. Non mi domand che mi passasse per la testa, n il motivo per cui Andrea svan dalla mia vita. Accett anche quando, colta dalla pi
cupa
disperazione, piansi sulla sua spalla per una notte intera, spiegandogli quel che avevo combinato: "Se sei innamorata di lui, allora fa' qualcosa" disse con seriet.

"Sar sempre lo stesso, James, finir male".

"No, tu non sai, non puoi sapere, non sei God
, Angelica. Devi cercare
di lasciar parlare di pi il tuo cuore, altrimenti finirai per rovinarti la vita senza averla mai vissuta veramente. Non devi appassire, hai molto da dare alle persone".

L'affetto di James poteva compensarmi di un vuoto, che riempiva il
mio cuore da troppo tempo? Forse s.

Forse avrei dovuto lasciarmi andare e offrire un'occasione a me stessa, per la prima volta.

I rimorsi ebbero la meglio e tentai in tutti i modi di tornare con Andrea. Ci provai per lo meno. All'inizio ero innamorata, ma a un certo
punto mi convinsi che anche Andrea fosse come mio padre.

Mi avrebbe abbandonata.

Mi avrebbero abbandonato tutti, prima o poi. Cos, lo lasciai di nuovo per evitare di soffrire, non pensando che avrei patito molto di pi. Un
errore madornale che Andrea non perdon. La vergogna di ci che
avevo fatto, mi fece arrossire.

Di fronte ad Andrea vestito da poliziotto, i ricordi fluttuarono come piccoli fantasmi per tormentarmi.

Abbassai lo sguardo.

Mi aveva perdonato, oppure no? Ci pensai cos a fondo, che
dimenticai la mia odierna sfortuna.

Persino il fatto che potevo diventare una povera squattrinata e vivere sotto un ponte.

"Angelica, che ti  successo?".

Quella domanda a bruciapelo mi colse impreparata. Lo fissai inebetita.

Andrea si avvicin.
Fui costretta ad alzare lo sguardo.

Non ricordavo fosse cos alto. Un metro e ottanta, forse pi. Fisico asciutto, forte. Ci che pi di tutto amavo in lui erano i suoi caldi occhi scuri. Di una sfumatura simile al cioccolato fondente, con qualche
sbavatura dorata. Incredibili.

E il suo sorriso. Disarmante. Sentirlo pronunciare il mio nome mi provoc una contrazione al petto. La sua mano sfior la mia e tremai.
Corrug la fronte, mi accorsi che le rughe degli occhi gli conferivano
un aspetto maturo e affascinante.

"Angelica? Che cosa ti  successo?

Qualcuno ti ha fatto del male?" la sua voce preoccupata mi mise in allerta.

Certo, era il suo lavoro, di sicuro lo faceva bene.

"N... No" balbettai.

Una conversazione surreale, lo ammisi.

Saltare i convenevoli non mi dispiacque affatto.

Si accorse del mio zainetto aperto e cap.

"Ti hanno derubato?" domand, scrutandomi con attenzione.

Forse fu il mio sguardo mesto e addolorato, ma Andrea, da bravo poliziotto, cap e chiam col suo walkie talkie la centrale. Tutto ci che segu da quel momento si trasform da sogno a incubo. Oppure da tragedia a commedia dell'assurdo.

"Dobbiamo andare al
la centrale, devi sporgere denuncia!".

A chi, a me stessa? Mi ritrassi, impaurita, ma non volle sentir ragioni.

Dovetti arrendermi, se non altro perch, altrimenti, mi avrebbe portato dentro per resistenza a pubblico ufficiale. Salii in macchina e un
passante sussurr sbuffando, 'sembra talmente
una brava ragazza, al
giorno d'oggi
non ci si pu fidare di nessuno'.

Mi vergognai tanto, che arrossii.

Le lacrime sgorgarono di nuovo.

Andrea non bad a quell'uomo, fece l'indifferente. Avrei dovuto
imparare da lui.

Il silenzio cal su di noi, come un'accettata sulla testa. L'aria si tagliava col coltello. Non era un silenzio sereno, ma carico di perch?
come?

quando?
Ero cos assorta nei miei pensieri che, quando Andrea mi
parl, sobbalzai sbattendo la testa sul poggiatesta.

"Tutto sommato, ti trovo bene".

Tutto sommato?

"Gi, anche io ti trovo bene in divisa.

Come mai hai deciso di fare il poliziotto?".

Domanda neutra alla quale poteva seguire solo una risposta neutra.

" stato tre anni fa. Il mondo  pieno di
delinquenti".

Tre anni prima avevamo rotto. Forse lo aveva fatto per riscattarsi.
Pensava fossi una delinquente anch'io.

Delinquente e traditrice. Se solo non avessi preso parte alla commedia degli equivoci e gli avessi spiegato, le cose sarebbero andate diversamente.

"A proposito" continu imperterrito "sei ancora fidanzata?".

Lo pronunci come se stesse sputando con rabbia il nocciolo di un'oliva. Lo sapevo. Il male fatto mi stava tornando indietro come un
boomerang. Non credevo si ricordasse della mia umiliante sceneggiata
in discoteca.

Dopo il famigerato trasloco nel nuovo appartamento de
-
lux, James
decise di festeggiare. Voleva portarmi in un locale contro la mia volont. Era difficile potergli negare qualcosa, la sua forza di
convinzione era irresistibile. La testardaggine ferrea. Accettai perch mi
stava trascinando in pigiama.

Quel luogo era infernale. Detestavo le fumose e rumorose discoteche.

La musica rimbombava nelle orecchie e c'era cos tanta gente e
fumo, che mi mancava il respiro. Ma fu un ottimo rimedio per
dimenticare cosa avevo combinato con Andrea. Dato che James era un gentleman, quella sera decise di farmi da cavaliere e, nonostante le occhiate lascive di migliaia di ragazze, non ne degn alcuna di interesse.

"Ho invitato te, sarai la mi
a regina, stasera".

Pi che regina, mi sentivo tanto la strega cattiva. Per mi stavo

divertendo, cos accettai la sua adorabile compagnia. Quella sera la tristezza sfoci nell'alcolismo e James purtroppo sapeva dell'effetto
micidiale di birra e cocktail su di me.

"Andiamo, James, tesoro, fammi un regalo, permettimi di ubriacarmi,  da tanto che non lo faccio".

James acconsent, ma inarcando di sbieco il sopracciglio.

Mi disapprovava. Chissenefregava, alla fine la vita era mia, no? La
mia guardia del corpo
non si stacc da me nemmeno per andare al
bagno. Anzi, dato che barcollavo vistosamente, mi ci port pi di una volta.

L'alcool ingerito mi tolse ogni freno inibitorio e, a un certo punto, mi lanciai in pista a ballare trascinando il povero James. M'incollai a lui
come una sanguisuga e ballai con sensualit, abbracciandolo. Sembravo una piovra.

In preda a una sbornia colossale, mi accorsi che era irresistibile. Gli occhi blu cobalto brillavano, i capelli gli spiovevano sulla fronte,
conferendogli un'aria sexy, e le labbra erano invitanti.

Il suo corpo aderiva al mio, come fossero fatti per stare insieme.

Il mio sguardo s'annebbi.

Mi fissava con intensit.

Soli. In mezzo a una rumorosa discoteca piena di gente. La mia ragione lott strenuamente con i sensi. Non ero cos sbronza da non capire che stava accadendo qualcosa. Non infrangere le regole dell'amicizia tra uomo e donna, quando l'attrattiva sessuale er
a cos
forte, bast per non cedergli.

Mi scostai in preda al panico, ma mi trattenne, forse temendo che cadessi.

Come un elastico, rimbalzai sul suo torace e mi trovai a tu per tu con quegli occhi incredibili.

James s'impadron della mia bocca all'improvviso. Quel bacio mi
torment per molto tempo, soprattutto quando di notte soffrivo d'insonnia.

Il bacio pi ardente della mia breve vita sentimentale. Anche Andrea baciava bene, ma non cos.

James era indimenticabile. Le sue labbra calde e invitanti.

Irresistibili. Le mani premettero con delicatezza sulla schiena, per poi salire sul mio volto e posarvisi leggere e carezzevoli. Mi accarezz la guancia col pollice.

Rabbrividii.

Aveva un buon profumo.

D'un tratto non fu pi un casto bacio da adolescenti. Il desiderio
trabocc come un fiume in piena. Lo lessi nei suoi occhi e lui lo scov nei miei, seppur cerchiati di stanchezza e profondamente ubriachi.

James si stacc da me e mi contempl inorridito. Colpevolizzato da
un desiderio rivelatore, che tutti e due avevamo respinto. Come quando
Eva invit Adamo a mangiare la mela del peccato. Entrambi eravamo coscienti dell'errore, eppure volevamo saziarci di quel frutto proibito.

Tuttavia, la sofferenza nel suo sguardo polverizz l'ultima briciola di
ragionevolezza. Mi
sentii un vero schifo, soprattutto perch era
successo sotto i malefici influssi dell'alcool che avevo ingerito.

"Domani te lo sarai gi dimenticato, Angelica. Perdonami. Non volevo. Non so che mi  preso...".

Non voleva?
Ohhh: "Oh".

Non fui in grado di a
ggiungere altro.

Non ci riuscii, perch Andrea sbuc alle spalle di James, toccandogli un braccio e, quando questi si volt, lo colp sulla mascella con un gancio degno di un boxer, che fece caracollare James in terra KO.

"Oh Dio, ma scche hai scfatto?" urlai contro il mio ex, biascicando le
parole, la bocca impastata dall'alcool.

Andrea, i pugni stretti per la collera e lo sguardo rivolto verso il mio amico, non rispose. Mi fiss come fossi una sgualdrina. Fu la prima
volta nella vita che mi vergognai, dopodich il cuore si spezz.

"E cos te la facevi con lui alle mie spalle. Dimmelo, Angelica" url davanti a tutti.

Arrossii vistosamente, mentre tentavo di rialzare James da terra.

Col labbro sanguinante, il cipiglio assassino e le mani a pugno, degn
Andrea di un'occhiata bieca, una del suo repertorio peggiore.

"Lasciala stare, Andrea, non ha nessuna colpa" ringhi di rimando.

"Ah, ma certo. Vi ho visti poco fa, e non mi pareva le facesse schifo baciarti.

Siete fatti della stessa pasta voi due.

Peggio dei delinquenti".

Una frase rivelatrice, un segno del fato. James alz il braccio, ma lo bloccai in tempo: "No, James.

Andrea lasciami scipiegare" tentai tra le lacrime.

Andrea spar in mezzo alla folla.

Scomparve e non mi lasci il tempo di spiegargli. Aveva ragione, ero una stupida. La mano di James mi accarezz il viso bagnato. Mi scostai da lui e lo fissai. Era angoscia quel che vi leggevo?

"Mi dispiace" disse " tutta colpa mia. Vado e gli spiego tutto, ok?".

No. Non volevo. Non potevo umiliare Andrea pi di quanto avessi fatto. Andrea non poteva amarmi.

Rovinavo ogni cosa. Avrei rovinato anche James, ne ero certa.

"Portami a casa, James. Sciono troppo scbronza!".

Quella notte, quando James mi coric sul mio letto, fu illuminante.

Avvolta dalle sue confortevoli braccia, in un bozzolo di serenit, capii che tutto ci che avrei provato per lui, non avrebbe mai avuto ragion d'essere.

"Angelica, non pensare male di me, ti prego. L'atmosfera e tutto il
resto
mi hanno fatto perdere la testa e tu eri beautiful".

Alzai una mano. Gli accarezzai il viso, deglutendo rancore e rimorso per ci che stavo per dirgli: "James, ti voglio bene, per nessuna ragione al mondo vorrei che il nostro rapporto s'incrinasse per uno
stupido
bacio. Dimentichiamoci di tutto, ti va?".

Chiuse gli occhi e poi li riapr, sbattendo le ciglia lunghe e setose. Mi fiss per un tempo interminabile, annegai irrimediabilmente nel blu, mentre il mio cuore rullava come un tamburo.

Non capii che cosa stesse pensando in quel momento. Ma quando
usc dalla mia camera, qualcosa si frantum in mille piccoli pezzi. La mia dignit e alcuni frammenti di cuore, nei quali il nome di James era scritto a caratteri cubitali. Forse era inevitabile che provassi qualcosa di
profondo per lui, ma lo seppellii dentro di me.

Ritornai al presente.

Osservai Andrea. Forse era arrivato il momento giusto per fare ammenda.

"James non era il mio fidanzato, non lo  e non lo sar mai".

Strinse il volante con forza, lo sguardo duro e astioso.

D'un tratto sorrisi. La situazione era cos difficile, che sdrammatizzare era il modo migliore per alleviare la pena. Un lato positivo del mio intricato carattere.

L'ironia, secondo me, era sottovalutata da tante persone, sorridere dei
propri
guai  indice d'intelligenza.

"Ma non vai mai al cinema, tu?".

Quella domanda lo spiazz. Poi, ritorn serio.

"S, con mia moglie".

La risposta mi lasci senza fiato.

Bene, un punto per lui. Sposato. Bene.

Ottimo. Cazzo.

Deglutii e quasi mi strozzai.

Incominciai a tossire e sputacchiare dappertutto, provocando un accenno di sorriso in Andrea.

"So di averti fatto del male, ma ora sei sposato e, presumo felice, quindi va tutto bene! Sei pronto a perdonarmi, no?".

Il sorriso di Andrea si fece strada e illumin i suoi bellissimi occhi
cioccolato.

"Certo, ma dimmi del cinema".

Mi rasserenai.

"Ah, s. Bene. Beh, riguarda James".

Al suono di quel nome, le ombre nello sguardo di Andrea scesero repentine. Ah, ancora gli bruciava!

"Che ha combinato stavolta?".

"Nulla,  diventato un attore famoso e ora  volato a Los Angeles per la notte degli Oscar".

Il volto di Andrea sbianc all'improvviso. Spalanc la bocca e si volt verso di me, per averne conferma.

Dato che sorridevo a tutti denti, fece un fischio di approvazione.

"Lo sapevo io che prima o poi avrebbe combinato qualcosa, quel piccolo scozzese. Che mi venga un colpo! E tu che ne pensi? Siete ancora in contatto? No, non dirmi che da quando fa l'attore si 

dimenticato di te, perch...".

"No, no, niente di tutt
o questo, anzi, mi aveva anche invitato".

"A Los Angeles?".

"S".

"Oh".

"Gi, solo che o accompagnava me o la fidanzata del momento, la solita sciacquetta occasionale, nulla d'importante".

"Ah".

"Gi".

"Oh, bene allora. Dico bene per te".

"No, non va affatto bene con James, anche se lui non lo sa".

"Oh e come mai?" chiese, inarcando un sopracciglio.

Avevo deciso, era la persona giusta.

Dovevo dirgli cosa avevo combinato e che Dio me la mandasse buona.

"Gi, se gli dico quel che ho fatto, mi cambier per sempre i
connotati".

"Lo sapevo.  successo qualcosa di grave, non  vero?".

Andrea era l'angelo sceso dal cielo per aiutarmi? Dio si divertiva tantissimo a prendermi in giro. Invece di condurmi alla centrale, devi
verso il centro della citt e mi port in un piccolo bar.

Immaginai volesse interrogarmi in maniera ufficiosa.

Ci appartammo in un piccolo tavolo d'angolo, lontano da occhi indiscreti. La proprietaria del locale, appena lo vide, sfoder un cordiale e amorevole sorriso.

"Ciao, Commissario, che ti porto?".

Commissario?

Andrea alz la mano per salutarla e rispose con voce autoritaria: "Il solito, Mary".

Poi mi guardarono e non mi venne altro in mente che ordinare un: "Caff doppio, grazie" avrei preferito anche un bel cicchetto, ma
dovevo rimanere sobria.

Evidentemente quello era un modo per far sputare il rospo ai delinquenti, portarli a farsi una bella bevuta, tanto per far sciogliere loro

la lingua. Andrea, aitante e sicuro di s, avrebbe potuto far confessare anche il pi spietato dei killer.

"Come mai la cameriera ti ha chiamato Commissario?".

Andrea sfoder un sorriso sornione e piuttosto orgoglioso di se stesso.

"Sono il Capo della mia Divisione, adesso. Da poco tempo, insomma".

Lo disse arrossendo. Che carino!

Timido, riservato. Un bel ragazzo, un bravo ragazzo, un tipo in
gamba.

"Quale divisione?".

"Anticrimine".

"Delinquenti, dunque" come volevasi dimostrare.

"Proprio cos. Ma quando ti ho incontrata, avevo appena finito il mio turno".

"Ah" ecco il motivo per cui non ero salita su un' auto della polizia,
non era pi attivo. Meglio cos, non sopportavo il suono della sirena.

"Per non mi avevi riconosciuta" aggiunsi sarcastica.

"Ne sei sicura?".

"Ah!". Era l'uomo delle sorprese.

Andrea continu con il sorriso sornione, molto sornione.

"Quindi, penso di essere la persona giusta per te, anche se non sei una criminale" afferm, puntandosi un dito sul petto e fissandomi con intensit, gli occhi caldi e dolci come la nutella.

"Beh, quello proprio no, per ho combinato la mia" il malumore ritorn.

"Non sar cos grave" replic speranzoso.

"No, lo ".

"Allora dimmi".

"Ho perso tutto".

"Tutto cosa?".

"Portafogli, cellulare e chiavi di casa. Le ho perse mezz'ora fa, per strada. L'ho rifatta al contrario, ma non ho trovato nulla. Quindi la mia
vita  sfumata in un battibaleno. Non sono pi nessuno. Sono la Signora

Nessuno. Il guaio  che vorrei essere qualcuno, mica mi chiamo Ulisse".

"Un bel guaio".

Quelle parole confermarono la gravit della mia condizione.

Incominciai a tremare come una foglia.

"Bisogna far cambiare le serrature immediatamente. Chiss, qualche brava persona pu aver trovato le tue cose e averle portate alla centrale.
Fammi chiamare e vediamo se ci sono novit".

"Fosse solo per questo".

Andrea si ferm con la mano sul cellulare. Mi squadr, inarcando un
sopracciglio interrogativo.

"C' altro?".

"S, con chi coabito".

I suoi occhi si spalancarono. Aveva capito.

"Con lo scozzese?".

"S" dissi, guardandolo con le lacrime agli occhi.

"L'appartamento sarebbe suo immagino".

"Come fai a... S".

"L'ha comprato con il proprio nome di battesimo?".

"Certo, leggermente diverso da quello che usa ora. Nessuno sa che lui vive qui. Nessuno lo deve sapere. La sua vita  bersaglio dei gossip pi sfrenati, tipo Gossip News. Mi stupisco che tua moglie non lo conosca.  piuttosto famoso, sai? Oltre che un bel tipo".

Andrea arross. Tossicchi.

"A mia moglie basto io, se  per questo. E poi sar un bel tipo per te, non per me".

"Andiamo, Andrea, non nasconderti sotto la sabbia. Anche le mogli
sbavano per gli attori, sai?".

Il suo sguardo mi fulmin.

"No, non credo proprio" avrei voluto conoscere sua moglie, ero convinta del contrario.

Lo sapevo, come sapevo che la notte era diversa dal giorno. La notte  notte e il giorno  giorno. Nessuna donna riesce a resistere al fascino
degli attori. Sono talmente belli e affascinanti, che ti domandi se siano

veri o invece li creino appositamente per sospirarci sopra.

Sapevo che erano veri, James era uno di loro, adesso.

E sospirare era diventato, anche per me che lo vedevo al cinema, un
hobby fondamentale. Il marito di Samantha doveva convivere con i sospiri della moglie difronte a 'quel pezzo di figo di george'.

Non era cambiata.

"Va bene, per Gossip News lo legger, no?

Nemmeno dalla parrucchiera? Ok, ok, non fare il cattivo con me. Tu
la conosci meglio".

"Lascia stare Amanda".

"Amanda?" sorrisi. Strano nome, mi sapeva di aristocratico.

Amanda.

Amonda, con la A nasale, che diventava una O. Amonda.

"La smetti adesso?

Sei insopportabile quando fai la gelosa!".

" Gelosa,
io?" alzai la voce di una buona ottava.

Ma figuriamoci. Non gelosa, ma invidiosa, s. Non amavo un uomo
da tanto tempo. Dalla storia con Andrea. E

James? Ah, accantonai quel pensiero in un angolo buio e molto, ma
molto, recondito della mia coscienza, impolverato
e difficile da trovare.
James non faceva testo. James era James. Il problema era molto pi grave del mio cuore diviso.

"Senti, Andrea, non me ne frega nulla di Amonda, scusa... Amanda.
Mi devi aiutare, ho paura che, se James verr a sapere cosa ho combinato, avr molti problemi e io ne sar la causa".

"Tu sei sempre la causa dei nostri problemi, Angelica".

"Oh Dio, ti prego, non mi fare la predica. Mi sento gi una merda
senza che tu giri il coltello nella piaga".

"D'accordo. La prima cosa da fare ...".

Andrea tir fuori un taccuino, uno di quelli piccoli da poliziotto, e inizi a scrivere. Scrisse e scrisse, prendendo appunti e facendomi un
sacco di assurde domande. A un certo punto, sbuffai dalla noia.

"Ma che c'entra, adesso, con chi passa il suo tempo, quando si trova qui?

 un attore. Quando esce di casa, si calca in testa un borsalino nero, a
proposito sta benissimo, si
veste tutto di nero, che sia estate o inverno
non fa differenza, nemmeno fosse un becchino, indossa occhiali da sole e fissa sempre per terra. Una volta, facendo cos,  andato a sbattere addosso a un lampione.

Un'altra, invece, quando era con me, una ragazza lo aveva
riconosciuto perch si era tolto gli occhiali per soffiarsi il naso. Questa si gett tra le sue braccia e mi diede uno spintone, colta dalla gelosia, pensando fossi la ragazza del momento. Si vendono per lui, si strappano
i capelli per lui, se non lo avessi visto con i miei occhi, non ci avrei mai creduto".

"So che la privacy  importante per loro e molto difficile da mantenere".

"Gi, ma quel che mi piace di James e ammiro in lui,  prenderla
sempre con un sorriso. Non gli pesa affatto. Molto
English, anche se lui
 Scottish. Per lui i fans sono fondamentali, perch senza di loro non sarebbe nessuno. Ci sono persone che danno di matto perch s'immedesimano con questa gente, vogliono far parte della loro vita,
entrarci. Guarda che fine ha fatto
John Lennon!".

Fu quel mio ultimo appunto che trasform l'interesse pacato di Andrea in turbamento.

Si adombr.

Il cambiamento mi colp.

"Che c'?".

"Parlami di nuovo dell'accaduto".

Sentivo profumo di guai. Il terrore mi raggel.

"Hai visto l'uomo che ti
ha salvato dall'auto che sfrecciava a tutta
velocit?".

D'un tratto mi accorsi che ci che mi era successo sembrava una cospirazione.

Qualcuno aveva volutamente provato a investirmi, mentre qualcun altro aveva tentato di salvarmi?

Ma chi aveva, poi, aperto la cerniera del mio zainetto e preso ogni
cosa? Il discorso filava, ma pareva troppo strano.

Sembrava che qualcosa mancasse o che fosse nel posto sbagliato.

"Vorresti farmi credere che sia stata vittima di un furto a scopo di estorsione?

Che qualcuno mi
stava pedinando, sapendo che divido il mio
appartamento con un ragazzo ricco e famoso?

Ohhh...".

Andrea mi fiss preoccupato: "Devo parlare con James, dove si trova in questo momento?".

"Impossibile, James ora sar sul red carpet a sorridere a centinaia di
fotografi e a farsi intervistare. Un giorno di questi vincer l'Oscar".

La smorfia di Andrea mi fece tornare alla realt.

"Poi non ho il cellula..." mi bloccai.

Nel cellulare c'erano tutti i suoi numeri.

Era acceso, aperto, senza il codice pin.

Tutti i numeri di James, anche quelli per le emergenze. Non avevo scritto solo il suo nome, la qual cosa poteva anche passare inosservata a un ladro qualunque, ma proprio James Mckinney, con la dicitura 'attore
famoso. Quel giorno l'avevo scritto con cos
tanto orgoglio e invece,
adesso... Mi sentii male, dovevo vomitare.

"Dio, che ho fatto" mi nascosi il volto tra le mani e piansi.

"I numeri di James sono nel tuo cellulare? E tu sei cos stupida da portarti in giro certe informazioni, sapendo di avere a che
fare con una
persona famosa? Bisogna assolutamente bloccarlo, perch non ci hai pensato subito?".

"Non lo so, non so tutte queste cose
cellularistiche! A casa c' molto
di pi, se  per questo, anche il codice del suo conto in banca nel mio computer".

"Benissimo, abbiamo fornito ogni cosa su un piatto d'argento".

"Le tue sono solo supposizioni, mi stai facendo cagare sotto dalla paura e non  un eufemismo".

"Sono solo realista".

"Porco mondo, se lo sei".

"Angelica, in tutta questa situazione qualcosa non
mi quadra, ma non
so cosa sia".

"Ehi, Sherlock, l'ho capito pure io!".

Si alz con impeto e mi prese per un polso.

"Andiamo".

"Dove?".

"Da te, a casa tua".

"Non mi metti le manette?".

"Perch mai dovrei?".

"Perch sono una delinquente. Una sbadata, una sfascia attori famosi,
ecco perch!".

"Non dire stronzate. Dai, su, forza, andiamo, il tempo  prezioso".

Mi alzai controvoglia e lo seguii.

Quando uscimmo, una folata di vento gelido mi mozz il respiro.

Mi voltai e notai una donna venirci incontro. Era terribilmente alta e
bella.

Bionda, vestita all'ultima moda.

Indossava un lungo palt bianco, stivali neri di pelle e i capelli riflettevano i timidi raggi di sole invernale.

Si avvicin con un sorriso affascinante e m'incantai a osservarla.

Una modella, era di sicuro una modella. Andrea le corse incontro.

Un momento. Amonda?

La presunta modella stava gi agguantando la preda, quando Andrea la blocc. Ah, colpa della divisa, certo.

Per il poliziotto che non deve avventarsi mai sulle meraviglie
incontrate per strada, come un mandrillo qualunque.

Dagli sguardi che si lanciavano, ci mancava poco che usassero il marciapiede come il set di un film erotico.

Quando, dopo qualche minuto, i due
dei si voltarono e finalmente si
accorsero, abbassando di non poco lo sguardo al di sotto del loro metro e ottanta, che c'ero anche io a reggere il moccolo, Andrea con un
sorriso soddisfatto si avvicin, tenendola per mano e me la present.

Mio malgrado le sorrisi.

I suoi occhi, intensamente azzurri, mi squadrarono dalla punta dei piedi a quella dei capelli e, dopo un attento esame dal quale la sua mente registr che la piccola e scialba donna, cio io, non era una
potenziale rivale, sfoder un sorriso sincero e aperto. Le mie labbra

congestionate dal freddo non riuscirono a sorridere parimenti.

"Salve, sono Amanda" lo sapevo, la voce nasale pronunciava la A in una O.

Amonda, lei era Amonda.

L'aristocratica, bellissima
AMONDA.

"Angelica".

Andrea abbass lo sguardo. Il sorriso sulle labbra di Amonda si spense all'improvviso. Si volt veloce verso Andrea e lo trafisse con un'occhiata.

Aveva intensi e glaciali occhi azzurri, m'inquietavano. Avrei voluto
scappare anche da
lei. Soprattutto da lei.

Non perch fosse la moglie di Andrea, ma perch il suo sguardo mi ricordava qualcosa. Qualcuno. Com'era possibile?

"L'ho trovata per caso, ha bisogno del mio aiuto professionale, tesoro".

La bellissima e stronzissima Amonda gli
fece le fusa e lo assolse dai
suoi peccati.

Dopotutto, ero piccola, insignificante e scialba al suo confronto.

Lei lo aveva capito e io avevo accusato il colpo. Ero stata retrocessa da ex fidanzata, al rango della povera vittima che ha bisogno del
poliziotto.

Amonda era sicura del suo legame con Andrea, n io avevo intenzione di rovinare un'altra volta la sua felicit.

Pace e bene, cara. Si conged da noi con uno sguardo di fuoco ad Andrea, e un'occhiata sbieca nei miei confronti, tanto per farmi capire
che ero al livello dei suoi stivali griffati Gucci.

Chiss se lei conosceva James Mckinney? Avrei tanto voluto farle mangiare la polvere, ma non mi sembr il caso, in quel momento particolare.

Rimasti soli, Andrea mi accompagn alla macchina.

Il tragitto fino all'appartamento fu alquanto silenzioso. Un silenzio carico delle solite domande Perch? Come?

Quando?
Volevo isolarmi per riflettere in tranquillit, ma ogni tanto il volto di Amonda s'intrometteva nei miei pensieri, turbandomi nel
profondo. Che aveva quella donna per agitarmi cos?

Oltre al fatto che fosse stronza, ovviamente.

"Svolta qui a destra, la prima casa all'angolo" dissi.

Arrivati, Andrea emise un lungo fischio di approvazione. Il condominio si trovava in una zona residenziale molto elegante. Era di
una tonalit avorio antico e con soli quattro appartamenti estremamente lussuosi. Il nostro era all'ultimo piano, un elegante attico con una terrazza abitabile di cinquanta metri quadrati. James la usava spesso per
invitare qualche sua amica attrice, di passaggio a Milano a fare
shopping e spendere migliaia di euro.

In mezzo a tanta opulenza, mi sentivo sempre a disagio.

Ricordai quella volta in cui una di loro mi scambi per la domestica.

James rimase all'oscuro fino a quando, dopo una serata di
bisboccia,
l'attrice molto famosa si congratul con lui per avere una cameriera cos brava.

James la conged con freddezza, dopodich quella donna non entr pi in casa nostra.

Avevo riso fino alle lacrime per l'equivoco, ma lui s'incup tanto, che
pensai
fosse in procinto di andare a staccarle la testa a sciabolate.

Era troppo rigido quando si trattava di me e m'infastidiva. Insomma, ero capace di badare a me stessa, o no?

"Le luci sono spente" esordii sospirando e ritornando alla realt.

Andrea mi guard sorpreso.

"Che c'?" domandai impaziente.

"Mi sbigottisce la tua ingenuit, i ladri non bussano mai alla porta, tanto meno accendono le luci".

Aveva ragione. Quando entrammo nell'androne, il portinaio ci sorrise
guardingo e quasi sull'attenti alla vista di un poliziotto. Sbirci alla
ricerca delle manette ai miei polsi. Rinfrancato dal fatto che non ero stata arrestata, fece un sospiro profondo. Gli domandai il mio mazzo di chiavi di riserva, che teneva sempre per le emergenze. Me lo porse
con
un punto di domanda grande come una casa sulla testa a mo' di fumetto, ma non ero in animo di conversare con mister pettegolezzo!

"Ha visto qualcuno di sospetto aggirarsi nei paraggi o uno sconosciuto entrare qui, per caso?" chiese Andrea con affabilit.

Ci manc poco che la testa di Adamo, cos si chiamava, si staccasse

dal proprio collo dalla veemenza con la quale neg. Alzai gli occhi al cielo. Che barba!

Andrea lo ringrazi con un ennesimo sorriso e ci avviammo verso l'ascensore.

"Non me la sento di
entrare in casa" esordii coraggiosamente.

L'ascensore arriv e Andrea mi spinse dentro senza tante cerimonie e ci manc poco che inciampassi sui miei piedi.

"Ehi, che maniere!" dissi contrariata.

Non mi bad.

Eravamo soli. Il poliziotto che era in lui prese prima la pistola e poi
afferr la mia mano. Gliene fui grata, ma l'arma mi rendeva nervosa.
La fissai come fosse un mostro.

"Tranquilla, non sparo mai se non sono provocato. Per legge".

"Questo vuol dire che prima devono spararti gli altri e poi reagire ?
Ah, bene".

"Non ti preoccupare, sono bravo, anzi, il migliore!". Mi fece l'occhiolino.

Immaginai per un istante le carneficine alla Arma Letale e le ginocchia cedettero. Che fervida fantasia. Avrei dovuto schiaffeggiarmi da sola, tanto ero ridicola.

Per
mi fidavo. Sapevo molto bene che Andrea mi stava facendo anche un grosso favore, in genere i Commissari mandano i subalterni di
pattuglia a fare
il lavoro sporco . Mi sentivo una miracolata.

In silenzio, zitti zitti, quatti quatti, salimmo con l'ascensore, che ci
port direttamente nel nostro attico. Andrea si appiatt contro le porte, pistola in alto al livello della testa, la canna rivolta al soffitto, sguardo omicida.

Mentre stavamo salendo, mi aveva spiegato che aveva avvertito la
Centrale e che, se ci fossero stati problemi, avrebbe chiamato rinforzi.

Non era una situazione pericolosa, ma 'potenzialmente pericolosa' come in un semaforo. Se una macchina passa col giallo pu potenzialmente fare un incidente. La stessa cosa, quindi.

"Ehi, che ne dici se
lo chiamiamo codice giallo?" sussurrai. Un'idea
che avrebbe rivoluzionato l'intero sistema poliziesco. Che genio!

"Eh?". Andrea mi fiss come se avessi sparato la cavolata del secolo.

Il mio intelletto se ne risent. Ma lui continu: "Basta dire stronzate, Angie, questa  una cosa seria".

Se ne risent anche il mio orgoglio.

Non replicai. Dopotutto, chi ero io per poter stravolgere un sistema che andava benissimo com'era? Mata Hari?

Le porte dell'ascensore si aprirono.

L'unico suono che udivo era il battito
del mio povero cuore. Mi
sembr di vivere ogni momento come al rallentatore, sperando di non trovarmi nel bel mezzo di una sparatoria. Mi appiattii contro la parete, come avevo visto in molti film polizieschi, almeno serviva a qualcosa guardare la tiv.

Andrea disinser l'allarme, poi apr la porta con cautela, facendomi larghi cenni con le mani, che io interpretai come: non muoverti, io entro per primo.

Annuii, e chi si sarebbe mossa? Ero al corrente che un allarme non era un deterrente per un ladro che sapeva il fatto suo, per cui la cautela di Andrea era d'obbligo. Le luci erano spente.

Bene. Andrea entr al buio. Rivolsi il pollice all'ins in segno di vittoria facendo un enorme sospiro. Andrea, dopo essersi assicurato che non ci fosse pericolo, accese le luci.

"Wow, alla faccia del bicarbonato di sodio".

"Gi" risposi laconica.

Dopo aver perlustrato ogni anfratto, Andrea mi chiese i numeri di James.

Con estrema professionalit, cominci a elencarmi le cose da fare.

"Innanzitutto, domani chiama per far cambiare le serrature. Poi sporgerai denuncia per il furto dei tuoi beni.

Infine, James".

"James, che cosa?".

"Abbiamo bisogno di lui qua, glielo dici tu
oppure io?".

"Che diavolo vai dicendo, James ...".

"S, lo so, a farsi figo sul red carpet, si d il caso che qui c' in ballo la sua vita e la tua incolumit e perci devi farlo tornare. Anzi, se gli telefoniamo subito, ci togliamo il pensiero".

"Sei impazzito per caso? No, no e poi no!".

Andrea mi squadr come fossi una bambina recalcitrante. Forse lo ero.

Recalcitrante e anche una bambina.

Quando si trattava di James, perdevo la bussola. Il cuore martellava furioso.

Ogni volta che James veniva in Italia,
il mio umore s'ingrigiva.
Restava poco a causa degli innumerevoli impegni da celebrit, tra prime per la presentazione dei film oppure tra un set e l'altro. Ci isolavamo in un mondo tutto nostro.

Stavamo insieme ventiquattro ore su ventiquattro. Dovendo
recuperare il tempo perduto, la compagnia reciproca era l'unica cosa che c'interessava. Per, quando se ne andava, un pezzo del mio cuore volava via con lui. La mia gioia si spegneva quando lo vedevo fare le
valigie con noncuranza, abbandonandomi al mio destino. Mi diceva,
see you soon my darling, mi baciava castamente una guancia, mi abbracciava stritolandomi, e poi se ne andava in taxi all'aeroporto. Il vuoto s'impadroniva di me e dell'appartamento. Di notte per giorni e
giorni dormivo con la sua maglietta
blu con la scritta Scotland. Era la
sua preferita e l'aveva regalata a me. Era profumata di James, di buono, di una fragranza dolce e muschiata. Altre volte, invece, non riuscendo a sopportare la solitudine forzata, me ne andavo a dormire da donna
Maria la
quale, contenta come una pasqua, colmava le lacune religiose parlandomi della Bibbia dalla mattina alla sera.

L'abbandono. La pi brutta parola che esista a questo mondo. Chi era quel cretino che l'aveva inventata? Adamo?

Eva? Caino?

"Pronto? Angelica?" sobbalzai allo strattone di Andrea.

Strinse gli occhi a fessura, come se cercasse di carpire una verit celata, che solo io potevo conoscere. Desistette non appena lo ricambiai con uno sguardo di fuoco.

"D'accordo, d'accordo, gli telefoner ora, ok?".

Il sorriso riaffior sul volto adombrato. Andrea sembrava davvero preoccupato, cosa che inclin l'ago della bilancia a suo favore. Avrei fatto qualsiasi cosa pur di risolvere la questione nel migliore dei modi.
Lui comandava, io eseguivo senza fiatare.

Pi o meno.

Presi il cellulare di casa e trovai memorizzato il numero delle emergenze.

Non lo usavo quasi mai, ma a volte capitava che la mia solitudine fosse cos profonda da telefonare a James solo per sentire la sua
bellissima e sensuale voce pronunciare Hallo,
dear, how are you?

Una sofferenza troppo radicata, tale da rendermi impossibile una vita serena.

Il cellulare squillava. Mi accomodai sul divano in alcantara, color lavanda, il mio preferito.

L'intera casa era stata arredata su mio gusto. James mi ripeteva all'infinito che era pi mia che sua e, quindi, dovevo trovarmi a mio agio. Quando, per, volli a tutti i costi un salotto in tinta del mio fiore,
colore e profumo preferito, cio la lavanda,
arricci il naso disgustato,
ma mi lasci fare.

Il salotto era il luogo dove trascorrevo buona parte delle mie serate.
Di fronte al divano a elle troneggiava un enorme televisore al plasma appeso al muro, che ricopriva quasi tutta la parete. Andrea si accomod
accanto a me e accese. La tiv satellitare era d'obbligo, per quanto James conoscesse bene l'Italiano, adorava i canali di tutto il mondo.

Il cellulare continuava a squillare, ma non demorsi. Sapevo che
James prima o poi mi avrebbe risposto, lo conoscevo bene. Nel
frattempo, Andrea trovava interessante lo sport dello zapping, come ogni maschio.

All'improvviso udii delle scariche e poi la sua voce: "My dear!".

Rimasi per un attimo in silenzio. Il respiro affannoso.

"James" urlai "James, mi senti?".

Di nuovo scariche, un sottofondo di voci quasi simile a un coro, urla e applausi. Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo, ma ero convinta fosse gi entrato nel salone degli Oscar e si fosse seduto accanto a qualche star mondiale. Andrea mi chiam, ma con una mano
lo zittii.

Non riuscivo a sentire James.

Andrea voleva prendermi il telefono, ma lo fissai in cagnesco e lo bloccai, tanta era l'emozione e anche la preoccupazione.

Che dire a James? Vieni qui subito?

Un meteorite sta per crollare sopra il condominio? Ho perso il
cellulare e potrebbe esserci un maniaco pronto a trucidarti?

"How are you, dear? ".

Il mio cuore martell, quanto mi mancava.

"James, dove sei, dove ti trovi?" come se non lo sapessi, ma speravo fosse in un luogo appartato.

"Oh I'm here,
are you watching me, aren't you? ".

"What? " chiesi a voce alta.

In quel mentre, Andrea alz il volume del televisore provocando le mie ire.

Chiss perch, ma riuscii a sentire meglio la voce di James.

M'immobilizzai all'istante e mi voltai a guardare la tiv.

Abito Armani tinta carta da zucchero, camicia grigio antracite, cravatta blu carico, capelli corti sparati in alto col gel, occhi pi belli che mai e un accenno di barbetta rossa incolta e baffi, che gli
conferivano un aspetto affascinante e tremendamente sexy. Ci manc
poco che svenissi. James teneva il cellulare in mano, un sorriso radioso e parlava. A me. Nel frattempo veniva intervistato.

Era mozzafiato.

"J... J... James?".

"Yes?" disse, mentre salutava con la manina verso la telecamera,
sperando che
lo vedessi. "Here I am! ".

Cazzo.

La giornalista, notando che James non aveva la minima intenzione di mollare la conversazione al cellulare, quindi con me, che stavo all'altro capo del mondo ed ero in diretta in mondovisione alla Notte degli
Oscar, gli domand con chi stesse conversando.

No, James, no!

"Oh, with a friend, a dear friend".

"Really? Who is she? It's not your girlfriend, I suppose".

Ma che supponeva quella l?

Avevo le guance in fiamme.

James sapeva bene che l'anonimato in Italia era l'unica ragione per

cui scappava ogni qual volta potesse, per venire qui. Da me. Non avrebbe mai parlato di me. Mai. Per nessuna ragione al mondo. A meno
che non ci fosse una
ragione plausibile per farlo.

Sorridendo verso le telecamere e fissando l'obiettivo a lungo, come se stesse guardando me, disse in un miscuglio di Italiano e Inglese: "Oh, unfortunately not.
But she is lovely.  per merito her, se sono
here, in questo momento, with all of you.
Ha creduto
in me prima di
everyone".

Poi alz di nuovo la mano e, salutando verso la telecamera, annunci: "My dear friend Angelica, from Milan, Italy".

L'aveva detto.

Beh, ci saranno anche state trecentomila Angeliche a Milano, ma
aveva giurato e spergiurato che non avrebbe mai rivelato la nostra
amicizia a nessuno, men che meno ai media. Era sacra. Inviolabile.

Vade retro dal corpo di James, satana!

Il telefono scivol tra le mani, la caduta attutita dal tappeto persiano,
mentre la voce di James, amplificata, mi risuon decisa alle orecchie.
Ebbi la netta impressione che la sua rivelazione nascondesse qualcosa di terribile.

Qualcosa di suo, intimo, che mai e poi mai avrei voluto sapere.
Impallidii talmente, che Andrea si avvicin solerte, tenendo la mia testa
sulle
sue ginocchia.

"Respira, respira piano, cos, brava... Ma che brutto figlio di puttana!" sbrait furente.

Negai con la testa, per quanto potessi permettermelo.

La nausea risal vertiginosamente.

La comunicazione s'interruppe.

James scomparve. Il telefono squill di nuovo. James, chi altri? Ne
ero convinta.

Andrea si alz repentino dal divano e lo afferr. Prese la comunicazione.

Stringeva spasmodicamente la cornetta, sguardo infuriato e corpo teso. Non lasci a James il tempo di parlare, che strepit: "Gran
figlio
di puttana, come ti permetti di parlare di Angelica, spifferando a tutti che lei  la tua grande amica? Eh, lo so che hai detto solo il nome, ma

lei non se lo sarebbe mai aspettato da te, e che diamine! Ma chi cazzo ti credi di essere, eh?".

Rimasi
impalata a fissare Andrea. Le emozioni erano ben visibili e comprensibili. Poi aggiunse: "Chi pensi che sia? Andrea... S, il suo ex, quello che ti ha dato un pugno sul naso con immenso piacere e con ci?

Hai qualcosa da dire a riguardo, eh?

Sono qui perch
alla tua cara amica dall'Italia  accaduta una cosa grave, ma sei troppo preso con le tue stronzate da infischiartene di lei...
Non me ne frega nulla del tuo Oscar, per quel che mi riguarda puoi ficcartelo nel... No, non te la passer mai... Tu sei uno stronzo,
non
io... Per dirtela tutta sono Commissario di polizia, squadra anticrimine, di Milano e tu sei ufficialmente invitato a presentarti qui appena possibile... Angelica  stata derubata... No, sta bene, anche se adesso,
con la tua uscita felice, molto di meno... Non
te la voglio passare, no,
non... Non farmi incazzare, James!".

Mi alzai dal divano e afferrai il telefono, strattonandoglielo con forza.

Lasciami parlare con lui, sibilai in un sussurro. Mi stavo stufando di essere la pallina da ping pong tra quei due.

Andrea moll la presa e mi fulmin con uno sguardo di fuoco.

Le mani tremarono: "James?" mormorai con un filo di voce, la testa pulsava.

"Angelica, Angelica che ti  successo? Stai bene, tutto ok? Ma, soprattutto, che cazzo ci fa il tuo ex in casa nostra, a quest'ora della
sera?".

Sorpresa, guardai l'orologio a muro e sbiancai in volto. Mezzanotte, il tempo era volato. Nove ore in meno a Los Angeles, ma James possedeva uno di quegli orologi super accessoriati, nei quali le ore di
Roma, New York e Los Angeles apparivano nello stesso quadrante.

Chiusi gli occhi. Deglutii.

"Ho perso le chiavi di casa, il portafogli e anche il cellulare, acceso.

Perci la mia vita  nelle mani di un estraneo e potresti andarci di mezzo pure tu, James. Ora, tra i due, chi pensi sia
messo meglio, eh?"
sbraitai incavolata come una iena.

Il silenzio scese tra noi due.

"Oh, shit" sibil, che vuol dire merda per l'appunto!

"Appunto".

"Sicura di stare bene?".

"Se non fosse stato per Andrea, non credo sarei ancora sana di mente, perci s, sto bene, pi o meno".

"Mi dispiace, dovevo mostrare pi tatto".

"James, dimmi che non  quello che penso, che ritornerai qui in Italia".

"Mi hanno scritturato per un altro film.

 importante, una grande produzione".

Non mi stava dicendo la verit, non voleva.

"Dovr andare in Africa per parecchi mesi".

"In Africa?".

"S".

Ma non disse ci che desideravo sentire, invece aggiunse: "Mi dispiace, so che avresti bisogno di me".

"Per il tuo lavoro  pi importante, non ti preoccupare".

Il silenzio incombeva.

Ebbi l'impressione che qualcosa si fosse incrinato. Una sensazione, certo, non supportata dai fatti, per avevo un sesto senso per gli
abbandoni e quello puzzava d'abbandono lontano chilometri e
chilometri.

"Quando ritorner, ti dar una notizia".

Il mio cuore acceler i battiti.

"Una notizia importante?".

"S. Non ti preoccupare per i numeri di cellulare, li cambier e nessuno sapr di me. Di noi. Mi dispiace, sai bene che non ti metterei in
una posizione difficile.

Non verrai importunata, te lo giuro. Mi occuper io di tutto, promesso".

Promesso? Gi.

"James, io...".

Qualcuno lo chiam. La voce di una donna: James Darling, I'm
waiting for
you. La sentii nettamente. Deglutii e chiusi gli occhi. Il mio
sesto senso era infallibile. Fanculo.

"Mi far sentire io, Angelica, non preoccuparti di nulla e d a quell'idiota di non metterti le mani addosso!

Altrimenti lo strangolo" anche lo avesse fatto, lui non era qui per impedirglielo.

Parole vuote. Senza senso.

"Allora stammi bene, fatti valere, James".

"Non fare cos Angelica, non ti sto dicendo addio".

"Gi".

"Ti voglio bene".

"Lo so".

"Tanto... No che non lo sai, non hai mai saputo che...".

Zitto, zitto James, non rovinare tutto!

Lo interruppi: "S, lo so che mi vuoi bene, James, sono la tua dear Italian friend".

Un sospiro.

Il mio sospiro.

Il suo sospiro.

"Goodbye, my darling.
Sarai sempre in my heart".

"Bye, James".

La conversazione s'interruppe. Restai l, impalata, col cellulare in
mano. Non riuscii a trattenere le lacrime. Furtive.

Dannate.

Mi lasciai cadere di peso sul divano.

Andrea continu a osservare concentrato la televisione. Come al rallentatore, mi rivolsi alla tiv. Qualcosa si ridusse a brandelli sul
serio. Il mio cuore? La fiducia?

"Brutto bastardo, almeno te lo avesse detto, invece no, vero?".

Migliaia di fotografi e i loro flash su un bellissimo uomo in abito carta da zucchero e occhi scintillanti, abbracciato a una bionda, bella e alta, al suo fianco.

"It's true t
hat you're thinking to marry her, James?".

L'uomo, l'attore famoso, osservava pensieroso l'obiettivo. Lo fissava, ma stava guardando me. Senza sorridere.

Quello sguardo oltrepass la telecamera, viaggi chilometri e
chilometri e si pos grave nel mio. Poi,
lentamente, si spost verso la
meravigliosa donna al suo fianco: "Yes!".

Secondo.

1.

Avevo un idolo. Si chiamava Bridget Jones. I suoi film un toccasana per l'umore.

Era spassosissima. Le sue avventure tragicomiche e surreali mi strappavano ore di risate.

In quel momento particolare mi sentivo in sintonia con lei.

Decisi di fare una non
-
stop Bridget, fino a che quello spasmo al cuore
si fosse calmato e fossi tornata l'Angelica di sempre, sfigata s, ma meno disperata.

Ripensare a James abbracciato alla nuova fidanzata e futura moglie,
era stato per me un colpo duro da digerire. Avevo perso la sua amicizia e accettare la realt mi sembrava impossibile.

Melodrammatica? S, e allora? Il melodramma era parte integrante
della mia vita. A malincuore promisi a me stessa che mai e poi mai
avrei accordato ad altri la mia fiducia.

Ero stata abbandonata un'altra volta, non avevo ancora imparato la lezione.

Cos, dopo aver congedato Andrea ed essermi fatta la croce sul cuore
circa il mio stato precario, ma 'tuttosommatos
tobene', mi preparai
quintali di patatine in diverse ciotole, alcune barre di cioccolato fondente e tutti gli alcolici che riuscii a trovare; infilai il pigiama per le grandi occasioni, a cuoricini rossi con un grosso teddy bear sorridente
sul petto, azionai il dvd e trascorsi l'intera nottata a piangere, ridere, bere e ancora a piangere e poi a ridere e poi a bere, fino a che non mi addormentai sfinita dalle lacrime, dalle risate e dalla sbornia colossale sul divano color lavanda.

Il suono del campanello, che squillava impazzito, mi riport alla realt. La testa mi doleva terribilmente.

La bocca era impastata e gli occhi cos gonfi che non riuscivo a vedere nulla.

Non appena tentai di alzarmi, la testa vortic e caddi inerte sul
divano, per poi vomitarvi sopra tutto ci che avevo ingurgitato la notte precedente.

Intanto la porta veniva tempestata di pugni e non avevo la forza di reagire.

Al diavolo.

"Vaffanculo!" sbottai con voce roca e impastata in mezzo al mio vomito.

"Apri questa
porta, Angelica, sono Sam, che stai facendo? Non sai che ore sono? Domani hai l'appuntamento con il nostro capo per quella promozione".

Il mio lavoro. La promozione a redattrice capo. Stavano sfumando anni e anni di sudore e fatica per una stupida cazzata.

Beh, il mio cuore spezzato non lo era, ma quel che stavo facendo a me stessa, s.

Ma che giorno era? Gi domenica?

Ero rimasta incosciente per ben due giorni?

"Un attimooo" urlai, tentando di alzarmi.

Quando lo feci lottai con le vertigini e strascicando
i piedi raggiunsi
la porta.

Aprii.

Samantha, con la mano alzata per bussare, rimase impalata a fissarmi.

"Oh, mio Dio, Angie, che cosa ti  capitato? Fai schifo. Tutta sporca e macchiata di... Che cos' la schifezza che hai l davanti? E che puzza
c' qua dentro?".

Entr senza troppi convenevoli e incominci ad aprire le vetrate che davano sul terrazzo. Si volt, scorse con orrore il vomito sul divano, arricci il naso disgustata. Infine mi osserv furiosa e mi punt un dito contro.

"Sei una cretina, ma perch diavolo dovresti rovinarti l'esistenza per
uno come 'iltuocaroamicoJames'?  un cretino, lascialo perdere una volta per tutte".

Samantha ancora non accettava il fatto che James non le avesse fatto conoscere George. A nulla valsero le spiegazioni di James
, il quale non
conosceva affatto George. Tra loro c'era un rapporto conflittuale e Sam si stava vendicando.

"James non c'entra, Sam".

"Ah, no?
Non ha nulla a che fare con una telefonata in diretta e con il

fatto che quel porco non ti abbia nemmeno avvisato
che si sarebbe
sposato? Ma dai, non mi dire".

"Non fare la sarcastica, non ne ho voglia".

"Apri gli occhi, Angie cara, questa  la tua fottuta vita reale che stai sprecando per un fottuto attore che si crede chiss chi, comportandosi come un cretino".

Era
troppo. Mi avvicinai, brutta, sporca e puzzolente e con aria di sfida le intimai: "Lascialo perdere, sono io quella da biasimare. James non mi ha fatto proprio niente".

"Ah, no?" domand, indietreggiando e facendo zig zag tra la
sporcizia "e questo come lo chiameresti? Un rave party?".

Osservai con orrore come avevo ridotto quella povera sala.

"Sono un disastro".

"Lo sei".

"Mi sento una merda".

"Lo sembri anche".

"Grazie per l'appoggio".

"Se ti appoggiassi davvero, mi metterei a piangere insieme con te, perch chiunque amerebbe James, ma credimi, tesoro, non ti porta da nessuna parte ci che provi per lui, e ne hai avuto le prove. Tu sei qui
tra i comuni mortali e lui  l nell'Olimpo degli di, pieni di soldi e
belli come il sole, sar materialista, ma  la verit" replic platealmente, con la mano sul cuore.

"Non amo James, quante volte te lo devo dire? Non lo amo, non lo amer mai e non voglio vederlo mai pi,  chiaro il concetto?".

Sam
, a bocca aperta, batt le mani.

"Come attrice saresti perfetta. Ehi, bella, parli con me, ti conosco da dieci anni, non sar poi cos tanto intelligente, ma so che quel che provi per lui  cos profondo da farti paura e lo rifiuti, cos come hai rifiutato tuo padre. Perch il problema sta tutto l, mia cara".

La collera ebbe il sopravvento.

Pestai i piedi in terra e sbraitai: "Non fare psicologia da due soldi con me. Ti ripeto che di James non me ne frega nulla, per me pu anche
sposarsi la principessa sul
pisello. Mio padre era un farabutto, l'ho visto
lasciare la mia mano per scappare come un ladro chiss dove,

scomparendo per sempre dalla mia vita. Mi ha spezzato il cuore. Il mio cuore  sempre stato spezzato, nessuno l'ha mai aggiustato.

Ero troppo legata a James, ma la nostra amicizia  assurda,
impossibile, un sogno che si  protratto pi a lungo del previsto, ma ora  finito. Lui  bello, ricco, famoso, pu andare dove vuole, pu stare con chi vuole. La sua vita  una favola. Sono stata fortunata ad a
verlo
come amico per cos tanto tempo.

Ma se ora si sposer,  chiaro che non far pi parte della sua vita.  un personaggio pubblico, bersagliato dai giornalisti, dalle riviste di gossip. Non ci saranno pi le scappatelle in Italia, il tempo libero lo
dedicher a lei, solo a
lei.  giusto che sia cos. Ci sar sua moglie, la
carriera e nient'altro. Gli auguro ogni bene, lui deve essere felice".

Sam mi fiss, occhi a fessure: "Hai finito di sproloquiare?".

"S, ho finito".

"Allora dimmi una cosa, cara la
mia Angelica".

"Ti rispondo solo se farai una domanda sensata".

"Oh s, certo Miss".

"Sputa".

"Con enorme piacere. Dimmi un po', per quale motivo il tuo caro James continua a rompermi le palle a tutte le ore da due giorni a questa
parte, perch non riesce
a parlare con te? Dimmi come mai, se lui 
innamorato di quella bionda rifatta, deve preoccuparsi a morte per te, scocciando la sottoscritta?

Sembrate due schizzati. Non lo sopporto pi,  per questo che sono venuta qui.

Devi riprendere in mano la tua vita
e darti un'occasione, non vivere
del riflesso della felicit degli altri. Ti stai sprecando e hai solo trent'anni".

Nessuna risposta pronta.

James mi aveva cercato.

"Ti reputi tanto intelligente, Angie, ma c' una cosa che non hai mai capito".

"E quale sa
rebbe?" "Quando un uomo fa tutto quello che James ha fatto per te, esiste una ragione molto profonda, una ragione speciale.

Ed  cos evidente, che tu metti la testa sotto la sabbia solamente per

paura".

"Non dire stronzate Sam, sai bene che non  vero. James  James, 
buono e fa cos con tutti".

"Beh, per me non ha mai fatto un cazzo".

"Uhm, lascia stare".

"Lui  innamorato di te da sempre e tu sei una stupida".

"Sei pazza, piantala senn ti strozzo".

"Ok, ok, ma ho ragione".

"Gi, sei la maga mag".

"No, ho solo gli occhi bene aperti e capisco i segnali".

"Ti regaler una palla di cristallo, allora. Basta Sam, ormai James  il mio passato".

"Che significa questo?" "Che non lo voglio pi sentire, n vedere.
Tanto prima o poi sarebbe successo. Lascer l'appartamento e trover
qualcosa di pi piccolo per me.

Hai ragione, devo incominciare una nuova vita. Sono stata una stupida, James ha raggiunto con tenacia ci che voleva da sempre, io devo incominciare a vivere con le mie sole forze. Devo capire cosa non
va in me, una volta per tutte. O faccio cos o mi distrugger".

"Sia fatta la volont di Dio!".

Samantha si avvicin. Mi abbracci, tenendomi stretta. Aveva compreso.

Avevamo capito. La vita era dura.

Cacchio, se lo era.

"Non  tutto" continu, porgendom
i un fazzoletto.

"Che altro c', adesso?" risposi, soffiandomi il naso e reprimendo un conato di vomito.

"Anche Andrea mi ha rotto le palle all'infinito, perch dai i miei numeri a tutti, eh?".

Sentir nominare Andrea mi allarm.

"Perch ti ha chiamato?".

"
Sembrava avesse le convulsioni, ma che fai agli uomini?".

Alzai gli occhi al cielo e replicai a mani giunte: "Sam, ti prego".

"Ok, ok. L'altra sera, voleva scassinare la porta del tuo appartamento ed entrare con la forza. Dire che era preoccupato  un eufemismo, mia
cara.

Mi ha solo detto di telefonargli non appena ti fossi ripresa dalla disperazione, cos ha detto. Gi, proprio cos" Sam sogghign.

"Santo Dio, speriamo non sia quel che penso" "Ehi, ehi, tu sai qualcosa che io non so e vorrei tanto sapere.
Ma perch non mi metti
mai al corrente dei tuoi guai?".

"Oh, Sam, mi dispiace tanto, non ne ho avuto il tempo, credimi. Sai bene che non ti nasconderei nulla".

La mia amica abbass gli occhi, con l'aria da cane bastonato. Era una
farabutta, ma le volevo tanto bene.

"Bene, cara, allora, bando ai convenevoli, penso che prima di raccontarmi le tue disavventure sia meglio farti una doccia. Puzzi da morire.

Io cercher di pulire un po'".

Acconsentii rincuorata, asciugandomi una lacrima dal viso sporco.
Averla accanto mi rendeva meno triste.

Samantha aveva un buon cuore. Nei momenti peggiori c'era sempre.
Quando avevo bisogno di lei, non si faceva alcuno scrupolo e mollava marito e figlio piccolo per raggiungermi.  proprio in frangenti simili
che si riconoscono gli amici, quando non ti lasciano in balia di te stesso.
Non come James.

I suoi occhi blu, il suo sorriso, quel bacio incredibile. Strano, ma vero. Chi mi faceva del male aveva sempre gli occhi di quel colore.

Sembrava una maledizione.

La maledizione degli
uomini dagli occhi blu!

Tu non sarai mai felice accanto a un
uomo dagli occhi blu, disse la
malefica strega. Una mia ipotetica ava s'innamor di un uomo bellissimo dagli occhi blu, ma non pot sposarlo perch qualcun altro si era innamorato di lei e cos quel qualcuno, quell'uomo geloso, and da
una strega per vendicarsi della mia ava, che non amava l'uomo geloso, e questa maledisse lei e tutta la sua stirpe! La mia ava, non potendo sposare quel bellissimo uomo dagli occhi blu, che la lasci per una
bionda scialba e piatta, si suicid.

Ero pazza.

Dovevo dare una svolta alla mia vita, altrimenti mi avrebbero rinchiuso per sempre in manicomio.

Feci una calda doccia rigenerante, indossai una gonna viola e una maglietta new age con intarsi viola e piccoli ricami sullo scollo. Era
molto bella e costosa, della Marlboro Classics. La mia preferita.

Peccato che me l'avesse regalata James, che mi viziava da morire ogni qualvolta veniva a Milano. Sarebbe stato difficile dimenticare, quando tante cose che possedevo me le aveva regalate lui.
Osservai la
mia stanza da letto, ogni luogo era una sofferenza profonda.

Decisi. Sarei ritornata da donna Maria, pregare con lei mi avrebbe aiutato.

Nel frattempo, avrei avvisato l'agente Italiana di James della mia
decisione. Infine, avrei cercato un altro appartamento. Prima o poi
James l'avrebbe saputo, quindi era meglio prima, che dopo.

L'appartamento sarebbe diventato il suo nuovo nido d'amore.

Mi veniva da vomitare di nuovo.

"Tesoro, sei annegata nella doccia, per caso?" Sorrisi, scacciai le lacrime.
Presi un respiro profondo.

"Arrivo" esclamai.

Trovai Sam sul terrazzo. Fissava qualcosa al di sotto. Mi sporsi a vedere e notai un assembramento di persone.

Qualcuno guardava in alto, verso di noi.

"Che uno si sia buttato dalla finestra?" domand la mia amica.

"Sei sempre la solita pessimista, qui ci sono solo persone anziane e molto, ma molto ricche. Si suiciderebbero con stile, che ne so, con i barbiturici".

"Oh, lo sai? Ci prov anche mia zia una volta. Si bevve una bottiglia
di cif e poi and da mio zio
e gli disse, tra i conati di vomito, che
l'aveva ingurgitata e che non voleva morire. 'Perch cazzo l'hai fatto allora?' le domand lo zio e lei rispose: 'perch mi trascuri'. Dio, mio marito, da quando lo sa, mi fissa in un modo diverso. Se pensa che
possa ingoiare quella schifezza  un cretino!".

Osservai la mia amica a bocca aperta e poi cominciai a ridere.

Risi cos tanto che mi fecero male le mascelle. Sam, contagiata dal

mio buonumore, mi segu a ruota.

A un certo punto qualcuno dal basso url:  lei
,  lei!
Punt un dito
in alto indicando proprio noi.

Il clic delle macchinette fotografiche era inconfondibile.

Una miriade di flash ci accec.

Il cuore prese a battere. Il telefono squill.

Sam, atterrita, si precipit a rispondere. Dimenticai di respirare. Il
tremore alle mani contagi tutto il corpo.

No. Non poteva essere. Non poteva essere quel che stavo temendo.
Sam gesticolava e si metteva le mani nei capelli.

Captai il discorso: "E adesso come facciamo, me lo dici? Sei un
figlio di puttana, l'hai messa nei guai e ora la lasci da sola... No, non
voglio sentir ragioni, non te la passerei per nulla al mondo... S, va bene, calmati, te la passo, ma non vuole pi saperne di te".

James. Non mi sarei mai liberata di lui?

Mi accasciai su una poltrona di vimini
in terrazzo. Sam arriv, lo
sguardo inferocito. Con il dito fece il gesto del taglio del collo.

Inequivocabile. Eloquente.

Presi la comunicazione, mentre le mani tremavano: "Angie? Ci sei?".

Chiusi gli occhi e strinsi la cornetta.

La rabbia, la disperazione e i miei sentimenti per James traboccarono come un'inondazione.

"S, sono io".

"Devi assolutamente andartene da l, senza farti vedere. Devi scappare con Sam e nasconderti da qualche parte, almeno fino a quando
non si calmeranno
le acque. Non so chi sia stato a spifferare il mio
indirizzo, ma credimi, lo trover e...".

"Non ho nulla da nascondere, sei tu che hai innescato la bomba. Tu e il tuo ottimo sesto senso. Fanculo".

"Non...".

Ma lo interruppi, mi ero scocciata.

Gli rovesciai ad
dosso tutto il mio dolore: "No, ora lasciami parlare.
Pensavo che mi volessi almeno un briciolo di bene e che ti degnassi di darmi la notizia senza esserne informata dai media.

L'amicizia che dicevi di provare per me  andata a farsi fottere,
immagino. Mi
sta bene, ma per piacere lasciami in pace.

Bastava un briciolo di buon senso e di educazione o, forse, di affetto nei miei confronti, per dirmi la verit. Per fortuna, tu eri uno dei pochi a conoscenza di tutto quel che avevo passato con mio padre. Bell'amico
sei, James! Ora hai tutto quel che desideri, non venire pi a rompermi le palle. Ti auguro ogni felicit. Addio".

Interruppi la conversazione, fracassando il telefono in terra. Lo gettai con tutte le mie forze addosso al pergolato del terrazzo, come fosse
James. Poi, urlai con tutto il fiato che avevo in gola.

"Ti sei sfogata?" domand Sam imperturbabile.

Faticavo a respirare. Avevo la tachicardia, ma risposi: "S".

"Bene, allora dimmi se c' un'altra uscita, siamo circondate!".

Qualcosa di demoniaco s'impossess di me. Sam cap ogni cosa dal
mio sguardo.

"Oh, oh, amica, no, meglio lasciar perdere".

"Invece, s".

"Non ricaverai nulla di buono da tutto questo" si frappose tra me e la porta d'ingresso, gremita di gente che stava aspettando.

Giornalisti del
gossip o peggio ancora della televisione. Forse andavo troppo in l con la fantasia, ma avevo visto quanta gente c'era sotto il mio palazzo. Non avrei mai immaginato che un attore straniero, agli inizi della carriera, giovane e bello come James, fosse cos conosciuto.
Ma come avevano fatto a scoprire il suo domicilio e trovarmi?

"Altroch, lasciami andare Sam, non mi farai cambiare idea".

"Non puoi comportarti cos, ritorna in te. Dov' andata la mia amica?
E tu che diavolo ci fai dentro al suo corpo?

Ti sbraneranno, ti faranno a pezzettini e poi ti sputeranno da qualche parte".

"Chissenefrega".

"Cosa? Vuoi dirmi che lo ami cos tanto da vendicarti? A che pro scusa, tesoro mio, non ne ricaveresti nulla".

" Non lo amo" sbraitai infuriata.

"E allora non ha senso questa farsa".

"Oh, s, che ce l'ha".

"Sei pazza!".

Fece scudo col suo corpo alla porta, ma la scansai e aprii.

Commettere errori madornali, talmente grandi da rimpiangerli per tutta la vita, la maggior parte delle volte non  condizione imprescindibile dall'essere coscienti di compierli.

Si  inconsapevoli del male che si sta per fare a s e agli altri.
L'incoscienza alimenta i nostri pensieri, come la stupidit o l'ingenuit.
Non si pu tornare indietro per rimediare, invece si  obbligati a sopportarne le conseguenze.

Un discorso contorto, ma in quel momento ero cos accecata dalla
rabbia da non pensare. Non ci credevo alle conseguenze.

Mi si rivolt tutto contro e dovetti pagare per ci che feci, n pi n meno di quel che Sam mi aveva predetto.

Quando aprii quella maledetta porta, fui assalita da un folto gruppo di
fotografi e giornalisti del gossip pi tendenzioso e infimo.

Nonch da un numeroso gruppo di fans di James, ragazzine ventenni o poco pi, che volevano a tutti i costi conoscere i particolari pi intimi e piccanti. Per evitare il linciaggio della folla, fui costretta a
indietreggiare, con il risultato che tutti s'infilarono in casa per rubare
qualche souvenir, filmare e fotografare il luogo dove si rifugiava l'attore pi in voga del momento.

I flash m'accecarono e non riuscii a spiccicar parola alle domande
stupide, insignificanti e a volte oscene che mi
ponevano. Alcune
ragazzine, invece, andarono in avanscoperta e perlustrarono in lungo e in largo la casa, per poi mettere a segno un colpo da record: il 'bottino James' consistente nelle sue mutande firmate, alcune camicie bianche e
blu, indumenti casual,
nonch numerose fotografie, che ci ritraevano
insieme durante i suoi soggiorni in Italia.

Ricordi miei, suoi, nostri.

Altre ancora, con la mente da affariste, proposero un'asta dei suoi oggetti pi preziosi da pubblicare su internet, nel loro sito web e anche
su facebook.

Non mi domandarono nemmeno il permesso, sapevo che era violazione di domicilio, ma trovarmi nel mezzo del caos mi fece perdere il senno.

Fu come vivere un incubo.

Come trovarmi all'inferno.

L'inferno dei VIP.

Sam fu molto perspicace e telefon immediatamente ad Andrea, che,
in un batter di ciglia, si present con la sua squadra, armato fino ai denti, accerchiandoci e intimando un Altol, che raggel anche i pi spavaldi dei presenti.

Perquisirono chiunque e dovettero fare una reprimenda al
le fans che,
nel frattempo, si erano imboscate le mutande di James in posti top secret.

Quando un agente fu invitato a perquisirle, dissero che erano l in pace, spostando indice e medio all'ins.

Di fronte a quegli sguardi da finte innocenti, la sottoscri
tta avrebbe
mollato qualche ceffone, per la faccia tosta con cui avevano frugato nella vita di James e nella mia, ma Andrea fu molto pi in gamba di me e minacci di raccontare ogni cosa ai loro genitori!

Avevano avuto una soffiata da un giornalista, amico
di un amico del
genitore di una delle fan, e avevano bruciato la scuola in gruppo.
Andrea si ripromise di chiamare il preside, affinch ricevessero un castigo per il danno procurato.

Non appena accenn alle impronte digitali, scoppiarono tutte in un
pianto dirotto, strillando come galline. Mi fecero cos tanta pena, ma le rassicurai, dicendo che non le avrei denunciate e cos mi abbracciarono, scusandosi e regalai loro le tanto amate mutande di James.

Mi promisero che non avrebbero mai accennato alla mia a
micizia con
lui, per mi dilungai in una particolareggiata descrizione del suo carattere.

Il risultato fu che s'innamorarono di lui pi di prima, gli occhi scintillanti dalla gioia. Freddai il loro entusiasmo, con la notizia del matrimonio imminente.

Lacri
me a fiotti, alla fidanzata insulti piuttosto scurrili, che approvai con un cenno del capo. Infine, decisero di creare una sottocategoria del loro fan club intitolata: 'Abbasso le bionde, James non si deve sposare,
affidandomi la carica di presidentessa o
noraria.

Quando rifiutai, ricominciarono a piangere. Accettai di mala voglia, se non altro provavo empatia per quel sottofanclub.

Purtroppo, la mia missione da crocerossina con quelle povere ragazze, si trasform nella peggiore delle disfatte, quando una
giornalista con l'udito di Superman, annot ogni cosa.

Ecco le conseguenze che avrei dovuto sopportare.

2.

L'articolo apparve il giorno seguente.

Proprio lo stesso del colloquio con il direttore, fissato un mese prima.
La casa editrice nella quale lavoravo
era grande, una multinazionale, il
che significava sia un aumento di stipendio che un ufficio nuovo, a un piano superiore, accanto agli altri redattori.

Una grossa opportunit per una come me, che lavorava l da dieci
anni e aveva faticato molto per ottene
re un posto di prestigio.

Essere redattore capo equivaleva a comandare su tutti coloro che prima avevano comandato me.

Significava avere una segretaria, che mi avrebbe portato caff e giornale al mattino e, alla fine, saremmo diventate amiche, proprio come in "Una Donna in Carriera".

Avevo scoperto parecchi autori esordienti di talento, il mio editore si
era congratulato per il mio fiuto da segugio. Gli scrittori ottenevano in effetti un discreto successo. Sebbene si parlasse di lettura di quantit (pi si vendeva, pi migliorava il tenore e la fama della casa editrice), ero convinta che fosse la qualit a fare la differenza.

Perci battagliavo con chi non era d'accordo con me.

L'editore si era accorto del mio ottimo lavoro e, dopo dieci anni di sudore e fatiche, aveva programmato un colloquio.

In realt non mi sentivo affatto dell'umore per discutere una
promozione, dato ci
 che era accaduto giorni prima. La perdita
definitiva di James mi aveva fatto cadere nell'oblio, nella pi cupa disperazione. Avevo perso la bussola, letteralmente, e fatto cose che mai nella mia vita avrei pensato di fare, come quella di fracassare un
telefono, colta dalla rabbia pi nera. Cazzo che giornata!

Ma non era una ragione sufficiente per rovinarmi l'intera esistenza e,

soprattutto, un lavoro al quale tenevo molto. Cos, mi preparai adeguatamente per l'occasione.

Indossai un elegante tailleur blu
con una camicia rossa, piuttosto
aderente, con volanos che uscivano sullo scollo, scarpe col famoso tacco dodici, su cui inciampai per strada infilandone uno nella fessura di un sanpietrino, utilizzai chili di fondo tinta e fard per coprire le
vistose occhiaie della mia notte insonne, il 'dopoJames'.

Giunsi in ufficio con l'adrenalina che scorreva a fiumi e un'incontrollabile tremarella alle mani. La paura mi attanagliava lo stomaco, chiuso da ore, che brontolava come una pentola a pressione.

Impossibile i
nghiottire qualcosa, cos scaricai la tensione con un chewingum, che peggior la situazione.

But the show must go on, non  cos?

Entrai nell'ufficio del mio capo. Ero piuttosto affannata per la corsa e nel frattempo mi si era pure smagliata una calza.

Stava seduto comodamente su una poltrona dietro la scrivania, intento a leggere con attenzione. A giudicare dallo sguardo cupo, contrito, e gli occhi sbarrati da un sentimento che in quel momento poco riuscivo a decifrare, non mi sembrava affatto di buonumore .

Lo salutai entrando e inciampai col malefico tacco dodici sul tappeto persiano. Ci manc poco che scivolassi dritta tra le sue braccia, invece riuscii a fermarmi trovando l'ostacolo della sedia, sulla quale sedetti di peso.

Il cuore schizzava a folle velocit, le mani erano sudate e il sorriso
spento perch il fondo tinta mi si era appiccicato sotto agli occhi, impiastricciandomi le ciglia. Forse avrei dovuto andare alla toilette prima di recarmi da lui. Mi scappava persino la pip.

"Salve, signorina Molinari".

"Salve a lei, direttore".

Ritorn con lo sguardo su ci che leggeva poco prima. Si oscur di nuovo in volto, prese gli occhialetti da vista e li pos sul naso, per vederci meglio.

Spalanc la bocca a pesce e strabuzz gli occhi. Mi allarmai,
pensando che avesse un principio di infarto.

Stavo per accertarmene, quando punt occhi e occhialetti su di me,

fissandomi con espressione truce.

Provai disagio. Qualcosa non andava per il verso giusto. Una specie
di fastidioso formicolio alla base del cranio me
lo conferm. Non fiatai.

Impalata come un baccal, in attesa di una sua prima mossa.

Nel frattempo, mi scrutava, sottoponendomi a un accurato esame a raggi x.

Incominciai a pregare.

"Mi dica, signorina, per quale motivo l'avrei invitata qui?".

Oddio, una domanda trabocchetto. Mi schiarii la voce e dissi: "Beh, non saprei di preciso... Lavoro?".

"Gi, effettivamente, quello era il mio intento!".

Era? Era? Perch era? Non lo era pi? Andai in iperventilazione. Poi
continu: "Volevo promuoverla, signorina Molinari, ma ci sono delle
circostanze che, purtroppo, me lo impediscono" il mio cuore galopp in una folle corsa, per poi sfracellarsi contro un muro.

Insieme con la stima che avevo di me stessa.

"Da... Dav... Davvero? Che cosa le ha fatto cambiare idea?".

Con un gesto plateale, inforcando di nuovo gli occhialetti, prese quel giornale e me lo sventol stizzito in faccia, infine lo gett con impeto sulla scrivania.

"Per questo signorina, per questo, non le sembra una ragione sufficiente?".

"Co... Co... Cosa?".

Di
edi un fugace sguardo.

In copertina c'era una che mi assomigliava abbracciata a uno che somigliava a James. Lei sorrideva felice all'obiettivo, mentre lui le baciava teneramente una guancia, come sfondo una bella spiaggia
cristallina. Lei era buffa perch
si era messa il pareo in testa a mo' di
turbante e lui aveva in mano un grosso pesce. Ricordavo quel giorno quando inscenammo quella ridicola farsa con uno sfondo ad hoc e prendemmo un pesce surgelato per rendere il tutto plausibile. Ma i
giornali non lo s
apevano che era tutto finto, anzi.

Il titolo dell'articolo era il seguente:
Abbiamo trovato l'amante
Italiana di
James Mckinney, abbandonata per
un'attrice!
I particolari e
tutta la storia si trovavano a pagina trenta.

Oddio, la mia storia con James? Ma che cazzate erano quelle?
Infamia!

Sacrilegio! Un avvocato, avevo un tremendo bisogno di un avvocato.

Rimasi attonita a fissare quella foto.

Muta. Il direttore tacque per un po', forse voleva farmi espiare i miei
peccati con un lungo silenzio carico di r
isentimento.

Ogni speranza croll, ogni sentimento svan. Repressi la collera in fondo al cuore e, senza turbarmi oltre, alzai lo sguardo sul mio capo. Mi squadr e infine annunci: "Sono costretto a licenziarla, signorina,
questa  una vergogna per la nos
tra seria casa editrice".

Esterrefatta sibilai: "Ma lei non pu licenziarmi, io non ho fatto nulla".

"S, invece, ha tempo un mese per andarsene, la sua condotta  esecrabile".

Esecrabile? Era solo una stupida foto, per dio, mica mi avevano
fotografato in
costume adamitico! Con rabbia continuai: "Suppongo
che le spiegazioni non valgano a nulla, non  vero?".

"No, infatti".

"E lei deduce che io sia come questa donna, descritta da un giornale di gossip della pi bassa lega? Dopo dieci anni che mi conosce?".

"
Senta signorina, la sua condotta al di fuori di queste mura non ha importanza, ma quando qualcuno la collega anche alla nostra casa editrice, allora s che le cose cambiano".

"Non ho colpe".

"Anche non le avesse, avrebbe di certo dovuto stare pi attenta".

Le conseguenze, non avevo pensato alle conseguenze.

Tutto si stava rivoltando contro. L'ennesima delusione sopravvenne.

Attonita, non avevo nemmeno la forza per difendermi contro le sue ragioni meschine.

Mi alzai senza nemmeno dargli retta e uscii dal suo ufficio.
Chiudendo la porta, url: si prenda il giornale, signorina!

Gli risposi: se lo ficchi nel culo,
direttore.

Dieci anni di duro lavoro gettati al vento e per quale motivo, poi?
Ritornai in ufficio e tutti mi fissarono di sottecchi, senza il coraggio di

darmi una pacca di comprensione sulla spalla.

Bastava anche di finta comprensione, tanto per non sentirmi uno schifo. Sam era in maternit e perci non sapeva ancora nulla. Mi manc la sua energia, la carica di ottimismo. Mi avrebbe senz'altro
detto:
Forza, tesoro, sai bene
che quel direttore  un cazzone!
S, per
era lui che comandava.

Avevo perso il lavoro, la casa, l'amicizia, la mia piccola famiglia, il telefonino, le chiavi, il cellulare, una lista lunghissima. Mio padre!

Ero maledetta, dovevo
andare da un esorcista.

Non c'era altra soluzione che buttarmi gi da un ponte e farla finita, nel caso in cui l'esorcista non fosse stato in grado di aiutarmi.

Feci tappa in ogni edicola lungo il tragitto dalla casa editrice al mio appartamento, comprando tutte le copie invendute di quel giornale scandalistico.

In alcune edicole erano andate a ruba.

Nessuna copia, tutte vendute? Io e James facevamo cos scalpore?
Un
disastro.

L'ultima tappa fu quella accanto al palazzo nel quartiere chic di Milano; la casa di James, dalla quale me ne sarei andata non appena trovato un altro posto, forse una baracca, dato che ero al verde.
L'edicolante, una signora con la puzza sotto al naso e gli occhi da
triglia, nonch la lingua taglia e cuci, mi squadr con circospezione e quando domandai le copie della rivista, mi apostrof: "Non avrei mai immaginato che un ragazzo cos simpatico sia quell'attore famoso,
come riuscire a capirlo
, quando indossava quella maglietta nera col
cappuccio? Mi sembrava ci assomigli, ma insomma, sarebbe come se George Gordon viene qui ogni mattina e io non lo riconosco", un'altra fan di George, ma la triglia continu "per, senta, non pu pretendere
da un
a persona famosa di essere al centro della sua attenzione a lungo, no? Insomma, lei non ha tutti i numeri di quella con cui stia adesso".

E lei si  dimenticata a casa i
congiuntivi giusti, cara triglia, ma la
tenni per me.

Le avrei mollato volentieri un
pugno sul naso.

Tornai a casa con le copie della rivista. Una decina poco pi.

Ero certa che qualche paparazzo fosse nascosto chiss dove, nel tentativo di vedermi con qualcuno famoso. Poteva aspettare in eterno!

Gli sguardi dei passanti mi trapassavano la schiena. Non appena mi
voltavo per guardarli, si giravano dalla parte opposta.

Brutti, falsi e bugiardi.

A un certo punto superai un folto gruppetto di anziani i quali ammutolirono al mio passaggio. Che idioti! Cos li fissai uno a uno e
replicai: "Che c
'? Che ho? Qualcosa non va?" colti in fallo,
abbassarono la testa imbarazzati.

Ero caduta per l'ennesima volta ai livelli massimi di pena e compassione consentiti dalla Legge. Mortificata oltre ogni dire, mi
allontanai brontolando, con le poche riviste che finirono per pesare
quintali. Trascinavo i piedi dalla disperazione.

L'adrenalina era ancora in circolo, forse il giorno dopo mi sarei resa conto della punizione subta per aver aperto quella maledetta porta.

Dovevo querelare la giornalista, il giornale
e magari anche James per
avermi rovinato la vita. Ancora non realizzavo ci che avevo perso. Ero inferocita quando presi l'ascensore e poi entrai in casa.

Spalancai la porta d'ingresso, la chiusi con un calcio, che mi procur
una lussazione alla caviglia e
poi urlai con tutto il fiato che avevo in
gola, scaraventando in terra le riviste, che si
aprirono a ventaglio.

Le pestai, inveendo: " Maledetto,
disgraziato,
brutto
stupido
coglione".

"Me lo merito".

Essere colta alla sprovvista, con le difese basse
e un'incazzatura a
livelli mondiali, avrebbe potuto risultarmi fatale. Il cuore schizz dal petto alla gola come un siluro.

James! Nessun fantasma, quindi, era proprio la sua voce.
Dall'inconfondibile accento Scottish.

Mi pietrificai.

Mi voltai e lo vidi.

In piedi, accanto alla vetrata che dava sul terrazzo, in fondo alla sala.

Indossava una felpa nera con un cappuccio che gli copriva il volto, pantaloni neri, scarponcini neri e un cappotto lungo grigio fumo. Tutto
ci che scorgevo, oltre alla barba rossastra, era il contrasto con il colore
della maglia e l'intensit del blu dei suoi occhi. Mani in tasca, schiena curva e gambe leggermente divaricate.

Se il mio respiro si mozz all'improvviso, non lo diedi a intendere.

Preferivo strozzarmi, piuttosto che fargli capire che vederlo ogni
maledetta volta mi mandava in tilt. Come quando la pallina del flipper fa centro e il flipper inizia a suonare ininterrottamente.

Lo degnai di uno sguardo omicida, del mio repertorio di sguardi. Ero
un disastro, il mascara lungo
le guance, il fondotinta sugli occhi, le
calze smagliate, le scarpe col tacco traditore e le braccia dolenti per il peso di quelle stupide riviste. Nonch i capelli sciupati. Tuttavia me ne infischiai.

Quella ero io. Sfiduciata, triste e senza speranze nella vita.

Per un oscuro motivo indietreggiai, mantenendo le distanze di sicurezza.

Il salone era lungo ben venti metri, quindi ne aggiunsi altri cinque fino a guadagnare la cucina. Pi gli stavo lontana, meno percepivo l'attrazione nei suoi confronti.

Mi scostavo e lui si avvicinava, noncurante delle riviste in terra, che calpest senza degnarsi di dare un'occhiata. La nostra presunta storia insieme ridotta in pezzi, una bella analogia, no?

Mi allontanavo e lui riempiva quel vuoto, come quando si tira u
n
elastico e il lato opposto si restringe.

Si tolse il cappotto grigio fumo, che gett sul divano lavanda.
Sembrava un guerriero ninja. Con un gesto nervoso abbass il cappuccio della felpa e i bei capelli rosso scuro s'ersero a spuntoni.

Trattenni il fiato.

No, non ero esagerata, era l'unico uomo che stimavo, ammiravo, adoravo.

Sospirai. Ritorna in te Angie, torna
in te!

Lottare contro i sentimenti era il mio pane quotidiano. Forse, avrebbero dovuto darmi una Laurea ad Honorem, per la bravura con cui
ci riuscivo.

Non c'era futuro. Non potevo vivere con gli di, ero una mortale e per giunta grande peccatrice. Donna Maria aveva sempre avuto ragione.
Amen!

"Che ci fai qui?" sibilai. Lo fissai con disprezzo, inarcando le
sopracciglia e spalancando gli occhi come un rospo.

Mi si avvicin ancora, fino a che indietreggiando sempre pi m'imbattei nell'ostacolo del ripiano in marmo della cucina. Fui messa all'angolo, senza vie di scampo. James colse la palla al balzo e in men
che non si dica, si frappose tra me e la
fuga. Ansimai dal terrore.

"Dovevo venire, non... Non potevo sapere che... Sam non mi faceva parlare con te. Ho lasciato il set per una pausa, tra un'ora esatta devo prendere l'aereo.

Ma dovevo vederti. Devo spiegarti, devo...".

Alz una mano per toccarmi, mi scansai. Un gesto automatico.
Abbass lo sguardo. Aveva profonde occhiaie, barba lunga e incolta.
Gli occhi arrossati, insonni.

Nessuna compassione. Non se la meritava. Non ancora almeno, forse nel giro di cinque o dieci secondi.

"Non serve che mi spieghi,
le cose sono andate cos. Te l'ho gi
detto, mi sembra".

"Non voglio che infanghino il tuo nome con quella robaccia, io ci sono abituato, ma tu...".

Tenevo le mani strette al ripiano.

Stringevo cos tanto che le dita s'intorpidirono.

Ancora un passo di James
e sarei stata perduta. Per sempre.

Lo sapevo, non potevo negargli nulla.

Scorgere la verit non fece che distruggere le mie difese, indebolendo la forza di volont.

Scesi ai livelli minimi di idiozia consentiti. Con tanti record divenni
una fuorilegge. Angelica Hood.

"Troppo tardi, James" risposi, gettando lo sguardo su una delle riviste.

Spalanc il suo, si volt di scatto e finalmente cap. Con una falcata ne raggiunse una e si blocc, senza toccarla. Gli occhi si ridussero a
piccole fessure piene di collera repressa, strinse le mani a pugno e pure
i denti che, strano a dirsi, scricchiolarono.

La prese e la stracci con foga. Bel passatempo, avrei fatto lo stesso, oppure le avrei usate per un bel fal.

"Non  possibile" neg con la testa "come possono averti trovato
solo attraverso il mio annuncio in televisione? Qualcuno ha spifferato,

sapeva e ha parlato".

Gli unici eravamo io, lui, Sam e anche Andrea, oltre a donna Maria.
Mi fidavo di ognuno di loro. Ero ancora ferma all'angolo della cucina,
come fosse
un ring. James alz lo sguardo e mi fiss. S'incammin lentamente, un passo dopo l'altro verso me, dicendo: "Gelosia, la gelosia pu fare cose terribili, non credi?".

I suoi occhi scintillavano, il sopracciglio inarcato all'ins gli confer
un aspetto minaccioso, continuava a stringere le mani con forza.

"Che... Che stai dicendo, James?, non penserai forse che io...".

Confut il mio dubbio, come se non ci avesse minimamente pensato, sorrise anche se per un fugace attimo. Allora capii di chi parlasse.

"No, Andrea non  geloso, lui adesso  sposato, ma che ti sei messo in testa?".

Di nuovo il sopracciglio s'inarc, ormai mi parlava da solo: "Ah, davvero?" "S, proprio come te, tra qualche tempo, no?
Congratulazioni!" e fottetevi
entrambi,
pensai.

S'immobilizz. A pochi centimetri da me. Ero inchiodata in quell'angolo, come se mi avessero messa in castigo, cavolo! Non ressi a lungo il suo sguardo, capitolai e lo abbassai.

La sua mano si pos sul mio mento e lo sollev.

Ritornai a tu per tu con il blu. Nel blu dipinto di blu.

"Sono venuto qui pieno di buoni propositi, volevo farmi perdonare per la mancanza di tatto e dirti la verit. Non avevo il coraggio di guardarti e..." sospir, ma non prosegu. Con le dita eseguiva piccoli
cerchi sulla mia pelle, che bruciava al contatto.

Sprofondai nell'inquietudine, nell'amarezza e in quel meraviglioso oceano blu.

Mi ritrassi.

"L'ami?" domandai ben sapendo che risposta mi avrebbe dato.

I suoi occhi si abbassarono di nuovo.

"Io... Io... Volevo dirti che...".

Era troppo.

"Basta, basta, James. Nessuna scusa, volevo solo la verit, ma sai che ti dico?

Della tua verit non me ne frega proprio un emerito cazzo".

Lo spinsi via con tutta la forza che possedevo. Indietreggi barcollando, colto alla sprovvista e trovai lo spazio per fu
ggire. Lo
scartai e tentai di correre verso la camera, come se fuggire potesse risolvere i miei, i nostri problemi. James, per quanto non estremamente alto, era in forma e allenato per non essere sopraffatto da una donna incazzata e bellicosa.

Mi afferr per un braccio con tanta forza, che balzai all'indietro con un salto e poi... Mi trasse a s e, con impeto, mi baci. Quella era la sua specialit: coglierti di sorpresa. E che sorpresa! Mica pizza e fichi.

Mi trovavo nell'unico luogo dove volevo stare. Tra le sue braccia,
con le sue labbra sulle mie, le sue mani tra i miei capelli, il suo corpo contro il mio che reagiva al suo. Persi la guerra in un battibaleno.

Ci stringemmo l'uno all'altra, rispondendo tacitamente al desiderio
forte e travolgente al quale mi abbandonai.

La razionalit prevalse e pensai alle conseguenze del nostro gesto sconsiderato.

Avremmo dovuto scontare anche quell'attimo di sfrenata passione.
Non volevo amare qualcuno che prima o poi mi avrebbe lasciato. La
vita di James era complicata,
la mia forse ancora di pi.

Lottai con la ragione, la quale mi diede 'ragione' e con le mani sul suo petto, mi ritrassi.

James, gli occhi infuocati di passione, tent di baciarmi di nuovo.

"No" proruppi decisa, allontanandomi.

Mi blocc senza lasciarmi spazio.

S'accigli. Mi trattenne per le braccia e strinse con delicatezza. Punt quegli stupendi zaffiri su di me. Mi sciolsi. Con voce roca mi disse: "Questa volta non ti domando scusa.

Lo volevo fare. Lo desideravo anche la prima volta, ma eri sbronza e
non
potevo approfittarmi di te. Non ho avuto il coraggio di dirti ci che provavo perch, per quanto tu sia una persona estremamente limpida e sincera, su queste cose sei indecifrabile. Non posso sopportare di farti
soffrire, ma non posso nemmeno tenermi dentro il profondo sentimento
che mi lega a te, dalla prima volta che ti ho vista. Non riesco a dimenticarti, non ci riuscir mai, temo".

Rimasi imbambolata a fissarlo, non credendo alle mie orecchie. Il suo dolce sorriso frantum le mie difese, tuttavia sentivo che era tutto
sbagliato. La sua era una passione che il tempo avrebbe guarito, nulla di pi, giusto?

"Io... Io..." balbettai. Figurarsi se riuscivo a dire qualcosa di sensato. La mente era una tabula rasa.

M'afferr con forza una mano, cercai di ritrarla, corrug la fronte: "No, non farlo, tu...  vero che anche tu provi i miei sentimenti, non  vero Angie?" domand, supplicandomi, spalancando quegli occhioni da cucciolone bastonato. Irresistibile.

"Io... Io...".
Niente, non riuscivo a connettere.

"Ti amo Angie, io ti amo, non dirmi che non l'avevi capito" replic con impeto.

Il cuore prese a battere cos forte, che temetti schizzasse fuori dal petto e si mettesse a ballare la rumba dalla contentezza!

Mi amava, lui
mi amava.

I suoi occhi brillavano di felicit.

M'ipnotizzarono, balbettai ancora. Mi regal un sorriso inquieto, carico di aspettative.

"Io... Io...".

Continuavo a balbettare, non riuscivo a esternare i miei sentimenti, da troppo tempo congelati nel cuore.

"Angie" sussurr, ma lo interruppi.

Dovevo riuscire a dire la mia.

Adesso Angie o mai pi: "James, ti prego, devo parlare seriamente" inarc il sopracciglio adombrandosi, cos continuai deglutendo. "Sono troppo frastornata, questi giorni sono stati un disastro. Ero convinta di
averti perso, il tuo annuncio alla televisione mi aveva dato il colpo di grazia. Ho pianto, mi sono ubriacata e sai bene che combino quando bevo, vero? No, lasciami finire. Ti ho visto con quella bionda e hai
detto di fronte alle telecamere che la volevi sposare, mentre io ero la tua
dear italian friend.

Beh sar scema, ma che tu venga adesso a dire che ami me e non lei, quando sposerai lei e non starai con me e... Tra un po' te ne andrai via e
volerai sul set insieme con lei, mentre io sar sola a piangere come una

prefica e aspettare, come Penelope, il tuo ritorno".

James si rabbui. Aggrott le sopracciglia e mi fiss con stupore. Ora la presa sulle spalle divenne ferrea.

"Non sai quel che dici, Angie".

"L'hai baciata? Ci hai fatto l'amore, James?".

"Porca puttana, Angie" esit e abbass lo sguardo.

 cosa nota e universalmente
riconosciuta, che la maggior parte delle
persone che mentono abbassano lo sguardo e non lo rivolgono all'interlocutore quando sono colte in castagna. Un gesto in
volontario,
negano l'evidenza mentre il loro corpo li tradisce. Mi divincolai dalla sua presa e lo fissai con disgusto.

"Lasciami stare, imbroglione! Tutto questo  impossibile, lo sapevamo fin dall'inizio. Il tuo mondo  quello, io non posso farne parte".

"Avanti, Angie, non dire stronzate, sai bene quanto me che se tu lo volessi tutto sarebbe possibile!".

"Ah" replicai incazzata col mondo intero.

Si rimpossess delle mie labbra.

L'avevo gi detto che era la sua specialit? Il suo fu un gesto ruvido,
pieno
di passione, minaccioso, impetuoso. Sembrava volesse avere la meglio, impadronendosi delle mie debolezze.

Era un diavolo, mi conosceva cos a fondo che a volte mi domandavo se mi conoscesse meglio di me stessa. Lo abbracciai stretto e lo baciai con foga.
Lui arretr un istante, e infine mi baci con dolcezza e desiderio.

Le sue mani scesero gi. Strappai i bottoni della camicetta rossa, sganciai il reggiseno. James mi guard come se fossi la donna pi bella
del mondo e mi crogiolai sotto quello sguardo. Si
tolse con un gesto
deciso la felpa nera e rimase a torso nudo. I muscoli erano tesi, la pelle liscia e vellutata al tatto, come il dorso di una pesca, che bella metafora.
Chiusi gli occhi al piacere dolce e veemente, che ci pervadeva.

Il paradiso non era
un luogo cos tranquillo, dopotutto.

Mi prese in braccio e, calpestando le riviste per l'ennesima volta, mi pos sul divano lavanda e continu ad amarmi.

All'improvviso si stacc dalle mie labbra e mi fiss.

Intensi occhi blu m'incantarono, la gioia di stare con lui valeva pi di tutto il dolore provato fino a quel momento.

Sapevo che doveva prendere l'aereo che l'avrebbe portato lontano da me, tuttavia mezz'ora poteva essere un'eternit.

"Dimmi... Dimmi che mi
ami, Angie".

Non resistetti e sfiorandogli la bocca, respiro contro respiro, sussurrai: "Ti amo, James Mckinney".

3.

Il taxi sost accanto al marciapiede, il suono del clacson mi dest.
Tremavo, mi strofinai le braccia per il freddo. Mi avvolse tra le sue,
la
mia schiena contro il torace, la bocca si pos lieve sul mio collo, un bacio dolce e rapido.

Rabbrividii.

"Devi andare" soffocai le lacrime, ma dovevo guardare in faccia la realt, quella brutta ingrata!

Un sospiro, il suo sospiro tra i miei affannosi
respiri.

"S".

Ma non voleva lasciarmi andare.

Intrecciammo le mani. La sua pelle profumava di buono.

Il clacson strombazz di nuovo e James fischi dall'alto per farsi sentire.

Un cenno con la mano ed ecco che il tassista era stato messo a posto.
Essere una celebrit aveva i suoi vantaggi, James aveva sviluppato un senso di autorit, che non aveva nulla a che fare con il dispotismo.

Era capace di mettere in riga tutti con un solo verso, del tipo Hei, oppure Ahe!

Molto probabilmente derivava dal suo clan; suoni gutturali come
quelli, all'epoca significavano: Ehi, ti stacco
la testa con una sciabolata,
oppure
Ahe, il mio clan  il migliore, provate a
sfidarmi, che vi trucido;
esclamazioni che, nel codice genetico dei discendenti, avevano
mantenuto il loro
significato semantico. Una volta mi raccont che i

suoi avi, bis
-
bis
-
bis
-
trisavoli o gi di l, avevano combattuto contro gli Inglesi nel campo di Culloden. Erano quasi tutti morti fuorch uno, che sopravvisse. Il capostipite della sua stirpe, in poche parole.

Mi ritorn alla mente la volta in cui lo vidi con addosso abiti di foggia scozzese.

Portava un maglioncino blu, un kilt con i colori del suo clan, blu a quadrettoni gialli, in tinta con gli occhi, un paio di calzettoni blu, in
tinta col maglione e gli
occhi, e scarponi neri, in tinta con lo sporran.
Non risi mai tanto come quella volta. James ci rimase male e non s'infil pi quella gonna, a parte a una premiazione di stilisti, quelli delle sue mutande, nella quale spopol tra le fans.

Ovviamente, il fascino di James aveva il suo ch, pure nell'indossare un indumento simile.

Magnetico, carismatico e accidenti a me, sensuale.

"A che pensi?".

Sorrisi.

"A te che indossi il kilt!".

La sua risata mi fece fremere, l'effetto James era conturbante: "Oh,
God, no
n ti ho visto ridere tanto quanto quella volta".

"Eri bellissimo, James, i miei ormoni non hanno mai ballato cos. Hai presente il sirtaki? Il can can? La mazurka?".

Ci districammo dall'abbraccio e si volt a fissarmi.

I suoi occhi scintillarono.

"Ah,  cos?".

"S, proprio cos".

Un altro bacio a suggellare la danza dei miei ormoni, che in quel momento stavano ballando una bella polka a tutto sprint!

Era giunta l'ora e il mio cuore incominci a pompare pi sangue del previsto, le mani a sudare e la gola a seccarsi. Avevo paura. Di nuovo la sensazione che qualcosa di terribile stesse per rovinarci addosso, tipo
punchball. Lo trattenni: "James, non so, ho un brutto presentimento".
Inarc il solito amato sopracciglio, quello del
'machecavolovaidicendo?'

"Devo andare o perder l'aereo".

"Ti dimenticherai di me non appena comincerai a recitare con la tua

fidanzata" dichiarai tutto d'un fiato.

Si blocc.

Vestito di tutto punto, mi aspettai che levitasse in posizione da combattimento e minacciasse a suon di colpi di kung fu chiunque volesse farmi del male.

"Dovr darle delle spiegazioni, ma il mio cuore  tutto tuo, perci,
Angie, non trattarlo male, mi raccomando".

Mi spappolai di fronte alla sua dichiarazione d'amore.

Ero l'eroina di un film romantico, la sfigata, povera in canna, che s'innamora del bellissimo attore ed  ricambiata.

Una specie di Cenerentola moderna. E la fidanzata, che sarebbe
diventata il prima possibile la sua ex? Ma, naturalmente, la sorellastra cattiva e invidiosa.

"Se conosco bene le donne, che pensano a non lasciarsi sfuggire l'uomo dei sogni, perch spetta loro di diritto, stai certo che lei
combatter fino all'ultimo respiro con la sua rivale e cio me
medesima... E lei ha molti pi numeri".

"Forse qualche centimetro in pi, niente altro".

"In lunghezza s, ma in larghezza la batto senz'altro! E ti sembra poco?".

Sorrise. Sorrise? A me veniva da piangere, invece.

"Ci che adoro in te  l'enorme ironia, il tuo humor all'inglese, e
nemmeno ti accorgi che sei spassosissima".

Gi, divertente anche quando l'altra mi avrebbe annientato. Un vero spasso.

L'irrazionalit e la drammaticit provenivano di sicuro da parte di
madre, forse mio padre er
a un burlone. Ecco da chi avevo preso. Che
ridere!

"Prima che vada, volevo dirti che ho chiamato Agata e le ho raccomandato di vendere l'appartamento. Ti avvertir non appena trover qualcosa di pi isolato".

Agata era la sua agente, una donna tutta nervi
e tuttofare, una specie
di panzer in gonnella. Mi sembrava la tanto odiata signorina Rottenmeier del cartone di Heidi. Quando la vedevo, quelle poche volte, rimanevo sull'attenti. James si fidava di lei ciecamente e non

l'aveva mai deluso. Dopo che seppe dei giornalisti e dell'articolo, mi
telefon contrita e incazzatissima e annunci che la questione era gi in mano agli avvocati.

No, problem, Angie, ci penso io a
quei teppisti!

Oh, s, ci avrebbe pensato lei, ma nessuno di loro ancora sapeva che
mi avevano licenziata. Non avevo il coraggio di dirlo a James, perch mi avrebbe subito aperto un conto in banca.

No. Non volevo dipendere da nessuno. La baracca, quindi, mi spettava ancora di diritto. Anche un ponte sarebbe andato bene.
Qualche foglio di giornale per coprirmi.

Deglutii, non volevo pesare sulle sue spalle, c'era qualcosa che mi frenava e m'impediva di aprirmi e rivelare ogni debolezza e paura.

Quando avrei imparato la lezione?

Cos, abbassando gli occhi, dissi: "James, non sono cos certa che
trovare un altro posto possa essere la soluzione migliore".

Ma James, come prevedevo, era forte e testardo. Non volle sentir ragioni, cos annuii, ben sapendo che non avrei mai accettato la sua proposta a cuor leggero.

Era convinto che il nostro amore avrebbe
prevalso su tutto.
Nascondergli qualcosa significava mancare di fiducia, se lo avesse saputo, avrebbe pensato che tradissi un aspetto fondamentale dell'amore.

In realt, non volevo che si accollasse un altro mio problema.

Dovevo risolverlo da sola.

E ci sarei riuscita.

Almeno cos speravo ardentemente.

Quindi, si salvi chi pu!

4.

Il taxi scomparve. Con James dentro.

Le lacrime comparvero. Con la sottoscritta sottosopra.

Trascorsero pi o meno dieci minuti e il cellulare, quello nuovo che

James mi aveva regalato, suon. Sobbalzai.

Dovevo cambiare la suoneria, il canto del gallo era a dir poco infelice.

Pensai a James: Il gallo canter per
tre volte e poi tu mi tradirai,
rabbrividii.

Tradita, di gi?

Sciocchezze, le idiozie erano sotto il livello di sopportabilit,
dopodich vi era il manicomio.

Osservai il display. Era lui. Pensai al peggio, del tipo, i giornalisti lo avevano assediato e l'unico aereo disponibile era L'Air Force One, ma non era noleggiabile. I nervi cedettero.

"James" sussurrai.

Ero cos agitata che quella sera avrei dovuto prendere un valium.

"Angie, mi manchi gi".

"Oh" che dolce tesoro.

"Devo dirti una cosa, per".

"Ah" uhm... "Mi ha chiamato Anne".

"Anne?" chi cacchio era Anne?

"Alexandra, ma la chiamo Anne".

"Oh" quella stronza che
i giornalisti credono la fidanzata ufficiale,
perch James ha detto a loro e a mezzo mondo che l'avrebbe sposata, mentre in realt vorrebbe stare con me, senza per altro sposarsi e nemmeno sventolandolo ai quattro venti.

La situazione mi fece incazzare ancor di pi. Con lui, con me stessa e
con quella Anne alias Alexandra o chi per lei. Ma quanto complicata era la vita?

"Angie, ci sei? Non ti sento, la linea  disturbata".

Non erano scariche, ma una esternalizzazione dei circuiti del mio
cervello. Ritornai
in me, lasciando al di fuori l'alter ego incazzuto.

"S... E dimmi che  successo ad Anne?" calma, Angie, calma.
Ommm.

"Mi sta aspettando all'aeroporto".

"Oh".

"Gi".

"E come mai, di grazia, hai avuto l'ardire di darmi questa
meravigliosa notizia?" replicai
in tono soave.

"Ha saputo dai giornali della mia relazione con te ed  incavolata nera, perci mi aspetta per avere spiegazioni e non  tutto".

Peggio di cos che poteva esserci?

Prosegu: "Con lei c' un manipolo di giornalisti, un gruppo di fans, la televisione e anche alcuni paparazzi".

Per non farsi mancare nulla, poteva chiamare la fanfara e le pompe funebri, no?

"Oh, ah" il mio repertorio di esclamazioni era pi scarso del suo,
sfortunatamente i miei avi non appartenevano a un clan. Ah stava per
Ahi, ahi siam nei guai, oh per ohi, ohi,
checcazzi!

"Te lo volevo dire, caso mai accendessi la tiv".

"Oh, ah".

Il mio umore, che prima era a livelli celestiali, scese ai soliti livelli di
pena consentiti dalla Legge.

Benvenuta Angelica Hood.

" stata lei a darti la notizia?".

"Uhm, s".

"Ah, per" brutta stronza.

"Conosce una persona che vive accanto al nostro palazzo.  un cugino di quarto o quinto grado, credo, il quale appena mi ha visto,
anche se ero imbacuccato in quel modo, le ha telefonato e cos lei ha preso un jet privato ed  volata fin qui. Tempo un'ora, sai bene che non sto girando cos distante dall'Italia".

In quei giorni si trovavano a Malta, che avevo visitato anni prima e
non mi piaceva per niente, ma quella era un'altra storia.

A quella Anne o Alexis o Alexandra, che dir si voglia, James Bond faceva un baffo!

Un jet privato? Noleggiato o di propriet? James era stato elusivo su
di lei, non che avessi domandato nulla sulla mia rivale. Il suo spirito
battagliero la diceva lunga, per, che gli avevo detto poco prima?

Ma certo, aveva sguinzagliato le spie, ero circondata non solo da paparazzi, giornalisti di gossip della pi bassa lega e fan impazzite, ma
anche da agenti segreti, pronti a pedinarmi in ogni dove pur di mettermi

nel sacco.

Mi sporsi fuori dalla finestra del salotto e fissai attentamente il palazzo di fronte.

Era giallo anticato, ma in tutto e per tutto simile al nostro.

In quel momento lo notai.

La finestra era parallela, equidistante, alla vetrata della mia sala.

La tenda scostata quel tanto che bastava e un uomo, vestito di scuro, puntava un binocolo nella mia direzione. A occhio e croce eravamo
distanti una ventina di
metri?

Lo scorgevo benissimo. Non appena mi avvist, si stacc dal
binocolo e mi fiss con la bocca aperta delle grandi occasioni, tipo 'cazzo stavolta mi ha visto', che io ricambiai con uno sguardo, tipo 'brutto farabutto stavolta ti ho beccato'.

Riaccost la tenda e si nascose. Se la situazione non fosse stata
catastrofica ci avrei visto del sarcasmo e anche un pizzico di ironia, ma non fu cos.

Non era affatto divertente.

"Angie, ci sei?".

Avevo dimenticato James, evidentemente era gi arrivato all'aeroporto.

"L'ho visto".

"Chi?".

"La spia, sta nel palazzo accanto, giusto di fronte alla nostra sala, che dire? Che sfiga!".

"Ti prego, Angie, non...".

"Ti prego, cosa? James, tutto rema contro di noi, sono troppo arrabbiata, non ce la faccio. Non...".

" Non aggiungere altro ti prego, stai
calma" rispose sbraitando
agitato.

Chiusi gli occhi e respirai a fondo.

Avevo dimenticato che le conseguenze delle proprie azioni si pagano.
Sempre. Era stata colpa mia, io avevo acceso la miccia: "Come Becket
e la commedia dell'assurdo, o peggio ancora Aspettando Godot. Mi
sembra di essere quella che aspetta qualcuno o qualcosa che possa

cambiare per sempre la sua vita, senza capire che solo lei pu farlo.

Sarebbe assurdo attendere invano qualcosa che non , n sar mai".

"Non farneticare. No, Angie, non dire cos. Ti amo, sei tu la donna
con la quale voglio stare, non Anne".

"Non stai recitando, James, questa  la vita reale. La tua, la nostra, la mia vita. Non pensi a quello che la situazione ha provocato a me? Non
ci pensi, James? Non voglio aspettare pi in una maledetta stazione che
arrivi chi pensavo mi amasse e, invece, mi ha abbandonato per sempre al mio destino e non ritorner mai pi".

" Non sono tuo padre, io ti amo, non
ti voglio lasciare, sei tu che lo
vuoi,
Angie" url disperato.

Forse aveva
ragione. Non era lui, ma io, solo e soltanto io.

In me c'era qualcosa che mi portava a commettere sempre gli stessi errori, senza riuscire a imparare da questi.

Percepii la sua angoscia. Era vero, mi amava.

L'amore, per, non era condizione sufficiente per
risolvere tutti i
problemi, anzi. In alcuni casi li poteva anche aumentare. Il nostro era uno di quei casi. James continu a perorare la sua causa. Pensavo fossero trascorse ore, invece solo dieci minuti. Dieci minuti per decidere che fare della mia vita.

Se c'era una cosa che caratterizzava James, era il non essere ostinato, quindi il suo atteggiamento insistente era dettato senz'altro dal fatto di sentirsi inerme e di non poter controllare la situazione.

"Che dirai ad Anne, eh? Dio, James, abbi piet di
quella povera
ragazza, non puoi spezzare il cuore a tutti" eccola, Angelica Hood all'attacco.

Mi vergognai di ci che avevo appena detto.

Infatti, lui non reag. Ebbi il timore che avesse riagganciato. Invece, a
un tratto, sospir. Mi attaccai a quel suo sospiro, chiudendo gli occhi.
Come mai eravamo passati dalle stelle alle stalle in un istante? Le speranze e i sogni si possono realizzare, ma nello stesso tempo distruggere. Sta a noi decidere in quale direzione far pendere il piatto
della bilancia. Considerando che il genere umano ha vissuto pi guerre
e battaglie che periodi di pace, optavo per l'autodistruzione e non c'entravano i Maya nel mio caso.

"Angie" sussurr con voce roca "ti prego, Angie, non essere
precipitosa. Ti capisco, ma sapr risolvere la
situazione, ahe? Mi ami?
Io ti amo da morire, lo sai, vero? Se mi ami non mi lascerai".

Colpo basso. Molto basso. Se fossi stato un uomo, sarebbe giunto proprio l il colpo inferto dalle parole di James.

"Angie? Angie, ci sei?".

S, c'ero, ma avevo finito
di lottare, mi mancarono le forze. Mi
sembrava di essere stata travolta da un tornado dalla forza devastante.
Non avrebbe lasciato tracce della mia esistenza, se non lo avessi evitato. Ci voleva coraggio per fare ci che stavo per fare. In quel caso,
avevo pensato alle conseguenze, le avevo in un certo senso cercate. Le meritavo.

Non risposi ma, invece, riattaccai.

Il mio cuore batteva cos forte, che temetti sul serio di svenire. Mi resi conto della mia decisione e di quel che avrebbe potuto significare
per lui.

La domanda di James era: mi ami? Se mi ami, non mi puoi lasciare.

La mia risposta avrebbe dovuto essere: ti amo da morire.

Ed era effettivamente cos.

Per, avevo riattaccato il cellulare.

Ci significava per lui che... No, non lo amavo abbastanza.

Anne aveva vinto senza sfoderare armi da Bond girl.

5.

Avevo un idolo, oltre a Bridget Jones.

Amavo i film con James Mckinney, l'attore scozzese alla ribalta in quel periodo. Un attore talentuoso, che aveva sfiorato per un soffio un
Golden Globe e aveva partecipato alla Notte degli Oscar, acclamato da
tutti come una star.

Amato e vezzeggiato da grandi registi, i quali se lo contendevano a suon di milioni. Milioni, mica bruscolini.

E lo amavo moltissimo, anche se ormai l'avevo perso per la seconda

volta.

Un
record. Di assoluta incapacit a mantenere legami solidi e duraturi.

Quella sera non volli vedere la tiv.

Temevo di scontrarmi con la realt della vittoria di Anne, che alzando
il calice beveva alla mia salute, facendomi
maramao con il pollice sul
naso.
Cos, staccai telefono e cellulare. Mi armai di biscotti al cioccolato, patatine e come al solito degli alcolici superstiti della prima grande 'serata non stop bridget'.

Indossai la maglietta Scotland di James, i pantaloni del suo pigiama
blu e mi sdraiai sul
divano, ancora caldo del suo corpo e profumato
della sua pelle.

Guardai per tutta la notte i suoi film, piangendo, mangiando e bevendo, e ancora piangendo, mangiando e bevendo.

Dei film mi piaceva la commedia romantica ambientata
nell'Inghilterra dell'Ottocento, nel fantastico paesaggio bucolico dello
Hampshire, sulla vita di una famosa scrittrice che s'innamorava di un avvocato squattrinato alle dipendenze dello zio, giudice della Corte d'Inghilterra. Il loro amore era ostacolato dalle circostanze sfavorevoli
e alla fine si separavano.

James era bello, romantico, irriverente e incredibilmente avvenente.

Amavo cos tanto quel film, che lo rividi pi di una volta ripetendo a memoria ogni battuta. M'immedesimai cos tanto nella parte della
scrittrice sfigata,
che finii per alzarmi piangendo e andai ad abbracciare
il televisore, gridando
James, James! Sfinita dall'alcol e dal pianto, mi
addormentai perdendo i sensi.

Dovevo, volevo dimenticare per sempre.

Vico aveva ragione. Accadono eventi che si ripetono ciclicamente. I
corsi e ricorsi storici. Nella mia vita accadde che ricorse lo stesso evento: la mia sbronza colossale a seguito di una serata non
-
stop
-
films
per dimenticare colui che, nemmeno col Giudizio Universale, sarei riuscita a scordare.

Puntualmente, accadde che mi addormentai sul bel divano lavanda.

Per corsi e ricorsi storici dormii per un giorno intero.

Per corsi e ricorsi storici qualcuno venne a salvarmi dal mio stato di

larva, di ameba o qualsivoglia creatura parassitaria e incominci a
tempestare
di pugni la porta d'ingresso, nonch a suonare il campanello come un forsennato.

Samantha?

La testa doleva. La bocca era impastata e gli occhi cos gonfi da non vedere nulla. Appena tentai di alzarmi, la testa vortic e caddi inerte sul
divano, per poi vomitarvi sopra ci che avevo ingurgitato la notte
precedente. Forse avrei dovuto prepararmi all'emergenza vomito e mettere un lenzuolo sul divano.

La porta veniva tempestata di pugni e non avevo la forza di reagire.
Al diavolo.

"Vaffanculo" sbottai, con voce roca e impastata, in mezzo al
rigurgito.

"Porco mondo, Angelica, fammi entrare o chiamer i vigili del fuoco per scassinare la porta!".

No, errore. Non era Samantha, ma molto, molto peggio.

Andrea?

"Andrea?" chiamai, la voce simile a quella di un cavernicolo.

"S, sono io, chi pensi che sia, il
Babau? Angie su, aprimi, che
aspetti?".

Strascicando i piedi e barcollando come un ubriaco, cosa che ero davvero, almeno fino alla serata precedente, giunsi alla porta.

Aprii.

Andrea si blocc con la mano alzata in posizione di ennesima bussata, e rimase a bocca spalancata dal ribrezzo.

"Oh mio Dio, che cosa hai combinato? Che  'sta puzza? E che cosa  quella schifezza che hai l davanti sulla maglia? Angie!".

Immaginai che il
mio aspetto fosse orribile. Deprimente la parola
migliore.

Andrea entr deciso e si guard intorno, con una smorfia di disgusto.

"Questo posto  un letamaio".

"Oh?" ancora non riuscivo a connettere, figurarsi comprendere le sue parole.

Lui, invece, pieno di rabbia mi fiss.

Avanz verso di me e sbrait: "Ma non ti rendi conto di quanto ci hai fatti penare, eh? Samantha mi ha chiamato un centinaio di volte, perch non sapeva cosa ti fosse successo. Tra un po' sguinzagliavo mezza
squadra per venirti a cercare
. Qui non rispondeva nessuno, non
eravamo sicuri ci fossi perci abbiamo chiesto a tutti se ti avessero vista. L'edicolante, poi, mi ha rassicurato dicendomi che ti aveva vista venire qui. Ma poterti contattare era impossibile" poi si volt e trov la
spina del telefono staccata. "Come immaginavo! E tutto per quel testa di ca...".

Si ferm quando mi guard e scorse il mio volto rigato di lacrime, che scendevano come le cateratte del diluvio universale. Ero in piedi di
fronte a lui, le braccia lungo i fianchi,
l'aspetto di uno scampato al
naufragio e piangevo come una bambina. Le emozioni ebbero la meglio sull'incazzatura, cos lasci da parte il fare da macho e si avvicin consolante. Mi abbracci. Appoggiai la testa sul suo torace caldo e accogliente.

Gli bagnai il maglione, ma non m'interess. In quel momento volevo solo essere confortata.

Trascorse una buona mezz'ora. Le cateratte si erano spalancate e non riuscivo pi ad arginarle. Un vero sfogo, di quelli in eccesso.

"Che  successo, Angie?".

Avevo il naso
chiuso, gli occhi rossi e gonfi dal pianto, la gola inaridita dai singhiozzi (s, pure quelli), eppure lo fissai come se mi avesse detto che la terra  quadrata invece che ovale. Il mio sguardo non era affatto quello di una persona nel pieno delle facolt
mentali, ma
frastornata dagli eventi.

"Ba che dobande mi fai?" risposi, tradita dalla voce nasale.

"Quella pi sensata".

"Oh, ah!".

Mi soffiai il naso, le orecchie sibilarono. Ingurgitai parecchio muco.

Tossii. Andrea si scans.

"Perci dessudo sa nulla,
ibbagino!".

"Eh? No, nessuno sa nulla. Ma che cosa dovremmo sapere, scusa?".

Alzai gli occhi al cielo e pregai Dio affinch mi desse la forza.

"Non ne voglio parlare, scusabi".

"Ma che ca..." si blocc, quella parola era deleteria per le mie lacrime.

"Ok, ok
" prosegu Andrea "non lo voglio sapere, tanto non me lo diresti!".

"E certo che non vuoi, dessudo vuole...".

Mi fiss, come se fossi uscita di senno.

"Che?".

"Eh?".

"Senti Angie, non so cosa stai farneticando. Vuoi parlare di James?" domand esitante.

L'aveva detto. Consumai un intero pacchetto di fazzolettini di carta.

Il poliziotto che c'era in lui si mise in azione. Not le riviste sparpagliate al suolo e diede un calcio a una con rabbia, dicendo: tu
pensa che mia moglie l'ha
letta, 'sta spazzatura!
Quel discorso
incominci a macinare dentro di me, ma ero troppo stanca per ribellarmi. I sospetti s'acuirono, tuttavia fu solo un fugace e repentino dubbio, che repressi all'istante.

Non era il momento giusto per ricordarmene, evidentemente.

Prese il mio
cellulare e lo apr, dopodich guard l'ultima chiamata ricevuta e appena not il nome del chiamante, si rabbui. Poi, and alla ricerca di indizi. E ne trov uno.

Un fazzoletto, trov un fazzoletto, il
suo fazzoletto con le iniziali
J.M. Era abbandonato
sul divano, proprio dove mi trovavo io. Me lo
porse e con noncuranza mi soffiai il naso.

" stato qui?".

Alzai di scatto la testa e la riabbassai, senza rispondere.

"Che  successo, allora?".

Arrossii senza rispondere.

"Che avete fatto? Aspetta, no, non m'interessa. Poi se ne  andato,
vero? Ti ha lasciato!".

No comment. No comment. No comment.

"Allora mi spiego tutto questo".

Non ci era andato nemmeno vicino, figurarsi.

"Se non ti avesse lasciato, non piangeresti cos. Hai aperto le dighe

del Mar Rosso, che diamine!".

Perspicace.

Avevo la bocca incollata e nessuna voglia di spiegargli cosa fosse successo, perch farmi altro male?

"Sono stata licenziata" proruppi.

Almeno questa news fresca fresca gliela dovevo.

"Che cosa? E per quale motivo?".

Mi alzai, presi una rivista e gliela sventolai davanti al naso,
sbraitando: " Ma per questa schifosa rivista,
ecco perch".

Mi fiss attonito e incominci a farfugliare frasi incomprensibili, camminando su e gi per la sala. Alzava lo sguardo, assolutamente di
umore nero e infine ritornava a camminare e farfugliare.

"E tu gliel'hai fatta passare liscia al tuo editore. No, dico, non si pu licenziare nessuno senza un valido motivo. Era tutta una scusa, immagino.

Cattiva pubblicit, una vergogna per l'immagine seria della sua
azienda.

Mica eravate in atteggiamenti equivoci.

Oh, certe cose accadono ogni giorno!

Ma che emerito bastardo. Devi chiamare l'avvocato, i sindacati e dirgli che...".

Lo fermai.

"Ehi, ehi, si d il caso che sia al verde, quindi niente avvocati.
Accetto
la sfiga e do una svolta alla mia vita. Forse era un segno del destino, una specie di segnale inviato da Dio per svegliarmi dal mio stato catatonico, chiss".

"Ritorna in te, Angie, dove diavolo  finita la persona che conosco e che un tempo ho amato per davvero?".

Evidentemente si rese conto di ci che aveva detto solo dopo averlo detto, perch divenne rosso come un pomodoro.

S'imbarazz tanto che abbass lo sguardo e in silenzio, incominci a
mettere ordine in sala, prendendo le riviste e accatastandole una a una, facendone una pila, per poi infilarle dentro un sacchetto della spazzatura. Il posto che spettava loro di diritto. Non si accorse del mio
sguardo perforante e piuttosto interessato.

"Ah, s?" domandai.

Alz lo sguardo: "Ah, s, che cosa?".

Gi, come se non avesse nemmeno parlato poco prima.

"Mi amavi sul serio, Andrea?".

L'imbarazzo divent vistoso, ma non distolse lo sguardo dal mio. Mi
sembr di fare
il bagno nella cioccolata.

"Pensavi che quella sera in discoteca avessi ricevuto un colpo di testa? Sei davvero incredibile, Angie, non ti rendi conto della persona meravigliosa che sei, pensi che nessuno ti ami e ti convinci che sia cos.
Pensi che chi ti ama, automaticamente ti voglia lasciare, ma io mai e poi mai l'avrei fatto. Tant' vero che l'hai fatto tu! Cosa che, forse,  accaduta anche questa volta con James, oppure no? Pretendi che noi conosciamo le risposte alle tue domande, senza farci le domande. Bel
casino che sei. Ho sofferto come un cane quando ti vidi baciare James in discoteca.

Mi trasformai per mesi e mesi in un automa, rifiutandomi di uscire con qualunque persona di sesso opposto. Mi avevi reso un eunuco!
Soffrire per amore  la cosa pi terribile che ci sia, preferirei navigare
in un mare pieno di squali. Poi, per, le cose sono cambiate, mi sono ripreso, ho conosciuto una donna fantastica e bellissima, che mi ama per davvero e me la sono sposata. Si soffre, ma poi si ritorna a sorridere
alla vita, perch la vita  proprio cos. Il male e il bene sono concatenati, scorrono paralleli, uno non esiste senza l'altro e nel lavoro che faccio c' molto male e dolore, ma anche gioia e felicit. Non
capisco perch anche tu un giorno non possa riuscire a stabilizzare il
tuo cuore ballerino, Angie. Non sei cos diversa dagli altri!".

Non avevo mai sentito Andrea tenere discorsi cos lunghi e profondi.

Lo avevo sottovalutato.

Forse sottovalutavo chiunque, perch sopravvalutavo me? Forse. Non
avevo risposte. Probabilmente non mi ponevo neanche le domande.
Restai attonita a osservarlo. I lucciconi agli occhi. Aveva ragione, ho sempre sofferto del male subito, ma mai del male che ho inferto.

Perci, in questo momento, forse James stava soffrendo quasi quanto
me!

Proprio come Andrea. Che sciagurata.

James aveva un carattere pi duro, astioso, difficilmente perdonava

un torto.

Andrea era mite, buono, poco litigioso. Aveva il potere di far sentire le persone amate. La felicit degli altri rifletteva la propria perch
sapeva che, se erano felici per merito suo, allora tutto andava per il meglio.

James, invece, si attaccava di pi alle parole, le rimuginava a lungo senza considerare quanto i fatti potessero sfatarle. Una parola sgradita e
la rottura era inevitabile. Un uomo tosto, duro, con un ego piuttosto
sviluppato, per era adorabile. Istrionico non solo nel lavoro, ma anche nella vita. Eclettico e imprevedibile.

Avevo scelto due uomini stupendi, per poi abbandonarli. Una specie
di punizione che m'infliggevo
tramite gli altri. Morale della favola, mi
occorreva un'analista, la situazione era grave.

Bene. Brava. Bis!

Abbassai lo sguardo e non ebbi la forza di confutare la verit di Andrea.

Era come se mi avesse aperto la testa e avesse visto il marcio
annidato
nel cervello, collegato direttamente con il cuore. Molto, molto perspicace.

"Devi andare a monte".

Mi destai dai miei pensieri e chiesi sorpresa: "Che?".

"Una psicologa o chi per lei, ti direbbe di andare a monte del
problema, no? Non ci hai pensato? Conoscendoti, s".

"S, ci ho pensato e... S, mi conosci bene".

Andrea sfoder un bel sorriso, che mi contagi e ricambiai. D'un tratto corrug la fronte, pensieroso. Mi allarmai. Che succedeva di nuovo? Mi avvicinai a lui, anche se ero ridotta a uno schifo e puzzavo
di vomito in maniera tremenda.

"C' qualcosa che ti preoccupa, non  vero?".

"Uhm".

S, qualcosa lo preoccupava.

Decisamente. Incominciai a tremare. Gli tirai la manica della divisa da poliziotto, cercando di non sporcargliela.

Amonda doveva essere una brava massaia, anche se in quei panni proprio non ce la vedevo. Secondo me aveva un esercito di governanti,

maggiordomi e Mr mastro Lindo nascosti in ogni angolo della casa, cos efficienti da rendere tutto pulito.

Forse aveva anche un'armata di streghe con le scope, pronte a
compier prodigi a un solo schioccar di dita. Probabile. Forse Am o nda
era come loro, tipo Vita da
strega, e Andrea, il povero mortale, ignaro
delle magie della moglie. Su di lei non avrei scommesso un centesimo,
perch temevo di perdere. Immaginai la loro casa simile a uno specchio. Nulla fuori posto e tutto arredato con gusto classico, ma assai ricercato. S, Amonda era proprio cos! Non sapevo che facesse per
vivere, ma a occhio e croce immaginai qualcosa tipo
'il mio lavoro mi fa fare un sacco di soldi'.

Forse aveva anche un cognome altisonante, direttamente imparentata con qualche nobile casato. Ero sicura di non sbagliarmi.

Mi domandai se Andrea non si sentisse a disagio con una superdonna
come lei. A giudicare
dalla carriera che aveva fatto all'interno della
polizia, qualcosa mi diceva che c'era anche lo zampino della moglie.
Beh, se a lui andava bene, allora perch dovevo intromettermi o anche solo pensarci?

Invidia? Un pizzicorino? Macch, solo un pochino. In o ino.

Lo sguardo di Andrea era inequivocabile. Non dovetti attendere molto prima che mi esponesse le sue perplessit.

"C' qualcosa che mi turba dal giorno in cui sei stata derubata.

Innanzitutto, non sono stati trovati i tuoi documenti personali. Hai la possibilit di rifarli e ti aiuter in questo, ma  strano, molto strano".

"Uhm?" non capivo dove volesse andare a parare, ma qualunque cosa intendesse, sapevo che non mi era affatto gradita.

Mi prese una mano e incominci a giocarci. Brutto. Brutto segno, davvero.

Anzi bruttissimo.

"Non credo che avesse a che fare con James. S, in genere gli attori sono perseguitati dai fans, ma non  questo il caso. James  famoso, ma non al punto da diventare preda di mitomani".

"Il che vuol dire senza preamboli" proseguii sempre pi atterrita.

"Gi, vorrebbe dire che chiunque sia stato non era interessato a lui, ma a te".

"Oh, cazzo!" esclamai con la mano alla bocca, aperta in una O enorme.

Andrea tent di rassicurarmi, ma col cavolo che ci riusc. Il risultato
fu che dovetti prendere un valium. Anche non lo avessi voluto, me lo avrebbe fatto ingerire con la forza. Poi telefon a qualcuno, ma ero troppo assopita per capire chi fosse. Avevo tanto sonno che non riuscii pi a reggermi in piedi.

L'ultima cosa che vidi, fu Andrea prendermi tra le braccia e condurmi
in camera.

"Fa troppo schifo quella sala, Angie, ti metto a letto, anche se dovresti fare un bel bagno che..." le sue parole si persero nell'incoscienza e abbracciai Morfeo, che mi venne a trovare tutto felice.

6.

Mi svegliai con la testa che pesava come un macigno e un insopportabile ronzio alle orecchie. Tentai di alzarmi dal letto, ma poi caddi inerme sul cuscino. Nella stanza aleggiava profumo di lavanda, di pulito e profumato che mi rap, seppur per qualche millesimo di
secondo.

Mi alzai di scatto con la testa.

Indossavo solo mutande e canottiera.

M'imbarazzai talmente, che mi manc persino il respiro. Tutto quel che ricordavo era che Andrea mi aveva messo a letto, il resto era come la nebbia in val Padana. Fitta.
Ero ottenebrata. Rivolsi lo sguardo al
com e strabuzzai gli occhi dallo stupore.

In tutto il suo santo splendore, una statuina di Padre Pio si ergeva accanto alla mia sveglia.

Ero da Donna Maria. Sospirai, almeno Andrea non aveva avuto il
fastidio di dovermi svestire e lavare, come fossi una povera vecchia bisognosa di una badante.

Qualcuno buss alla porta. Dalla sveglia notai che era mattina.

"Avanti" dissi.

Donna Maria entr con un vassoio fumante tra le mani. La fissai stupita e mi accorsi di quanto la presenza di quella donnona tutto fare fosse la pi vicina a una madre per me. Oramai avevo bisogno dell'Arca di No, perch il diluvio si abbatt in camera.

"Tesoro".

Donna Maria si sedette accanto. Mi porse un fazzoletto. Mi soffiai il naso ripetutamente. Il silenzio mi rincuor, come la sua calda e confortante presenza. Non c'era bisogno di parole tra noi due, dieci
anni potevano bastare per potermi comprendere.

Era la migliore amica di mia madre e le voleva bene. Conosceva a fondo la situazione nella quale avevamo vissuto per anni dopo l'abbandono di mio padre. Per una donna timorata di Dio come lei, fu sconfortante. Donna Maria soffr moltissimo per noi, anche perch a
dieci anni fui costretta a maturare per mandare avanti la famiglia.
Eppure lei non s'intromise mai, anzi. Inviava periodicamente soldi per permetterci di arrivare alla fine del mese. Quando mia madre mor, si
prese carico dei funerali e volle a
tutti i costi portarmi con s.

Rifiutai.

"E se venisse mio padre?".

Continuavo a pormi quella domanda con insistenza. Temevo di andarmene dalla casa dove avevamo vissuto insieme, felici, proprio quando mio padre avrebbe deciso di ritornare con un gran sorriso e
mille scuse. Lo aspettavo al funerale di mia madre. Ero convinta l'amasse. Se l'amava sarebbe venuto a porgerle l'estremo saluto.

Ma non arriv.

Attesi altri cinque anni. Donna Maria si prese carico del mio
mantenimento ed educazione e mi trov un posto in un collegio di
suore, che lei conosceva bene e che sapeva potevano farmi crescere con sani principi morali e religiosi. Sugli ultimi, purtroppo, rimasi carente.

Ce l'avevo anche con Dio.

Primo, aveva permesso che mio padre se ne andasse. Secondo, aveva
permesso che mia madre morisse. Terzo, aveva permesso che rimanessi sola.

A vent'anni, per, Donna Maria fu molto persuasiva.

Potevo avere un lavoro.

E l'indipendenza.

A pensarci bene, se non fossi venuta a Milano, non avrei conosciuto
chi mi spezz il cuore. Dio, che vita! Pensare a James mi toglieva ogni forza. Lo amavo talmente che il solo pensiero di amarlo m'indeboliva fisicamente.

Ero un disastro.

Sospirai tra le lacrime.

"Ti ho preparato un bel caffelatte e qualche brioche,  una nuova
ricetta,
dicono sfiziosa, ma, chiss, ho pregato affinch venisse bene".

Era ovvio. Le sorrisi: "Saranno deliziose".

Ne presi una, aveva un profumino invitante, la sbocconcellai. Non avevo molta fame, ma per farla contenta avrei mangiato un bue. Infatti,
lei mi fiss per constatare che, s, la stavo mangiando e gustando e poi sorrise a sua volta. La pappagorgia traball di felicit. Mi prese una mano e aggiunse: "Ho letto quella rivista, Ges, Giuseppe e Maria" disse, facendosi la croce ripetutamente, in procinto di
scacciare il
diavolo. Ero convinta fosse per affetto che non avesse nominato James.

"Oh" sospirai avvilita, abbassando il capo "mi dispiace, non volevo recarti dolore. Non sapevo quanto fosse orribile il gossip fino a quando
non mi ci sono trovata in mezzo".

"Ma certo mia cara, non sono arrabbiata con te. Mi sono arrabbiata con la Anna, la mia parrucchiera. Le ho detto che don Francesco l'aspetta per la confessione. Si  presa cos tanta paura che ha deciso di
toglierle tutte e mettere solo Fiore Cristiano".

Donna Maria l'inquisitrice.

La immaginai armata di crocefisso, mentre faceva la reprimenda a chiunque avesse l'ardire di comprare una rivista simile, rifugio di tutti i peccatori del mondo. E il terrore nelle povere donne che, affrante per
l'ennesimo peccato compiuto, bruciavano la rivista e poi, con gli occhi bassi in segno di contrizione, entravano nel confessionale da don Francesco e l imploravano perdono.

Se non fossi stata cos triste, avrei riso sino alle lacrime. Anche se
sempre di lacrime alla fin fine si trattava.

"Nel mio quartiere non ne esiste pi nemmeno l'ombra, mia cara".

"Oh" l'unico suono che riuscii a emettere.

Sar stato anche un gesto normale, ma in quel momento era il pi bello che una persona potesse compiere. Cos, mi gettai tra le
sue
braccia. Fui ingoiata dal calore del suo corpo massiccio senza aria per respirare. Sarebbe andata bene come morte. Tra le braccia di chi mi voleva ancora bene.

"Sono deprimente, vero?" domandai a Donna Maria, riuscendo a sgusciarle dalle braccia.

Mi fiss a lungo e mi sembr di annegare nell'oblio dell'oscurit.

Poi neg. La crocchia di capelli, che teneva sempre raccolti perch esageratamente lunghi, ballonzol in su e in gi. Allarg il sorriso e rispose: "Mia cara, non sono mica nata ieri.

So bene che significa amare qualcuno, anche se  passato tanto tempo..." si ferm un attimo e sospir "ma non  la fine del mondo, noi donne siamo molto forti e tu lo sei pi di chiunque altra.

Tutto quello che hai sopportato da piccola non pu che averti segnata,
eppure permetti ancora al tuo cuore di aprirsi all'amore e all'amicizia.
Sei una dolce ragazza, ma soffrire fa parte della vita. Sono certa che prima o poi capirai che strada prendere per trovare te stessa. Rimango
del parere che quel ragazzo sia perfetto per te, solo non  il momento
giusto per stare con lui, non trovi?".

Le sue parole mi colsero di sorpresa.

Quel ragazzo era James, lo aveva sempre chiamato cos. Le piaceva moltissimo. James l'aveva conquistata da quando si era preso carico
della Madonna alias Biancaneve, che lei teneva in giardino. Aveva il dono di entrare nel cuore delle persone e rimanervi per sempre.

Sar stato anche piccolo di statura, ma il sentimento nei suoi confronti era cos forte che abbattere ci che aveva costruito nel mio cuore era come domandare a Davide di eliminare Golia senza la sua fionda.

"S, accetter tutto questo. Lo devo a me stessa".

Lei annu.

"Samantha  di l in soggiorno, sta... Come dite voi? Navigando in internet o qualcosa di simile. Ti senti di alzarti, vestirti e uscire un po'
con lei? Per il lavoro non ti preoccupare, Andrea ci ha informate. Sai bene che ho tanti amici, mia cara. Don Francesco ti trover qualcosa e io sono sempre qui. Se all'epoca avessi saputo che quell'editore si

sarebbe comportato cos,
nemmeno ti avrei mandata, mia cara. Se la
pover'anima di mio marito, che era suo compagno di scuola, sapesse, si vergognerebbe di lui" e termin con l'ennesimo segno della croce e un bacio al cielo verso don Germano, il defunto sposo, un omone grande e
grosso ma molto buono e caro.

Deglutii, accettando il suo aiuto, sperai che non mi facessero insegnare catechismo, non ero ferrata in quella materia. Ma non dovevo fare la preziosa, mentre le mie finanze erano ridotte all'osso, giusto?

Cambiandomi per trovai del denaro sul comodino. Mi voltai verso
Donna Maria e con tono accusatorio, le dissi: "No, ti prego, non servono questi".

Erano duecento euro.

Mi fiss senza capire.

"Ma che dici, tesoro? Li ho presi dal tuo conto, immaginavo ne avessi bisogno".

Spalancai la bocca, sorpresa. Negai, scuotendo talmente la testa che ci manc poco si staccasse dal collo.

"No, no, non ho proprio soldi nel mio conto,  in rosso da un po'".

Donna Maria mi guard come se fossi fuori di senno.

"Ti giuro, tesoro, che non sono stata io e sul tuo conto c' un bel po'
di denaro. Hai almeno trentamila euro".

Boccheggiai e mi strozzai con la saliva. Tossii. Donna Maria con la manona mi batt sulla schiena e ci manc poco mi facesse schizzare i polmoni fuori dal costato.

"Non posso
avere tutti quei soldi" proruppi in evidente stato di iperventilazione.

"Ma li hai, invece, come sarebbe a dire che non sono i tuoi risparmi, mia cara? Mi pareva avessi un buon lavoro".

Abbassai il capo imbarazzata. S, vero, ma a volte capitava che non
riuscissi a star dietro al tenore di vita di James e, per quanto lui non volesse che usassi i miei soldi, alla fine ero sempre in bolletta perch costava caro vivere in quel lussuoso appartamento. Quando lui cercava
di pagare tutto ci che era mio, le liti erano tanto furiose che alla fine
doveva capitolare di fronte alla mia testa dura.

"Non era abbastanza a quanto capisco, giusto tesoro?".

"S".

"James voleva aiutarti, ma tu hai sempre rifiutato".

"S".

"Ho sempre detto a James che volevi l'
indipendenza, il suo errore 
stato permettersi un posto del genere, senza pensare che non lo avresti mai voluto.

Era meglio se rimanevi in quell'altro appartamento da sola a questo punto, no?".

Mi feci piccola, piccola. Eccome se aveva ragione.

"S" dissi tutto d'un fiato.

"Ok, non importa, ora un po' di soldi li hai a quanto sembra.
Chiunque sia il tuo benefattore, non ti puoi rifiutare".

"No" urlai.

"Perch?" "Perch io lo so,  stato lui e non voglio pi avere nulla a
che fare con
lui".

"Per, se lui vuole ancora avere a che fare con te, non devi decidere tu, non ti sembra?".

"Chiamer subito Agata e le dir che...".

Donna Maria mi blocc la mano. La strinse cos forte, che si anchilos.

"Ascoltami, tesoro...".

Ma non volevo sentir ragioni e cos, districandomi dalla sua morsa
d'acciaio, presi il cellulare per chiamare Agata, col cuore che mi scoppiava nel petto, la gola inaridita e il cervello spappolato dal tracollo emotivo.

All'improvviso la porta della camera si spalanc, provocando un
turbine
di vento. Rimasi col cellulare in mano, per fortuna non avevo ancora digitato il numero. Samantha entr di corsa, come se avesse avuto i diavoli scacciati da donna Maria alle calcagna. Per di pi, non l'avevo mai vista vestita tutta di nero, sembrava una
prefica. Le
mancava il fazzoletto in testa e avrebbe completato il quadro.

"Cacchio, che c'?" domandai piuttosto preoccupata.

Non si cur di donna Maria, che gi conosceva i suoi molteplici momenti di crisi in cui la furia la faceva da padrona, e incominci a
urlarmi contro: "No, dico, ma ti rendi conto? Ti ha piantato in asso e tu

sei l che piangi per averlo lasciato? Ma che ti sei messa in testa, eh?  un cretino, ecco cosa".

Alzai la mano in segno di protesta, ma si avvicin con falcate nervose
e si piant davanti puntandomi il dito sul naso e inveendo: "Te l'avevo detto io che lo conosceva. Lo sapevo, lo sapevo".

"Calmati, tesoro, di che cosa stai parlando?" vaneggiava, come sempre e io l'assecondavo, come sempre.

"Su youtube l'ho visto, s, s" fece un sorriso di circostanza e
incominciai a temere per la sua sanit mentale.

"Spiegati".

"L'ho visto proprio adesso nel tuo computer. Ho visto il mio George intervistato da un giornalista insieme con il tuo James" ne fagocit il
nome come se volesse vomitarlo "insieme, erano insieme, ci credi? 
un video recente, forse un mese pi o meno e lui non ti ha mai detto nulla, vero? Un disgraziato, ecco cos'. Un racconta palle. Che ci voleva a inviarmi un autografo, o farsi una foto con lui per mandarla a me?".

Quando incominci a frignare, sbottai.

"Piantala con queste stronzate".

"Ovvio che a te non interessa, il tuo attore preferito lo conosci gi e piuttosto bene, direi!".

"Ma cazzo, Samantha, smettila di rincarare la dose, per piacere, abbi
piet" sbraitai, colta da un raptus di follia omicida.

Sam trattenne il seguito dello sproloquio, colpita dal mio sguardo minaccioso.

Mi conosceva abbastanza bene da temere rappresaglie su pi fronti.

Donna Maria gonfi l'enorme petto e s'intromise tra noi, ponendosi
davanti
me e fissando Sam con occhi glaciali.

Sam strabuzz lo sguardo perch sapeva che quella donna era capace di qualsiasi cosa.

Infatti era dotata di un arsenale di armi molto potenti: il crocifisso, l'acqua benedetta e la Bibbia.

"Senti un po', Samantha, non
vorrei essere scortese, ma quel George
Gordon non mi piace! Tuo marito deve avere tanta pazienza e, se fossi in lui, ti terrei d'occhio. Cos proprio non va, devi essergli fedele, mai

desiderare n la donna, n tantomeno l'uomo d'altri. E

George avr di certo qualcuno, quindi  peccato. Informer don
Francesco... La predica di domani sar incentrata proprio su questo. Ti invito a venire in Chiesa se vuoi fare ammenda".

La bocca di Sam rimase spalancata.

Boccheggi, incapace di aggiungere altro. Se non fossi stata cos triste, avrei riso fino alle lacrime. A ben pensarci, dato che di lacrime ne avevo versate a sufficienza, non ne avevo nemmeno per ridere.

Sam abbass lo sguardo con mestizia e si scus. Forse sentiva il
calore delle fornaci infernali aprirsi di fronte al suo agire sconsiderato.

Donna Maria doveva fare carriera politica.

Mentre abbracciavo la mia amica dal cuore afflitto, ritornai con la mente ai soldi del conto e la rabbia mi colse all'istante. Sam se ne
accorse e mi fiss accigliata.

"Sei ancora arrabbiata con me?".

"No".

"E?".

"E nulla".

"Allora sei incazzata".

"S".

"Ecco, lo sapevo".

"No, non con te".

"Se non con me, c' solo un'altra persona alla quale indirizzeresti il tuo astio".

"Uhm".

"Ok, non vuoi dirmelo".

"A momenti lo far, prima devo chiamare al cel..." fummo bloccate dallo squillo del campanello di casa.

Mi allarmai.

"Chi sar?" domandai, strattonandole la camicetta.

Sam, districandosi dalle mie unghie, sibil: "La cavalleria rust icana?
Non ho la sfera di cristallo, non me l'hai ancora comprata!".

Corsi ad aprire. Non sapevo cosa mi stesse succedendo, ma contrastanti sentimenti desideravano che al di l di quella maledetta

porta ci fosse James.

Sia per staccargli la testa a morsi,
sia per abbracciarlo e baciarlo fino
allo sfinimento. Ragion per cui, era meglio non ci fosse lui dietro quella porta. Mi preoccupavo per la sua incolumit.

Poteva uscirne a brandelli in fin dei conti.

Quando aprii, la sorpresa mi raggel.

Il cuore si frantum in mille cocci.

No. Non era lui. Sospirai.

"Agata" dissi, mettendomi sull'attenti.

Alta e longilinea, androgina e posata, Miss Rottenmeier entr con passo scattante.

Si blocc alla vista delle persone che rimasero a fissarla senza nemmeno fiatare.

Fu donna Maria la prima ad avvicinarsi cordialmente con un sorriso bonario e gentile, degno di una copertina di Fiore Cristiano.

"Ma buongiorno, mia cara Agata, come stai? Sempre in ottima forma, vedo".

Agata sembr sciogliere la schiena rigida, rilassandosi di fronte alle
premure di donna Maria. Altro che politico, doveva fare il Papa.

"Grazie, anche lei".

Rivolse uno sguardo inceneritore a Sam e sibil un ciao a denti stretti. La mia amica ebbe la decenza di abbassare lo sguardo. Un
campanello di allarme
risuon minaccioso, ed ebbi la conferma alle mie
paure, non appena notai Sam osservarsi con grande interesse le punte dei piedi.

Brutta disgraziata. E cos Agata era stata la prima a sorbirsi la reprimenda su quel dannato video di you tube.

Cos, presa dallo sconforto di avere come amica una mitomane, le
feci con la mano il gesto del taglio della gola. Sam arross e ritorn a osservarsi le tanto amate punte dei piedi.

Agata si volse verso di me. Sguardo piuttosto mesto e rattristato.

Sapeva gi tutto. Non ne volevo proprio sapere. Infatti non replicai
nulla.

Attesi. Sempre sull'attenti, ovviamente.

Si avvicin e bisbigli: "Devo parlarti. Da sola" scand bene.

Ero pronta.

Annuii e congedandomi dal papa e dalla delinquente, andai verso le camere.

Agata scart con un dribbling degno di Maradona e and decisa verso la camera di James.

Voleva farmela pagare.

Me lo meritavo.

La raggiunsi, con le gambe pesanti, il cuore greve e un macigno sul collo.

Quando Agata apr la porta, mi pietrificai.

Da quanto tempo non entravo l?

La stanza di James era decorata nei toni dell'azzurro. Lo stesso colore dei suoi occhi. Avevo voluto arredarla personalmente, lui mi aveva lasciato fare con la promessa di non farla dipingere di viola come
la mia. Un enorme letto trionfava al
centro. Era in tessuto indaco. Un
divano morbido in alcantara bluette e un armadio classico color panna riempivano il resto. Sopra il letto una gigantografia delle locandine dei suoi film.

Lottai a lungo e strenuamente per riuscire ad appenderla. Volevo
entrare nella stanza e vedere i suoi grandi occhi blu osservarmi. Quando si arrabbi, protestando che potevo benissimo appenderla nella mia, obiettai che sarebbe stato difficile addormentarmi con lui che mi fissava dall'alto.

Acconsent, non mi negava mai nulla, ogni capriccio veniva esaudito
all'istante.

Ma in quel momento, vederlo in tutto il suo splendore fu come una stilettata al cuore. Stavo male per davvero. Agata entr decisa e si ferm. Si sedette sul letto, profumato ancora della sua pelle.

Ogni cosa mi parlava di lui. Il pelouche che gli avevo regalato, un panda bianco e nero, la mia fotografia sul comodino.

Quella stanza era LUI.

Barcollando entrai. Agata mi fissava con occhi ridotti a fessure.

Secondo me era dotata di potenti raggi laser, che penetravano nel
cervello ed esaminavano la corteccia cerebrale.

Aveva gi intuito il mio stato d'animo, anche se cercavo in tutti modi di non palesarlo. In teoria. In pratica era tutto un altro discorso. Il labbro superiore tremava, le mani erano sudate e l'ansia mi attanagliava
il respiro. Mi conosceva bene, quindi tentare di nascondermi non serviva a nulla.

Mi sedetti sul letto accanto a lei e sospirai, abbassando il capo.

"Che devi dirmi?" sussurrai.

"Ho denunciato il giornalista per violazione della privacy e tutto il resto, per calunnia etc etc.".

"Bene".

Silenzio.

"Non avrei mai pensato si arrivasse a questo, non credevo che James facesse quella sparata su di te la notte degli Oscar, chiss che gli
era
preso".

"Provocazione, bella e buona" fu in quel momento che capii cosa intendesse dirmi, abbracciando la stronzetta di Anne. Ma perch gli uomini sono cos imbecilli? Se voleva dirmi che mi amava, poteva
evitare di fare Romeo con la Giulietta sbagliata!

"Gi, quella sera gli telefonai dicendogli che era stato uno stupido".

Mi girai verso di lei e replicai con un
ohhh. Agata mi guard dritto
negli occhi, con seriet.

"Gli hai reso la pariglia, a quanto pare".

"Non sarei in grado di gestire una situazione del genere.  un attore
famoso, abituato al lusso, alle interviste, ai paparazzi, al jetset, alle telecamere.

Sa come muoversi, viaggia quasi tutto l'anno,  conteso da tutti e da tutte, insomma, che ci sto a fare con uno cos?".

"Ma lo ami?".

Sapevo sarebbe andata al sodo.

"Che significa?".

"Una semplice domanda, Angie, lo ami davvero?".

Che dirle?

"Secondo te?".

"Non rispondermi con una domanda, Angie, sai che odio quando fai

cos".

"S, s, ok. Va bene. Lo amo, come mai nessun altro nella mia vita. Ti basta?".

"No".

Ripetei il mio ohhh, spalancando la bocca.

"Amare non vuol dire fuggire, tesoro.

Tu lo hai fatto. Distruggendolo. Non voleva che te lo dicessi, questa  una mia confidenza. Mi ha chiamato a notte fonda, urlando al telefono.
Non l'ho mai sentito cos disperato. Voleva che venissi da te e che ti mettessi su un aereo per Malta".

"Che cosa?".

Agata annu. James era pazzo. Non poteva controllare e avere chiunque con uno schioccar di dita. I miei problemi erano molto pi
profondi di quel che immaginava. Santo cielo, che orribile casino.

"Per fortuna sei una persona equilibrata, Agata, ti ringrazio".

Assent di nuovo.

"Sapevo che nemmeno con la forza saresti salita su un aereo. Per un certo verso ti capivo".

Oh, Miss Rottenmeier con un cuore, chi l'avrebbe mai detto?

"Non avremmo risolto nulla e sinceramente non volevo trovarmi a tu per tu con Anne!".

Agata trasal, ma non aggiunse altro.

Restare con un rebus del genere, e che
rebus,
mi sconvolse. Ero
convinta che Agata sapesse, ma che non volesse informarmi. Che rischiasse il lavoro per una soffiata su Anne? S, era tipico di James.
Sospirai. Non mi rimaneva altro da fare. Cambiai discorso.

"Bene, Agata, dato che non caviamo un ragno dal buco, perch so che James ti sta col fiato sul collo, vorrei che non gli parlassi di me. Te ne prego. Non pu pretendere che viva una situazione del genere.
L'amore non risolve tutto. Lo amo, ma stare con
lui per ora 
impossibile".

"Eppure, pensavo lo conoscessi abbastanza per... Niente, niente...
Per ora?" Ma che intendeva dirmi? Non capivo.

"Sarebbe stupido se mi aspettasse.

Per lo amer sempre".

"Un'informazione di vitale importanza. Pur di sapere mi sottoporr
alla tortura".

Sorrisi.

"Agata, sei un generale, non ce la far".

Spieg le labbra in un dolce sorriso anche lei e rispose: "Ok".

"Un'altra cosa" aggiunsi.

Mi fiss perplessa.

"Che succede?" "Ho trentamila euro sul mio conto, ti prego di
ridarglieli, non voglio nessuna carit".

Spalanc la bocca stupita, e mi fiss come se le avessi detto che avevo vinto al superenalotto.

"Non so nulla di questo denaro, puoi credermi.

James non mi aveva avvertito".

Ero sgomenta. In genere, solo Agata si occupava delle sue finanze
tramite un commercialista, un esercito di legali e notai di cui nemmeno conoscevo l'esistenza. Perci, sapere che non fosse stato James, mi preoccup moltissimo.

Avevo un mecenate, un benefattore e non ero a conoscenza di chi
fosse. Come Candy con lo zio William. Forse pure io avevo uno zio
William che mi voleva bene a tal punto da mettere dei soldi suoi sul mio conto in rosso.

Impossibile.

Uno: non ero Candy.

Due: questa era la mia fottutissima e incasinatissima vita reale.

Tre: probabile che
James, per evitare che Agata lo scoprisse, avesse
fatto tutto di nascosto.

Quattro: c'era un solo modo per venirne a capo.

Senza indugi domandai a bruciapelo: "Mi fai vedere l'estratto conto di James, per favore? Lo so,  stupido, ma di lui non mi fido".

Ridivent in un battibaleno la signorina Rottenmier. Mi squadr come se le avessi appena detto di aver rubato dei soldi.

"No, assolutamente no".

"Ma..." cercai di persuaderla, ma fu irremovibile. Abbassai il capo

vinta.

"Lo so, scusami.

Sono stata invadente".

"Ti comprendo, ma senti, se fosse stato lui, io li accetterei".

"Ah ah" dissi, colta con le mani
nella marmellata.

"Sto supponendo, Angie, non dico che sia la verit".

"Oh" cazzo. Che vita!

Mi alzai dal letto e guardai in su.

Dovevo
assolutamente rimuovere dal muro quella locandina. Era deleteria per la mia sanit mentale.

"Non ho mai visto occhi cos belli.

Quando ti fissa ci si scioglie senza nemmeno accorgersene" aggiunse Agata, sospirando.

Anche lei stregata? La fissai stupita.

Sorpresa dal mio esame, arross.

"Agata, pure tu!".

Aveva il volto in fiamme. Poveri noi.

"Oh, scusami, no per carit, per me  caro come un fratello".

S, e avevo scritto Jocondor in fronte.

Le diedi un colpetto sulla mano e aggiunsi senza replicare: "Ma
certo".

Ci congedammo, ritornando in salotto in silenzio, ognuna persa nei propri pensieri sugli occhi di James. Donna Maria si avvicin ad Agata e le domand: "Vuoi stare con noi per pranzo, mia cara?".

Lei rifiut, trovando la scusa di un'importante telefonata agli
avvocati di James. S, certo. La gelosia mi pungol e desiderai strapparle i capelli dalla rabbia. Forse, anche io ero una mitomane come Sam.

Agata si avvi mesta verso l'uscita.

Mi salut con una stretta di mano, ma non aggiunse altro.
L'argomento James era esaurito.

Esausta mi sdraiai sul divano, mentre donna Maria and in cucina a preparare qualcosa da mangiare.

Sam, invece, mi fiss a lungo. Era assolutamente snervante. Continu a farlo, senza fiatare.

Invece, rimasi in silenzio.

Accese la tiv e si sintonizz sui canali americani.

Chiusi gli occhi. Alz il volume. Mi tappai le orecchie. Lo schermo era cos grande che mi sembrava di riuscire a vederlo lo stesso.

A un certo punto, dato che tenere le orecchie tappate mi dava fastidio,
tolsi le mani e rimasi impietrita ad ascoltare.

La voce.

La sua voce.

La voce di James.

Sembrava che esistesse solo lui, possibile che ci fosse su ogni canale di quella maledetta televisione satellitare?

Samantha, brutta delinquente.

Incominciai a tremare di rabbia.

Avrei voluto staccarle il collo, se lo meritava. Cos, aprii gli occhi e non fiatai, ma fissai la tiv, ipnotizzata, lo sguardo inchiodato.

Era un'intervista recente. Parlava delle riprese del suo ultimo film.
James aveva un'aria piuttosto seria. La barba incolta, la solita felpa nera e i jeans neri. Lo sguardo spento. Stanco? Le occhiaie evidenziate dal poco trucco. Le domande erano neutre, solo riguardo al film, per fortuna.

A un certo punto la delinquente gir canale. Urlai e mi avventai su di
lei strappandole il telecomando. Erano trascorsi s e no cinque o sei secondi.

Ritornai sull'intervista e sospirai.

James era ancora l.

Sam allora ritorn al suo sport preferito. Osservarmi a lungo. Tanto a
lungo che mi sentii perforare la tempia.

Non avevo voglia di parlarle, n di litigare, cos rimasi assorta ad ascoltare la bellissima voce di James e le sue risposte laconiche. Ero cos abituata al suo Italiano inglesizzato, che la scioltezza nella parlata
natia mi fece quasi svenire. Era sensuale anche parlando del film.

Santo cielo, ci voleva un analista. Al pi presto.

All'improvviso, il tono dell'intervista mut. James si trov messo alle strette. Il giornalista annus la preda e spar con un sorrisino di
circostanza, le ultime
cartucce: "What about your girlfriend?".

Il volto di James sbianc. Fu in quell'assurdo momento che si gir verso la telecamera e fiss lo schermo.

Come poteva sapere che lo stavo guardando?

Eravamo in contatto telepatico e ne ero all'oscuro? Sam gli aveva
inviato un sms per dirglielo?

Rest serio e replic: "No comment".

Era indirizzato a me. Lo sguardo e tutto il resto. Voleva farmi sapere che stava soffrendo. Sam, che in tutto quel tempo aveva continuato a
fissarmi, mi apostrof: "Come puoi constatare,
hai fatto la pi grande
stronzata della tua vita, mia cara".

Terzo.

1. Ero nervosa.

Stavo di fronte a quel portone con un mazzo di rose bianche in mano, costosissime, ma chic, le mani sudate e poca voglia di entrare. Alzando
lo sguardo notai un battente a forma di testa di leone. Osservai in giro
per vedere se ci fosse un campanello, ma niente.

Imbarazzante. Ma chic. Non avrei mai osato arrivare a tanto. Presi il battente e con forza lo sbattei sul grande portone verde. Imbarazzante anche quello. Chic.

Troppo ostentato. Da Amonda non mi sarei potuta immaginare nulla di diverso.

Erano trascorsi tre mesi. Tre lunghi, estenuanti, faticosi mesi. Pieni di cambiamenti, tutti orientati verso una lenta e graduale guarigione da
una malattia di nome James. Nessuno ci
credeva, tanto meno io, ma era
il caso di provare. Ero talmente deprimente che pure lo specchio me lo diceva!

Agata mi chiamava ogni tanto per sapere come stessi.

Di James ero informata tramite la tiv, i video di you tube, le sue
fans, che avevano anche
aperto una pagina fantasmagorica su facebook
(e per le quali continuavo a essere presidente onorario del sottofanclub), i giornali di gossip, il mondo intero.

Tutti fuorch lui. James si era dileguato. Dissolto. Svanito. Il mio amore con lui.

Sam, Donna Maria e anche Andrea tentavano in tutti i modi di
distrarmi dalla deprimente me stessa e m'invitavano ovunque.

Non avevo ancora lasciato l'appartamento di lusso, Agata mi disse che non era in vendita, per espresso ordine del suo proprietario.

Mi dispiaceva andarmene, cos feci buon viso a cattivo gioco e vi
rimasi, a patto che fosse James ad accollarsi le spese pi onerose. Non avevo intenzione di spendere soldi di cui ignoravo la provenienza e avevo sguinzagliato Andrea per saperne di pi sui trentamila euro
del
mio conto.

La verit era che non volevo spezzare il cordone ombelicale, quel

tenue filo di speranza che mi legava a James, a qualcosa di suo, di nostro.

Ero una stupida romantica.

Per quel che ne sapevo, mi aveva gi dimenticata. Ne ebbi la conferma dalle parole di Agata.

Il suo ultimo film sarebbe uscito nelle sale a breve. Agata un giorno telefon dicendomi entusiasta che era bellissimo, anche se drammatico.
Poi, balbettando, aggiunse che la storia d'amore era molto 'esplicita',
con scene piccanti. Un ammonimento nel caso in cui, guardando il film, fossi svenuta o mi fossero venute le convulsioni dal dispiacere. Il suo imbarazzo era palese. Annuii. Certo, era con Anne che faceva certe
cose, non avr avuto molti problemi.

Il mio livello di depressione scese di nuovo al minimo. Senza esternare alcunch, le risposi che non vedevo l'ora di assistere alla proiezione.

Rischiai di soffocarmi dalle bugie.

Eppure quella era la realt. Farmene una ragione era essenziale per
poter ricucire il cuore dalle profonde e sanguinanti ferite. Dopo tre mesi gi mi sentivo meglio, ed era giunto il momento di accettare l'invito di Andrea, che avevo sempre rifiutato.

"Vedrai, sar magnifico" mi aveva detto.

Oh, certo, meraviglioso. Incontrare Amonda non era tra le mie aspirazioni maggiori.

Cos, di fronte alla loro villa, manc poco che svenissi.

Abitavano in una lussuosa dimora alle porte di Milano. Non troppo in campagna, n esclusivamente in citt.

Una
via di mezzo.

Osservai il bouquet di rose bianche e lilla che tenevo tra le mani e sospirai.

Almeno non avrei fatto brutta figura.

Indossavo un abito lungo che James mi aveva regalato, sperando che un giorno lo accompagnassi sul red carpet.

Era composto da un top nero attillato, un giubbino nero sfiancato in raso di seta e una gonna ampia in pizzo nero con alcuni strass luccicanti. L'effetto era sgargiante, ma raffinato. Andrea l'aveva

definita una serata elegante, cos ne avevo approfittato per indossare qualcosa che forse non avrei mai pi messo. Anche perch costava parecchio ed era firmato Armani.

Una concessione che avevo fatto a un James impazzito. All'epoca aveva ricevuto la nomination ai Golden Globe e per festeggiare mi
port a comprare qualcosa di
crazy, come lo defin lui. Mi ero rifiutata
in tutti i modi, ma come al solito fu impossibile dirgli di no.

Perlomeno quella sera mi sarei sentita a mio agio con l'aristocratica, stronza, Amonda.

Non avevo ancora cambiato idea su di lei. Avevo delle riserve e
alcune di queste macinavano ancora nella mia mente, pronte a trovare una risposta.

Non ero un tipo che mollava la preda.

Quando la porta si apr, mi trovai a tu per tu con Ambrogio il maggiordomo.

Non si chiamavano tutti cos?

Capelli candidi, frac,
camicia bianca e immacolata, portamento
austero. Mi fiss con una punta di snobismo nascosto sotto i baffetti e s'inchin, senza attendere che mi presentassi: "Buona sera, signorina, i signori la stanno attendendo nel salone. Vuole porgermi gentilmente il suo cappotto, grazie. Anche i fiori".

"Oh, no, la prego, questi vorrei darli di persona".

Ambrogio mi fiss come se gli avessi detto di averli tagliati con le mie mani.

Un colpetto di tosse mi rimise al mio posto: "Non sta bene che li
porti lei, signorina, lasci che mi prenda carico del suo... Fardello".

Annuii, sentendomi ridicola. Gli affidai il mazzo.

"Saranno di sicuro gradite" aggiunse, cercando di non farsi pungere dalle spine.

Non mi sentivo a mio agio nel lusso, ma avevo un pizzico di
esperienza per
non sfigurare. Almeno cos credevo.

Ambrogio, con il mio cappotto in una mano e il bouquet nell'altra, mi accompagn, precedendomi nel salone.

Speravo si trovasse a pochi passi, invece, mi sciroppai l'intero giro panoramico della villa, forse del cinquecento o seicento, che si rivel

una reggia. La mia bocca aperta per la sorpresa lo conferm a un
Ambrogio spocchioso, che mi fissava come fossi una piccola,
insignificante, scialba, ragazza di provincia.

Avrei voluto fargli mangiare la polvere e spiattellare la mia grande amicizia con un attore famoso, ma forse ad Ambrogio sarebbe interessato di pi sapere che ero pappa e ciccia con casa Savoia.

La serata si preannunciava un disastro.

Annusai profumo di guai lontano un miglio. Non ero ancora a destinazione e gi sbadigliavo di stanchezza. La mia inesauribile ricerca di un lavoro si stava prospettando una disfatta.

Tutti leggevano Gossip News, a quanto pareva. Ovunque mi
presentassi, dopo due minuti di colloquio e un'attenta occhiata, mi additavano come la ex ragazza dell'attore celebre. Le disgrazie non venivano mai sole. Insegnare catechismo nella parrocchia di Don
Francesco non era tra le mie massime aspirazioni.

Avevo gentilmente declinato, e donna Maria pur restando con il broncio non aveva proferito parola a riguardo.

Dopo aver compiuto pi o meno un chilometro dall'ingresso, finalmente un sommesso brusio m'introdusse all'interno di un salone
enorme e molto simile a quello degli specchi della reggia di Versailles.
Intimorita da tanta magnificenza, entrai quasi in punta di piedi.

Era il paese delle meraviglie? Girai su me stessa col naso puntato all'ins, notando con incredulit ogni cosa nei dettagli. La bocca rimase
aperta in una
ohhh di stupore reverenziale.

Qualcuno mi tocc la spalla e reagii sobbalzando. Sentii la morsa delle sue dita. Mi voltai.

Andrea: alto, bello, elegante, capelli neri impomatati, pettinati
all'indietro e un tight di perfetta fattura, che gli stava divinamente.

Mi sorrise.

"Sei stupenda, Angie".

Balbettai frasi incomprensibili, imbarazzata oltre ogni dire. Il suo sguardo mi percorse dalla testa ai piedi, facendosi quasi di fuoco. Lo
rimbeccai con una risatina nervosa: "Piantala, Andrea, non sei molto
convincente".

"Ma  la pura verit".

Deglutii.

Mi fece un effetto strano, forse perch era da tempo che nessuno mi guardava a quel modo?

Abbassai la testa, le guance in fiamme. In quel momento si rilass e rise con gioia.

"Ah, bene, allora non sei affatto insensibile ai complimenti.

Stai guarendo".

Colta alla sprovvista dalla sua insinuazione, mi adirai.

"Brutto disgraziato, smettila di prendermi in giro" sorrisi confortata.

Era un vero amico e gli volevo bene.

Mi prese per mano
e mi condusse verso il centro del salone, dove un
lungo tavolo da pranzo gi preparato per la cena faceva bella mostra di s.

Nell'angolo, alcune persone mormoravano sommessamente. Erano quasi tutti uomini.

Mi rabbuiai.

Un appuntamento al buio? Erano tutti
qui per me? Il solo pensiero mi
fece arrossire. Quando lo feci notare e Andrea scoppi a ridere, tutti si voltarono alzando le sopracciglia con curiosit.

Mi tappai la bocca, fissandomi le scarpe.

"Sono alcune persone di nostra conoscenza, quasi tutte accoppiate".

"Oh" sospirai di sollievo.

S, ma le fidanzate dove stavano? Ero convinta che Amonda volesse fare un ingresso a effetto, stile Via col Vento.

"Quasi?" "S, a parte un mio amico, un investigatore privato. Lui  single".

"Ah".

Andrea alz una mano per discolparsi.

"Non  premeditato, se  questo che intendi. E lo conosco molto bene. Quindi non hai nulla di cui preoccuparti".

"Figurarsi".

" mio cognato. Il fratello di Amanda".

"Ohh" l'unico single sfigato era proprio la persona
che mai avrei
voluto conoscere, il fratello della stronzettina, che sarebbe stato di certo

come lei.

La serata si prospettava magnifica. E magari aveva anche gli stessi occhi azzurri della sorella? Oddio.

S, scappare, dovevo tentare la fuga.

Fuggire da quella prigione, sgattaiolare da quella cazzo di reggia.
Sbuffai, sull'orlo di una crisi isterica.

"Che c'?" domand Andrea.

"Voglio andarmene, portami via".

Andrea si ferm di colpo e rischi di farmi capitombolare con il naso
per terra perch, in quel mentre, scivolai con il solito tacco traditore. Mi
sostenne per miracolo.

"Basta, Angie, sei ridicola".

"Se avessi saputo che il vostro piano era quello di farmi accoppiare con qualcuno, figurati se sarei venuta" sibilai a denti stretti.

"Non  quello che pensi, An...".

"Avete programmato ogni cosa con questo presunto fratello di tua moglie.

Non ne voglio affatto sapere" continuai la mia arringa interrompendolo e pestando i piedi come una bambina di fronte a tutti, senza nemmeno accorgermene.

"Sono perfettamente
d'accordo con te, pensano che noi poveri single
dal cuore spezzato, dovremmo per forza accoppiarci per stare meglio.
Brutti bastardi".

M'irrigidii, senza trovare il coraggio di girarmi. Rimasi impalata a
fissare Andrea, le mani strette a pugno. Non avevo
la bench minima
voglia di conoscere il fratello della stronzetta di Amonda. Ma Andrea gioc d'anticipo.

Allarg il sorriso facendo brillare i denti candidi, che avrei voluto rompere a cazzotti, mi prese per le spalle e con forza mi volt come
fossi un pupazzo nelle sue mani. La collera raggiunse i livelli massimi consentiti. Mi trovai a tu per tu con... Lui.

Alzai la testa.

Per prima cosa notai un sorriso affabile.

Sguardo penetrante e portamento elegante da gentiluomo.

Capelli rosso acceso. Occhi cos azzurri, che parevano trasparenti.

Intensi, ma intelligenti.

"Damiano, ti presento, finalmente, Angie".

La mano di Damiano scatt e strinse la mia con decisa gentilezza.
Nel frattempo, mi scrutava con molta attenzione.

Abbassai gli occhi, visibilmente a disagio, arrossendo come una bambina.

La maledizione degli uomini dagli occhi azzurri stava per fare effetto di nuovo.

Cavoli. Balbettai un Ciao,
riprendendo possesso della mano. Le
budella si contorsero, lottando tra loro. Forse avevo i crampi per la
fame. I presenti mi fissarono divertiti.

"Scusate, oggi non ho mangiato".

"Sei dimagrita molto, Angie, lo sai?" rimbecc Andrea la chioccia.

"Ma sta benissimo" concluse Damiano, lanciandomi un'occhiata
folgorante. Lo ignorai. L'unico modo per evitare grattacapi.

Il fratello di quell'arpia per me era out. Le ceneri del mio amore per James erano ancora fumanti, non potevo permettermi di pensare a un uomo che, per giunta, era imparentato con la strega cattiva.

Giammai. Mi avrebbero dovuto bollire nel calderone, prima.

Andrea mi soppes con sguardo arcigno, intuendo i miei pensieri.

Sorridendo e facendo una battuta stupida con Damiano, mi abbracci stritolandomi una spalla, in segno di ammonimento. Lo odiai all'istante.

Facendo finta di nulla, tentai di districarmi da quella presa d'acciaio e gli indirizzai un'occhiata del tipo 'non rompermi le palle Andrea'.

Lui sollev lo sguardo al cielo, in segno di resa.

All'improvviso, un coro di risate mi ridest dai miei lugubri pensieri.
Con enorme sorpresa uno sciame di donne, vestite con abiti sfarzosi e bellissimi, entrarono chiocciando come tante galline. Si bloccarono tutte insieme alla mia vista e risero come oche giulive, facendomi imbestialire. Aprirono un varco, come se si dividessero
le acque del
Mar Rosso, e Amonda ne usc in tutta la sua regale e stronza avvenenza.

Indossava un vestito in raso di seta color panna, lungo fino ai piedi.

Semplice, ma molto seducente. Una profonda scollatura sulla schiena
nuda esaltava la pelle abbronzata e liscia. I capelli biondi erano sciolti
sulle spalle in tante onde voluminose. Poco trucco, l'essenziale. Era gi bella di suo.

Maledettamente bellissima.

Aveva fatto in modo di essere la pi bella e di ottenere l'attenzione di tutti gli invitati.

Dopo aver notato lo sguardo di stupore dei presenti si avvicin, senza per altro degnarmi di un'occhiata, ad Andrea. Lo baci con passione sulla bocca, non lasciando nemmeno una traccia di rossetto sulle labbra di lui.

Poi abbracci il fratello e, infine, si
degn di fissarmi dall'alto della
sua statura, per constatare che: primo, non sfiguravo tra i presenti e secondo, anche avessi avuto un vestito d'oro, per lei ero sempre una nullit.

"Ciao, cara, sono contenta che tu sia venuta. Sar una serata
bellissima
e indimenticabile, vedrai".

Alla parola indimenticabile,
il coro delle oche che stavano al suo
seguito, rise di soppiatto.

La cosa non mi piaceva. Per niente.

Annusai ancor pi puzza di guai. Le lanciai un'occhiata di
circostanza e un sorrisetto delle grandi occasioni, era tutto quello che
riuscivo a fare, oltre che a ringraziarla per avermi invitato. Nel frattempo mi domandavo come avesse fatto Andrea a farsi incantare da quella megera e come mai avesse un fratello cos diverso da lei. Beh,
non tutte le ciambelle escono con il buco.

Una serata davvero entusiasmante.

S, certo, come no.

Amonda e Andrea erano eccellenti padroni di casa. La tavola apparecchiata con eleganza e sontuosit, l'esercito di camerieri molto
solerti, i commensali piuttosto simpatici, anche se superficiali.

Damiano era una compagnia molto piacevole.

Dannatamente sfacciato, ma divertente.

Avevo notato due posti liberi durante la cena, ma pensai che forse, all'ultimo momento, gli invitati avessero dato forfait. Andrea era

all'oscuro.

Strano, pensai. Molto strano.

La mosca incominci a ronzare attorno al naso, la pulce a prudermi nell'orecchio.

"Oh s, mia sorella ha invitato una vecchia amica del College di Londra, che a quanto pare  diventata una persona famosa. L'ha fatto
all'ultimo
momento, perch si trova in Italia per lavoro, per
pubblicizzare qualcosa. Ma non mi ha detto di pi. So che dovrebbe venire con il fidanzato" aggiunse Damiano zelante.

"Davvero?".

Lui annu. Osservai l'ora. Le nove e mezza. Beh, di qualsiasi persona
si fosse trattato, le piaceva farsi desiderare.

Quindi era degna amica di Amonda.

Sogghignai al pensiero di conoscere un'altra ragazza petulante, come quelle che affollavano la sala.

Dio mio, avevo voglia di vedere Samantha, la mia amica disgraziata e
delinquente, ma vera e non artefatta.

Chissenefregava della ricchezza. Alla fine era solo effimera, al di sotto di quella facciata non c'era nulla. La sostanza mancava proprio. A parte Andrea e Damiano, il resto delle persone che occupavano la
tavola non mi diceva nulla. Le trovavo vuote, come la testa di Amonda.

Amonda si alz. Sorrise a tutti i presenti.

"Scusatemi,  arrivata l'invitata pi importante".

Il coro delle oche inton un Evviva, ci manc poco che facessero
anche la ola dalla contentezza. Per quanto insulso, mi unii al coro. La
strega degn la sottoscritta di un sorriso sprezzante.

Che stronza.

Quando usc, il coro si mise a confabulare sottovoce. Avevo sempre odiato le pettegole, mi si risvegli l'istinto omicida che ogni tanto
provavo con Sam. Un omicidio di massa. Lo pregustai,
immedesimandomi in Lara Croft, agile e svelta con le armi, pronta alla carneficina e a menare fendenti di kung fu.

Una risata interruppe i miei pensieri.

Era sonora, squillante, seguita da una pi bassa e maschile che

risvegli in me vecchi ricordi. Deglutii.

"Eccoliiii" url il coro e poi inton "benvenutiiii".

Tutti si alzarono. Andrea e Damiano fecero muro dinanzi a me, parandosi davanti come guardie del corpo. Udivo solo gli squittii del
coro, la risata da gallina di Amonda e quella limpida e argentina
dell'amica. Un varco si apr, Damiano si fece da parte e si mise alla mia destra, tenendomi per un braccio.

Andrea, invece, rigido come una statua e livido in volto, mi fiss con occhi quasi imploranti.

"Che c'?" sussurrai.

Quella risata mi blocc. Damiano intensific la stretta. Sarei svenuta dall'orrore se non avesse avuto la decenza di sostenermi.

Scorsi Amonda con a fianco una ragazza bionda. Mi sembrava di averla gi vista, ma in quel momento non riuscii a ricordare. Poi,
allargai gli occhi, sorpresa.

James.

James accanto alla bionda.

James accanto ad Anne.

Il suo sorriso si spense come la fiammella di una candela nel momento in cui rivolse, per caso, lo sguardo su di me. Impallid
talmente che pensai stesse per
svenire. Gli occhi si oscurarono, come un
drogato nel pieno della crisi da astinenza.

Immobile. Rigida. Il mondo si ferm.

Non fu difficile fare due pi due; l'amica famosa di Amonda era Anne?

Qualcuno dall'alto dei cieli si stava divertendo un mondo con la sottoscritta.

Come potevo sapere che James era in Italia in questi giorni? Agata non mi aveva avvisata che avrebbe dovuto pubblicizzare l'ultimo film, proprio qui, a Milano.

Guardai Amonda
e il suo sorriso di sfida. Avevo ragione. Era una
megera.

L'odio s'intensific e mi fece avvampare, sbuffando come un toro nell'arena. Me l'avrebbe pagata cara.

L'ira irruppe. Se avessi avuto una pistola ci sarebbe stato uno

spargimento di sangue, come nel
padrino parte prima, seconda e terza.

Spostai lo sguardo su James.

Sospirai, la collera sboll e il cuore incominci a pompare pi sangue del normale e a martellare cos furiosamente da sentirmelo battere nelle orecchie.

Maledetti sentimenti, non potevo diventare la donna d'acciaio, la
regina d'inverno, glaciale e senza cuore?

James abbass lo sguardo.

Poi lo rialz e mi fiss con intensit, mentre il blu dei suoi occhi mi riemp di desiderio, di pena, di sofferenza, dell'amore profondo che
ancora provavo
e che non si era dissolto come credevo. No, era pi forte che mai.

"O mioddiooooo, James Mckinneyyy" uggiol il coro.

Amonda fece le presentazioni. Anne, piuttosto stranita e imbarazzata, si ritrov all'interno di un vortice di oche starnazzanti,
tutte felici di conoscere un'attrice famosa.

James, che ancora mi fissava come se in quella maledetta sala ci fossi stata solo io, a un tratto scart le oche, dribblandole con estrema scioltezza, dovuta ad anni e anni di esercizio, e fece un passo nella mia
direzione. Mise in moto l'elastico dell'attrazione tra di noi.

Io mi allontanavo, lui si avvicinava.

Non si cur dei presenti. Nemmeno di Anne, che gli restitu un'occhiata sofferta e imbarazzata, pi una al vetriolo alla sottoscritta,
per poi lasciarsi ingoiare
dal coro delle oche.

Amonda, invece, fu strattonata per una manica dal marito e scomparve senza lasciare traccia del suo profumo Coco Chanel.

Sperai che Andrea le desse un gancio da parte mia.

Andrea era una persona molto buona e affabile, ma se ci si prendeva
gioco della sua lealt e dei suoi sentimenti, diventava peggio di Hulk.
Dopotutto c'ero passata anche io, no? Povero Andrea! Non lo biasimavo, anzi lo appoggiavo al cento per cento, soprattutto questa volta.

Ritornai a James. Rivederlo dopo tre mesi mi provoc uno spasmo al
cuore, come se qualcuno lo avesse strizzato come un limone. Ero stregata.

Indossava abiti casual.

Jeans, camicia blu e giacca blu. La barba era incolta, i capelli pi lunghi scendevano ribelli sulla fronte, come piacevano a me.

La mano di Damiano mi riport alla realt, mi voltai facendogli un sorriso di gratitudine.

"Tutto a posto?" domand, scrutando a lungo James. Mi conferm che sapeva di noi due. Andrea, chi altri?

Annuii, mentre James si bloccava proprio di fronte a noi. Alz gli
occhi e li punt su Damiano, poi li riabbass e not la sua mano nella mia, dopodich strabuzzandoli li rivolse a me con un'interrogativa alzata di sopracciglio.

"Lui  Damiano, fratello di Amanda e amico di Andrea, che gi
conosci" sottolineai l'enfasi su Damiano e amico, quasi strozzandomi
dalla collera.

La mano di Damiano spunt con disinvoltura per stringere quella di James. Un bel sorriso amichevole e piacevole a confermare che era un vero gentiluomo.

James ricambi con cortesia.

"Piacere. E tu invece come stai?" sussurr d'un fiato rivolto a me.

Era inequivocabile la sofferenza del suo sguardo, s'intuiva a distanza.

Dopotutto ero stata io a lasciarlo, non lui, perci avrebbe dovuto essere incazzato nero con me, invece non sembrava.

"Bene" risposi.

James guard Damiano, che sembrava avere messo radici accanto a me. Damiano si scosse, mettendosi sull'attenti.

"Penso che Andrea abbia bisogno di una mano. Devi scusare mia sorella, James, non so che le sia venuto in mente ma, qualsiasi cosa
fosse, non avercela con lei" un'arringa degna di un fratello, ma l'avrei fatta tacere per sempre quell'arpia.

In quel momento il sorriso di James si allarg in uno di gioia estatica.

"Affatto, le sono debitore. Ho imparato a non aspettarmi mai nulla
dalla vita, ma a volte la fortuna ti bacia all'improvviso".

Damiano annu pensieroso.

Si conged dandomi, per, un bacio molto casto su una guancia. Fu piuttosto piacevole.

James spalanc gli occhi. Aveva la facolt di sembrare il pi dolce
del mondo e un secondo dopo diventare minaccioso con un'unica e
inimitabile alzata dell'amato sopracciglio.

Incredibile. Era geloso!

Damiano, accortosi dell'imbarazzante momento, rimarc con un occhiolino verso di lui.

Era terribile. E incredibilmente affascinante. Gi, non era James per.

Sospirai. Mi sfior la mano. Scoccarono scintille, le scorsi davanti ai miei occhi pensando fossero reali.

"Devo parlarti. Da solo. Prima di sfidare a sciabolate quel damerino dai capelli rossi!".

Tremai. Ah, dannato scozzese focoso!

Negai
con insistenza con la testa, provocandomi il torcicollo.

"No, non ce la farei. Anne  qui, che penserebbe se ci vedesse appartarci in privato? Dio, che situazione" non mi ascolt, invece incalz.

"Sei bellissima".

"Non tergiversare. Brutto sfacciato, lo fai apposta!".

"Ti strapperei quei vestiti di dosso.

E no, lei non  la mia ragazza, l'ho solo accompagnata, quell'arpia bionda ha preparato una trappola. Non a lei, ma a te! Ma quanto stronza ?".

Mi si mozz il respiro.

"S, tanto! James ti prego non...".

"Vivere senza di te  impossibile, ho perso l'anima. Il cuore ce l'hai ancora tu, ricordi?

Come potrei volere qualcun'altra, quando ci che voglio ce l'ho giusto davanti?".

Era incorreggibile. Le gambe stavano cedendo.

"Se non posso parlarti in privato, ti
bacer qui davanti a tutti. Pensa
che direbbe Anne se mi vedesse. Sei avvisata e sai che lo farei, non mi ferma nulla. A parte te e la tua testa dura".

Ero inviperita, l'imbarazzo mi raggel.

"Non puoi ottenere sempre quello che vuoi, maledetto scozzese dei

miei stivali".

James fece un altro passo. Ero pietrificata, incapace di muovermi. I suoi occhi scintillavano di sfida. Di passione. Sfrontato! Avvampai. Se ne accorse e sorrise vincitore.

"Mi hai lasciato tu, ricordi? Ero cos incazzato con te, che se ti avessi avuto tra le mani, ti avrei uccisa a forza di baci. Ero convinto non mi volessi pi, ho fatto uno sforzo per non chiamarti, anche se avr fatto il
tuo numero milioni di volte" sibil
con il volto a pochi centimetri dal
mio. Annegai in quel blu, stregata dalle labbra, da lui, la mia droga. Era la mia erba, anche se aveva molti effetti collaterali.

"James, questa  la vita reale, non stiamo recitando. Temo quel che
uscir domani sulle riviste, oddio, devo andarmene da qui".

"Non me ne frega un cazzo delle riviste, sei tu che badi a certe cose, non io. Vengo con te".

"No!".

"Non hai scelta".

Mi afferr la mano. La strinse, incrociando le dita con le mie.

Quel gesto era intimo, un segnale
speciale tra due persone che si
amavano profondamente. Nulla poteva cancellare il sentimento che provavamo quando stavamo assieme.

Io e lui.

Soli. Unici.

Uniti nella disperazione, che magnifica prospettiva.

"Ce l'ho una scelta. Ho gi scelto, James. Mi pare di avertelo fatto
capire" dissi per l'ennesima volta, cercando di trattenere le lacrime.

Si rabbui.

"No" sibil di nuovo, digrignando i denti.

Deciso e pericoloso come sempre.

Mi districai dalla presa e indietreggiai piano piano, fino a che, senza
accorgercene, ci trovammo in un piccolo soggiorno. Alzai lo sguardo.

Si erano volatilizzati tutti.

Pure il destino stava dalla parte sbagliata. Non mi aiutava di certo rimanere sola con James, dati i nostri trascorsi.

"Che testarda sei, ti rendi conto di quel che mi stai facendo passare?

Devo essermi rincoglionito se faccio di tutto per volerti con me. Avr o no un senso tutto questo per te, Angie, oppure devo dedurre che di me ormai non te ne frega pi niente, eh? Alla fine ti sei gi consolata con
quella testa
rossa?

Dimmelo Angie, dimmelo e facciamola finita una volta per tutte, perch sono stufo di fare la figura del cretino quando ci sei tu!".

Le sue parole mi diedero il colpo di grazia. Balbettai, come al solito
quando venivo messa alle strette. Non riuscii
a pensare a nulla se non al
fatto che vivere con lui in quel momento per me era impossibile e vivere senza di lui un'agonia.

Notando il mio tentennamento, incalz: "Questa  l'ultima volta, perch sono stanco. Quando quel giorno mi hai chiuso il cellulare
, ho
vissuto nell'incubo per tre lunghi mesi. Alla fine ho capito che se mi amavi per davvero, avresti lottato per me, cosa che non hai fatto. Ero giunto alla conclusione sbagliata perch poi ho compreso quanto tutto
quello che io vivo per te sia inaccettabile. Ci sono i compromessi, lo
sai? Non  la fine del mondo. Essere attori non  la fine del mondo, anzi ha i suoi vantaggi, anche se tu non ci credi affatto. Poi, per, ho anche compreso che tutto ci che di bello distruggi,  riconducibile
all'abbandono
di tuo padre. Non ho mai capito quanto tu lo abbia
amato, non fino a quando mi hai lasciato. Con Andrea ero stato troppo superficiale, ma avevi fatto lo stesso anche con lui. Se soffri tu, non  detto che le persone che ti amano e che vogliono starti accanto non
soffriranno tanto quanto te nel caso in cui verranno lasciate. Essere abbandonati quando si ama qualcuno  la cosa peggiore di questo mondo. Io ho perso te senza lottare. E se mi scopro a lottare, lotto contro un muro. Come devo fare?

Capisci che ho le mani legate, perch ti amo e non posso averti? Non sono bastardo come tuo padre, non ti abbandonerei mai, io".

"Basta, basta, James, ti prego" esclamai, con le mani davanti agli occhi.

Tentai di fuggire, ma mi afferr con forza e mi abbracci. Mi tenne
stretta a s come se volesse difendermi dal mondo intero.

Mi stringeva premendo le mani sulla schiena.

Appoggiai la testa sulla spalla e l trovai un po' di quiete ai turbolenti pensieri che sfrecciavano nella mia mente, lasciandomi poco spazio per
poter
riflettere.

Annusai il suo profumo, quello dolce della pelle. Affondai le mani nella morbidezza dei suoi capelli, cos lisci e setosi. Chiusi gli occhi e assaporai un momento tenero, di condivisione, d'intimit. I nostri
pensieri si fusero l'uno con l'altro, pensai con la sua testa e immaginai
che stesse facendo lo stesso. Se amare qualcuno era cos bello e intenso, allora potevo ringraziare Dio per avermi fatto assaporare una gioia simile, anche se per poco tempo.

Aveva ragione. Non avevo ancora accettato
l'abbandono di mio
padre, non fino a quando avrei guardato nel mio animo e compreso che mai nessuno avrebbe potuto farmi rivivere una pena e un dolore profondi e forti come quelli subiti a dieci anni.

E fino a che quel dolore non avesse lasciato libero il mio cuore duro come la pietra, non sarei riuscita ad amare nessun altro.

Nemmeno James.

Anche se lo amavo profondamente.

Ma non era abbastanza.

Almeno per me.

Mi sciolsi dall'abbraccio.

Ci fissammo a lungo, mi asciug le lacrime e sorrise con tenerezza.
Occhi lucidi.

S, sapevo quanto lo stessi facendo soffrire, quella sofferenza inferta mi stava distruggendo.

Ma, forse, non ci sarebbe stata un po' di requie se prima non avessi
fatto i conti con ci che
mi aveva davvero fatto cadere nella pi cupa
disperazione, vent'anni prima.

James aveva perfettamente ragione. Anche Andrea.

"James, io...".

"Shh" sussurr abbracciandomi di nuovo "non parlare, ti prego, concedimi almeno questo". Si stacc da me, mantenendo
la presa sulle
spalle e si avvicin alle mie labbra.

Quel bacio. Il bacio che mai dimenticher. Fu come sprofondare negli abissi, per riemergere interiormente rinnovata. Per un bacio,
quel
bacio. Intenso, colmo di amore. Il bacio che mai dimenticher.

Un attimo di comunione tra amanti, ecco il significato di quel bacio meraviglioso.

Io ero sua. Lui era mio.

Ostacoli, delusioni, sofferenze, un milione di chilometri a separarci, ma avrei sempre saputo che il mio posto era accanto a lui. Intuire
quell'evidente realt, mi mand in tilt. Insieme o separati, io e James eravamo stati creati per completarci.

Potevamo trovare ordine nel caos delle nostre vite solo nell'accettare il nostro destino.

Io e lui eravamo adatti.

Insieme eravamo completi.

Divisi ci saremmo per sempre cercati, amati e pensati senza mai
perderci definitivamente.

Le due estremit equipollenti di un elastico.

Eravamo un teorema matematico.

La consapevolezza di anima gemella mi tramort.

Allontanai le mie labbra dal paradiso e aggrottai le sopracciglia
preoccupata.

Sembr che percepisse il caleidoscopio di emozioni che mi stavano travolgendo.

Sopraffacendo.

Vi annegai, colta da una profonda ma inspiegabile paura.

Provai una costrizione al petto, come se tutta l'aria che avevo nei
polmoni fosse defluita all'improvviso. Arrancai in cerca di ossigeno, districandomi dall'abbraccio di James con una mano sul petto.

"Che cosa c'?" domand James, agitato. Tentai di calmarlo.

"Troppe emozioni" sputai d'un fiato quelle parole, senza rendermi conto che James mi aveva presa in braccio, per evitare che cadessi a peso morto in terra.

Misi in stato d'allerta gli invitati.

Tutto ci che sentii prima di svenire, furono le grida concitate di
James e le parole di tensione tra Andrea e Damiano, immaginai lo sbuffo dell'arpia della moglie, evidentemente colta da un eccesso di stizza perch in quel momento le avevo rubato la scena.

Dopodich tutto si oscur e m'inoltrai nella nebbia della mia
incoscienza, piena di rimorsi. Un'uscita in grande stile, lo dovevo

ammettere.

2.

No. Non avevo bevuto.

E no. Non avevo nemmeno fatto bisboccia per sentirmi cos di merda.

Quando tentai di svegliarmi aprendo un occhio alla volta, fui colpita da una fastidiosa luce al neon, da una dolorosa trafittura d'aghi al braccio e dall'odore nauseante di medicine.

Starnutii.

Lo scalpiccio di scarpe frettoloso e incalzante mi snerv. Dato che non riuscivo a mettere a fuoco, richiusi gli occhi beandomi
dell'oscurit, che m'inghiott all'istante.

Ma qualcuno stratton con forza la mia mano. Farfugliai al seccatore parole sconnesse, sperando che comprendesse il mio stato d'animo intontito. Eppure non moll la presa e continu.

Infastidita, cercai di riaprire gli occhi e recuperare l'udito ovattato.

Percepivo poco o niente di quel che mi circondava, come fossi in un bozzolo chiuso ermeticamente, con le pareti insonorizzate. La pace e la quiete contrastavano con i rumori all'esterno che mi assordarono,
provocando
sofferenza in ogni punto del corpo.

Ero dolente, come se fossi caduta da un'altezza elevata e mi fossi contusa tutte le ossa.

Uno schifo, insomma.

Mi stavano chiamando, mi pareva di sentire il mio nome da lontano.
Per sembrava che quella me fosse distaccata da questa me, la me che
stava cos bene lontano dal dolore e dalla realt.

Se mi fosse stata concessa anche un'inguaribile amnesia, avrei ringraziato Dio fino alla fine dei miei giorni.

Invece, il destino era talmente contrariato con la sottoscritta, la quale
agiva contro le sue direttive, che, implacabile, mi stava punendo facendomi ricordare ogni cosa di quel che era successo a casa di Andrea.

Quindi, seccata al pari del seccatore, emisi un verso gutturale
d'irritante fastidio. L'unica cosa che in quel momento ero in grado di
fare. Ignorare chiunque volesse che aprissi gli occhi e accettassi la vita.

Nemmeno per idea mi sarei arresa a loro.

Amavo quel bozzolo interiore, quelle pareti insonorizzate dalle voci
delle persone amate, come mi trovassi nel grembo materno, che mi
cullava nel suo liquido amniotico e mi teneva lontana dalle difficolt dell'esistenza. Non ero pronta, non ancora almeno. Sapevo che cosa mi aspettava, che cosa avevo scelto, e non mi andava a genio averlo intuito
nel momento in cui mi
ero accorta di ci che avrei finito per perdere.

Proprio perch ne ero cos cosciente, volevo annegare ancor di pi in quel mio mondo interiore dove ogni cosa sgradita era stata debitamente messa da parte. Mi sentivo bene solo nell'oblio.

Navigavo nel tranquillo mare dell'incoscienza come un marinaio che
aveva perso la rotta eppure ne era contento, forse perch in cerca di lidi migliori nei quali vivere la propria vita.

Prospettarmi un'intera esistenza nella piena solitudine del cuore non
sarebbe stato interessante nemmeno per un eremita.

Quindi che male c'era se per un po' me ne restavo da parte e lasciavo che il mondo scorresse freneticamente anche senza di me? Non aveva bisogno dei miei ritmi, n della mia carcassa umana, non gliene fregava
un cazzo di me. Che si arrangiasse, quindi. Non me ne attribuivo di certo la responsabilit.

Anzi, mi congratulai con me stessa e con la meravigliosa idea di fare l'ameba per qualche tempo. Avrei contrariato solo il mondo esterno,
non il mio bel mondo interiore. Era deciso, dunque.

Avrei scioperato dalla vita e me ne sarei fregata di tutto e di tutti.

Sfortunatamente i miei sensi di colpa lottarono per farmi ritrovare la ragione delle cose.

Ricreare un nuovo equilibrio tra me e gli altri e tra me e James.

Quindi scioperare, in fin dei conti, risult essere un'enorme cazzata.

La mia mente funzionava al dieci per cento del suo potenziale per essermi ridotta a pensare a certe stupidaggini, e a credere che potessi
liberarmi della sofferenza solo chiudendo il mondo al di fuori di me.

Ritornai con un salto quantico in
quella me e aprii gli occhi per

trovarmi di fronte ad altre quattro paia d'occhi stanchi e infossati. Il rimorso s'acu e le lacrime trovarono la via spianata per uscire e
scorrere libere sulle guance.

L'insensibilit nei confronti di chi amavo a volte era cos profonda, da sembrarmi quasi cattiveria.

Il fatto che loro comprendessero i miei sbalzi d'umore, e li accettassero meglio della sottoscritta, era in fin dei conti come infierire
sulla mia sanit mentale.

Allargai il campo visivo e contrassi la mascella quando notai chi mi teneva teneramente la mano, disegnando dei cerchi sul mio palmo. Con il pollice mi asciug l'ennesima lacrima.

"Angie" sussurr.

Solo in quel momento mi accorsi di quanto mi fosse mancato sentire
il mio nome pronunciato dalla sua voce piena, intensa e innegabilmente attraente, dal tono dolce e sensuale.

Armonia, melodia, musica.

James.

"Dio, ci hai fatti morire di paura, brutta sciagurata!".

La voce metallica di Sam, la mia amica rompiballe. Le dedicai un
sorriso del mio repertorio di sorrisi stanchi e tirati, ma mi sbuff contro.

"Cara, a me mica la fai, eh? A lui s, ma a me no".

Eccola lanciare frecciate contro James. Nemmeno in punto di morte
avrebbe smesso, ne ero sicura. Alzai gli occhi al cielo. Donna Maria
appoggi una mano sulla spalla di Sam e si affrett ad aggiungere: "Tesoro, siamo cos contenti che ti sia ripresa, forse  meglio che usciamo e ti lasciamo sola a riposare, a parte James, naturalmente".

Naturalmente.

Gli dedic uno sguardo di affetto incondizionato, che mand Sam su tutte le furie. Divent tutta rossa e fu l l per esplodere. Andrea, per, la intercett e con una mano sul braccio la circond con le sue premure,
tanto che si calm all'istante, poi mi disse: "Devo porgerti le mie scuse,
ma lo far al momento opportuno, piccola. Ora ti lasciamo in pace".

Andrea e donna Maria trascinarono una recalcitrante Sam fuori dalla stanza d'ospedale.

La sentii mentre si avventava contro Andrea, rivendicando i diritti
di

precedenza su James: 'lei  la mia amica del cuore, insomma'.
Abbozzai un sorriso, con Sam la vita non era per niente monotona.
Dovevo a lei se mi divertivo un po', distraendomi dallo stato di sfigata perenne.

Uscire dall'impasse di un imbarazzo incredibile fu molto difficile.
James aveva lo sguardo abbassato e continuava ad accarezzarmi la mano, sembrava non si fosse accorto che eravamo soli.

Era cos assorto nei suoi pensieri che rimasi estasiata a guardarlo.

Perch amavo guardare James.

Era un belvedere. Ma in quel momento mi fer proprio ci che
vedevo. Un'altra stilettata al cuore e avrebbe cessato di battere.
Dopotutto aveva poco per cui pulsare di gioia in quel momento.

I capelli scompigliati e ribelli. La barba lunga gli conferiva un aspetto
maturo e, nell'insieme, scostante. La giacca jeans sbottonata sopra a una tshirt blu con lo scollo a V cattur la mia attenzione. Trasandato.

Il dettagliato esame si perse sul volto, dove la barba rossiccia nascondeva, come un velo, l'espressione delle labbra
piene che
immaginai corrucciate e stizzose. Lo sguardo vacuo, distante, rassegnato. Le occhiaie vistose, segno della solita insonnia che ci accomunava in quei frangenti.

Sbirciai nel blu dei suoi occhi e la sofferenza mi avvolse come un sudario.

Erano lucidi. Tremai. Una lacrima rig una guancia. Non si scost turbato o infastidito, ma rimase a fissarmi, cosciente di quel che provava e niente affatto in colpa di mostrarsi cos debole.

Ci conoscevamo troppo bene per permetterci di nasconderci a noi stessi.

In fondo era come nascondersi con se stessi.

La realt mi sollev da quel peso.

"Ti amo. Per sempre" sussurrai, con voce arrochita dalla sofferenza.

Altre lacrime, sbatt velocemente gli occhi per riuscire a mettermi a fuoco.

Erano troppo belli per infliggere loro una pena simile, volevo donare a quel blu dipinto di blu lacrime di gioia, non di tristezza. Ne fui incapace.

James deglut e mi sorrise, fu come se la luce entrasse all'improvviso
in camera e mi riempisse di calma. Strinse la mia mano con tale energia
da farmi male. Poi guard l'orologio. Aggrott la fronte contrariato.
Abbass di nuovo il capo. Non era un buon segno.

Fiss le mie labbra a lungo, poi si accost per un dolce bacio. Mi
accarezz la guancia e continu a
sorridere, pur sapendo che stava per
accadere.

S, lo avevo intuito.

Non ero pronta, ma prima o poi doveva finire quel tira e molla che era la nostra bislacca storia d'amicizia e amore.

Parl con lentezza, era visibilmente affaticato: "Sono a Milano per la prima del nuovo film, ha ottenuto molti consensi dalla critica. Stasera dovr partire per l'America. Devo presentarlo in giro, conferenze e la solita tiritera e rottura di scatole" s, solo lui poteva affermare che
essere al centro dell'attenzione e dell'ammirazione era una rottura.

"Questa volta non ho alcuna idea su come sar il programma, vivr giorno per giorno".

Era un'assoluta novit per James non programmare le trasferte, come se non gli importasse pi di nulla. Sembrava aver perso lo smalto e la
voglia di fare quel che pi amava.

Mi adirai.

"James, se devi mandarmi a fanculo, fallo pure che me lo merito".

Sorrise. Sorrise! Non c'era nulla di divertente.

"No, Angie, non hai colpa. Non era il momento giusto per noi, tutto
qui. Se lo accetto  solo perch so che qualunque cosa farai nella vita,
sar parte di te e rimarr nel tuo cuore. Rimarrai sempre dentro di me e niente e nessuno ti porter via" si batt il pugno sul petto con veemenza, continu "perci, per quanto sia la cosa pi difficile che
abbia
mai fatto nella vita, ti lascio andare. Sei libera di volare, baby. Me ne far una ragione, te lo prometto".

Era davvero quello che volevo?

Mandarlo via?

Pazza, ero pazza. Me ne resi conto in quel momento e la paura mi
attanagli il petto. Ansimai. James
corrug la fronte, turbato.

"Ti amo e tu lo sai, Angie, perci vai alla ricerca della vera te stessa,

ma poi ritorna da me. Ti aspetter anche cent'anni, ma lo far. Non deludermi, ok?".

Lo abbracciai, stringendolo a me cos forte che temetti di incrinargli
qualche costola.

Era la dichiarazione d'amore che ogni Cenerentola avrebbe voluto dal Principe Azzurro.

Col cazzo, cara, pensai, sono io la
vera Cenerentola. La Cenerentola
delle
Cenerentole col suo Principe Azzurro
che pi Azzurro di cos non
si pu.

Il mio cuore sfarfall volteggiando nella cassa toracica. Il tutto dur un millesimo di secondo perch, quando mi accorsi di quanto stava veramente per accadere e mi ritrovai faccia a faccia con il destino, che
continuava a prendersi beffe di me, qualcosa nel profondo mi turb
tanto da tenermi stretta a James con mani simili ad artigli.

Il nostro era un addio. Dio solo sapeva se sarebbe stato definitivo oppure no. James poteva uscire in quel momento dall'ospedale e
trovarsi a tu per tu con la donna della
sua vita,
pensando di essersi
liberato di me e di aver l'opportunit di stare con la persona giusta.

Giusto. Perfetto. Bene.

Ero un controsenso, una cretina. Ma continuavo a pensare che lasciarci fosse la cosa pi sensata.

Dovevo ritrovare me stessa, quello era l'imperativo.

Allentai la presa. Ci fissammo. Mi osserv con un sorriso forzato tra i bei denti bianchi.

Un finale degno dei film drammatici nei quali aveva recitato.

"Proprio come lei, Jane, quando ha lasciato Tom!" James cap e annu.

Tom per aveva sposato un'altra e aveva dato il nome della donna che aveva amato, e che amava ancora, alla figlia maggiore. Che storia triste.

Sperai ardentemente che non succedesse anche a noi.

Per nessuno dei due aveva intenzione di mollare l'altro.

Ma il finale incalzava e lo lasciavo fare.

Il mio male era proprio quello, il tempo passava e permettevo che scorresse senza fermarlo e dargli un calcio nello stomaco, sempre

ammesso che avesse uno stomaco.

Bussarono alla porta, avrei voluto urlare contro chiunque osasse
entrare, ma ormai era tardi. Il naso di Andrea fece capolino, seguito dal suo sguardo mestissimo.

"Vieni, dato che ci sei" ringhiai, sorprendentemente in forze.

Entr, lo sguardo fisso su James, il quale annu. Erano d'accordo. Me
lo immaginavo. Andrea si stava prendendo la rivincita e me lo stava portando via.

James si alz con uno sforzo.

Mantenne la presa della mano sulla mia, continuando a fissarmi. Nei suoi occhi lessi tutto ci che mi aveva appena detto. E quella promessa
divenne solenne,
mi attaccai a quella, sperando di riuscire a trovare me stessa per poter ritornare da lui, qualora mi avesse ancora voluto.

"Solo tu" sussurrai mentre si congedava da me "solo tu, James, non dimenticarlo mai".

Abbass gli occhi che ritornarono lucidi.

Andrea gli mise una mano sulla spalla, dandogli una pacca di solidariet. Lo vidi infilarsi il borsalino in testa e il cappotto con gesti nervosi.

Mai una volta mi guard, concentrato su ogni proprio gesto.

Andrea era sull'attenti davanti alla porta della stanza, non si avvicin
a me, n mi degn di un'occhiata, convinto che lo mandassi al diavolo.
Quando James fu pronto, il tempo si ferm.

Alz lo sguardo per l'ultima volta, i suoi occhi penetrarono nei miei, riposandosi un istante.

In silenzio si volt, le spalle si alzarono e abbassarono in un profondo
respiro.

Quando Andrea usc, James lo segu, apr la porta e lasci la presa sulla maniglia, avviandosi a passo deciso verso il futuro che lo attendeva.

Un futuro senza di me.

Libro di James. Vite parallele.

1.

Faceva un freddo cane. Rabbrividii e sollevai il bavero del cappotto, mi calai il borsalino e uscii di corsa. Ero in astinenza da nicotina. Che avrei fatto per una sigaretta!

Mi sorpresi di quanto avessi gi fumato quel giorno, tra una ripresa e
l'altra. Un pacchetto intero, un record.

Guardai l'orologio, ero in ritardo nella mia tabella di marcia, ossia nei programmi di Agata, merda.

Mi ero allenato. Nel quadrante vi erano l'ora di New York, Roma e Londra. Chiudevo un occhio per evitare di sapere che ora fosse in Italia.
Alla fine mi sarei fatto del male da solo, pensandoci.

New York in quel momento era l'unica city che m'interessava.

Alzai lo sguardo.

Il cielo. Completamente bianco.

Aprii la bocca e i fiocchi di neve si sciolsero sulla lingua. Il gelo mi penetrava nelle ossa. La neve scendeva silenziosa.

Il profumo della neve fresca mi piaceva un sacco, meno quello dei tubi di scappamento delle centinaia di macchine che percorrevano le strade affollate di New York. Mi dava fastidio imbacuccarmi come
l'omino Michelin. I soliti occhiali da sole erano d'obbligo, non volevo mi fermassero per strada.

Ero piuttosto tranquillo perch in America ero come gli altri.
Normale.

Nessuno mi badava. O quasi, almeno.

Eppure da cretino li mettevo lo stesso, forse mi fissavano credendomi pazzo, non perch fossi famoso. Forse.

Non avevano nemmeno tutti i torti.

Pazzo. S, un po' mi sentivo tale.

Avevo rischiato di diventarlo in effetti, per ragioni pi profonde del
timore
per la mia celebrit, della quale non me ne fregava niente.

E pensare a quanto tempo fosse trascorso non mi aiut.

Pensare a lei in quel momento non mi aiut.

Lei. La mia lei.

L'astinenza m'irrigid.

Ne avevo un forte bisogno, la sigaretta avrebbe calmato i nervi, cos
tesi da voler spaccare la faccia al primo sconosciuto che avessi incontrato. No.

Non era il caso che combinassi guai, non era nella mia indole. Alla fine la sofferenza dove mi aveva portato? In quel tunnel nero, insidioso
e melmoso della mia vita sentimentale. Un disastro, un vero e proprio disastro.

"Ehi, amico" dissi a un ragazzo che giungeva frettolosamente verso di me, a testa china per non congelarsi la faccia.

Questi alz lo sguardo e si ferm di malavoglia. Mi tolsi gli occhiali
per fargli capire che non ero n uno stalker o alla peggio un ubriaco.
Sfoderai un timido sorriso.

"Hai una sigaretta, per caso?".

Annu, tir fuori il pacchetto dal taschino del giubbotto e me ne porse una.

"Grazie, mi hai salvato la vita".

Una ragazza appariscente, ma molto carina, con due gambe
chilometriche e di un sexy incredibile, lo raggiunse e gli si ferm accanto. Lo fiss, prendendolo per mano e poi pos lo sguardo su di me. Le sorrisi meccanicamente, pi per cortesia che per altro.

"Di nulla" disse il
ragazzo "allora, ciao".

Ma la tipa, folgorata, stratton il giubbotto dell'amico. Si mise le mani alla bocca e poi chiuse gli occhi. Li riapr e scopr che non ero un miraggio.

Una fan. Le sorrisi. Era anche una gran figa, mica potevo fare lo stronzo.

Perch diavolo non mi ero rimesso gli occhiali? Li indossai di nuovo con un gesto di stizza.

Balbett verso l'amico, che incominci a stancarsi di quei vaneggiamenti isterici.

Poverino, non lo biasimavo. Cos, per solidariet, presi un foglietto di

carta dalla mia agendina di appuntamenti, quella che Agata mi aveva costretto a portare ovunque, lo strappai e scrissi un autografo.

Kisses from James Mckinney.

Glielo porsi e lei sorridendo estasiata, nemmeno fossi Dio in terra, mi
colse alla sprovvista, mi abbracci ringraziandomi con un bacio sulla
bocca. Ci mise persino la lingua, 'sta troia.

Mi dispiacque per l'amico dallo sguardo schifato.

"Potresti anche evitare certi atteggiamenti, non ti pare Rhonda?".

Lei grugn: "Ma stai scherzando, vero?

Allucinante! Lui  James Mckinney! Ti ammiro moltissimo, James, sei il mio attore preferito e sei un figo da paura, Dio santo, appena lo racconter alle mie amiche gli verr un colpo".

Cos estrasse il cellulare e si fotograf abbracciandomi: "Moriranno
d'
invidia. Dio, che fortuna. Allucinante!".

Annuii, il sorriso di circostanza stampato come un francobollo.

L'abitudine. Che altro dire? Mi dispiaceva per l'amico.

Ricevere un bacio del genere quando si  di fronte a un altro uomo,
per giunta il possibile fidanzato di quella che ti ha baciato, farebbe
incazzare anche me.

Alzai le mani in segno di resa. Feci l'occhiolino a lui, che mi guard con scetticismo.

"Un prezzo schifoso da pagare, lo so" gli sussurrai "ma non ci posso
fare nulla, non l'ho scelto io. Mi
credono sexy".

Il povero disgraziato assent suo malgrado.

"Le fortune a chi non se le cerca, insomma" ribatt.

No, non aveva proprio capito un cazzo di me. Dopotutto, che poteva intuire in due minuti? Che ero il solito stronzetto di attore che si fa una sveltina alla sera con la prima sconosciuta?

Se solo fosse stato cos.

Mi allontanai dalla mantide e dalla sua povera preda e camminai speditamente, lasciando che la neve mi cadesse sul volto e lavasse i pensieri.

Dio, come mi sentivo depresso in quei giorni. Era l'avvicinarsi del
Natale, mi sarebbe piaciuto trascorrerlo con la mia famiglia. Dovevo

girare l'ultima scena, ma mi ero dovuto sorbire la predica del regista.

Mi vedeva rigido.

Rigido!

Alla fine, per, quando morii steso in terra in una pozza di sangue, mi
applaud. Meno male, non sarei riuscito a rifarla quella scena. Troppo cruda.

Non ero dell'umore di morire cos tante volte.

Mi sentivo stanco. Assurdo, ma avevo perso lo smalto. Gi. E forse anche la mia verve, quella che contraddistingue un attore da una
ciofeca.

Mi fermai all'improvviso.

Mi nascosi in un vicolo senza dare nell'occhio.

Le mani tremavano.

Respirai a fondo. Che mi stava prendendo? Mi schiaffeggiai la faccia con violenza, abbastanza forte da farmi anche male. Con rabbia
affibbiai un
pugno contro il muro, sbucciandomi le nocche. Digrignai i denti cercando di assorbire tutto il dolore senza urlare.

Il sangue col dal palmo per un taglio. Presi il fazzoletto e lo avvolsi alla ferita. Infliggermi un dolore fisico era il minimo dei mali.
Quello
che mi torturava il cuore era il peggiore che conoscessi.

Dopo due lunghi anni, continuavo a stare cos per lei.

Dovevo farmene una ragione.

Ero convinto che il tempo mi avesse dato la forza per continuare la
mia vita e il pensiero di lei si fosse offuscato.

Purtroppo ci eravamo lasciati con una solenne promessa, quella di ritrovarci.

Forse avrei dovuto tagliare per sempre quell'esile filo di speranza.

Dimenticarla.

La cosa migliore.

Altrimenti avrei dovuto fare il prete, non l'attore.

Solo tu, James, non dimenticarlo
mai... Solo io? Gi, come no.

Vaffanculo, Angie, e questa volta per sempre.

Quel proposito per l'anno nuovo mi esalt.

Sorrisi. Mio malgrado stavo gi meglio. Anche il solo pensare di

dover dimenticare una volta per sempre
e il sapere che avevo tutte le
carte in regola per riuscire a farlo, mi galvanizz.

Dopotutto, ero un figo da paura e le donne cadevano ai miei piedi.
Una gran fortuna, se ci avessi creduto. Sospirai a fondo. Uno, due, tre,
calma James, va tutto bene, James, tutto alla perfezione.

Sei cool,
non dimenticartelo. Un po' di vanit mi rincuor. Se fossi stato pi vanitoso e meno cretino, a quest'ora non starei qui a struggermi per un sogno impossibile.

Quindi, non c'era alcun problema, bastava non credere pi in quel
sogno e il gioco era fatto. Facile. Uscii dal vicolo buio e m'immisi, ritemprato, sulla quinta avenue.

Il mondo, com'era ovvio, procedeva anche senza di me.

Notai alcune belle ragazze fissarmi con simpatia, altre con occhi affamati.

Come un toro da
monta pi che un uomo, ma dovevo sciogliermi e
tentare il tutto per tutto per essere diverso da un povero idiota. Sorrisi a tutte, dopo essermi tolto gli occhiali da sole.

Alcune si fermarono a bocca spalancata, riconoscendomi. Feci loro
l'occhiolino e si
misero le mani al petto sospirando come tante vergini timide e remissive.

Non appena notarono il mio invito, mi presero in parola e incominciarono ad avvicinarsi. Un'orda di quattro ragazzine petulanti?
No, non era proprio il caso. Corsi a perdifiato ridendo come un ebete e
andai verso Central Park, svanendo nel nulla.

La neve fioccava e il parco era un manto bianco. Il silenzio mi calm.
Mi sedetti su una panchina e vi rimasi, notando i passanti infreddoliti
correre per trovare un riparo. Tolsi il cappello
e i miei capelli
diventarono lentamente bianchi. Anche il naso e le ciglia. Mi domandai che sarebbe stato di me tra cinquant'anni.

Ti amo, io ti amo... Ti aspetter,
dovessi avere cent'anni, ma lo far.

Non deludermi, ok?

Mai promettere quel che non si pu mantenere. No, non l'avrei
aspettata, perch sapevo benissimo che la vera Angie non mi avrebbe pi cercato.

Scossi la testa e i fiocchi di neve caddero, bagnandomi il collo.

Rabbrividii dal freddo. Avevo voglia di starmene l, senza muovermi,
fino a quando la neve mi avesse tumulato.

Qui giace l'attore James Mckinney,
sotto un cumulo di neve, un
bellissimo epitaffio.

Le mani indolenzite dal gelo mi riportarono alla realt. Mi alzai e, sgranchendomi le gambe per ripristinare la circolazione, ritornai sui
miei passi e uscii dal parco per inseguire il mondo, che correva anche senza di me. Volevo farne parte, volevo gioire di quel che la vita mi aveva dato, non desideravo pi soffrire per quel che la vita non era stata
in grado di donarmi. Non si poteva avere tutto, ma io avevo gi tanto,
molto pi di altri. Mia madre mi aveva insegnato che quel che la vita ci offre  un dono cos grande da non doverlo mai sprecare. Mi sentivo fortunato.

Infelice, ma fortunato. Forse avrei potuto, con pazienza e forza
d'animo, essere anche felice, dopotutto. Lo meritavo.

Mi fermai sul ciglio del marciapiede aspettando il verde. Sfregavo le mani infreddolite e nel frattempo balzellavo per riscaldare anche il resto del corpo.

Le macchine sfrecciavano con impazienza mentre il semaforo non
voleva saperne di passare al rosso.

Pregustai un bel caff nel mio bar preferito, che si trovava a pochi passi.

Era Italiano. Le abitudini non si perdevano, e riuscivo a gustare il vero insuperabile aroma del caff in un'atmosfera calorosa e
amichevole.

Astinenza anche da caffeina.

Quando le macchine si fermarono, perso nei miei pensieri, attraversai con sbadataggine la strada senza guardare nessun volto, per paura di essere fermato di nuovo.

Fissavo la strada con molto interesse, quando una mano mi premette il braccio, afferrando il cappotto, poi mi lasci andare. Rimasi sorpreso, ma non sollevai lo sguardo. Mi accadeva cos spesso, che non ci facevo pi caso.

Il mio nome risuon distintamente
tra il rumore assordante dei
clacson e il vociare della gente. Echeggi per poi perdersi e svanire. Mi bloccai quasi all'altezza del marciapiede, un piede gi e l'altro su,

rischiando di essere investito. Una macchina strombazz e un bel dito
medio si sporse. Non ci badai.

Il cuore ruggiva come un leone.

Avevo nettamente riconosciuto la voce.

Quella voce. Ne ero certo.

Guardai freneticamente al di l della strada, alla ricerca della mia certezza.

Mi tolsi con rabbia il cappello e i capelli mi danzarono sugli occhi
per il vento gelido, che mi sferz la faccia.

"James!".

Indirizzai lo sguardo verso la voce.

La sorpresa fu tale da tramortirmi. Le gambe cedettero, come anche tutti i miei buoni propositi di poco prima.

A pochi metri di distanza c'era lei.

La mia lei. Quella lei che non avrei pi voluto vedere, n pensare, n tantomeno amare. Il mio cuore trabocc di un'emozione che non avevo mai provato prima.

Paura. Folle paura. Abbassai lo sguardo e tentai di spazzare via dalla
mente l'immagine di Angie all'altro lato del marciapiede, fissarmi con
intensit e un sorriso d'imbarazzo.

Di sorpresa, di gioia? Quante cazzate.

Non pensai al motivo in cui si trovasse a New York, n se fosse qui da giorni, n al perch non mi avesse mai chiamato. Il destino, questo
stronzo, stava giocando alla roulette russa. Un caso? Non me ne fregava nulla del destino, non pi almeno.

Alzai per l'ultima volta lo sguardo su di lei, che continuava a chiamarmi, distinguevo chiaramente il mio nome sulle labbra.

Respirai a fondo, strinsi i
pugni, la ferita alla mano faceva male. Mi
voltai, ignorandola, dandole le spalle e cominciai a camminare. Ce la potevo fare. Svoltai l'angolo e le gambe si fermarono da sole. Bloccate.
Rigide. Ce l'avevo fatta, anche se mi sentivo di merda.

Mi voltai di
scatto. Nessuno. Pensai per un attimo di averla sognata.
Una folata di caldo m'invest. Dalla porta aperta del mio bar preferito, un po' pi avanti, fuoriusc un profumo di caff, che mi risvegli.
Inspirai quella fragranza intensa e aromatica. Mi affrettai e mi ficcai nel

bar senza pensarci due volte.

Salutai Fred con un 'ciao' e sprofondai sulla comoda sedia imbottita del tavolo pi lontano, in fondo al bar.

Mi misi di spalle. Volevo chiudere il mondo al di fuori e mandare
tutto al diavolo. Respiro pesante, cuore che martellava, mani sudate.
Non volevo pensare a quel che avevo appena fatto.

Dio mio, che stronzo! Non avevo voglia di lottare, non volevo tornare indietro, non pi. Era finita. Nel mio cuore si era spenta la debole
fiammella di speranza che manteneva in vita un sogno. Deglutii di
nuovo, questa volta le lacrime.

Un addio degno dei film nei quali recitavo.

Peccato che non stavo recitando e mi sentivo davvero male.

Fred mi port un cappuccino, senza nemmeno che glielo domandassi.

Aggrott le sopracciglia.

"Hai una faccia da schifo oggi, James, sono andate male le riprese?".

Feci una smorfia mentre sorseggiavo.

Era bollente e la schiuma dolce. Il tepore mi riscald lo stomaco.
Ingurgitai un bel po' di bevanda senza rispondergli. Lui si sedette di
fronte, brontolando come al solito. "Mi fa male la schiena, oggi. Dieci ore in piedi, che cavoli! Sono proprio stufo di 'sta vita".

Lo fissai e sorrisi. Era un tipo in gamba, Fred, vero nome Alfredo.
Era romano e fiero di esserlo, ma aveva scelto New York per
rifarsi una
vita, insieme con la moglie Carla e una figlioletta di due anni che stravedeva per me. L'unica che adorassi in quel momento.

"Dov' Sara?" domandai, guardandomi intorno.

"Mi piace quando eludi le mie domande, James, un tratto del tuo carattere scozzese, immagino! Sara  andata a giocare a palle di neve con la mamma".

"A Central Park? Oh, c'ero giusto pochi minuti fa".

" troppo grande quel parco per trovarvi".

"Gi" esclamai distratto.

"La prossima volta che terminerai le riprese cos presto, mi farai da babysitter, ok?".

"S" altra risposta laconica.

Silenzio.

Fred era un tipo in gamba, sapeva quando non mi doveva rompere le palle.

Quel bar era il mio rifugio. Se Fred avvistava le mie fan, aveva un
pacchetto di foto autografate sotto il tavolo. Ogni tanto, quando sua moglie Carla mi abbracciava con affetto, magari affannandosi nel farmi i complimenti, Fred s'infuriava dicendole di lasciarmi in pace.

"Sei la mia fan preferita e un'amica, perci abbracciami quanto
vuoi".

Lei mi rivolgeva un caldo sorriso pieno di affetto e poi faceva le linguacce al marito che, contrariato, sbuffava di rimando.

"Chi  quella, James? Un'altra fan rompiscatole?".

Mi destai e rivolsi uno sguardo
interrogativo a Fred. Quando mi girai
verso ci che fissava, fuori dal bar davanti alla vetrata, mi raggelai.

I suoi grandi occhi nocciola erano su di me. Immobile, mi guardava.

Il mio gesto di poco prima era stato comprensibile. Non era di follia,
ma di consapevolezza.

Eppure scorgevo le rughe increspate dal dubbio sulla sua fronte, le mani strette a pugno.

Rassegnarsi all'inevitabile non era contemplato nel suo vocabolario.
Non era cambiata.

Abbassai lo sguardo, ignorandola, sentendomi un cretino. Trascorsero
alcuni minuti.

"Senti,  una mitomane? Non mi piace che ti fissi a quel modo!".

Alzai di scatto la testa alle parole di Fred.

"La conosci, James?".

"S".

"Amica?".

"S".

"Ma... Amica vera, non una di quelle che in genere...".

"S, Fred,  un'amica di vecchia data, diciamo".

"Ah, mi sembra strano che vi comportiate cos, se foste amici a quest'ora sareste uno nelle braccia dell'altra.  anche una gran bella...".

"Gi" lo interruppi.

"Vuoi un consiglio da uno che ha dieci anni pi di te, James?".

"Anche non lo volessi, me lo daresti ugualmente".

"Beccato, sai bene che noi Italiani de
Roma non teniamo la bocca
chiusa".

"S, lo so perch lei lo . Italiana intendo, ma di Milano".

"Davvero?" Fred rimase interdetto.

Mi osserv come fossi lo stronzo che gi mi sentivo di essere. Nulla
di nuovo, quindi. Si alz e si avvi verso l'uscita dove Angie, impalata, continuava a fissarmi. Lo mandai al diavolo, ma non lo fermai. Che facesse quel che voleva.

Dopo qualche istante di tentennamenti, gesticolando come
solo gli
Italiani sapevano fare, Angie entr.

Mi si ferm il cuore. Davvero. Non lo sentii pi battere.

Angie si avvicin. Aveva un curioso cappotto rosso, un cappellino beige.

L'aspetto curato, con un filo di trucco e le guance rosse dal freddo.
Era bellissima, come la ricordavo, se non di pi. Non mi aiutava vederla cos bella, anzi mi fece incazzare. Digrignai i denti dalla rabbia.

Sospir e si avvicin con cautela al mio tavolo, accigliata.

"Posso?" domand.

Non fiatai, ero convinto che la voce si sarebbe incrinata se avessi
parlato, perci preferii starmene zitto e continuare a fare l'imbecille.

Angie si sedette, la sedia era troppo lontana, cos l'avvicin in modo che non riuscii a concentrarmi nel mio intento d'ignorarla. Il suo
profumo risvegli la
passione che nutrivo da sempre. Fare l'amore con
lei era un pensiero che mi aveva sempre tormentato. L'avevo sognato da tempo e soprattutto dal giorno in cui l'avevo baciata e palpeggiata sul divano, ricordavo bene la pelle morbida e le curve di quel corpo voluttuoso.

"Che hai fatto alla mano, James?".

Mi toccai la ferita, procurandomi dolore.

Lo preferivo ai pensieri libidinosi su di lei. Con gli occhi bassi, farfugliai una mezza risposta.

"Guardami, James, non hai pi nemmeno il coraggio di farlo, adesso?
" proruppe alzando la voce, offesa e indignata.

Respirai a fondo e sibilai: "Non rompermi le palle, hai capito adesso?".

Indietreggi, come se l'avessi schiaffeggiata. I suoi occhi si riempirono di lacrime, cambi totalmente espressione e si morse il
labbro.

Incroci le mani e abbass il volto.

Volevo che se ne andasse e invece non si muoveva. Mi alzai di scatto facendo cadere la sedia. Mi prese una mano.

Quel contatto mi fece irrigidire. Non dovevo mollare, non al punto in
cui mi trovavo. Propositi e idee
chiare e tutto il resto, da uomo forte e
tutto d'un pezzo.

"James, non mi domandi nemmeno perch sono qui".

"Non me ne frega un cazzo, ecco tutto" dissi, deglutendo. Se dovevo fare lo stronzo, che lo facessi fino in fondo.

"Balle, tutte balle, bastardo scozzese".

"Non infierire sulle mie origini, cocciuta Italiana".

Moll la presa. Si alz e rimanemmo l'uno di fronte all'altra a pochi centimetri di distanza.

Un delicato profumo alla lavanda mi confuse le idee. Volevo baciarla
fino a farla impazzire, avrei voluto possederla fino a farla impazzire.

"James, guardami, sono io, Angie.

Spiegami perch mi tratti cos male".

"Buona questa e perch non dovrei, non ci arrivi da sola? Chi ha lasciato chi? Che cosa cazzo hai fatto in due anni, Angie? Su quale altra vittima sacrificale hai messo gli occhi? E ti domandi come mai non
voglia pi aspettarti in eterno, ben sapendo che poi non mi vorrai pi?
Dai Angie, ragiona, la vita  ben diversa dai film che recito, sai?".

Si scost, allontanandosi, e mi fiss furibonda.

"Tu non sai...".

Non avevo pi voglia di torturarmi oltre.

"Basta, sono stufo. Ora, scusami, ma ho cose migliori da fare, tesoro.
Lieto di averti rivisto, have a nice journey here in Ny, baby!". In realt

le auguravo di soffrire tanto quanto me, altro che.

Fu la cosa pi difficile della mia vita, per le diedi le spalle, di nuovo.

Attento a non cadere come un salame per
terra, uscii dal locale dopo
aver salutato Fred con un finto sorriso. Mi sarei battuto le mani da solo, come attore valevo ancora, in fondo.

Forse dovevo essere cos incazzato e addolorato per rendere sul set.

L'aria fredda m'invest con una folata. Rabbrividii e soffiai sulle
mani.

Ero sconvolto. Volevo guardarla per l'ultima volta. L'ultimo desiderio del condannato a morte. Invece, mi accesi un'altra sigaretta.
Fred aveva una scorta solo per me al bar, le teneva da parte, pronto a
offrirmele non appena mettevo piede nel suo locale. Mi trattava bene,
come il proprietario dovrebbe fare con un cliente. Una brava persona, anche se ero certo non mi stimasse molto in quel momento.
Chissenefregava, la vita era mia e potevo farne quel che volevo.

Era un uomo, per
Dio, avrebbe capito, mi avrebbe spalleggiato come
solo gli uomini sapevano fare. Non che in quel momento m'interessasse.

Mi sentivo uno schifo e sapere che avevo trattato Angie da schifo mi fece sentire ancora pi vile. Schiacciai nervosamente la sigaretta appena accesa in terra. La nicotina non mi avrebbe aiutato.

Guardai l'orologio. Era tardi per davvero. Avevo solo un'ora di tempo per tornare a casa, farmi una doccia veloce e uscire per cena con la troupe.

Minuti contati, come sempre.

Cominciai a correre
per la quinta avenue, verso il mio piccolo
appartamento in affitto a Manhattan, vicino a Time Square. Piccolo ma confortevole. Tanto non ci sarei stato che per pochi mesi, quindi non volevo comprarlo. Agata l'aveva trovato a velocit supersonica, quando
aveva saputo che dovevo girare proprio nella citt della Grande Mela.
Non era una donna, ma una forza della natura. Senza di lei non ero nessuno. Mi programmava tutta la vita e scriveva ogni appuntamento nell'agenda.

Io non dovevo fare altro che tenere il cellulare acceso e leggere
quell'agenda.

La mia vita in una Moleskine.

Arrivai al palazzo ed entrai salutando il portiere, che mi fece con garbo un cenno col capo.

Presi l'ascensore che portava direttamente nel mio appartamento.

Arrivato, mi sfilai il cappotto e lo scaraventai con forza e rabbia sul
divano.

Il volto di Angie mi stava torturando all'inverosimile. L'avevo vista, le avevo parlato e l'avevo trattata come una merda nel giro di pochi minuti. Un record.

Sedetti come un automa e afferrai i capelli,
strappandoli. Se infierivo
su di me, avrei dimenticato quel dolore.

Come il pugno sul muro.

Un autolesionista della peggior specie.

L'interfono squill.

Agata era gi arrivata? Mi aveva accompagnato in America, ma non
seppi mai perch avesse preso quella decisione. Ora mi seguiva come
un cagnolino ovunque, nemmeno mi fermassi per pisciare ogni minuto.

Chi le capiva le donne? Io no di certo. L'ultimo della lista in fattore comprensione.

Premetti il pulsante e velocemente dissi al portiere: la faccia accomodare!

Mi tolsi i vestiti in fretta, lasciandoli in terra a mo' di percorso vita ed entrai in doccia. Ci avrei pensato dopo a mettere ordine. Agata mi
avrebbe sgridato, ma in quel momento
era l'ultimo dei miei pensieri.

Quando udii l'ascensore chiudersi e Agata entrare, urlai dalla camera da letto: "Un attimo e sono pronto" mi aspettavo la sua reprimenda sul disordine, ma non fiat. Strano.

Indossai il completo Armani, un abito grigio perla con una camicia
azzurra. Al diavolo la cravatta, mi soffocava. Mi pettinai velocemente con le mani. Avevo ancora i capelli lunghi che mi cadevano sugli occhi, mi piaceva l'effetto trasandato, forse retaggio dei miei avi.

Lo preferivo al gel. Non degnavo
allo specchio che pochi secondi per
vedere l'effetto d'insieme. Continuavano a considerarmi sexy, invece ero normale.

Le donne, sbuffai.

"Che c', stasera? Mi aspettavo fulmini e sae..." m'immobilizzai.

Impietrito era dir poco. Ci manc poco, tanto cos, prima di
strozzarmi con la saliva. Giuro.

Angie.

Se ne stava impettita e rigida, col suo bel cappotto rosso alla moda e il cappellino beige, nel mio salotto. Non fiat. Si guard intorno. Era agitata. Le mani stringevano nervosamente la borsetta. Rossa anche quella. Aveva cambiato look. Prima era sempre vestita di nero e grigio, ora invece sembrava fosse sbocciata in tutta la sua femminilit.
Accorgermene proprio in quel momento non fece che peggiorare la situazione. Se prima per me era bellissima, in quel momento era anche
e soprattutto seducente.

"Perdonami" esord.

"Mi hai seguito, oppure  stata...".

"Agata".

"Avrei dovuto immaginarlo. Che ci fai qui?".

"Volevo solo parlarti".

Deglutii. Se mi avesse detto che era venuta a New York per me, mi sarei sparato.

"Ho fretta e sto aspettando una persona".

Il suo volto si oscur. Ero uno stronzo senza speranze.

"Se vuoi che me ne vada lo far, ma prima..." "No" la interruppi, un altro discorso simile e non avrei saputo che altre palle inventarmi pur di
mandarla via. Non
volevo infierire, stavo male e lei pure.

Questo lo sapevo. Mi avvicinai. Il pericolo ero io. Non avrei tenuto le mani a posto, era innegabile. Con Angie non ci riuscivo mai, non mi controllavo, perdevo totalmente ogni freno inibitorio e mi scatenavo.

Lei
si ritrasse. Cos capii.

"Dimmi che c', e facciamola finita una volta per tutte".

Si sedette quasi di peso sul divano, si tolse il cappotto e il cappellino.
Ogni movimento una pugnalata. Quel vestito rosso attillato era
peccaminoso. Mi faceva un sesso incredibile. Il cuore pomp
adrenalina e galopp come un cavallo da corsa.

Si torse le mani, rigirando un fazzoletto. Solo dopo una manciata di secondi mi accorsi che era il mio.

C'erano le mie iniziali. Un regalo di mia madre che ricamava J.M. su
tutto, persino sulle mutande, perch temeva le perdessi nei camerini.
Tempo fa avevo anche delle erotiche mutande firmate con le iniziali, ma erano sparite dall'appartamento di Milano.

Angie non ne sapeva nulla, cos aveva detto. Chiss se conservava
ancora la mia amata maglietta Scotland e i pantaloni blu del pigiama.

Sbuffai pentito.

Ricordare era deleterio.

Mi sedetti sulla poltrona a fianco del divano. Meglio starle lontano.
Meglio per me.

Angie sospir.

"Ho visto il dietro le quinte del tuo ultimo film, sei stupendo, quella scena finale mi ha fatto tremare le ginocchia.

Sei fantastico quando reciti.

Un'interpretazione da Oscar. Nessuno  bravo quanto te".

Strabuzzai gli occhi, il backstage?

Lei era stata
l e non me lo aveva detto?

Deglutii acido.

"Grazie" ci andai cauto, aspettando che terminasse senza interferire.

"Sono a New York da circa una settimana, sono venuta qui con Damiano, mi hanno fatto una sorpresa. Damiano e Samantha".

"Ah" e brava Angie, ora era tutto pi chiaro. Si era gi consolata,
vedermi faceva parte della vacanza, nulla pi.

Dovevo licenziare Agata per averle dato la possibilit di entrare negli studios.

Altro che folle amore per me. Dio, che ingenuo! Cretino e stupido.
Ero cos incazzato da vederci rosso. Mi alzai facendola sobbalzare.

"Non abbiamo altro da dirci, bastava un nome, no? Fuori da qui!".

Lei sembr sconcertata. Che finta tonta. Un'ottima attrice.

"James, ma... Che diavolo ti prende?".

"Basta Angie, piantala, ok? Sei venuta qui per vedere se stessi ancora
piangendo per la fine della nostra storia d'amore? Se non sbaglio mi hai detto addio, no? Ma per piacere! Sto bene, sono felice, non ti penso gi da un po'.

Sono andato avanti. La vita continua, chi lo sa pi di me? Sono
famoso, ho tutto quel che voglio, donne a non finire" mi ricambi con gli occhi stralunati, ma continuai "e soprattutto non ti amo, Angie, ormai non pi, i bei tempi sono finiti.  questo che volevi sentirmi dire
per metterti a posto la coscienza? Che cazzo di
coraggio, venirmi a dire
che sei venuta con quella testa rossa! Potevi scrivermelo in una mail o in un sms, senza prenderti la briga di venire fino qui da Milano".

"Non ero a Milano, ma in Scozia per qualche mese, ossia ero tornata
a Milano dopo un lungo
viaggio in Scozia" sussurr a malapena.

"In Scozia?". Non ci capivo pi nulla. Che ci faceva in Scozia?

"S, a Edimburgo". La voce si fece sempre pi debole. Impercettibile.

Ero confuso, disorientato.

Mi risedetti quasi di peso sul divano, dovevo andare a
quella
maledetta cena, eppure non ne avevo pi voglia.

"Ti aspetta di sotto?" ringhiai.

"Chi?".

"Il damerino dalla testa rossa".

Sorrise debolmente e neg.

"No, no, lui  in albergo, ma...".

Strinsi le mani a pugno.

"Non serve che tu scenda in particolari, Angie".

Alz i suoi grandi occhi nocciola, spaventati, ma vi lessi anche qualcos'altro. Desiderio?

"Se mi facessi parlare senza interrompere, forse riuscirei a spiegarmi, James. Agata e Sam mi hanno fatto un regalo con questo viaggio e poi Agata mi aveva detto che sarei riuscita a sbirciarti durante le riprese. In
effetti, cos  stato. Per quello sono
qui da una settimana".

Non ci capii pi nulla. Stavo peggio di prima.

"E in una settimana non hai avuto l'occasione per farmi sapere che c'eri o che almeno mi sbirciavi sul set? Wow!

Bene, brava. Dopo tutto questo tempo.

Senza avvisarmi, senza telefonarmi,
il tuo interesse  profondo,
vedo".

"No, James ti sbagli, credimi. Sono successe un casino di cose prima

di venire qui e poi quando ti ho visto mi sono sentita morire e... James io ti amo ancora, perch non vuoi credermi?".

"Non offendere la mia intelligenza, Angie".

"Sapevi che avevo bisogno di tempo per... Oddio, come faccio a spiegarti quando sei cos intrattabile?".

"Eh no, cara mia, sapevo che cosa?

Io so solo che mi hai lasciato".

"Mi hai promesso che mi avresti
aspettato, James!".

"Cazzate".

"Per me non sono cazzate queste".

"Pensi che mi sia rinchiuso in un convento per aspettarti? Ma che cavolo credevi, eh? Che rovinassi la mia esistenza, ben sapendo che non ti avrei pi rivisto? Io ho promesso, ma tu no, Angie, tu no! E sono
tutte palle, non ti credo pi".

Si alz, prese il cappotto e se lo infil. Le mani mi prudevano. Mi alzai anch'io e le diedi una spinta con forza.

Indietreggi inciampando, ma senza cadere.

"Vaffanculo, James".

"Oh bene, proprio questo volevo sentirmi dire, tesoro".

Piangeva e io
infierivo, pi vedevo le sue lacrime e pi la collera mi rendeva cieco.

"Brutto testardo di un maledetto scozzese del cazzo".

"S, giusto".

Corse verso l'ascensore. Fui pi veloce di lei. No, non avevo finito.
La bloccai afferrandola, stretta a me, con la
schiena sul mio torace.
Un'esplosione di calore m'invest in pieno, frastornandomi. Le mie braccia la cingevano. Il profumo mi tramort. Persi completamente il controllo.

"James, ti prego" aggiunse con voce flebile.

La girai verso di me. Il suo volto cos
vicino. Avrei potuto toccarlo,
avrei dovuto farlo. Ma le mani mi tremavano.

S, perch ero incazzato nero, eppure fremevo per lei come un adolescente.

Mi respingeva, combattendo per essere liberata. Pi lo faceva, pi la stringevo.
Si ferm e mi fiss. Gli occhi rossi, le lacrime. Che idiota.
La baciai con un tale impeto da morderle le labbra. Leccai le lacrime dagli occhi. Tent di respingermi ancora, ma non mi fermai. Mi tempest il petto di pugni, lo sentivo, ma in quel momento ero cieco. Accecato. Dalla passione dirompente e da un amore che mi stava divorando lentamente. Era malsano, me ne rendevo conto, ma impossibile da sconfiggere.
Non lott pi e si rilass tra le mie braccia, rispondendo al bacio con la stessa passione che ricordavo.
In quel momento non ero il vincitore, ma il vinto.
Dovevo staccarmi da lei. Lo feci.
Allontanandola, scostandola rudemente.
"Dio, ma che mi prende quando ci sei tu? Sembro posseduto".
"Non  possibile che tra noi sia finita. Tu mi ami ancora! Lo so, lo sento dentro di me".
"Adesso vuoi anche la riserva? Non ti basta testa rossa?".
"Ma che dici, James, non penserai mica che..." port una mano alla bocca come se avessi detto la stronzata del secolo. Una commediante.
"Non fingere con me, non lo sopporto".
"Non sei pi tu, non ti riconosco pi".
"Si cambia, infatti. Si diventa pi duri, ci si preserva dalle delusioni. E ora vattene da qui, mi hai stufato, Angie".
Si accost sibilando a un centimetro dal mio naso.
"Ascoltami bene, testardo scozzese.
Non ho intenzione di perdere la guerra.
Forse avr perso la battaglia, e ne hai anche tutte le ragioni, perch in effetti non mi sono pi fatta sentire, e questo propende a mio sfavore, ma ci sono stati cos tanti cambiamenti che... Al diavolo le spiegazioni, cazzo, so che ci che voglio mi sta davanti, per cui non ho la minima intenzione di lasciarmelo sfuggire per l'ennesima volta. Tu sei mio, James, io ti amo, noi siamo fatti per stare insieme, divisi non siamo nulla".
Mi colse alla sprovvista, mi allacci il collo con le mani e mi baci con impeto.
Poi si volt e usc di corsa, lasciandomi senza parole e fiato.
Lei. Lei aveva vinto la battaglia, non io.
...
.
...
2.
...
.
...
Ogni cosa perse di significato.
Dovevo uscire a cena?
Non m'importava pi.
Terminare il film? Chissenefregava.
Continuare a vivere? Ero sfibrato.
Snervato dalle lotte con il mio ego maschile e quindi, per ereditariet o per genetica, atto a fare il duro quando invece dentro mi sentivo peggio di una femminuccia, che piange per un amore che non sa come gestire.
.
Ascoltami bene, testardo scozzese. Non ho intenzione di perdere la guerra.
Forse avr perso la battaglia, e ne hai anche tutte le ragioni, perch in effetti non mi sono pi fatta sentire, e questo propende a mio sfavore, ma ci sono stati cos tanti cambiamenti che... Al diavolo le spiegazioni, cazzo, so che ci che voglio mi sta davanti, per cui non ho la minima intenzione di lasciarmelo sfuggire per l'ennesima volta. Tu sei mio, James, io ti amo, noi siamo fatti per stare insieme, divisi non siamo nulla... No. Sbagliato, Angie, non sarei mai stato tuo, almeno fino a che non avessi compreso quale significato dare a tutto quello che vivevamo quando stavamo insieme, e che non ci portava da nessuna parte.
Una sorta di limbo, senza trasferirci n in paradiso, n all'inferno.
Se avessi potuto dare un significato alla nostra storia d'amore, avrei detto che quello non era il momento, l'anno, l'epoca giusta per noi.
Eravamo troppo complicati e troppo consci di noi stessi, troppo attratti l'uno dall'altra e forse s, troppo innamorati per riuscire a concepire un mondo e una vita divisi. Ma alla fine eravamo sempre separati. Quella consapevolezza mi provoc un dolore sordo al petto.
Mi fece male sul serio, come la volta in cui lei svenne durante la cena a casa di quella megera della moglie di Andrea. Un attacco di panico, disse il medico all'epoca.
Il nostro amore era un attacco di panico continuo.
Non riuscivamo a stare insieme, n divisi. Men che meno lontani chilometri e chilometri, perch alla fine quel destino deficiente ci beccava nel luogo giusto, al momento giusto all'ora giusta, dandoci frustate sul culo e deridendoci. Lo odiavo.
Odiavo quel che stavo per diventare in barba a quel destino assurdo.
Avevo trentaquattro anni, per Dio, e volevo una famiglia, dei figli, la stabilit che meritavo. A questo modo invece, con i nervi tesi fino allo spasimo e il cuore in costante agitazione, potevo essere tranquillamente
investito da una macchina e nemmeno me ne sarei accorto.

Avevo perso il mio equilibrio, la sicurezza, avevo ignorato quel che era importante nella vita. Una volta mi piaceva. Da un po' di tempo a questa parte, invece, non pi. Forse avrei dovuto ritrovare me
stesso,
accettando l'inevitabile.

Non eravamo fatti per stare insieme.

Era impossibile continuare, ogni volta scoccavano scintille, avremmo finito per farci sul serio del male, per distruggerci a vicenda.

Perch non ci avevo mai pensato prima?

Ignorare la
tranquillit in favore dell'instabilit non era da persone mature e normali. Dovevo porre un freno. Ricominciare da zero. Non avevo pi voglia di lottare per ritrovarmi con un pugno di mosche in mano.

Pensavo tutto questo, mentre mi trovavo in taxi per andare a cenare
con la troupe.

Avevo implorato Agata di non accompagnarmi. Ce l'avevo a morte anche con lei, perch mi aveva nascosto la presenza di Angie negli studios. Forse voleva farmi una sorpresa, ma che diavolo di sorpresa
sarebbe stata? Avrei rinviato l'inevitabile. No, Angie doveva farsene
una ragione.

Non volevo pi amarla, pi pensarla, n tantomeno stare con lei.

Sarebbe stato difficile e duro da affrontare, ma alla fine saremmo

caduti in piedi e forse, tra qualche anno, saremmo ritornati a essere
gli
amici spensierati di un tempo.

Amici...

Ho amato Angie dal primo istante in cui la vidi, mentre sorseggiava un Irish Coffee e osservava timidamente la sua amica Sam flirtare con chiunque avesse un attributo maschile nei paraggi. Mi colse cos senza
fiato, che pensai di essere in paradiso. Fu amore a prima vista, ma dato che lei non sembrava corrispondere, optai per una profonda e intensa amicizia. Nel frattempo, conscio dei miei ormoni, mi divertivo andando
a letto con qualsiasi ragazza avesse interesse per me. Storie di poco
conto, che Angie sembrava sopportare con un sorriso tra le labbra e senza gelosia.

Da quel giorno fummo inseparabili.

Mi sbalordivo sempre del fatto che non capisse che cosa per davvero
nutrissi per lei. Samantha, ad esempio, lo aveva compreso all'istante, e
mi aveva preso male fin da quando le dissi che non conoscevo George Gordon.

Ora mi odiava ancora di pi, perch per quanto fossi stato intervistato insieme con lui, George era troppo riservato per potermi dare retta.

Immaginavo
la sua sfuriata nel guardare il video su you tube, Agata me l'aveva detto, ma durante quell'intervista non potei fare altro che sorridergli e stringergli la mano. Dopotutto George era di un altro livello, molto pi alto del mio, e gli attori di quel calibro vivevano in
solitaria.

Non uscivano ai party, non bisbocciavano con i giovani attori, ma preferivano vivere con riservatezza senza far parlare di s, anche se alla fine era impossibile. Anche io odiavo essere paparazzato, ma faceva
parte della vita d'attore dover scendere a compromessi, era inevitabile
per non perdere il senno.

Angie non amava quel lato della mia vita e quindi non riusciva a sentirsi se stessa sotto i riflettori. A me piaceva la normalit e la vivevo
senza fatica, seppur non in Italia. Riuscivo a fregarmene delle fan, dei
giornalisti, del gossip, bastava utilizzare un po' d'intelligenza e di furbizia e il gioco era fatto.

Cos non era per lei.

Nel mio lavoro avevo a che fare con molte donne e alla lunga sapevo

anche che il temperamento di
Angie non sarebbe stato accomodante nel
vedermi baciare sul set, o peggio ancora, fare l'amore simulando di farlo sul serio. A volte dovevo scindere il mio me stesso e trasformarmi nell'altro me stesso e pensare che quello non ero io e quella che baciavo
non era la donna che amavo. Era come vivere con un alter ego e permettere che lui si prendesse carico di quel ruolo, tralasciando il mio vero io fuori del lavoro. Difficile, ma ci riuscivo.

Purtroppo con Anne non era andata cos. Anne era un pezzo
dell'intricato puzzle della mia vita. Lo era ancora.

Inspiegabilmente.

Strano a dirsi, ma se l'amore che provavo per Angie non era abbastanza per poter vivere insieme, in Anne ritrovavo tutte le qualit adatte per restare al mio fianco.

Entrambi attori, entrambi ci prendevamo i nostri spazi, rispettandoci.

Un vero nonsense, la contraddizione della mia vita.

Amavo la persona che non era fatta per me, mentre stavo con una persona che non amavo abbastanza per riuscire a considerarla parte di me.

Anne era bionda, bella, spudorata, brava nel suo lavoro, ma troppo presente e insistente al punto da irritarmi. Conosceva i miei sentimenti per Angie eppure continuava a combattere per far s che la dimenticassi,
sostenendo che possedeva abbastanza amore per entrambi.

Solo le donne possono desiderare di rimanere con un uomo anche se sanno che non le ama a sufficienza. Pensano di essere forti e di sopportare, invece soffrono in silenzio.

Alla fine distruggono loro stesse, accettando qualsiasi schifoso e subdolo compromesso, pur di stare con un uomo cos.

Che cosa ridicola! Non avrei mai capito le donne.

Anne continuava a venire da me come se la nostra storia fosse ancora in piedi.

In realt ero stato onesto con lei, perch non l'amavo. Glielo dissi a
Milano quando fummo invitati dalla sua cara amica Italiana, la detestabile Amanda (la moglie di Andrea), la quale, per ripicca, ci aveva invitati per far ingelosire Angie.

L'unica cosa che venni a sapere di Andrea fu che si era separato. Poi

pi nulla.

Nominarmi quel damerino pel di carota mi aveva fatto incazzare di brutto.

Ero geloso, maledettamente geloso. Non potevo avere alcuna pretesa su di lei, dal momento che le avevo comunicato la mia decisione.

Tutto questo era cos difficile da accettare che mi sembrava di avere
un enorme groppo in gola. Digerire il dolore morale poteva provocare dolore fisico? Probabilmente.

Il cellulare squill. Guardai il display. Angie. Ancora? La ignorai e lo spensi.

Era finita. Finita. Come avrei dovuto dirglielo?

Brutta cocciuta di un'Italiana. Non immaginava soffrissi come un dannato nel sapere che mi amava ancora? Come poteva, poi, se stava con pel di carota?

Lei asseriva il contrario, s, ma forse le faceva comodo tenere i piedi in due scarpe!

Sembrava cos sicura di se stessa. Il punto era che io non ero pi
sicuro di me. Vaffanculo, Angie.

Chiusi gli occhi e cercai di rilassarmi. Allentai i bottoni della camicia e annaspai in cerca d'aria. Il taxi si ferm. Pagai ed entrai al ristorante.
La prima persona che mi venne incontro fu proprio Anne.

Sembrava che ogni regista ci volesse insieme, dicevano che funzionavamo come coppia cinematografica. Ero gi al secondo film con lei, un terzo e avrei smesso anche di fare l'attore.

Anne mi tormentava, peggio di Angie.

Facevo l'amore con lei e mentre l'amavo vedevo il volto di Angie nel suo. Se Anne l'avesse saputo mi avrebbe mollato gi da un pezzo, invece da codardo ero schiavo del sesso, perch solo in quei frangenti potevo sognare qualcosa che mai avrei avuto.

Agata era disgustata della mia torbida storia e, quando la vedeva, non
la calcolava nemmeno.

Non sapeva che era Anne la vittima e io il carnefice, perch per Agata ero un dio greco, talmente perfetto da far impallidire tutti gli altri al mio cospetto.

Non biasimavo nemmeno lei,
anzi la lasciavo fare e imbaldanzivo il

mio ego, per poi sentirmi una vera merda.

No, le cose non andavano bene per niente.

Mi circondavo di donne sbagliate, che recitavano la parte di madri, mogli e amiche, ma alle quali io non avevo affidato quel ruolo.

Volevo un po' di libert. Liberarmi di tutto quel che mi stava opprimendo.

Ripulirmi dalla melma che mi stava affogando. Affogare nella merda non era la mia massima aspirazione.

Anne mi baci sulla guancia, senza nemmeno accorgersi del fastidio che mi procurava la sua presenza. Non ero cos stronzo da farle del male perch mi giravano le palle, cos ingurgitai il solito groppo di dolore e le feci un sorriso tirato.

"Tesoro, tutto
bene?".

Strinsi i denti e sospirai, annuendo senza risponderle.

Raggiunsi la troupe che festeggiava la conclusione del film. Mancava la scena finale alla quale non prendevo parte dato che, finalmente, ero morto senza lasciare traccia del mio passaggio.

L'unico film nel quale il protagonista muore impietosamente, abbandonando la donna che ama a difendere il suo onore.

Un bel film, una bella regia, un bel cast.

Mi ero divertito, ma sembr che tutto quello che avevo vissuto fino allora fosse effimero.

Mai avrei immaginato di arrivare a quel punto di assuefazione.
Quando alzai gli occhi, un nugolo di ragazzine, che si trovavano in un angolo del locale, che era per le star del cinema, mi chiamarono a gran voce. Sorrisi e alzai la mano in un gesto di saluto.

"Ti vogliono, ti desiderano, ma nessuna di loro avr il tuo cuore.

Nessuna delle donne comuni lo avr o lo dovrebbe avere, perch tu non sei il tipo giusto per loro".

"Stai andando troppo in l, Anne, mi stai stancando con le tue
frecciatine, lo sai?" continuai
a sorridere, mentre il tono della mia voce
si era fatto duro e astioso.

Lei se ne accorse, ma non ritir le sue accuse. Anzi, infier come solo una donna  in grado di fare.

"Ho ragione e lo sai benissimo. Io sono quella che viene a letto con

te, non
lei".

Brutta smorfiosa, sapevo a chi si riferiva.

"Non fare la puttana, Anne, non ti si addice e adesso scusami, devo firmare qualche autografo".

Non si offese, Anne era granitica. Mi ero impegolato con una malata d'amore.

Santo Dio, che vita. Mentre le ragazzine mi strattonavano per
toccarmi, mi accarezzavano come fossi un bambolotto, mettendomi davanti agli occhi i loro fogli per un autografo, una mano curata ed esile spunt al di sopra di queste: "Per stare con te, farei qualsiasi cosa".

Alzai di scatto lo
sguardo e rimasi impalato a fissarla con la penna a mezz'aria.

Mi manc l'aria. Persino lo sguardo si offusc e cominciai a sudare freddo. I miei pi bassi istinti si risvegliarono.

Con sfacciataggine sfoggiava una maglietta scollata, che nascondeva
poco alla fantasia. Ricordavo bene le sue forme, le avevo impresse nella mente e a volte, al mattino, mi scoprivo inturgidito accorgendomi di averla appena sognata.

Non soffrivo di eiaculazione precoce, ma m'irritava sentirmi peggio
di un pervertito, quando pensavo a lei. Mi pose qualcosa tra le mani.
Una foto. Io e lei, insieme e abbracciati, che sorridevamo felici, una foto rubata dal cellulare durante una delle nostre tante belle serate insieme nell'appartamento di Milano.

Ero completamente sconvolto.

Soggiogato. Non registrai che l'odore della sua pelle e il desiderio che si accese come un incendio. La passione divamp e non pensai ad altro che me in lei, dentro di lei.

Angie attese speranzosa, senza nemmeno immaginare quel che avessi
in mente. Stava giocando
con il fuoco e, per Dio, le avrei fatto odiare
quel suo stesso gioco.

L'afferrai per mano, con foga.

Non pensai alle conseguenze, alle fan che ci fissavano allibite, ad Anne e alle sue occhiate sprezzanti e furiose contro di noi, al mio
regista, che di sicuro avrebbe bevuto alla mia salute. No, nulla di tutto

questo. Pensai solo a me, a noi, insieme.

M'incamminai rapidamente verso l'uscita. Angie rimaneva in silenzio senza fiatare, accondiscendente. Non avevo voglia di parlarle.
Ero davvero arrapato. Sapevo
di non essere onesto, ma non ce la facevo
proprio pi. Aveva oltrepassato i limiti della decenza quella donna e le avrei fatto vedere chi comandava tra noi due. Cazzo, io portavo i pantaloni!

Fischiai per un taxi, che arriv rapido. Il tragitto silenzioso
non fece
che esasperare un'attesa sfibrante. Angie si era irrigidita, ma non le mollai la mano, la tenevo stretta, non sarebbe scappata di nuovo. Un tira e molla che mi vedeva come unico e solo giocatore.

Smontammo dal taxi, entrammo nel mio palazzo, salimmo con l'ascensore.

"James..." sussurr. Non le badai.

Quando entrammo nel mio appartamento, incominciai
frettolosamente a togliermi il cappotto, a sfilarmi la giacca con gesti
nervosi, strappandomi la camicia. I bottoni saltarono ovunque. Risi,
sembrava la scena di un mio vecchio film. Nel frattempo non mi degnai di guardarla, sapevo che non si sarebbe mai spogliata di fronte a me.
Per lei era solo un gioco.

Una finzione. Col cavolo che avrei fatto di nuovo
quel che voleva.

"Spogliati" ordinai.

Mi fiss con occhi stralunati. Aveva paura. Paura. Di me.

"James... Io...".

"Spogliati, ho detto. Non era questo ci che volevi? Bene, sono pronto" le dissi mentre mi sfilavo i pantaloni.

Angie si gir imbarazzata.

Con uno
scarto la raggiunsi e le presi il volto tra le mani.

"No, Angie, voglio che mi guardi.

Ora il gioco  finito. Hai gi smesso di fare la gattina vestita come una puttana per me?".

Ogni parola era una pugnalata nel mio cuore, mi sentivo male perch
non credevo che Angie potesse arrivare a tanto, che io potessi arrivare a tanto.

Angie non era mai stata molto riflessiva, aveva sempre fatto di testa

sua, sbattendola contro un muro. Aveva lasciato Andrea per poi
piangere tra le mie braccia, dopo di che mi aveva
baciato, colta da un
attimo di follia e quando mi ero reso conto che anche lei provava gli stessi sentimenti, li aveva negati perch sapeva che non avrebbe avuto la forza di sopravvivere a un amore grande come il nostro.

Ora, che sembrava ormai convinta di
quel che provava per me, si
rinchiudeva in se stessa come un riccio.

Volevo solo farle capire che non si poteva pi giocare, che si doveva fare sul serio, se proprio voleva. Avevo scelto di non amarla pi, ma
evidentemente lei voleva da me quello che avevo sognato per anni e
che non avevamo mai portato a termine.

Cascasse il mondo ero intenzionato a fare l'amore con lei.

Mi avvicinai.

Indietreggi.

"No" esclamai con seriet.

Avevo solo le mutande, un ostacolo di poco conto.

Sembr pietrificata.

Mi fiss con quegli occhioni da gatta impaurita e mi eccitai ancor di pi. La desideravo cos tanto che il mio desiderio incominci a farsi visibile.

Me ne fregai. La toccai. In quel momento sembr arrendersi. Abbass lo sguardo.

Appoggiai dolcemente la mia mano sul
suo viso e i suoi occhi
ritornarono su di me. Accesi, pieni di promesse d'amore.

Non aspettavo altro che quell'invito. La baciai con foga, mentre con gesti rapidi le sfilavo i vestiti. Avevo dimestichezza in certe cose, se
non altro fare l'attore serviva anche a quello. La presi tra le braccia e la
portai in camera da letto.

Lei chiuse gli occhi, il suo profumo mi fece impazzire. Fu come se avessi appena scoperto che cosa significasse amare per davvero una donna. Sentivo i nostri corpi uniti mentre l'affondavo e mi riempivo di
lei.

Dio, che sensazione.

I suoi mugolii mi turbarono talmente, che per un attimo temetti di averle fatto male. Ormai non potevo pi tornare indietro.

"Non fermarti, James..." sussurr.

La possedevo, lei era mia. E l'amavo in un modo tale da farmi stare male.

Avere assaggiato il paradiso, mi avrebbe poi fatto pesare la discesa all'inferno della mia solitudine, quando ci saremmo lasciati per
l'ennesima volta? Forse. Non ci pensai pi e quando giunsi all'orgasmo
insieme con lei, mi resi conto che non ero mai stato cos felice.

3.

Mi svegliai con le sue gambe attorcigliate alle mie e la morbidezza dei suoi seni, grandi e sodi, adagiati contro il mio braccio. Accarezzai la
pelle di seta e ne inspirai il profumo.

Vinto da me stesso, stavo male.

Non avrei mai immaginato di fare l'amore con lei, n pi di una volta. Ero insaziabile, la volevo come l'aria che respiravo. L'amavo pi di me stesso.

Porco mondo.

Mi scostai e, senza svegliarla, mi alzai. Mi vestii in fretta, un paio di
jeans, una camicia, a piedi nudi. Mi piaceva sentire la morbidezza della moquette. Era sorprendentemente calda e soffice. Andai in cucina a farmi un caff.

Mi sporsi a guardare lo spettacolo che mi offriva New York all'alba.

Rumori, colori, mi colpirono lo sguardo e l'udito. Mi affascinava quel momento della giornata.

Bevvi il caff caldo e nel frattempo immaginai di essere giunto al punto di non ritorno. Al punto in cui avrei dovuto decidere che fare. Mi
sentivo cos confuso da non riuscire a pensare in modo razionale. Non ero un tipo da sentimentalismi esagerati. Ma se ero
innamorato e
perdutamente,
non riuscivo a essere razionale.

Appoggiai la fronte alla vetrata.

Dominava dall'alto la vista della splendida Manhattan.
Il freddo mi
ritempr per un momento. Chiusi gli occhi. Restai l a riflettere.

Quando li riaprii, il sole aveva fatto capolino e illuminava una fredda

giornata d'inverno. Il cielo era azzurro intenso.

"Ti congelerai".

Quella voce. La sua voce. Cos forte, quasi da soprano. Aveva un
timbro squillante, a volte non si rendeva conto di parlare e urlare allo stesso tempo. Ma Angie era cos. Non gliene fregava niente. Se uno le diceva che quel che stava facendo o dicendo dava fastidio, lei
continuava senza badarvi. Era tosta.

"Il freddo mi far bene, ci sono abituato".

Armeggi con la caffettiera in cucina.

Sorrisi. Immaginavo quel che avrebbe detto del caff.

"Che schifo 'sto caff, sembra acqua sporca".

Prevedibile, potevo indovinare ogni sua mossa a occhi chiusi. A parte
la sera prima, ovviamente.

Quando mi sorprendeva era sbalorditiva.

"Non ho una macchina per l'espresso, ti devi accontentare" risposi, senza muovermi.

Non mi voltai a guardarla, non la salutai con un bacio, n con un
abbraccio. Era meglio tenessi le mani ferme, altrimenti sarebbe stato
difficile resisterle.

Provavo sentimenti contrastanti. Amore, rabbia, delusione.

Covavano come cenere sotto al focolaio, pronti a esplodere.

"James?".

"Che c'?".

"Perch non hai il coraggio di guardarmi?".

Mi voltai. Aveva i capelli sciolti, le cadevano sulle spalle, i grandi occhi marroni sembravano raggianti, le guance rosee, indossava una mia camicia che avevo abbandonato sul divano. A piedi nudi. Strinsi le
mani a pugno. Era ancora piena di desiderio, glielo leggevo in faccia.

"Ti guardo".

"E?".

"E cosa?".

Corrucci le labbra e fece una smorfia.

"Cazzo, ma quanto difficile  tentare di far parlare gli uomini, mi sento snervata".

"Non ho niente da dire, Angie".

Non si rendeva conto di quel che stavo passando? No, forse no.

"E?" "Non sei cenerentola, non sono il principe azzurro, so che due anni fa pensavi di averlo trovato, non credo di essere io, ecco tutto".

"Perch?".

"Perch, cosa?" domandai estenuato.

"Perch stai facendo questo? Stai rovinando tutto?" .

"Non c' nulla da rovinare. Abbiamo fatto l'amore,  stato memorabile, Dio solo sa da quanto tempo lo sognavo. Ma se credi che un po' di sesso abbia risolto i nostri, i tuoi, i miei problemi, allora ti sbagli".

"Era proprio questo che volevo dirti ieri.
In questo tempo ho cercato
me stessa e...".

Alzai gli occhi al cielo, ero stufo.

"No, non voglio sapere niente.

Guarda, davvero non me ne frega se hai trovato l'illuminazione sulla via per Damasco. Il fatto  che sei sparita dalla mia vita. Sei svanita.
Due
anni, due lunghi anni senza nemmeno sapere se fossi viva o morta.
Nemmeno Agata sapeva nulla di te. Hai idea di quel che ho passato, Angie? Cazzo, dovresti avercela".

Abbass lo sguardo. Ah, allora si sentiva in colpa.

"Lo so, sono una disgraziata, un pessimo soggetto, una sfigata della
peggior specie. Quel che non sapevo era che tutto quel che mi  successo da quel giorno in cui ho perso i miei effetti personali aveva la sua ragion d'essere.

Come se volessero mettermi nella giusta via per capire".

"Basta,
smettila, non me ne frega nulla. Il tuo errore madornale  stato pensare esclusivamente a te, senza badare a chi ti stava intorno".

"Vero. Ma continuare a mettere il dito nella piaga non mi far cambiare idea su di te, su di noi. Sembri cos diverso, James. Non ti
riconosco pi".

"Perch ho smesso di fare il cascamorto ai tuoi piedi, solo per quello".

"Non l'ho mai pensato".

"Gi. Palle. Raccontale a chi ti pu credere ancora, magari a testa rossa.

Anche lui si  innamorato di te?".

Abbass lo sguardo e arross, quasi divertita. Ma certo, che idiota.
Damiano le stava dietro come un segugio quando ha fiutato la preda.
Dio, che schifo. E magari ci era anche riuscito. La collera ebbe la meglio. Tentai di tenere a freno le mani che prudevano. Perci rimasi
dov'ero.

"Io amo solo te, da sempre" disse con la voce rotta dall'emozione.

"Damiano  brillante,  tutto quello che una donna giovane come te pu desiderare, se  venuto fin qui e ti ha accompagnato in America, sar una cosa seria per lui. Non vorrai farlo soffrire".

"James se sapessi chi  lui veramente non la penseresti cos, credimi.
In un certo senso, mi ha aiutato. Niente di pi".

Quale oscuro segreto teneva in serbo e condivideva con lui? Mentre io, che ero l'uomo che diceva di amare, ero ignaro di ogni cosa della sua vita. Il mondo si era capovolto oppure ero rincretinito del tutto?

"Io ero tuo amico, una volta" ringhiai.

"James, ti prego, non complicare ancora di pi le cose tra di noi.
Ricordo molto bene quel che hai detto in ospedale, ti aspetter anche avessi cent'anni. Ho preso alla lettera ogni tua parola perch ci credevo
davvero. Mi hai mentito?".

"Non cambiare le carte in tavola, non lo sopporto. Avevi intenzione di farti rivedere tra cent'anni, forse, sperando che sarei rimasto in vita per te? Angie, ma dove vivi, su Marte?" sbraitai, colto da un attacco d'ira.

"Tu hai cambiato le carte in tavola, James, tu, solo tu! Mi hai detto che non mi ami pi, sbaglio?".

"S,  vero" urlai.

Indietreggi come l'avessi schiaffeggiata.

"Non piangere" dissi, tentando di calmarmi e tuttavia standole lontano.

Trascorsero altri minuti di silenzio.

"Voglio stare solo, Angie, ho bisogno di capire che cosa mi prende in questo periodo. Ho perso me stesso. Sono felice se sei riuscita a trovare

quel che cercavi da tempo, la tua stabilit. In effetti, vederti cos bella e
raggiante mi ha totalmente stregato. Tu mi stregavi anche quando ti vestivi di nero e sembravi uno spaventapasseri e ti lamentavi delle tue sfighe! Ti avrei amata comunque".

Si avvicin rapidamente. Si ferm.

Fece un sorriso.

"Posso solo sperare che questa nuova me non ti disturbi come l'altra,
ho imparato a tenere la bocca chiusa, sai?

James, ti prego, se devo fare ammenda per averti fatto soffrire lo far, ma non permettere che il nostro legame si spezzi ancora, dopo che
siamo a un tanto cos dallo stare insieme e felici. Per sempre".

Era sincera. Mi guardava come se da me dipendesse la sua intera vita.

"No, ti sbagli, Angie. Le nostre vite purtroppo scorreranno sempre parallele.

Non si sono mai unite, anche se lo volevamo. Io faccio l'attore, vivo
in un mondo complicato. La mia vita lo  ancora di pi adesso che
faccio due film all'anno. Non resisterai e lo sai benissimo. L'amore a volte non basta".

Strinse i pugni e i suoi occhi divennero ancora pi scuri. Mi fiss con astio.

"Me l'hai detto tu, ricordi? Che erano tutte stronzate e che, se uno lo
desiderava per davvero, si poteva fare qualsiasi cosa. Mi domando che cosa sia cambiato da allora, James. Forse Anne?".

Pronunci quel nome quasi sputandolo fuori dalle labbra. Era furente.

"Diciamo che anche lei mi ha complicato la vita, ma sono sempre
riuscito a cavarmela. Non amo lei".

"Ma te la scopi, per".

M'infuriai, che diritto aveva di fare la gelosa con me, adesso?

"Non sono cazzi tuoi. Io non amo Anne!".

"Ma nemmeno me, oppure stai recitando ancora, Mckinney? E a recitare sei davvero bravo".

Abbassai lo sguardo. Le mani strette a pugno.

Volevo abbracciarla e rassicurarla. Invece, non ne avevo le forze.
L'amore non bastava pi.

"Mi dispiace, Angie" sussurrai senza avere il coraggio di guardarla negli occhi.

"Ricordo perfettamente quel giorno.

Mi implorasti di rimanere con te, mi si strinse il cuore perch sapevo che non lo avrei fatto. Ricordo le tue lacrime, ricordo ogni cosa. Ora so come ti sei sentito, ora lo so. Dispiace a me, James, ma forse hai
ragione
tu. Le nostre vite scorreranno sempre parallele, senza mai avere la fortuna di incrociarsi e, semmai lo faranno, vivranno per poche ore un attimo di felicit, come questa notte".

Non alzai gli occhi, continuavo a deglutire il dolore, mentre
percepivo il lento e inevitabile distacco.

Mentre immaginavo quanto sarebbe stato difficile poter sopportare perderla di nuovo.

Mentre la sentivo prepararsi in silenzio, senza nemmeno una lacrima.

Mentre me ne stavo impettito nello stesso posto e pregavo per avere
la capacit di lasciarla andare. Ero pazzo.

S, forse. Qualcosa dentro di me si era rotto. Lo sentivo come uno strappo al cuore.

"Addio, James".

Trovai la forza di alzare gli occhi. Il coraggio di non fermarla. Mi
fiss per un lungo istante, le lacrime scendevano senza nemmeno
asciugarsele.

Ero sempre io quello che le asciugava le lacrime. Chiss, forse d'ora in poi testa rossa avrebbe avuto pi chance con lei.

Quel maledetto. L'odio era profondo.

"Ti amo" prosegu tra i singhiozzi.

"Sempre... Non dimenticarlo mai".

Come la scena di un film strappalacrime, Angie corse verso l'ascensore che la inghiott portandomela via.

"Anche io, Angie. Per sempre" sussurrai, ma non l'avrebbe mai saputo.

4.

"Per quanto tempo starai via? Ti ricordi che tra due mesi esatti c' la
prima qui a New York del tuo ultimo film? Che cosa devo dire ai giornalisti, se non so dove ti rintanerai? E soprattutto, quando la smetterai di farmi stare cos in ansia? Perch non ti fidi di me? Che ne sar della tua agenda? L'hai data a me, che cosa devo
farne se non so
dove sarai? E se magari ti capitasse qualcosa? Chi penser a te? Mi hai colta alla sprovvista, James, non  giusto!".

Le lamentele di Agata erano del tutto inaspettate. In genere mi ordinava le cose con polso da generale, ma da quando le avevo detto
che sarei andato via per un po' di tempo, senza darle scadenze e soprattutto senza dirle dove sarei andato, aveva incominciato a dare di matto. Aveva completamente perso la bussola e anche la proverbiale calma.

Frignava ogni maledetto giorno venendo da me, che dovevo sorbirmi
i suoi bronci tutt'altro che sopportabili. Mi ripeteva le medesime domande. Ogni giorno le rispondevo allo stesso modo, sperando che arrivasse finalmente la partenza. Le volevo bene, ma non tanto da dover
subire i suoi lamenti.

"Non devi preoccuparti, Agata. Non andr lontano, non mi butter da un burrone, non scoper tutte le ragazze senza un preservativo, non mi ubriacher tanto da essere sbattuto in galera, non far nulla che tu non
vorresti che facessi. Ho solo bisogno di
staccare un po' e, per quanto ti
voglia bene, ho bisogno di farlo da solo. Quindi, mia cara Agata, devi avere fiducia in me e aspettare che ritorni".

Ricominci a fare il broncio.

"Lo so,  tutta colpa mia, se non l'avessi invitata... Speravo,
speravamo io e
Sam, insomma, che tu... Che voi... Tornaste ecco... Lo sai, no?".

Alzai gli occhi al cielo. Ancora la stessa solfa. Ricordare Angie non era uno dei miei passatempi preferiti, se me ne andavo via era anche per poterla dimenticare definitivamente.

"Non  colpa tua se le cose sono andate come sono andate. Io decido della mia vita fino a prova contraria" dissi tra i denti.

Agata mi fiss corrucciata.

"Sar".

"Basta, Agata. Il capitolo Angie  chiuso. Sono certo che ci metter
poco per dimenticarmi, dato che ha pel di carota pronto a prendere il
mio posto".

Con gli occhi stralunati e un dito puntato verso di me in tono accusatorio, sogghignando come una pazza, disse: "Ah, ah, sei geloso!
Beh, s in effetti, Damiano non ha nascosto quel che prova per lei e per
di pi 
anche un gran bel pezzo di...".

M'infuriai con i suoi sproloqui: "Smettila, Agata, ho capito dove vuoi andare a parare. Che la conquisti pure, non me ne frega un cazzo!" sibilai ringhiando.

In quell'istante Agata mi blocc con le mani sulle spalle: "Sai che non mi sono mai intromessa nelle tue storie. Io lavoro per te da parecchi anni ormai e quindi mi sembra di conoscerti abbastanza da capirti un po'. Non fai del bene a te stesso se neghi quel che provi per
lei. Credimi, lo so benissimo,  difficile riuscire a trovare la persona giusta, ma  da cretini lasciarsela scappare quando la trovi! Tu e lei siete fatti per stare insieme, te ne accorgerai prima o poi. Qualsiasi
donna incontrerai farai
sempre il paragone con quella che hai nella
testa. Non hai vie di scampo. L'amerai per tutta la vita".

Ero scocciato e gettando alla rinfusa i miei vestiti in valigia, sbraitai: "Questo lo so bene!".

Spalanc la bocca e strabuzz gli occhi: "Ma...
Ma..." balbett.

"Niente ma o se o forse, Agata, che io ami Angie  risaputo. Io la amo pi di prima se  per questo, ma non cambierebbe nulla. Non cambia nulla di me,  la mia vita che non va come vorrei, non la sua.
Non sono felice, non riesco a gioire di
quel che ho. So di avere tanto,
ma non m'interessa pi.

Devo staccare, devo andarmene per un po' e chiarirmi le idee. Se ci penso, si sono invertiti i ruoli tra me e Angie.

Prima era lei che aveva bisogno di trovare se stessa, ora sono io.
Avanti di questo
passo e nemmeno quando saremmo vecchi e ricurvi su
un bastone riusciremo a trovarci!".

"Mi vuoi licenziare, James?" domand a testa bassa.

In quel momento compresi le sue paure. Ero come un fratello per lei.
La sua famiglia. Capii cosa intendesse, lamentandosi cos.

L'abbracciai, cogliendola alla sprovvista, dandole colpetti affettuosi

sulla schiena e rassicurandola.

"Non dire palle, Agata, non ce la farei mai senza di te".

Mi rivolse uno sguardo triste, di profonda tenerezza.

"Sei come un fratello per me,
James, mi dispiace non poterti aiutare.
Per, promettimi che mi chiamerai ogni tanto per rassicurarmi, ok? Nel frattempo, mi prender cura dei tuoi affari e cercher di tenere buoni giornalisti, gossip e soprattutto i registi sulla tua sparizione.

Non deludermi James, sai bene che ne va della tua carriera come attore".

"Ho sempre fatto tutto con naturalezza, ma non ho mai capito che cosa voglio realmente. Fare l'attore fa parte di me, ma non  tutto, spero che tu lo comprenda".

"S, te lo concedo, ma lasciare ogni cosa e nel momento pi
splendido per te sarebbe una follia. Tu sei un vero talento, ce l'hai nel sangue, non potresti non recitare. Per te  come l'aria che respiri".

Risi.

"Sai qual  la pazzia pi grande della mia vita, Agata? Quella di
amare qualcuno ben sapendo che stare insieme sarebbe da pazzi. Altro che attore famoso con tutte le donne ai propri piedi".

Agata spalanc gli occhi e poi li abbass, arrossendo.

Il mio cuore si ferm di nuovo, un altro colpo del genere e sarei stato
colto da infarto senza arrivare all'andropausa.

Mi avvicinai a lei e la scrutai alla ricerca di quel che speravo non fosse la verit. Le accarezzai il volto e lei s'irrigid.

"Non ti rendi conto di quanto speciale tu sia. Sei come una calamita,
 inevitabile non amarti".

Agata piangeva e mi sentii nuovamente una merda. Un'insensibile merda.

"Mi dispiace, Agata. Non so che dire".

" tutto passato, James, non sono un tipo che rimpiange quel che non ha avuto, sapevo che era impossibile, eppure non ci potevo fare niente.
Amarti viene troppo facile, quindi so bene cosa prova Angie in questo momento. Come forse anche Anne. Stai lasciando una scia di cuori infranti dietro di te, un campo di battaglia come quello di Culloden, che
conosci bene. Le tue fan non vivono meglio di noi
di sicuro!".

Feci una smorfia.

"Siete tutte fuori, ragazze, non c' nulla in me, n di cos sexy, n di cos intrigante e la cosa mi lusinga pochissimo".

"Ereditariet, James, tua madre un giorno mi disse che suo padre era bello quanto te".

Sorrisi pensando a mio nonno, un grand'uomo.

"Ehi, lui almeno era pi alto.

Finiscila d'indorarmi la pillola. Non mi sento cos cool come dicono tutte, punto".

"Sei un testardo scozzese".

"S, lo dicono tutti".

Mi lasci con una promessa, un'altra promessa che per in quel caso potevo benissimo mantenere. Le assicurai di chiamarla, ma nascosi sia il giorno della partenza che la destinazione del mio viaggio. Non ero al
massimo delle forze, ma non vedevo l'ora di partire. Un programma
preciso ce l'avevo. Speravo solo che servisse a qualche cosa. Se le idee si fossero chiarite tanto meglio, altrimenti avrei dovuto accettare quello strappo al cuore per tutta la vita.

Libro di ANGIE. Il puzzle della mia vita. Annotazion i.

5.

Al check-in arrivai in ritardo.

Lo zaino pesava, era ingombrante e gonfio come un pallone.

Volevo portarmi l'indispensabile, ma i maglioni occupavano spazio. I bei vestiti firmati erano affidati in custodia ad Agata, che li avrebbe
tenuti al sicuro fino al mio ritorno. Non volevo mi accompagnasse
all'aeroporto, non mi piacevano gli addii. Men che meno rivedere le sue lacrime.

Meglio ricordarmela forte e grintosa.

Gliel'avevo data vinta quando aveva voluto a tutti i costi prepararmi i

vestiti da indossare per il viaggio.

Incorreggibile donna.

Cos, con maglione bianco a collo alto, jeans stinti, scarpe comode, il mio amato borsalino nero e un cappotto spigato sale e pepe che, non intrigava nei movimenti, leggero ma caldo, lasciai per sempre
l'appartamento di NY e incominciai la nuova avventura.

Avevo idea di dove andare, ma non avevo programmi. Volevo partire e lasciare che l'istinto mi guidasse dove voleva. Piuttosto difficile per uno come me abituato alla vita programmata, ma dovevo dare una
svolta e quindi rivoluzionare la mia esistenza. Anche facendo cos era un inizio.

Il check-in era, come al solito, affollato. Dovetti attendere per passare il metal detector. Il borsalino faceva intravedere il mio volto abbastanza
da essere riconosciuto, cosa che capit in aeroporto. Gli occhiali neri li
avevo banditi per sempre. Basta nascondersi, non ero mica il Presidente degli Stati Uniti, dopotutto.

Sfortunatamente, m'imbattei in alcune ragazze cos felici di vedermi
e per giunta da solo, da costringermi a firmare autografi. I flash delle
macchinette fotografiche mi accecarono.

Me la cavai con maestria grazie alla mia proverbiale calma e pazienza. Ero diventato famoso anche per merito loro.

Negare quella realt sarebbe stato come sparare sulla croce rossa. Le
baciai quasi tutte e le labbra mi s'intorpidirono. Dopodich capii che era il caso di rimettermi gli occhiali. In effetti, quel che a loro piaceva di pi erano proprio i miei occhi.

Ero piuttosto basso e non avevo un fisico da adone, ma lo sguardo
attirava tutte. Indossai gli occhiali e cercai di passare indisturbato il
check-in. La notoriet mi stava proprio infastidendo.

Avevo bisogno di solitudine per riflettere. Non mi sfior mai la mente il pensiero di Angie, se non quando la cercavo insistentemente,
ma inconsciamente, tra la folla. Pensai in un attimo di follia che fosse venuta all'aeroporto per costringermi a stare insieme con lei.

Sorrisi. Ero proprio un idiota.

L'idea mi balen all'improvviso e mi fece stare peggio. Ero un caso pietoso.

In effetti ero stato io a lasciarla e non il contrario.

Potevo biasimarmi?

S.

Molto. Che testa di cazzo.

"Signor Mckinney?".

L'assistente di volo mi chiam.

Annuii. Mi fiss spalancando gli occhi incredula, e rimase impalata col mio biglietto tra le mani. Beh, quanti James Mckinney ci potevano essere oltre a me?

Le sorrisi facendole l'occhiolino e ci manc poco che mi svenisse tra le braccia.

Ma che facevo alle donne? Assurdo.

Se non fossi stato un attore, ma che ne so, un idraulico, col cavolo che mi avrebbero domandato l'autografo. Il prezzo da pagare della celebrit. Avrei fatto volentieri a meno di quel prezzo, avrei fatto
volentieri il carpentiere o l'operaio.

In realt, lo avevo fatto quando ero pi giovane e in effetti nessuna mi dava retta pi di tanto. Non serviva solo una bella faccia per essere cos amati, ma un bel conto in banca o la notoriet. Ragion per cui era
meglio che mi defilassi per un po' dai riflettori.

Dovevo ritrovare me stesso. Le mie radici. Non c'era modo migliore per farlo tornando l dove tutto era iniziato.

Quando l'hostess mi lasci, andai a sedermi. Lo feci quasi di peso, i problemi mi gravavano sulle spalle, curvandole come un vecchio. Ero
stanco. Sfinito. Mi calcai il borsalino sulla testa e chiusi gli occhi, rifiutando il mondo, tenendolo a debita distanza.

Avevo bisogno di una lunga pausa, il mio corpo lo gridava a gran voce.

All'improvviso, un fragore. Alzai di scatto la testa, in ascolto. Che
cazzo era?

Un cupo rimbombo.

Proveniva dall'interno dell'aeroporto, non capivo che stesse succedendo. Il terrore dell'undici settembre era dilagato a macchia d'olio, impregnava gli animi al primo futile allarme. Rimasi dov'ero, in attesa.
Le persone che mi stavano accanto si domandarono la stessa cosa, sembr che il panico non avesse sopraffatto nessuno. Eravamo

tutti in attesa dell'aereo che mi avrebbe portato finalmente via da New York.

Non amavo quella citt, affatto. Da quando avevo visto Angie, ancora
di meno.

Era parecchio frustrante sentirmi inerme di fronte ai sentimenti. La verit era solo quella. Quindi volevo in un certo senso scappare da ci che mi ero lasciato alle spalle, senza pensarci su due volte. Il regista mi
aveva chiamato in mattinata poco prima di partire, per farmi i
complimenti. Sento odore di
Oscar, James, aveva detto tutto felice.

Non provai nulla.

Tempo prima, ero talmente dedito al lavoro per raggiungere quel fatidico obiettivo, da non pensare quasi ad altro.

Invece, in quel momento, non me ne fregava un cazzo.

Un brutto segno. Davvero brutto.

Pessimo.

Guardai l'orologio, tra undici ore esatte avrei raggiunto la meta agognata.

Sempre che la situazione in aeroporto non fosse tragica come
qualcuno accanto a me stava
presupponendo.

La tranquillit nell'angolo dove ci trovavamo sembr quasi sospetta.

Avevo recitato in un film d'azione, nel quale menavo a destra e a manca e prendevo parte a combattimenti senza il supporto della
controfigura. In quel film ritrovai il ramo dei miei avi scozzesi, nel mio
sbalorditivo coraggio e spavalderia. Non l'avevo perso, in effetti.

Che stupido, non recitavo in un film in quel momento. Forse Angie aveva ragione, a volte perdevo il contatto con la realt. Che fosse il
problema fondamentale degli attori? Non era affatto un segreto che
molti attori spendevano fior di soldi dall'analista, che tentava di far trovare loro una certa stabilit psichica. Suvvia, non ero malato, ero solo stanco, quindi non ancora pazzo da avere bisogno di uno
psicanalista.

Un altro fragore, stavolta ancora pi forte di quello precedente. Spari.
Urla seguite da altre ben pi strazianti. Mi alzai dal mio posto, preso alla sprovvista e colto da una paura folle, che mi fece pompare il
sangue il doppio del normale. Ovunque mi voltassi, vedevo volti

terrorizzati, in preda alla frenesia di fuga, seppur non sapendo dove.

Qualcuno invit alla tranquillit, ma fu impossibile. Mi trovai in mezzo alla baraonda, senza sapere che fare e, soprattutto, dove andare.
Il panico mi blocc, ma poi sopraggiunse un'indefinita calma razionale e una rabbia profonda. Mi avvicinai a una donna che piangeva e tentai di confortarla.

Quando fui investito da un onda d'urto, che mi sbalz all'indietro
all'improvviso, capii di essere nella bocca dell'inferno. Era troppo tardi
per fuggire.

M'inghiott nelle sue fauci infuocate, ai miei occhi immagini spaventose.

Pensai a Angie e al fatto di non poterle dire per l'ultima volta quanto l'amassi.

6.

Il panorama dalla finestra della mia stanza d'albergo, che dava su Central Park, era mozzafiato. Amavo New York, la chiassosa e vivace New York. E amavo ancora di pi l'America. Mi dava l'impressione che qui ogni cosa fosse pi grande. Come dimensioni. Un
orizzonte
ampliato rapiva il mio sguardo.

La luna era enorme, la luce del sole illuminava oltre i trecentosessanta gradi.

I colori erano intensi, l'oceano una ruggente e vasta distesa di blu, la natura contraccambiava il rispetto dell'uomo in bellezza, vigore e
vastit.

Eppure, sebbene mi trovassi nella terra dove i sogni si potevano esaudire e dove tutto era possibile, non potevo dire che fosse vero per me.

Avevo sperato che questo viaggio, come l'altro appena concluso,
terminasse con un The End, non uno normale, ma un Happy End. Come
in una favola. Una fiaba nella quale credevo con tutte le mie forze, con la testardaggine che mi contraddistingueva, ben sapendo che avrei dovuto lottare per riuscire nell'intento. Non avevo la bacchetta magica

per esaudire il
mio desiderio, ma ci speravo.

Non avevo fatto i conti con la realt.

Con lui. Il mio desiderio.

James.

Il quale aveva rifiutato di essere il mio principe azzurro e cos mi ero trasformata nella strega cattiva, che aveva inveito contro il bel principe,
per
averla respinta. Qualcosa mi ricordava quella famosa maledizione degli uomini dagli occhi azzurri, forse era tutto vero.

Il cuore si era frantumato di nuovo.

Ricordavo quella sensazione. Mi ramment che purtroppo ero
fallibile, umana, e che non era vero che il principe azzurro mi avrebbe
amata dopo due anni di assoluto silenzio da parte mia. Non era da biasimare, ma ero convinta che mi avrebbe aspettata. Ero volata lontano da lui con una zucca, ma poi ero anche tornata con un bel calesse a
quattro posti, accessoriato e dotato di ogni comfort.

Che stupida a crederci.

Sentivo ancora su di me il calore delle sue mani, la forza dei suoi baci, il profumo del suo corpo, cos bello e perfetto. James era selvaggio e dolce allo stesso tempo. Fare l'amore con lui era
stata
un'esperienza magica. Avrei dato qualsiasi cosa per fargli capire che solo tra le mie braccia poteva trovare la vera felicit. Lo sapevo perch era cos per me. Ero nata in questo mondo perch anche lui c'era nato.
Esistevo perch lui esisteva. Una
verit innegabile. Senza di lui che
senso aveva la mia vita? Avevo trascorso due anni alla ricerca di me stessa e, quando m'ero ritrovata, avevo compreso quanto poco mi conoscessi.

Nel mio cuore avevo un vuoto, solo lui poteva colmarlo.

Non che non lo sapessi gi, ma prima non ero in grado di accettarlo.

Ero convinta fosse solo un desiderio della mente, non un segno del destino.

Pensavo di sbagliarmi, invece avevo ragione.

Eravamo fatti per stare insieme.

Destinati.

L'avevo compreso quel giorno della festa
a sorpresa, e che sorpresa,
di quella vipera di Amonda.

Lo avevo provato in quel bellissimo bacio che ci eravamo scambiati.
James sarebbe rimasto per sempre nel mio cuore, non avrei amato nessun altro, forse era il caso che mi facessi suora dato che mi aveva
lasciata e sarei stata sola per tutta la vita. Oppure avrei fatto l'eremita.
Meditare nella solitudine e comprendere gli errori commessi poteva essere la punizione per averlo perso.

Mi faceva troppo male. Stavo diventando di nuovo deprimente. Ero
convinta di aver abbandonato quel vecchio modo di essere.

Ultimamente ero rigogliosa. Come una brutta e bizzarra pianta che, per effetto di una pioggia miracolosa, era ritornata a crescere verdeggiante.

Il merito non era stato mio, ma di qualcuno che avevo trovato dopo
tanto tempo.

Quel qualcuno mi aveva aiutato a diventare quel che ero, a sorridere alla vita senza paura di essere sbagliata.

Accogliere il bello della mia esistenza era diventata la priorit.
Ritrovare la voglia di lavorare, di non farmi mettere
i piedi in testa da
nessuno, di sentirmi forte e tenace malgrado la mia imbranataggine.

Avevo anche un cospicuo conto in banca, che speravo un giorno di meritare.

In questi anni avevo riscoperto moltissime cose, alcune delle quali mi avevano reso immensamente felice.

Anche se per met.

Ogni pezzo aveva trovato il posto giusto nel puzzle della mia intricata vita.

Quel che dovetti scoprire e accettare non fu una passeggiata di salute,
al contrario, furono prove difficili da affrontare e impreviste. Forse era il caso di elencarle una a una, ricostruendo tutto ci che era accaduto, per poi pensare a che cosa fare.

A partire dal numero uno per finire con James. S, dovevo
scrivere,
dovevo mettere ordine nei ricordi.

Presi alla svelta un quadernetto, una piccola agenda con un bellissimo micino nero e peloso accoccolato su una coperta soffice. Un'immagine tenera e nello stesso tempo emblematica. Volevo tanto essere come quel micino accoccolata sul petto di James.

Perch ci eravamo sfuggiti di nuovo?

Tutto ci aveva a che fare col karma?

Subire la separazione per aver commesso errori imperdonabili nelle vite passate? Ma che cazzo avevo fatto di cos terribile? Boh.

Il cellulare squill all'improvviso, facendomi sobbalzare. La solita vecchia suoneria del canto del gallo. Mi dava l'impressione di qualcosa d'imminente e catastrofico. Avevo rifiutato di sentirmi condizionata da certe stupidaggini, retaggio di una vita tormentata. Anche se le vecchie
abitudini erano difficili a sparire, mi sforzavo. Era buon segno.

Presi la comunicazione, notando di avere un leggero tremolio alle mani.

"Ciao".

"Piccola, tutto bene?" La sua voce mi tranquillizz.

Sospirai.

"Abbastanza. Da dove chiami?" lo avevo gi avvisato sugli sviluppi
della triste storia con James, non volevo infierire con la mia pena sapendo che si sarebbe preoccupato.

"Sono a Edimburgo. Lavoro, come sempre".

Incominci una delle sue lunghe descrizioni di quel che faceva. Ogni
tanto mi perdevo a rimuginare su di me, su di lui, su di noi, proprio mentre parlava. La sua voce mi tranquillizzava, quasi ipnotizzandomi.

Come in quel momento... Chiusi gli occhi e tornai a quel giorno incredibile.

La scoperta del primo tassello del puzzle che poi comandava tutti gli
altri.

La prima nota del mio elenco. Scrissi: N.1=ritrovato mio padre.

O, forse, sarebbe meglio dire il giorno in cui fece il possibile per farsi trovare. Dato che si trattava di mio padre, tutto era plausibile. Una
sorpresa che rischi di farmi impazzire.

Primo per una tremenda incazzatura perch, per quanto volessi vederlo e abbracciarlo, volevo ammazzarlo di botte per averci lasciate, me e mia madre, alla deriva di noi stesse.

Secondo perch non avrei immaginato che donna Maria
fosse in
contatto con lui da tempo, e che provvedesse a me e al mio conto in banca a suo tramite, tenendomi all'oscuro di tutto (per giunta

mentendomi spudoratamente).

Non riuscii a essere arrabbiata con lei, se non il tempo necessario che
andasse da don Francesco per confessarsi. Non voleva farmi soffrire, disse.

Terzo, scoprii che l'uomo che mi sottrasse gli effetti personali era un amico di mio padre incaricato di tenermi d'occhio. Avevo per caso sbattuto contro di lui, che forse mi osservava un po' troppo da vicino e
nella fretta perso le mie cose. Lui non fece altro che prendere tutto e portarlo a mio padre.

Una buona cosa, almeno non ero stata derubata, n quella macchina aveva intenzione di investirmi, era stato solo tutto frutto della mia
inconsapevole sbadataggine. Il modo in cui mi vennero restituite fu cos inaspettato, da meritare di essere elencato come un altro dei motivi per cui avrei dovuto farmi ricoverare all'ospedale per sospetta pazzia.

Ma era meglio andare in ordine di elenco.

N.2= nota importante e alquanto felice. Avevo ardente sangue
scozzese nelle vene.

Fu una scoperta sensazionale. La prima tappa di un lungo viaggio sia spirituale, alla ricerca del mio legame con pap, sia fisico perch andai
proprio in Scozia per ricongiungermi con un ramo della famiglia che
non conoscevo. Mio padre era per met di sangue scozzese. Mia madre non me l'aveva mai detto, anche se ne era al corrente. Una scoperta cos scioccante che a ripensarci, mi sentivo ancora sotto sopra, come se mi
avessero rovesciato come un calzino.

Eppure il dolore stava decantando nel cuore.

Piano piano, assimilavo la mia vita e accettavo ci che mi aveva dato.
La madre di mio padre era scozzese, il padre italiano, ma trapiantato in Scozia per ragioni di lavoro. Di famiglia benestante, mia nonna
possedeva un impressionante (un mausoleo) maniero nelle terre
desolate delle Highlands Scozzesi e anche alcune propriet vicino a Edimburgo, nonch qualche appartamento dislocato nelle citt europee.
Quella grossa novit mi mand in tilt.

Qualcosa di buono c'era in tutto questo: ero per met scozzese e amavo uno scozzese vero e proprio, perci, non potevo che essere stata creata per James.

Avrei voluto raccontargli di mio padre, ma durante il nostro incontro,

James non era molto loquace e desideroso di saperne di me. Forse, s,
dovevo scontare quel po' di felicit che avevo conquistato. Il pedaggio
era sempre in agguato dietro l'angolo.

Dovevo pagare per due anni di silenzio e in effetti non aveva tutti i torti.

Non avevo mai visto James cos perso in se stesso. Deglutii. Dio, che
tristezza. Sospirai e pensai a mio padre.

Rivederlo fu un'esperienza traumatizzante.

Chi fu l'artefice del ricongiungimento padre e figlia abbandonata nonch sull'orlo di una crisi di nervi, nemmeno fossero stati Dio, uno e trino, furono Andrea, quello sfacciato di Damiano e la vera mente
diabolica, donna Maria.

Il motivo per cui Damiano avesse capelli cos rossi fu all'improvviso comprensibile. Ovviamente, l'ospedale psichiatrico era sempre in procinto di diventare la mia seconda casa. Tutte quelle emozioni
avrebbero tramortito anche la regina d'inverno, dal cuore di ghiaccio.

Damiano  il mio terzo punto dell'elenco, ma ne parler poi.

L'incontro avvenne 'casualmente' e 'fatalmente' nella casa meno imparziale che esistesse in quel di Milano. Donna Maria era stata
contattata da mio padre che, dopo un po' di pedinamenti alla James
Bond, voleva a tutti i costi rivedermi di persona e farsi perdonare per tutta la sofferenza che mi aveva inferto. Beh, non c'era prezzo da pagare che potesse far ritornare mia madre. Un angolo del mio cuore
sarebbe stato sempre in collera. Ma un modo per guarire dalle paure, frustrazioni e risentimento stava proprio nell'accettare qualcosa che avevo negato da tempo e che tutti sembravano volermi far ammettere.

Accogliere un padre che aveva commesso tanti errori, ma che voleva
rimediare. Avevo l'opportunit di essere figlia, bastava coglierla, come un fiore appassito che necessitava di cure per ritornare a crescere rigoglioso. Ma la domanda nasceva spontanea. Mio padre sarebbe
riuscito a essere pap, oppure mi avrebbe abbandonato di nuovo?

Non avrei mai potuto rispondere, per ci potevo provare.

Avevo scelto di perdonare.

Innanzitutto me stessa per essermi fatta del male per tanto tempo. Mi ero inconsciamente punita per qualcosa che non avevo commesso, per
non
essere riuscita a salvare mia madre dal dolore.

Non potevo preservare tutti dalla sofferenza, non potevo aiutare nessuno, se prima non aiutavo me stessa. La pena e il tormento erano stati parte integrante della mia vita cos a lungo, che pensare di dover rimediare mi sembrava impossibile. Ma c'era un piccolo spiraglio di luce in fondo al tunnel, bastava raggiungerlo e vedere che cosa sarebbe accaduto.

La felicit era dietro l'angolo, dovevo solo afferrarla e stringerla
forte, senza lasciarla sfuggire di nuovo.

L'incontro con mio padre fu melodrammatico, tragicomico e incredibile al tempo stesso.

Se fossi stata una sceneggiatrice, un ottimo spunto per farne una commedia.

O una tragedia, a seconda delle varie sfaccettature che la vicenda avrebbe assunto.

Due
anni prima, ero in convalescenza per l'attacco di panico traumatizzante dovuto a quella stronza della moglie di Andrea che, per divertirsi, mi aveva preso per un punchball e mi aveva messo KO. Alla fine avevo lasciato James e mi sentivo la persona pi triste e
deprimente della terra, dell'infinito e oltre. Donna Maria non volle lasciarmi sola in quell'attico della Milano bene, che mi ricordava l'amore perduto, e con l'aiuto di Andrea e Damiano, che diventarono i
suoi cavalier serventi, ritornai tra santi, statuine e nani con la coda tra le
gambe e tanta voglia di essere coccolata. Cosa che donna Maria, tra una preghiera e l'altra, fece con grande trasporto.

Mi vizi come se fossi ritornata bambina e non sapessi nemmeno
mangiare o vestirmi o tanto meno camminare con le mie gambe. Ogni
domenica andavo a messa insieme con lei, scoprendo che le comari di don Francesco non mi avevano dimenticata.

Ritornarono a fissarmi con sospetto per paura che prendessi di nuovo il loro posto nel suo cuore.

Non era di certo il mio tipo, non volevo pi saperne di uomini, preti e
scozzesi per nulla al mondo. Purtroppo ero sull'orlo di una nuova crisi esistenziale, che difficilmente avrei saputo combattere se non fosse stato per donna Maria, Andrea e Damiano.

La triade mi assest un
colpo talmente basso, che per un attimo fui
convinta avrei potuto ammazzare qualcuno.

"Tesoro?

Vestiti bene, mi raccomando, non vorrei che qualcuno ti prendesse per una barbona" mi disse quella strega di donna. Altro che devota al Signore.

Annuii, proprio
perch era stata cos buona con me, non potevo che
contraccambiarla accettando ogni suo consiglio. Nella mia camera,
rifugio
peccatorum, un profumino di dolci colp le narici, troppe volte tappate dal pianto.

Mi prendeva per la gola. Il risultato fu che
ingozzandomi di cibo
diventai grassa e goffa. Quindi ero brutta, scialba, grassa e goffa.

Un bijou. I vestiti mi stavano stretti, cos optai per un paio di jeans neri piuttosto abbondanti e una felpa blu che James mi aveva lasciato come regalo.

Era bellissima, soffice e profumata di lui, soffrivo nell'indossarla, ma era troppo forte la tentazione. Cos lo feci e, stranamente, mi sentii meglio.

Quando scesi, il profumo di brioche risvegli in me un certo
languore. Andai in cucina e la trovai al telefono che bisbigliava.

"Donna Maria?".

Sobbalz come fosse stata punta sul culo dall'ape maia. Sorrisi, ma la sorpresa mi spiazz. Indossava il vestito della domenica, quello buono per intenderci, e un grembiule a cuoricini. I capelli, raccolti in una
crocchia fissata con il mastice sulla testa, quel giorno erano acconciati con pi cura. Infine, si era messa un filo di trucco sugli occhi cisposi e sulla bocca un rossetto piuttosto acceso.

Era fenomenale. Rimasi a bocca aperta quel tanto che bastava per
rendermi conto che aveva interrotto la comunicazione.

Donna Maria nascondeva qualcosa? A me? Non badai al suo strano modo di fare, nemmeno quando invece della brioche mise nel mio piatto il cellulare che teneva tra le mani.

"Non vai ad aprire la porta?" mi domand.

La fissai a bocca aperta.

"Non ho sentito suonare il campanell..." fu in quel preciso istante che squill.

Le rivolsi un eloquente sguardo stralunato, ma lei sorrise alzando le

braccia al cielo in segno di preghiera all'Onnipotente.

"Il Signore ha molti modi per manifestarsi, non trovi, tesoro?".

A bocca aperta annuii, in silenzio. Mi alzai e andai ad aprire.
Aspettavo Damiano verso le cinque, erano solo le quattro, possibile che fosse cos puntuale? Non appena aprii l'uscio e vidi quell'uomo alto e
distinto osservarmi assorto, non reagii come avrei dovuto.

Anzi, sorrisi non sapendo chi fosse.

Notai i capelli sale e pepe, l'abito firmato, l'aria imbarazzata ma sicura di s, profondi occhi azzurri. Non mi ritrassi da quello sguardo,
ormai avevo capito che scappare non era il modo migliore per reagire
alla mia desolazione interiore. Dovevo capire.

Maturare.

L'uomo stava impalato a fissarmi senza entrare.

Notai una certa increspatura sulla fronte corrugata.

Aveva un bel volto. Un uomo di mezza et, ma piuttosto attraente.
L'imbarazzo scese tra di noi. Cos feci un sorriso e dissi: "Prego, entri, donna Maria dovrebbe arrivare a momenti" un rapido calcolo algebrico, due pi due, mi aveva fatto capire che si era messa in ghingheri per costui.

Solo che sorprendentemente lui neg col capo: "No, io sono qui...
Per te!".

Fece un impercettibile sospiro e poi alz dolcemente la mano ad accarezzarmi il volto. Mi si mozz il respiro e il cuore cominci a galoppare come un cavallo da corsa senza fantino.

Respiravo a malapena, deglutii quintali di saliva e strabuzzai gli
occhi come un pesce palla.

Non occhi, ma quegli occhi, non un sorriso, ma quel sorriso ritornarono alla mente, riempiendomi di un'emozione sconosciuta. Un miscuglio tra rabbia e amore.

Collera e felicit.

Rancore e perdono.

Balbettai incespicando nelle parole, come una stupida imbranata. Mi girai dandogli le spalle, e arretrai in casa lasciandogli la porta aperta.
Un rumore di passi, i suoi passi. Un sospiro, il suo sospiro. Un accenno di tosse, la sua tosse.

"Ciao, Alessandro, ti aspettavo".

Mi fermai all'improvviso e la fissai.

Donna Maria sulla soglia, che educatamente faceva accomodare colui che mi aveva abbandonata a dieci anni in una stazione.

Sola.

Un'anima sola e triste adombrata dalla perdita del suo unico sole. Un buio durato vent'anni. Quel luminoso sole aveva fatto di nuovo capolino nella mia vita. Digrignai i denti, ma non mi scomposi. Rimasi
quieta, quello era lui, ma questa non ero
io, e quell'altra me l'avrebbe
pagata il prima possibile!

Mio padre sfoderava il suo innegabile fascino a un'intrepida donna timorata di Dio, che per tanti anni aveva preso il suo posto. Quello di tutrice, di educatrice e anche di madre e padre insieme. E aveva la sfacciataggine anche di sorriderle, dopo tutto quello che aveva fatto?

Che mi aveva procurato?

Ero sull'orlo della pazzia completa, avevo fatto soffrire due uomini che amavo, scappavo a gambe levate davanti a tutti coloro che, guarda
caso, avevano gli occhi azzurri, avevo perso mia madre, avevo giurato
di non volerlo pi rivedere. Invece stava l, insieme con la donna che era per me pi di una madre, a sorridere e a parlare, come se vent'anni non fossero nemmeno trascorsi. Come se la mia vita non si fosse
fermata e tutto il mio mondo avesse girato intorno a lui. Solo e soltanto lui. Gi, era proprio cos.

Me ne accorsi nell'istante in cui volevo abbracciarlo e ucciderlo.

In cui il cuore volava come un'aquila libera e solitaria. Solitaria soprattutto!

"Angie,
tesoro? Fa' accomodare Alessandro in salotto, per piacere".

Meno male che aveva avuto la delicatezza di non chiamarlo, tuo padre, non gliel'avrei fatta passare liscia!

Annuii, inventandomi un mantra tra me e me, per rilassarmi. Ero cos
confusa e incazzata che non sapevo come agire, n come reagire.

Un automa.

Ci sedemmo sul divano, mi posizionai il pi lontano possibile da lui.

Sentivo scorrere un'energia sotterranea tra di noi, che mi entrava nel sangue, circolava in tutto il corpo e poi fuoriusciva ed e ntrava nel suo.

Ci metteva in contatto senza che parlassimo, l'avvertivo distintamente.

Donna Maria, sproloquiando come solo lei sapeva fare, entr con un vassoio pieno delle prelibatezze preparate poco prima. Le sue brioche
erano mitiche e cos ne presi una e m'ingozzai. Con la bocca piena non
avrei parlato.

Preferivo starmene zitta e attendere che se ne andasse. S, perch sapevo che prima mi avrebbe promesso mari e monti, ma poi non lo avrei mai pi rivisto, perci non c'era motivo che facessi l'educata
con
chi non avrei pi visto, no? Cazzo!

"Sono buone, Maria, le tue sono sempre state le migliori".

Donna Maria gonfi il grosso petto come un tacchino farcito, e gongol socchiudendo gli occhietti e annuendo come una gallina. La
collera stava ribollendo piano piano.

"Angelica?".

Mi voltai sobbalzando. La diga ruppe gli argini e incominciai a versare cos tante lacrime da riempire il Po intero.

Tutto quello che volevo dirgli, tutto andato in fumo. La collera sboll
e rimase una profonda e inquietante angoscia, che mi attanagli lo
stomaco contraendolo.

Mio padre si alz e si avvicin lentamente per non spaventarmi. Mi prese il volto tra le mani e mi fiss.

Scorsi una lacrima scendere sulle guance e un sorriso tra le labbra.
Mesto, ma non m'incant.

"Devi permettermi di fare ammenda del dolore che ti ho procurato, piccola mia. Sono qui per restare, per farti da padre anche se  troppo tardi e tu sei gi grande. Perdonami, Angie, perdona quest'uomo che ha sbagliato tutto nella vita. Non sarai mai pi sola, mai pi!".

Con rabbia gli artigliai le braccia, quasi stritolandole e lo fissai con disprezzo, sibilando: "Mi hai abbandonata, avevo dieci anni, dieci anni!
Non ti rendi conto di quel che ci hai fatto passare? La mamma  morta
per colpa tua, dimmi perch dovrei
perdonarti! Ma guardati, vestito
come un uomo per bene, facoltoso, mentre all'epoca ci mancava poco che vivessimo come gli zingari. Non sono in grado nemmeno di pensare a tutto quel che ho passato e a quanto abbia fatto soffrire
chiunque mi volesse avvicinare, per paura che mi abbandonasse come
hai fatto tu. Ho sprecato anni preziosi della mia vita, pap! Venti

schifosissimi anni.

Ho lasciato l'uomo che amavo pi di me stessa per colpa tua,  sempre stata tutta colpa tua. Non basterebbe una vita per farti
perdonare
del dolore che ci hai causato".

Donna Maria tent d'intromettersi, ma con una sola occhiata la incenerii. A testa china se ne and in cucina, lasciandoci soli.

Mio padre si alz di scatto e incominci a camminare nervosamente,
gli occhi lucidi, non riuscivo a capire se fosse per la vista annebbiata dalle mie lacrime, o perch anche lui stava piangendo.

Vederlo cos, bello e sicuro di s, mi faceva venir voglia di gettarmi tra le sue braccia e domandargli di non lasciarmi pi, ma non ero una
bambina. Quel che provavo era indecifrabile. Sarei mai riuscita a calmare il tumulto che mi opprimeva, dando a lui, a noi, un'ennesima opportunit? Che avrebbe detto mia madre se fosse stata ancora viva?

"Io c'ero quel giorno, Angie, io c'ero".

Alzai lo sguardo e lo fissai: "Quando?".

Mi osserv e sorrise con dolcezza sorprendente: "Dio, le assomigli cos tanto. Tua madre era stupenda, bellissima, non ho mai amato nessuno come lei. Ma ero cos giovane e stupido. Mi ero lasciato
andare, ero stato
cacciato di casa. Una vera testa calda. Prima o poi
dovrai
pagare per quel che sei, mi diceva sempre mia madre. Aveva ragione. Non solo pagai per il male commesso, ma soprattutto la mia famiglia.

Voi.

Giocando d'azzardo, m'indebitai con usurai che mi minacciarono.
Tornai da mia madre con la coda tra le gambe per salvarvi, abbandonandovi. Non sai quanto abbia sofferto per quell'azione ignobile, abominevole, s, sono stato un verme, ma era l'unico modo per salvarvi la vita. Mi riscattai con quei tipi che andarono in galera, e
poi tentai in tutti i modi di tornare da voi. Ma dovevo iniziare da zero e non avevo nulla. Con l'aiuto della famiglia trovai un lavoro.

Divenni in poco tempo un ottimo imprenditore, ma gli anni passarono
e non ci fu pi alcuna scusa per
ritornare, sapevo che tua madre mi
avrebbe chiuso la porta in faccia e aveva ogni ragione per farlo. Mia madre ci manc poco mi ammazzasse quando seppe che aveva una nipote e una nuora, che non pot conoscere. Le intimai di non

ingaggiare un investigatore
privato per trovarvi, altrimenti me ne sarei
andato di nuovo.

Lo fece riluttante. Non mi parl per mesi. L'unica cosa che potevo fare, era dare denaro a Maria per voi. Quando tua madre mor, ritornai a Milano addolorato, ma fui codardo e non volli rivederti. Cos giovane e
con tanti problemi sulle spalle, sapevo che lei ti poteva aiutare pi di me. Concordai con lei di inviarti tutto il denaro possibile per la tua educazione, e sperai che ti portasse a casa con s. Ma tu fosti
categorica. Eri gi una donna
forte e piena di carattere. Non avresti mai
accettato un padre assente e degenerato come me. Ma ora sono qui, voglio starti accanto, sei e rimarrai sempre la mia bambina, Angie".

Mi alzai e mi avvicinai con le lacrime agli occhi e le spalle tremanti.

Stavo malissimo eppure sentivo che quel peso nel cuore si stava sciogliendo. Ero ancora furiosa e una parte di me lo odiava, ma la restante aveva bisogno di lui. Un terribile bisogno.

"Non voglio pi vivere come l'ombra di me stessa, sapendo che
potrei essere
migliore di quel che sono e so che l'unico modo per farlo  riuscire a perdonarti e guarire dal dolore che per anni ha indurito il mio cuore. Non ti prometto rose e fiori, ma ci possiamo provare".

Chi lo dice che noi figli non siamo in grado di un atto d'amore che
supera quello degli stessi genitori?

In quell'istante ero convinta che se gli avessi voltato le spalle, avrei perso me stessa per sempre.

Era tempo di guarire.

Tempo di cambiare.

"Piccola? Va tutto bene?".

Mi ridestai dai ricordi e mi accorsi di quanta strada avevamo gi
compiuto insieme.

Io e lui. Io e mio padre. Due anni per ritrovare noi stessi.

Sospirai.

"Ma certo, pap, quando ci vediamo?

Verrai a Milano?".

"Non lo so, dipende da quel che decideranno quegli stakanovisti dei
miei fratelli. Per
dovrei essere a Milano entro Natale, non lo
trascorrerei mai lontano da te. Non pi e lo sai, tesoro".

Deglutii le lacrime, ero triste, ma nello stesso tempo serena, almeno per ci che riguardava il mio lato deprimente, che non era pi cos tale.

Bastava
non pensare troppo a James e il gioco era fatto. S, una parola.

"Grazie, pap. Salutami gli zii" a
parte uno che tu ben sai, avrei
voluto dirgli, ma mi rimangiai le parole.

Mio padre riattacc, promettendo di venire a prendermi all'aeroporto
di Milano quando sarei tornata. Sospirai.

Ero tutta un sospiro.

Ed ecco il terzo punto importante del mio elenco: N.3= la famiglia che avevo acquisito.

Una famiglia singolare (mia nonna, per, era un vero spasso) e piuttosto allargata, ma mai avrei pensato di essere imparentata con
l'ultima persona sulla terra con la quale avrei voluto avere un legame.
Che odiai dalla prima volta che mi sfid con il suo sguardo gelido, squadrandomi dall'alto del suo metro e ottanta, e considerandomi alla
stregua dei suoi stivali griffati Gucci.

Pungolata dal tarlo di un'immotivata gelosia, si comport con me in modo meschino e subdolo. Spiffer ai giornali una confidenza del marito a proposito di me e James e per di pi mi gioc un altro terribile
scherzo, che mi port dritta in ospedale.

Chi se non lei?

La stronzissima e aristocratica Amonda! Moglie del mio ex-fidanzato, nonch amico pi caro.

S, era mia cugina.

Che sfiga!

In effetti i suoi occhi mi avevano turbata fin dall'inizio per un motivo ben preciso. Mi ricordavano quelli di mio padre in modo disarmante.
Amonda per me era argomento OUT.

Invece, qualcosa di buono in tutto questo avevo acquisito.

Damiano. Fratello di
quella strega.

La situazione particolare mi avrebbe fatto pi piacere se fosse stato un pretendente invece che parente. Amavo James pi di me stessa, ma avrei potuto distrarmi innocentemente dalla catastrofica rottura con il mio scozzese.

Quello che ne consegu, ancor prima di scoprire il legame di
parentela, fu sorprendente. Damiano una vera e propria rivelazione. In tutti i sensi.

Dovevo di nuovo tornare indietro a due anni or sono.

Quando James usc dall'ospedale e dalla mia vita per colpa mia,
mentre piangevo e nel contempo ero rimproverata aspramente da Sam per aver fatto quel che avevo appena fatto (e cio avere un attacco di panico), Damiano arriv trafelato e piuttosto irritato.

Sam, che non perdeva mai il suo spirito indomito, lo apostrof: "Beh,
che  quella faccia da funerale? Mica sta morendo e poi bada a te bel rosso, non ha intenzione di amare altri se non quello che  appena uscito da qui! Quindi non stare a romperle le palle, d'accordo?".

M'immobilizzai. Ma che razza di amica avevo? Era completamente
pazza.

Damiano, invece, colto alla sprovvista, incominci a ridere. A volte avevo l'impressione che quei due fossero pi simili di quel che davano a intendere. Sam non era il tipo di Damiano che, per, era molto carino.
In verit, non riuscivo a focalizzare il giusto tipo per lui. Era troppo
troppo, troppo di tutto. Quasi perfetto. Che donna si potrebbe affiancare a un uomo perfetto?

Damiano rispose a Sam con delicatezza: "Scusami, Sam, ma, per quanto sia una ragazza stupenda, Angie non  il mio tipo e poi concordo
sul fatto che siano fatti per stare insieme quei due e che prima o poi ci riusciranno".

Sam shaker la testa contenta come una pasqua: "Bravo, tanto le donne ti si stendono a mo' di tappeto. Insomma, sei un bel tocco di
gnocco, non possiamo dire di no, vero Angie?".

Colta alla sprovvista da quella descrizione culinaria, desiderai ardentemente farmi piccola e scomparire. Sam mi tocc un braccio e annuii come una marionetta, allargando le labbra in un sorriso durbans.

"Beh, vedete, questo non
lo so per certo".

"Ah, no?" domandammo all'unisono io e la mia amica squinternata.

"No" rispose Damiano, abbassando il capo. Rimase assorto per un po' in cerca di chiss quali argomenti che potessero negare la nostra
affermazione, quasi del tutto veritiera. Innegabile, direi.

"L'ultima mia infatuazione  stata piuttosto burrascosa.

Non ero contraccambiato, purtroppo".

"Chi  quella deficiente, che vado a comperarle un bel paio di lenti graduate per vederti meglio? L'ho sempre detto io, chi non ha il pane
non ha i denti!" esclam Sam. Annuii convinta come lei al cento per cento.

"Non quella, ma piuttosto quel!".

Io e Sam ci voltammo per fissarci a lungo, con la bocca spalancata e un punto interrogativo grande come una casa sopra le nostre teste.

Ci rivolgemmo a Damiano, che ci osservava con sguardo mesto, ma serio e concentrato. Forse voleva che ci arrivassimo da sole.

Eppure continuammo a ignorare la sua affermazione.

"Purtroppo devo confermarvi che non sempre ho fatto breccia nel
cuore delle persone che mi
piacevano. Come si dice, fortunato nel
lavoro, sfortunato in amore".

"Ahahah  una barzelletta, eh?" esclam Sam, senza peli sulla lingua.

Damiano incroci i nostri occhi e si fece, se possibile, ancora pi compassato.

Sembr alzarsi in tutta la sua statura ed ergersi a giudice di fronte alle cretine dallo scarso quoziente d'intelligenza: "No, Sam, sono serio. E gay!".

Quella rivelazione, fatta con naturalezza, ci sciocc. Sam spalanc la bocca e io la seguii a ruota.

"Qualsiasi sia la vostra reazione, non mi offendo di certo, sono abituato al peggio" ci disse con tranquillit e con un sorriso tra le labbra, niente affatto irritato.

Non avrei mai immaginato che Damiano, quel bel rosso con occhi
intensamente azzurri, fosse
gay. Non che avessi nulla da ridire sui gay,
chiaro, ma ovviamente era una terribile perdita per noi povere donne in cerca di un uomo bello, divertente, con un bel cervello, distinto e con un lavoro misterioso, ma ben retribuito.

Era davvero una grossa sfiga, ma una fortuna per il sesso opposto,
che non sembrava ricambiare cotanto ben di Dio.

Come mai gli uomini migliori erano tutti gay? C'era una legge particolare che impediva a un uomo etero di essere anche tutto ci che
era Damiano? S, non si poteva fare di tutta l'erba un fascio, ma ce

n'erano pochi come lui, ne ero convinta al cento per cento. I pi belli, gentili e simpatici o se li erano gi accalappiati le gran culo di tutte le donne sposate, oppure erano gay! Che meraviglia la natura e la vita.

L'unica eccezione era James. Anche se serviva a poco come eccezione, dato che ci eravamo lasciati. Almeno a me non serviva.
Fortunatamente le sue inclinazioni erano in sintonia con le mie, altrimenti chiss che avrei combinato.

Mi torn alla mente un telefilm comico e irriverente, Will e Grace.

Grace, all'oscuro del fatto che Will fosse gay, se ne innamor, poi, dopo aver scoperto la vera natura di lui, si accontent dell'amicizia anche se l'amore non scomparve del tutto. Che cos'era peggio? Essere
stata lasciata oppure sapere che James non avrebbe potuto amarmi?

Meglio l'eremo, senz'altro. Oppure il convento. Meglio non pensarci, tanto non sarebbe servito a nulla.

"Porca puttana, che botta, santi numi".

Le mie elucubrazioni furono interrotte dalle solite stupide
esclamazioni di Sam.

Era per amore che Damiano era cos triste? Avrei voluto domandarglielo, ma non volevo infierire, sapevo bene che significava soffrire.

"In effetti, la cosa pi imbarazzante e difficile per me fu riuscire a
essere me stesso nel mio
lavoro. Non avrei mai potuto nascondermi. Ma
per quanto seria fosse la mia situazione, non credevo che le inclinazioni sessuali potessero essere giudicate come fuorvianti per un lavoro come il mio. Infatti, non  stato cos. Io non ho paura di nulla. L'amore per la
giustizia  quello che fa di me un ottimo investigatore, l'aiutare chi ha bisogno di me. I delinquenti sono da condannare, non un uomo come me".

"Bene, bravo, hai perfettamente ragione" disse Sam, battendo le mani.

" stata dura, credetemi, ma ormai  acqua passata".

"Che problemi hai avuto, in amore intendo, se posso permettermi, Damiano?" domandai con delicatezza.

"Lo stesso che hai avuto tu, Angie" mi guard con velata malinconia.

"Uhm?".

"Ci eravamo innamorati della stessa persona".

"Porca Eva, non mi dire" fece Sam, coprendosi la bocca con una mano come un'attrice consumata.

Ci vollero una manciata di secondi per capire che cosa intendesse dire.

Imbarazzata oltre ogni dire, abbassai lo sguardo. Ma certo, il suo
migliore amico, Andrea. Era inevitabile.

"Cornuto e mazziato per ben due volte!".

"Oh, porco mondo,  vero, prima Angie e poi la str... Tua sorella" esord la linguaccia lunga della mia amica.

"Gliel'ho presentata
io" annu Damiano, con mestizia.

"Ovvio che avesse messo le sue zam... Ehm
scusami, le mani su un
bel bocconcino come Andrea. Andrea  un uomo d'oro, non potrei dire lo stesso di tua sorella, sai? Ha giocato un brutto scherzo a Angie e, se fossi stata in lei, invece di stramazzare al suolo per un attacco di panico,
le avrei tirato un bel gancio, uno di quelli miei. Un pugno che l'avrebbe stesa. Insomma, sar anche tua sorella, ma quando si mette  diabolica.

Che far Andrea adesso?" "Respira, Sam, per piacere, non serve che mi difendi, so benissimo farlo da sola".

"Eh no, mia cara, no affatto, se sapessi difenderti non saresti qui e che cazzo!".

Alzai gli occhi al cielo, era irremovibile. Quando si metteva in testa una cosa non si poteva fare nulla se non stare ad ascoltarla, con un orecchio aperto e l'altro chiuso.

"Ok. Va bene, hai ragione".

"Sentite ragazze, non sono venuto qui per vedervi azzannare per una faccenda del genere. Angie sono certo ti riprenderai, sai bene quanto me che James  solo la punta dell'iceberg e non la vera causa del tuo stato d'animo.

Devi
riuscire a capire che per guarire, devi fare i conti col tuo passato. Triste a dirsi, ma vero. Il motivo per cui sono qui  Andrea".

Damiano abbass lo sguardo, nel quale riconobbi una scintilla di desiderio. Era ancora innamorato di lui, glielo leggevo benissimo negli
occhi. Il suo amore non solo non era contraccambiato, ma anche impossibile.

Come essere innamorati di una chimera, oppure di qualcosa che sai che esiste ma non puoi afferrare, non puoi raggiungere.

Gi, conoscevo bene quella sensazione.

"Ha deciso di divorziare?" domand Sam con un sorriso tra i denti.

"Peggio, molto peggio, non so dove sia. Che razza d'investigatore, sono!"." Che cosa?" urlai.

"Ha accompagnato James all'aeroporto e poi non so pi nulla. Al
lavoro non si  presentato e sa bene che non si possono fare cose del
genere, sar sconvolto, ma cavoli se sapessi dov'" batt il pugno sulla gamba e si pass le dita tra i capelli, che si alzarono sulla testa ritti come tanti aculei. Era molto preoccupato, la qual cosa non mi piacque
affatto. Se Damiano si preoccupava, la faccenda era seria.

Mi allarmai talmente che tremai. In un certo senso ero responsabile del comportamento di sua moglie, e del fatto che il loro matrimonio si era incrinato per un'azione dettata senz'altro dalla gelosia verso la
sottoscritta.

A ben pensarci, per, era ridicola.

Bella, alta, bionda e ricca, come potevo competere con una dea, anche se stronza? Come poteva una dea, anche se stronza, avere timore di me? Mah, i misteri della vita.

"Ma Andrea mi aveva assicurato
che l'amava" aggiunsi con la mia
logica annacquata.

"S, ma lui ha dovuto sopportare ben altro, credimi. Mia sorella non  una persona equilibrata".

"Una pazza, vero? L'ho sempre detto io" intervenne Sam. La fissai in
cagnesco e mi degn di una linguaccia.

"Vengo con te, Damiano. Non voglio essere la causa della distruzione del loro matrimonio, per carit, ne ho talmente tante di grane nella vita che vorrei risparmiarmi almeno questa".

"Non sei la causa del probabile fallimento del suo matrimonio. Ho
sempre detto a mia sorella di non tirare troppo la corda con lui, ma non mi ha ascoltato. Non ascolta nessuno, se non il suo ego smisurato.
Piuttosto, preoccupati di stare bene".

Ero d'accordo con lui circa la stronzaggine di Amonda, ma Andrea

era un mio caro
amico e gli volevo troppo bene per fregarmene.
Negando con la testa, mi strappai la flebo dal braccio, scontrandomi con Sam, che atterr su di me con un placcaggio degno del miglior rugbista in circolazione. Ci fu una colluttazione. Damiano intervenne a
separarci.

"Sei una cretina, Angie, non fare mai una cosa simile, se vuoi uscire da qui viva!" inve Sam.

Sapevo che era preoccupata.

"Ti adoro, Sam, ma Damiano ha bisogno di me".

"E figurati, Madre Teresa, ehi bella, il mondo non gira solo intorno a
te, sai?".

"Cacchio se lo so, se cos fosse, James sarebbe ancora con me".

"Sempre la solita, ti piace rigirare la frittata a modo tuo, che pallosa che sei".

Di nuovo Damiano giudice delle cause perse: "Ok, ok, vado a parlare
con il medico per vedere se puoi uscire".

"Certo, certo, fai sempre quel che lei comanda. Sei troppo viziata, Angie, lo sai?" disse sbuffando la mia amica squinternata, alzando le mani per arrendersi all'evidente evidenza.

Mi scoprii a ridere. Risi cos di cuore che mi sentii subito meglio.

"Certo, certo, ridi, ridi, che la mamma ha fatto gli gnocchi!".

La presi per il collo e l'abbracciai.

Sam mi stritol a s, togliendomi il respiro.

"Vuoi strangolarmi?" domandai con uno sbuffo.

"S, cos porr fine alle tue sofferenze e alle tue cazzate".

"Ti voglio bene, Sam".

Alz lo sguardo contrariato ma gongolante, al cielo. Sbuff, senza guardarmi in faccia. Avr avuto anche la scorza dura, ma il suo cuore era tenero, cos tenero che si tagliava con un grissino.

"Ok, va bene, ti lascer fare anche questa stupidata. Ma bada bene a
non farmi perdere la pazienza di nuovo, non voglio raccogliere altri cocci".

"Semmai dovremmo raccogliere quelli di Damiano".

"Ahh ci mancava anche il gay cotto del tuo ex! Ma chi ha scritto

questo romanzo? Hemingway?".

"Non 
un romanzo,  la nostra vita reale. Incasinata, ma sempre di vita vera si tratta".

"Beh, allora pensa tu a scrivere un romanzo, potrebbe diventare un bestseller, James reciterebbe se stesso magistralmente e alla fine
vincerebbe quel benedetto Oscar che desidera da anni. Un primato che
nemmeno George avr!".

La fissai a lungo, rimuginando sulle sue parole. La mia amica dalle idee pazzesche, folli, ma sorprendentemente azzeccate, pens che stessi male. Mi diede uno schiaffetto in pieno viso destandomi da quel folle e
squilibrato pensiero che si era infilato nella mia mente e l incominciava a farsi strada.

Lento lento.

"Tesoro, stai male di nuovo, che hai?

Sei pallida come un cencio".

Allargai le labbra in un sorriso a tutti denti e poi l'abbracciai ancora.

"Sei fantastica, Sam, ti ho mai detto quanto ti voglio bene e che, se non avessi te, ti dovrebbero inventare?".

"S, s, raccontala al tuo prossimo adulatore".

Eppure era raggiante. Sam, la mia folle amica, compagna di mille guai e di pazzesche avventure.

Damiano entr di corsa. Parlava al cellulare concitato, gesticolando e alzando la voce. Non riuscimmo a comprendere cosa stesse accadendo, ma non doveva essere nulla di buono.

Chiuse l'apparecchio e ci fiss. Era cos scuro in volto che sperai non
avesse cattive notizie, non ce l'avrei fatta a sopportare. Non per quel giorno almeno.

Prima di parlare mi fiss, quasi volesse soppesarmi prima di darmi la notizia.

"Piantala, Damiano, non sono fatta di porcellana".

"Era James" disse tutto d'un fiato.

Rimasi ammutolita, il solo sentirlo nominare, il solo sapere che stava parlando con Damiano in quel preciso istante, mi raggel il sangue nelle vene.

"Beh, che ti ha detto? Perch ha il tuo numero poi?" lo apostrof

Sam.

"Andrea gli ha gettato il proprio cellulare nella sua sacca da viaggio"
rispose Damiano con gli occhi stralunati. Una ruga di profondo timore gli solcava la fronte, gli occhi fissi sul pavimento in cerca di chiss quali risposte a un gesto inconsulto.

"Che cosa? Ma  completamente impazzito?" sbraitai .

"James stava salendo in aereo e l'ha trovato, cos mi ha telefonato subito. Mi ha detto che Andrea non era molto in s.

It was really furious, ha aggiunto in inglese".

"Quando James parla in inglese, vuol dire che  molto preoccupato" sussurrai.

"Tesoro, non ci serve James per capirlo!" aggiunse Sam con massima logica.

"Mi ha anche detto che non l'ha pi visto, quindi potrei presupporre che non abbia preso un aereo".

"Ma sarebbe come cercare un ago in un pagliaio" aggiunsi con voce stridula.

Damiano annu.

"Per fortuna che...".

Il suo cellulare squill all'improvviso, facendoci sussultare come grilli frenetici. Damiano osserv il display e arricci le labbra. Lo apr con stizza.

"Che c'?... S, s, lo so, no, non so dove sia... Basta, dacci un taglio, Amanda...  solo colpa tua e del tuo egoismo, cazzo! Se succeder qualcosa dovrai vedertela con me... Va bene, va bene, calmati adesso, ti far sapere al pi presto... E, Amanda, la prossima volta pensa alla tua
di vita e non rovinare quella degli altri, Andrea
non si merita tutto
questo, s, s,  meglio di te, cento volte meglio... Meditaci sopra, sarebbe ora che crescessi".

Chiuse la comunicazione e per poco non frantum il cellulare, poi ci guard con occhi stanchi, infossati e molto tristi.

N io, n Sam, fiatammo.

Il silenzio era d'obbligo. Non avrei voluto rimarcare la stronzaggine della sorella perch sapevo quanto le fosse affezionato, anche se non riuscivo a capacitarmene.

In fondo, ero convinta che anche Amonda non fosse cos cattiva
come dava a intendere, altrimenti Andrea non l'avrebbe mai amata.
Non era un uomo che si fermava all'aspetto fisico, ma scendeva in profondit e considerava le qualit interiori.

La dolcezza, l'intelligenza. La bellezza era pi o meno al quarto o
quinto posto. Ero il suo esempio lampante; carina, passabile, per forse
aveva trovato in me qualcosa che lo intrigava da riuscire a innamorarsi di me, no? Lo stesso era accaduto tra lui e Amonda. Volevo essere positiva e pensare che anche lei fosse una brava ragazza sotto quella dura scorza di stronza.

Rincuorata da quel pensiero, mi rivolsi a Damiano: "Che facciamo adesso, dove andremo a cercarlo? Ma soprattutto, posso uscire?".

"Il dottore mi ha detto che dovresti riposare. Gli ho promesso che ti
avrei portato a casa immediatamente, dopo aver firmato le dimissioni
dall'ospedale. Non devi sottovalutare quel che hai avuto".

"Non fare la chioccia anche tu, ma che avete tutti? Pensate sia fatta di marzapane?".

"Non ci hai dato l'impressione di essere wonder woman fino adesso,
non trovi?" intervenne Sam.

Alzai gli occhi al cielo e sbuffai sonoramente.

"Basta, smettetela, solo io so quel che pu farmi stare meglio e in questo momento aiutarvi mi far stare meglio, ve lo assicuro. Fidatevi di me una buona volta".

"Ah ah" fece il verso Sam col dito indice accusatorio.

"Ok, ok, basta mi hai convinto" rispose Damiano, dopo essere stato falcidiato dall'occhiata torva e assassina della mia amica.

In effetti, non avevo fatto i conti con i giramenti di testa, n con una
fame da lupi, n con il fatto che mi sembrava di essere stata investita da
un camion. Ero cos stanca e spossata che faticai a stare in piedi. Sam incominci a sproloquiare e inveirmi contro.

"Sei una testa dura, Angie, ma guardati non stai in piedi e vuoi fare la
bond girl senza
il tuo James".

La fissai con le mani che mi prudevano dal desiderio di menarla a sangue, ma ero troppo concentrata su di me. Nulla mi avrebbe fatto desistere e difatti cos fu. Mi attirai le ire di Sam e la commiserazione di
Damiano, il quale si premun di
santa pazienza e forse anche di tappi

per le orecchie invisibili.

Andammo alla ricerca dell'Andrea perduto per ore e ore. Eppure non trovammo alcun indizio che ci potesse essere d'aiuto.

L'entusiasmo si smorz quando, dopo parecchie ore, Damiano
desistette: "Quando vorr farsi trovare, mi chiamer!".

Non avrei voluto essere cos sicura, anzi brancolavo nell'incertezza e pensavo al peggio. Per Damiano lo conosceva molto meglio, presunsi, quindi per una volta mi fidai.

Tornai da donna Maria con il dolore nel cuore, la coda tra le gambe e la voglia di pregare. Quell'ultimo mio desiderio fu esaudito all'istante.

N.4= dal viaggio a New York, a James Pensare a ci che accadde
quel giorno e quel che successe poi, mi fece ripiombare
nell'inquietudine.

Determinati eventi che per circostanze avverse avevo provocato, furono indispensabili per radicali cambiamenti di vita. Come la manna scesa dal cielo che sfam il popolo ebraico nel deserto, salvandolo da
morte certa. Un po' troppo biblica come affermazione, per ci stava
benissimo.

La vita di Andrea cambi il suo percorso. Devi binario. Andrea sal su un aereo diretto verso lidi lontani, senza la compagnia della sua bellissima moglie. Mi sentii cos in colpa, che, quando Damiano
riusc
a trovarlo, feci mea culpa e mi battei il petto, domandando ad Andrea di fustigarmi per essere stata la causa di quel disastro.

Quel che ottenni fu un abbraccio di affetto e un ringraziamento dal pi profondo del cuore.

Cose dell'altro mondo.

Sarei
andata in visibilio se non fosse stato per il fatto che Amonda divent una palla al piede per me, che l'acquisii come cugina di primo grado. Ogni riunione di famiglia era motivo per lei di rinfacciarmi quanto la mia presenza fosse deleteria per la sua salute e altre stronzate
del genere. Dato che non ero come lei, mi limitavo ai suoi sfoghi, consapevole che provasse amore vero per Andrea. La compativo. Non capiva che per ritornare con un uomo cos meraviglioso, avrebbe
dovuto cambiare se stessa, migliorarsi per farsi perdonare.

No, lei non era la donna giusta per lui. Perci, per sillogismo aristotelico, era una vera megera. Peggio per lei.

La differenza tra il totale cambiamento di vita di Andrea e il mio
consisteva nella diversa presa di coscienza. Lui ne fu consapevole e
accett di buon grado un suo recondito e avito desiderio. Nel mio caso, invece, tutto mi piomb come un missile sulla testa.

Mi devast talmente da costringermi a considerare chiuso un capitolo
grigio e oscuro della mia inutile vita per
aprirmi a qualcosa di pi.

Alla fine il risultato fu lo stesso.

Volevamo entrambi essere felici senza recriminazioni. Lasciare il dolore fuori dalla porta di casa.

Fu un lento e progressivo cambiamento, ma salutare e positivo.

Positivamente accolto.

Avevo
sempre pensato che la vita dovesse essere una presa di coscienza.

Per migliorare se stessi, bisognava guardarsi dentro e in profondit, per ripulirci dalla sporcizia del nostro passato. Tipo, le pulizie di primavera.

Chi come me aveva vissuto per anni nella monotonia e nel torpore,
fossilizzandosi allo stato di ameba o agente parassitario, senza essere protagonista di niente, si trov a scontrarsi con l'opprimente realt della propria grama vita. Fu solo toccando il fondo che mi accorsi quanto
fosse importante rialzarmi e proseguire. Passo dopo passo alla fine ci riuscii e diventai pi forte. Pi propensa alla gioia.

Non tutti i tasselli del puzzle, per, potevano incastrarsi alla perfezione.

Figurarsi se a me poteva capitare quel colpo di culo.

Ah, no!

Per
Andrea, invece, tutto divent pi facile e riconquist la serenit.

Ero cos contenta per lui, che mi ricordai, mentre con la penna in mano annotavo con zelante cura il mio quarto punto dell'elenco, di avere promesso di telefonargli per sapere se per quella sera sarebbe
uscito con me e Damiano in un locale In di New York.

No, Andrea non aveva cambiato parrocchia e s, Damiano era ancora innamorato di lui.

Ah, l'amore, che sofferenza!

Poteva passargli di fronte anche il pi meraviglioso della terra, ma

per Damiano l'unico uomo da amare era solamente il suo caro amico e mio ex fidanzato, nonch ex marito di sua sorella. S, ex. Andrea era un tipo da ex, insomma.

Insieme con Sam costituivamo un duplicato del 'quartetto cetra' con
la variante che non cantavamo o
ppure un fac-simile di quella sit-comedy Friends, solo pi sfigati.

La cosa incredibile fu che avevo taciuto a James il particolare della omosessualit di Damiano, nella speranza, pungolandolo sul suo punto
debole, la gelosia, di riuscire a fargli ammettere che mi amava ancora.
Ne ero convinta, una donna capisce benissimo certe cose; le sentiamo come quando nell'aria c' odore di cipolla oppure di eau de toilette. Si riesce a distinguere distintamente se c' puzza o profumo.

Facendo l'amore con lui avevo capito che non era pura passione e
solo sesso, ma profondo, bellissimo, eccitante amore. Amore maiuscolo. AMORE quindi.

Purtroppo per me, l'amore della mia vita, stava vivendo il suo momento no.

Era indeciso, triste, sconsolato. Pi mi avvicinavo tendendogli la mano, pi desiderava allontanarsi. L'elastico della nostra attrazione si era rotto. Che fare, se non lasciarlo andare con il cuore che strillava come un neonato in fasce?

Il momento pi difficile, che surclassava di gran lunga l'averlo
abbandonato due anni prima. Non avrei mai amato nessun altro, proprio come Damiano. Ecco perch ci capivamo bene io e lui, uniti nella sfiga in amore.

A James non avevo parlato di Andrea, anche perch, secondo
me, non
gliene poteva fregare di meno. Invece, ero fiera di lui.

Faceva parte del corpo di polizia di New York. Come ci fosse riuscito mi era oscuro, ma forse c'era lo zampino di qualche suo parente del posto. Andrea aveva la cittadinanza Americana perch
era nato a New
York, da madre Americana e padre Italiano, il quale, dopo quindici anni dalla nascita di Andrea, aveva forte nostalgia di casa e cos decise di ritornare in Italia con moglie e figlio. Andrea andava a New York ogni
qual volta ne aveva l'occasione, per stare con la famiglia della madre e
una miriade di zie e cugini che lo adoravano.

Un ritorno simbolico, quindi.

Come il figliol prodigo, si era impossessato non solo della propria vita, ma anche delle sue origini. Aveva preso due piccioni con una fava.

Tuttavia, avevo comunque il timore che si trovasse nella caotica e pericolosa Grande Mela, un po' come mamma chioccia con i suoi pulcini.

Andrea mi rassicur che le Torri gemelle erano gi state attaccate e
abbattute, che gli spazi aerei nei dintorni erano proibiti, che i grattacieli
erano esclusivamente controllati, e che tutto ci che faceva era mantenere l'ordine nel caos di quella immensa citt.

Appunto, fosse stata Milano, non mi sarei preoccupata, ma
trattandosi di New York le cose erano molto diverse.

Mentre scrivevo, mi accorgevo di pensare al presente e di dover ancora spiegare il motivo per cui mi trovavo in quel momento a New York, il che avvenne prima della catastrofe della mia rottura con James.

"Basta fare la chioccia" mi apostrof Damiano il giorno in cui arrivai
in America.

Un viaggio per me improvvisato, ma pianificato dalle menti contorte di Sam e di Damiano, che non vedeva l'ora di rivedere Andrea. Come biasimarlo, poverino? Il regalo di Sam fu tutt'altro.

In quel frangente scoprii quanto la mia vita fosse un'intera
cospirazione.

Tutti me la facevano alle spalle e io ero sempre l'ultima a sapere le cose.

Accadde con mio padre e pure con James. Con mio padre fu diverso, perch ero incazzata nera con lui e ci misi un po' per perdonarlo dopo
averlo ritrovato (rischiai l'analisi, ma bast che mi portasse in Scozia
per riabilitare il mio equilibrio psico-fisico), ma quando si trattava di
James, ogni cosa assumeva per me un'importanza a dir poco vitale.

Perch non mi ero fatta sentire durante tutto quel tempo? Perch,
seppur la faccenda di mio padre assorbisse ogni attenzione e sforzo, avevo perso le sue tracce. Che fine aveva fatto il suo numero di cellulare?

Una storia lunghissima e tristissima. Ebbene s, avevo gettato il
cellulare con
quel numero personale di telefono, ma non quella volta in cui avevo riversato per strada il contenuto dello zaino, no... Successe poco dopo il ritorno di pap.

Mi aveva regalato un cellulare all'ultima moda e cambiando la sim,
mentre spostavo i numeri in rubrica, mi accorsi che l'unico numero che
non avevo memorizzato era quello di James.

Il fato continuava a farmi le pernacchie.

Credo di non essermi mai data cos tante mazzate sulla testa come quel giorno, al punto da fare un buco nel muro.

Chiamare Agata? Mi rifiutai, lo seguiva in ogni dove e sapevo con
certezza matematica quanto fosse arrabbiata con me.

Dopotutto anche lei era innamorata di lui, no?

Sperare su Sam era escluso. Damiano aveva conoscenze altolocate,
avrebbe potuto trovarmi il cellulare di James in un batter di ciglia, ma
figurarsi se lo avrebbe fatto! Pur di proteggermi, mi avrebbe fatto emigrare a Timbuct.

Attendevo con ansia un nuovo film, qualche comparsata in televisione, un video delle fans su you tube, una parola su facebook,
due frasi
su twitter. Dato che ero ancora Presidente Onorario del suo sotto fan club, venivo costantemente aggiornata. L'amministratrice del fan club mi rimprover per la mancanza di indizi sui suoi spostamenti (ovviamente mi guardai bene dal dirle che ci amavamo e
bla bla bla,
altrimenti mi avrebbero tagliato la testa), per l'ammorbidii con un altro paio di mutande firmate che erano rimaste nell'appartamento.

Incominciai a credere che lo facesse apposta, ma non m'importava.
Nel frattempo, colta da uno sprazzo di follia, mi accorsi di quanto fosse
semplice quella diavoleria di you tube. Mi appassionai alla creazione di video. Windows Movie Maker non ebbe pi segreti per me. Mi risparmiavo la sofferenza nel non sapere dove fosse, costruendo
bellissimi video con spezzoni di film, le scene pi belle che amavo,
unendoli a musiche dolci e strappalacrime.

Rischiai l'analista anche in quella circostanza.

Quando Sam si accorse del mio video mi apostrof con un 'sei tutta pazza, fatti vedere' e successivamente ' non ce la faccio pi a vederti
ridotta
cos, urge fare qualcosa all'istante.

Pochi giorni pi tardi Damiano mi ordin di fare le valigie perch saremmo andati a New York da Andrea. Giunta all'aeroporto Kennedy, trovai la mia sorpresa.

Agata, sempre pi androgina e Rottenmeier che mai, un sorrisino

tirato, uno dei suoi pi aperti quindi, con tanto di cartello in mano con
scritto
Benvenuti!

Come diavolo riuscirono a contattarla, lo potei solo immaginare.

Dopotutto mio cugino non era uno dei pi quotati investigatori privati per niente.

Fu proprio per quel meraviglioso gesto d'amore nei miei confronti, che ci manc poco che svenissi. Le lacrime sopraggiunsero repentine e
maledii la mia fragilit, nonch l'amica squinternata e disgraziata che
ero certa se la stesse ridendo sotto i baffi. Avrei dovuto essere felice, lo ero. Abbracciai Agata, l'abbracciai stretta per paura di perderla di nuovo.

La sua imperturbabile rigidit si afflosci e lei ricambi con un
trasporto che non si addiceva alla sua natura.

"Ci voleva la tua amica pazzoide per ritrovarci, Angie?".

Feci una smorfia tra le lacrime di gioia: "S, evidentemente" risposi imbarazzata, presupponendo fosse a conoscenza della mia
imbecillaggine riguardo la
perdita del numero di James.

Agata si profuse in ampie descrizioni sul mio argomento preferito.

Damiano era impassibile, quella donna gli faceva soggezione, cosa molto rara.

"I tuoi video su you tube sono bellissimi, non pensavo fossi cos
brava" aggiunse
Agata, facendomi arrossire di nuovo.

Sospirai: "Ero notevolmente ispirata".

"Ma per piacere, non ho mai sentito tante fregnacce come le vostre, puah!" sbott Damiano irritato. Io e Agata lo fissammo come se avesse
tre teste e volessimo mozzargliele tutte
e tre.

Damiano, in minoranza, bad bene di non contrariarci e rimase zitto.
Ebbi l'impressione che il mio soggiorno a New York sarebbe stato meraviglioso.

Ero al settimo cielo, anche se avevo una fottuta paura.

Paura di James.

Agata, in combutta con Sam, mi invit a visitare il set del suo ultimo
film. Un regalo, disse. Quella fu una sorpresa talmente inaspettata, che per un attimo mi cedettero le ginocchia e fui in procinto di svenire.

Damiano alz gli occhi al cielo, rimproverandosi di avermi portata l,

mentre Agata rimase impassibile, ma notai le rughe sulla sua fronte incresparsi, un ottimo segno, voleva dire che era felice.

Avevo un passi come visitor, potevo starmene tranquilla accanto a lei e seguire, senza per altro farmi notare, le riprese del film. Agata
avrebbe voluto dire a James che ero a New York, ma non ero ancora pronta per affrontarlo e un pochino mi vergognavo.

Ero convinta fosse incazzato con me.

Speravo che mi aspettasse a braccia aperte, ma conoscevo James,
sapevo bene che me l'avrebbe fatto pagare caro il silenzio. Aveva
ragione. Dovevo spiegarmi con lui, prima di fare i conti con il suo sporran che, ne ero certa, era sempre pronto per le emergenze, del tipo 'sciaboliamo la donna figliola prodiga'.

Rivedere James mi provoc una paralisi facciale. Come nei cartoni
animati quando gli occhi fuoriescono dalle orbite e il mento cade in terra.

Proprio nel senso letterale del termine.

Esattamente cos.

Nel giro di pochi minuti persi tutta la mia baldanza, la sicurezza, la
serenit e anche la dignit.

Stregata, incantata, senza fiato.

Assistetti alla scena finale, in cui il mio amato moriva tra le braccia della moglie, che poi doveva vendicare la sua morte. Una scena cos intensa e drammatica che per un attimo ebbi l'impressione fosse reale.

Piansi, soprattutto pensando al dolore che avrei provato se mi fossi trovata nei panni di quella donna che perdeva l'uomo della vita.

Sapere che il tuo Lui vive, anche se lontano da te, ti compensa della pena di non potergli stare accanto. Ma vedere che il tuo Lui,
con il
quale hai vissuto anni di amore e passione, muore all'improvviso, era una tragedia.

Deglutii, era solo un film. Non la mia realt. Seppur non fossi fisicamente insieme con James, almeno sapevo che stava bene, che era vivo. Fremetti.

L'idea di perderlo non mi era mai passata per la mente.

Eravamo cos giovani, avevamo tutta la vita davanti, un ventaglio di possibilit da sfruttare, da vivere appieno, felici di noi stessi. Pensare

alla morte, invece, mi fece piombare in una grande depressione. Agata
tir su col naso e mi destai da miei truci
e torvi pensieri.

"Non  divino?" disse, con gli occhi concentrati sul monitor dove James era ancora in terra e una pozza di sangue lo circondava in un'aureola di morte.

Rabbrividii di nuovo.

Annuii col fiato corto e uno strano presentimento.

Quando, al termine delle riprese, James risorse da terra sanguinante e lo osservai, le mie emozioni esplosero facendomi vacillare. Amore, paura, rimorso, passione.

Il cuore batt alla velocit della luce, schizzando come uno sputnik nel cosmo.

Il mio sogno se ne stava
sulla scena a sorridere al regista con
noncuranza, come se poco prima avesse fatto la spesa al supermercato, invece che interpretare un ruolo cos intenso, e ad abbracciare la sua partner. La famosa Anne. Un abbraccio dato con trasporto e affetto. Mi
morsicai la lingua dalla rabbia. La gelosia era sempre in agguato, i miei sentimenti pi forti e ardenti che mai.

Avrei dovuto immaginarlo. Che si fosse rifatto una vita senza di me, che mi avesse dimenticata? Era cos? Avrei voluto domandarlo ad
Agata, ma non
ne avevo il coraggio, per paura che confermasse i miei dubbi.

Vivere nei dubbi era come trovarsi sopra il letto di un fachiro. Gli aghi mi squarciavano la pelle facendomi soffrire le pene dell'inferno.
Meglio l'ignoranza, quindi. Sospirai.

Agata m'ignor,
ma sapevo che godeva nel vedermi soffrire a quel
modo.

James era ancora pi affascinante e carismatico.

Eppure i suoi occhi, arrossati, proiettavano ombre che in lui non avevo mai scorto, nemmeno quando ci eravamo lasciati. Sembrava
stanco. Affaticato. Si
scostava in continuazione la frangia dagli occhi e
la barba nascondeva con abilit le labbra corrucciate. Lo sguardo opaco e quasi spento, glaciale. Qualcosa s'infranse dentro di me.

Capii.

James non era felice.

Agata mi fiss, accigliata. Se ne era accorta pure lei.

"Che gli  successo?" sussurrai, quasi senza fiato. Non potevo essere io la causa, non dovevo. Che stupida presuntuosa, a pensarci. Deglutii e attesi la risposta di Agata trattenendo il respiro.

"Tu che dici? Immagina un uomo che ti ama e che
tu lasci. Immagina
quell'uomo che ti ama con tutto se stesso che non sa dove sei, come stai, e immagina tutte le volte che prende il cellulare e fa il numero della donna che fa le veci di tua madre e ogni volta riattacca
maledicendo se stesso e la sua debolezza. Immagina quell'uomo che
piano piano si rende conto di averti persa sul serio e diventa l'ombra di se stesso. Che si getta sul lavoro e se ne frega della vita privata, vivendo giorno dopo giorno senza alcun programma, senza nessun
interesse. Immagina
tutto questo e poi dimmi che ne pensi".

Misi le mani sugli occhi. Era troppo.

Ero una vera e propria delinquente.

Pensai di andare da Andrea e di farmi rinchiudere in gattabuia qui a New York! Porco mondo.

"Devo vederlo, devo parlargli,  trascorsa una settimana, mi sento
pronta".

"In serata ci sar una cena in un locale nella quinta avenue con tutta la troupe. Presentati l. Ecco l'indirizzo, anche quello del suo appartamento".

Annuii ringraziandola con un bacio e scusandomi pure con lei per la
mia condotta da avanzo di galera. Me ne andai con la coda tra le gambe, la sofferenza che pesava come un macigno.

Quel pomeriggio, per, non riuscii a rimanere in albergo e cos, complice la smania di camminare sotto la neve e il freddo di New York,
decisi di uscire
e fare una passeggiata.

"Vengo con te, non mi va che te ne vai a zonzo qui, lo sai che  pericoloso".

"No, Damiano, ti prego, lasciami andare, far un giro breve, ho bisogno di stare sola e pensare".

Damiano acconsent non senza brontolare. Mi ero confidata con lui
piangendo tra le sue braccia, ma ero inconsolabile.

Uscii dall'hotel al centro di una New York innevata e gelata, ma

piena di luci e colori. Respirai a fondo e mi avviai nel traffico delle strade affollate, traendo conforto tra la gente che mi spingeva per farsi
spazio e camminare.

Il pensiero di James era insistente, un punto fermo, un chiodo fisso conficcato nel petto. Dovevano squartarmi per estrarlo. Impossibile. Il mio amore era forte, cos forte che sarebbe servito a entrambi. Dovevo
lottare per lui. Era l'amore della mia vita, non potevamo pi stare lontani. Lui era il mio teorema matematico, la mia met, l'altro capo dell'elastico.

Certo, se il tuo probabile fidanzato/a si dilegua per due anni, anche io penserei che la stronza/stronzo che pensi ti dovrebbe amare, non ti ama abbastanza. Non serviva l'aritmetica razionale per capirlo, o forse s?

Me tapina. Povero James.

Quando notai il ragazzo con il cappotto nero, il bavero alzato, il borsalino a tesa bassa, mi bloccai.

Annichilita, lo fissai ipnotizzata.

Possibile che fosse cos facile?

Un'ennesima beffa del destino?

"J... James" sussurrai.

Il mio perno, il mio centro focale si trovava
dalla parte opposta della
strada.

Non alz lo sguardo. Un'entit distaccata dalle altre, il mondo era al di fuori di lui. Percepii la tristezza, che mi avvolse come un lugubre manto. Sperai che alzasse gli occhi. Saltellava e si massaggiava le mani
intirizzite dal freddo. Notai con stupore che una delle mani era fasciata alla buona con un fazzoletto sporco di sangue. Che gli era successo? Lo fissai intensamente, come se potessi raggiungerlo con la forza del pensiero. Guardami, guardami, intimai.

Doveva accorgersi che ero a pochi metri. Mi sembr di sentire nell'aria il profumo della sua pelle. Ero patetica.

Ma con James ero tutto, fuorch una persona normale.

Perdevo completamente il senno. Furiosa con me stessa e col mondo che ci divideva, imprecai.

Ogni secondo che scorreva, un secondo in meno di vita insieme con lui.

Avevo sprecato troppo tempo, come diavolo avevo potuto farlo?
Volevo suicidarmi all'istante, liberarlo per sempre da questo male, e cio me medesima.

Il verde scatt e le gambe cedettero.

Avrei potuto aspettarlo dove mi trovavo, la mossa migliore, ma quando si trattava di James mi trasformavo in una persona poco intelligente. Avrei volato pur di trovarmi al suo fianco. Mi feci forza e misi un piede dopo l'altro. Mi stavo avvicinando a lui che,
a testa china,
era ignaro della mia presenza. James, ti
prego, alza lo sguardo.

Ma, quando gli passai a fianco, fui trasportata dalla fiumana di gente che mi spinse in avanti e tutto ci che riuscii a fare fu toccargli il
braccio, afferrando la manica del cappotto. Avrei voluto fermarmi in
mezzo alla strada, ma avrei rischiato di essere investita. Cos, diedi fiato alle corde vocali e urlai il suo nome. Alz la testa di scatto e si volt.

Ognuno ai lati opposti del marciapiede. Di nuovo separati, ma da
metri di stronzissimo asfalto.

Rimase impietrito a fissarmi come fossi una visione o un fantasma ritornato per perseguitarlo. A vederne gli effetti sul suo sguardo accigliato e stupito, pi la seconda della prima. Aveva un piede sulla
strada e ci manc poco
che un deficiente lo investisse, facendomi
perdere vent'anni di vita dalla paura.

Nessuna gioia nei suoi occhi. Lo chiamavo, cercando di fargli capire che doveva starsene l e non muoversi di un centimetro. Il mio cuore
ruggiva cos forte che ero convinta
scoppiasse.

Momenti concitati, pieni di frenesia.

Tenevo gli occhi puntati su di lui,
aspettami James, ti prego,
aspettami.

Le speranze si frantumarono quando si volt dandomi le spalle.
Rigido.

Inflessibile.

"No" urlai a squarciagola, mentre svoltava l'angolo svanendo dalla
mia vista. Il cuore martell freneticamente, la mente in subbuglio.

Perch? Perch? Pungolata dal tarlo della mia stupidit, quella domanda assunse connotati grotteschi. Come, perch? Perch, s, aveva
ragione. Misi un piede sulla strada e per poco una macchina non invest

anche me. Stavo tentando il suicidio, senza nemmeno rendermene conto.

L'avevo perso, si era allontanato.

Ero cos frastornata che, dopo minuti interminabili, il verde si accese,
un uomo mi spinse in avanti facendomi
quasi cadere. Ritornai in me
stessa e cominciai a correre.

Svoltai quell'angolo maledetto, che lo aveva portato via da me e mi fermai. Scossa, tremavo come una foglia. I denti mi battevano dal freddo, ma c'era troppa gente.

Di James nessuna traccia.

Cercai di scorgerlo tra la calca.

Borsalino nero, cappotto nero, tutti erano James. Tutti avevano occhi azzurri, capelli lunghi, barba incolta.

James, James, James.

Mi fermai ansante.
Un attacco di panico.

L'angoscia mi colse impreparata. Mi manc il fiato.

Respirai a fondo e inalai l'aria gelida che scendendo nei polmoni mi spense il bruciore. Un invitante profumo di caff.

Il bar si trovava in fondo alla strada, avevo bisogno di caffeina.

M'incamminai, colta dalla disperazione.

Dovevo riordinare le idee.
Volevo chiamare Damiano e farmi venire a
prendere, ma rinunciai. Dovevo farcela da sola. Basta piagnucolare.
Stavo di nuovo scontando le conseguenze delle mie azioni, n pi, n meno. Avrei mai imparato?

Forse no.

Forse mai.

Raggiunsi quel bar e con sorpresa era Italiano. Sospirai, almeno mi
avrebbero dato un vero caff. Osservai il locale dalla vetrina e il mondo si ferm all'improvviso.

James, seduto in un angolo, parlava concitatamente con un omone grande e grosso con il grembiule. Il barista senz'altro.

Il freddo pungente mi congel le ossa, diventai la regina di ghiaccio.

James alz gli occhi e li spalanc incredulo. Incrociammo i nostri sguardi cos a lungo che la mia anima usc dal corpo e vol radiosa e

gioiosa verso la sua. Non riuscii a muovermi, mi manc il coraggio.
Paralizzata era la parola giusta.

James abbass lo sguardo, avvilito.

Sperai che si alzasse e venisse a prendermi. Invece no.

Niente di tutto questo. Era dolore quello che i suoi occhi mostravano?
Mi sentii trafitta. Piangevo sangue, non lacrime. M'irrigidii, negando
con tutta me stessa. No, non poteva finire cos.

Non dovevo, n volevo dargliela vinta.

Almeno fino a che non gli avrei donato il cilicio per fustigarmi!

L'omone grande e grosso usc e venne verso di me.

"So che lo conosci"
si rivolse in Italiano.

"Gi e lui sa chi sono io".

"Noi Italiani siamo delle capetoste".

"Puoi ben dirlo".

"Senti, conosco James da un po' di mesi.  un bravo ragazzo, serio e gran lavoratore. Mia moglie dice pure che  bello e bravo, ma quello
non  il
mio campo. Immagino tu la pensi come lei".

Mi era simpatico.

"Se posso darti un consiglio, non ho mai visto James guardare nessuno come fa con te. Questo vorr dire qualcosa, per lo meno".

"Gi" aggiunsi laconica "che sono una cretina, soprattutto".

La sua risata irruppe gioiosa e mi rinfranc: "Tesoro, siamo Italiani e come tali sappiamo cavarcela in ogni situazione.

Entra e vivi quel che la vita ti riserva.

Mai voltarsi indietro".

Sospirai di nuovo e gli sorrisi: "Grazie, l'avrei fatto ugualmente,
abbiamo un conto in sospeso".

Mentre entravo, la sua risata mi segu.

Mai avrei immaginato che fosse cos difficile riuscire ad avvicinarmi a lui e parlargli. Mi ci volle un enorme sforzo per non cadergli tra le
braccia e baciarlo davanti a tutti, fregandomene delle persone che ci
avrebbero guardato.

Mi fren proprio lui. E anche il mio notevole imbarazzo. La gioia, la rabbia, l'amore, la collera indebolirono le speranze, il destino si

divertiva alle mie spalle.

Ricordare, annotando ogni momento difficile sul quaderno, non mi
aiut:
- Buona questa e perch dovrei,
non ci arrivi da sola? Chi ha
lasciato
chi? Che cosa cazzo hai fatto in due
anni, Angie mia cara? Su
quale altra
vittima sacrificale hai messo gli occhi?

E ti domandi come mai non voglia pi
aspettarti in eterno, ben
sapendo che
poi non mi vorrai pi? Dai, Angie,
ragiona, la vita  ben
diversa dai film
che recito, sai? -
Pensi che mi sia rinchiuso in un
convento per aspettarti? Ma che
cavolo
credevi, eh? Che rovinassi la mia
esistenza, ben sapendo che
non ti avrei
pi rivisto? Io ho promesso, ma tu no,
Angie, tu no! E sono
tutte palle, non ti
credo pi.

- No, Angie, voglio che tu mi guardi.

Ora il gioco  finito. Hai gi smesso di
fare la gattina vestita come
una
puttana per me?

Mai
avrei immaginato che fare l'amore con lui fosse cos meraviglioso, la gioia che provai mi ricambi del dolore che avevo vissuto per il suo rifiuto.

Vederlo cos spavaldo prendermi per mano e portarmi via, mi aveva
messo una paura terribile. Non di donarmi
a lui, ma di perderlo poi.

Quando successe, quel dolore mi fece piombare nell'oscurit. Perch, volente o nolente, non avrei amato altri se non lui. E lo sapeva benissimo!

Nella mente l'eco di parole come lame, nulla avrebbe potuto
rimarginare quella ferita se non il suo ritorno. Come avrei fatto a
sopravvivere senza di lui?

Come? Cazzo, come?

Lo squillo del cellulare mi scosse.

Guardai il display e tentai di sorridere.

Presi la comunicazione: "Ciao".

Per un attimo ascoltai un sospiro, quasi affannoso.

"Andrea? Mi senti?".

Altra attesa. Che stava accadendo?

"Andrea, Andrea, che succede? Se  uno scherzo ti riempio di ceffoni!" urlai inviperita, non era la prima volta che, insieme con

Damiano, mi prendeva in giro con telefonate stupide come quella.

"Angie..."
altro sospiro, aveva una strana voce roca. " successo qualcosa oggi all'aeroporto. Aspetta, no, meglio che venga in albergo.
Arrivo non appena ho terminato qui. Damiano c'?".

Ero cos intontita, che risposi con un cenno della testa senza parlargli,
poi mi accorsi che ero al cellulare.

"No,  uscito".

"Bene, chiamalo, digli di raggiungerti in albergo, devo parlare anche con lui".

"S, ma..." Andrea riattacc.

Non capii cosa stesse accadendo.

Misi da parte la penna e rilessi quel che avevo scritto. Un debole sorriso amaro e malinconico affior tra le mie labbra.

Avevo un progetto che stava prendendo forma e che,
inaspettatamente, poteva trasformarsi in realt.

Mai avrei immaginato di riuscirci,
eppure sembrava che avessi
trovato il mio posto nel mondo. Avevo una scadenza per questo progetto e in pochi mesi dovevo consegnare il lavoro.

Sospirai, se fosse andato in porto, forse avrei anche potuto recuperare
l'amore di James, ne ero convinta! Il come ancora non lo sapevo, per
ero positiva, dovevo essere positiva.

Richiusi il quaderno e dopo aver chiamato anche Damiano, mi sedetti sul divano e accesi con noncuranza il televisore. In genere odiavo guardare la tiv, ma dovevo ingannare l'attesa e la tensione facendo
qualcosa.

Quando accesi, immagini di morte balzarono agli occhi.

"Porco mondo, ma che diavolo...".

Alzai il volume e ascoltai.

L'americano mi era leggermente ostico.

Capivo meglio l'inglese.

Le immagini erano molto eloquenti.

Era accaduto qualcosa di grave in un aeroporto. Le telecamere senza nessuna piet inquadravano scene raccapriccianti, persone che uscivano urlando, coperte di fumo e di sangue.

Era orribile, quanta devastazione!

Pensai alle parole di Andrea, mio Dio, ma allora... Le mani
tremarono.

Alzai il volume, tentando di tradurre le parole della giornalista e il respiro mi si mozz.

New York era stata di nuovo attaccata in mattinata. Alcune persone armate erano riuscite, non si capiva bene come, a eludere la
sorveglianza e si erano messe a sparare tra la folla, colpendo a caso.
Terroristi che non guardavano in faccia nessuno, spinti dal desiderio di immolarsi per cause sbagliate, in nome di una religione che poco aveva a che fare con la religione in questione. Quando arriv la polizia la
situazione era al culmine dell'atrocit.

Si raccontava che almeno una cinquantina di persone fossero morte e altrettante ferite, alcune gravemente.

Rimasi imbambolata a osservare la tiv, provando nel cuore uno
strano presentimento che nulla aveva a che
vedere con la paura. No, era
terrore.

Puro, semplice, terrore.

Ansimai. Le mani incominciarono a tremare senza un motivo apparente. Che fosse un nuovo undici settembre?

Pensai alle persone morte, ai feriti, a chi si era salvato per miracolo e
che mai avrebbe potuto dimenticare un momento cos terribile, pur ringraziando Dio di essere stato risparmiato.

Rimasi seduta sul divano come un automa ad attendere che Damiano e Andrea arrivassero.

Andrea Entr stremato, ansimando, alla Centrale di Polizia. Era in
ritardo, ma non aveva colpa. Aveva lasciato la macchina a pochi isolati dalla Centrale a causa di un ingorgo, correndo come un pazzo a piedi per le strade di New York, cercando di non travolgere qualche passante.

Il capo lo avrebbe ascoltato, cascasse il mondo in quel preciso istante.
La vita come poliziotto semplice non era molto facile, ma aveva le palle per sopportare sia i duri addestramenti quanto le ore nel traffico estenuante della grande mela. Aveva un sogno, quello di poter far parte
dell'ESU, l'unit
per i servizi di emergenza, ma la strada era molto
lunga e tortuosa.

Andrea sbuff spazientito.

Da tempo pensava di usare la bicicletta. Avrebbe sfrecciato veloce e libero, infilandosi tra le auto e giungendo sempre puntuale.

S, meglio farci un pensierino.

"Ehi, Drake, sbrigati a cambiarti!".

Fece un cenno al compagno di pattuglia. Si chiamava Tom, era un tipo in gamba, forte e poco avvezzo a tergiversare con i delinquenti. I suoi metodi erano puliti, ma non gli piaceva essere preso in giro.
Grande e grosso com'era, forzuto era la parola pi giusta, gli bastava
un'occhiata per mettere tutti a tacere.

Andrea annu e and a cambiarsi.

New York era la sua seconda possibilit. Voleva cambiare vita, niente pi lo tratteneva in Italia. Quando aveva gettato il cellulare nella sacca
di James, sapeva quel che stava facendo. Quel che voleva fare. Non
sarebbe tornato indietro. Era sicuro che Damiano avrebbe capito. Gli voleva bene, era l'amico pi caro, l'unica persona di cui si fidava.

Non aveva mai sottovalutato, n deriso, i sentimenti che Damiano
nutriva per lui. Lo stimava perch aveva un cuore grande e una forza d'animo invidiabile. A volte lo prendeva in giro perch non riusciva a capire il motivo per cui amasse proprio lui, ma Damiano alzava una
spalla e ribatteva:
Andrea, come te non c' nessuno, se
io fossi una
donna ti amerei per tutta la
vita e, comunque, dato che sono un
uomo e
gay, ti amer lo stesso!

Quell'uomo lo faceva diventare matto. Avrebbe voluto cambiare sponda solo perch sapeva che una persona cos leale e affidabile non
l'avrebbe
mai trovata.

Una donna di sicuro non sarebbe mai stata cos. Amanda, poi!
Sperava solo di riuscire a dimenticarla. Purtroppo non si dava per vinta e lo tempestava di telefonate notte e giorno, quelle a notte fonda fatte di
proposito a causa del fuso orario. Dovette staccare il telefono e
cambiare il numero di cellulare.

Andrea l'amava ancora, inspiegabilmente, ma non voleva una donna simile nella sua vita.

Era una pazza, egoista, diabolica e vendicatrice.

Angie aveva dovuto pagare per colpa sua. Ma i fantasmi di Angie
erano molto pi spaventosi di una moglie gelosa e un attore famoso.
Quando Damiano gli disse che il padre di Angie aveva un amico che

seguiva gli spostamenti della figlia, s'inalber. Che diritto aveva di
pedinarla? Quanto codardo poteva essere
un uomo che aveva
abbandonato il sangue del proprio sangue, a dieci anni, sola in una stazione? Per fortuna il suo zaino non era stato rubato, solo che le conseguenze per lei erano state drammatiche.

Andrea aveva litigato aspramente con Damiano, quando, insieme con
donna Maria, avevano progettato l'incontro tra Angie e il padre. Alla fine capitol pure lui.

Andrea lo cerc solo per ammonirlo: "Se le fa del male di nuovo, rinnegher la mia divisa per darle un pugno sul naso!".

"Sono solo felice che mia figlia
abbia dei veri amici, che le vogliono
bene sul serio".

"Questo  poco, ma sicuro" aveva risposto con freddezza.

Dopodich non lo vide pi.

Ma dall'incontro con il padre, Andrea dovette ammettere che Angie era diventata bellissima.

Il suo sguardo era libero
dalle ombre di delusione e dolore che
l'avevano sempre segnato.

Rivederla a New York dopo molti mesi fu tragico. Non immaginava che fosse cambiata a quel modo. Era sbocciata, come se per anni fosse stata confinata dentro il suo baco, per poi ricomparire come una farfalla
dai brillanti colori. Bellissima era dir poco.

Ingoi i sentimenti di un tempo, ben sapendo che l'amore per quell'attore scozzese era esclusivo.

James Mckinney.

Gli bruciava ancora ricordare quando lo aveva visto baciare Angie a
tradimento. Avrebbe voluto spaccargli la faccia, era incazzato e disperato perch lei non gli aveva mai dato alcuna spiegazione sulla rottura della loro storia d'amore.

Andrea immaginava chiss quali motivi e invece se la faceva con un altro.

Anche se poi scopr che
era stato tutto un equivoco, per lui fu una
vera e propria mazzata.

Angie era cos indecisa e fragile, che non avrebbe potuto rimanere in collera con lei a lungo. Quei ricordi erano svaniti nel tempo.

Ma Andrea continuava a sentirsi possessivo nei suoi confronti e
molto protettivo. Avrebbe voluto per lei ogni felicit, ma puntualmente si metteva nei guai e soffriva senza capire che faceva del male solo a se stessa.

James ne era l'esempio lampante.

Quando lo aveva portato all'aeroporto due anni prima, James
gli
aveva confidato che l'amore che nutriva per Angie era cos profondo che non avrebbe potuto dimenticarla. Angie era, e sarebbe sempre stata, la donna della sua vita.

"Non lasciarla" lo aveva esortato Andrea.

"Per quanto mi costi, il suo cuore non  libero dal dolore e questo lo
sai meglio di me".

Aveva ragione.

Andrea aveva sperato che fosse venuta a New York per riconquistare James e invece le cose erano peggiorate.

Le lacrime di Angie erano alquanto eloquenti.

"Non mi vuole pi, l'ho perso per sempre.  tutta colpa mia, sono una debosciata!".

A nulla valse il conforto suo, di Damiano e pure del padre.

Era convinta che fosse davvero finita.

Andrea dubitava; sapeva che quel rifiuto era dettato da uno stupido,
testardo e ottuso carattere. Tempo pochi giorni e sarebbe ritornato da lei con la coda tra le gambe. Il tira e molla tra quei due lo aveva davvero scocciato.

Sperava nella felicit di Angie, ma s'infognava con storie deliranti.

Andrea non poteva risolvere i problemi di tutti. Dato che era un
periodo alquanto positivo, tentava di non farsi condizionare n travolgere dalle vicissitudini sentimentali degli amici. Mentre era assorto nelle sue elucubrazioni mentali, il collega arriv di corsa e lo
stratton per la manica della divisa. Con fare burbero e occhi stralunati incalz: "Sbrigati,  successo qualcosa, dobbiamo andare e affiancare la squadra dell'ESU".

Andrea per un istante rest inerte, quasi inebetito, poi si dest.

Non ci pensarono su due volte, corsero verso l'autovettura e
sgommarono con quasi tutte le pattuglie disponibili in Centrale verso

destinazione ignota.

"Dove siamo diretti?" domand a Tom, che teneva gli occhi fissi sulla strada, senza fiatare.

"All'aeroporto".

"Che  successo?".

"Un attentato, Andrew, un attentato terroristico!".

La notizia lo atterr e nello stesso istante lo fece incazzare.

"Feriti? Morti? Li hanno presi?".

"L'FBI e la Cia devono aver acciuffato due di quei maledetti terroristi, ma so che ci sono parecchi morti. Hanno usato bombe
molotov e con i mitra hanno falcidiato chiunque capitasse loro a tiro, persone innocenti, donne e persino alcuni bambini. Spero per te che nessuno dei tuoi cari dovesse partire oggi!".

L'odio aliment la rabbia, mentre l'orrore lo fece per un attimo
cedere.

Gli veniva quasi da vomitare. Pens a Angie e Damiano e si sent sollevato.

Era certo non fossero l, il loro ritorno a Milano era stato miracolosamente posticipato.

A Angie piaceva New York e voleva visitarla in lungo e in largo,
costringendo il povero Damiano a farsi chilometri a piedi.

"Ma come cazzo  potuto accadere?

Non ci sono abbastanza misure di sicurezza negli aeroporti?".

"Non so i dettagli, qualche talpa di sicuro si sar infiltrata per eludere
la sorveglianza e provocare quella carneficina. Mi domando dove
diavolo fossero le guardie di stanza in quell'aeroporto! Senti, tu vivi qui da poco tempo, ma io ne ho viste di cotte e di crude e a volte anche nei posti meno impensabili, qualcuno potrebbe simpatizzare per poi
trovarsi dall'altra parte
della barricata. Giochi di potere vecchi quanto il
mondo, qui tirano le fila della nostra vita come fossimo marionette, non puoi nemmeno immaginare quanta corruzione ci possa essere anche nell'ambiente in cui viviamo. Dobbiamo sempre tenere gli occhi aperti
e non farci bucare le chiappe per una mossa sbagliata".

Il discorso di Tom lo fece rabbrividire. Possibile che le persone innocenti ci andassero sempre di mezzo?

Questo e altro pens mentre si avvicinavano al Kennedy. Ovunque
ambulanze, poliziotti, squadre cinofile, gente che urlava, disperati alla
ricerca dei propri cari dispersi nel bailamme.

Sangue, fumo, puzza di gas e di corpi bruciati.

"Dio Onnipotente, ma  la fine del mondo" esclam Andrea atterrito.

"Gi, da far accapponare la pelle" esord con tono roco il collega.

Andrea assent con un grugnito.

Estrasse la pistola dalla fondina e usc con il compagno ritrovandosi nelle fauci dell'inferno.

Furono assegnati dalla squadra ESU al T5 insieme con numerosi
vigili del fuoco, medici e altri agenti di polizia come loro. Quella zona aveva subito danni ingenti e parecchie perdite. I terroristi avevano fatto irruzione con fucili e bombe a mano facendo scoppiare il finimondo.
Da alcune testimonianze era emerso che qualcuno, coraggiosamente,
aveva cercato di contrastarli, avendo la peggio.

Si respirava la tragedia, il ricordo dell'undici Settembre era sospeso sulle loro teste come una spada di damocle.

C'erano feriti da soccorrere; il compito di Andrea fu di prestare aiuto
a coloro che si trovavano sotto le macerie e di ripristinare l'ordine. Una parola.

Il puzzo del sangue, dei corpi bruciati e il dolore, le urla, i pianti erano insopportabili.

I feriti pi gravi venivano soccorsi prontamente.

Fu allo scalo New York-Londra che il cuore gli si ferm. Macerie
ovunque e corpi in terra.

Una scena raccapricciante. Il fumo ostruiva la visuale, cos dovette utilizzare una maschera e aiutare i superstiti ad allontanarsi dalla zona il pi velocemente possibile.

"Forza, Andrew, diamoci da fare, tu vai di l".

Tom indic un luogo sulla destra dove Andrea accorse cercando di farsi forza e di non vomitare dall'orrore. Le panchine erano divelte.
Tutto faceva supporre che in quel punto fosse scoppiato un ordigno.
Andrea si guard intorno con attenzione, voleva essere sicuro che non ci fosse nessun sospetto, nessun possibile attentatore mischiato tra la folla, quando una mano lo afferr.

Una donna, sguardo atterrito e stravolto.

Dolcemente tent di parlarle, ben sapendo quanto fosse
sotto choc:
"Tutto bene?  ferita, signora?".

Lei neg con la testa e poi si spost di lato e guard dietro di s.

Un uomo era riverso per terra. Aveva il volto insanguinato per una ferita al lato dello zigomo e una sulla fronte, che ancora perdeva sangue.
Imbrattato com'era, Andrea non riusc a capire se respirasse ancora e se quelle ferite, che lo avevano quasi sfigurato, fossero gravi al punto di dover chiamare rinforzi. Si chin su di lui per sentire se respirava.

Un sospiro di sollievo lo rincuor.

Cerc di vedere se avesse altre ferite pi gravi di quelle riportate al capo, ma non parve, dopo un minuzioso esame.

" la moglie?".

Lei neg col capo.

"Mi ha salvata" disse d'un fiato, tremando convulsamente.

"Quando l'esplosione ci ha colti di sorpresa, non
ci ha pensato due
volte e mi ha coperto col suo corpo. Ero seduta accanto a lui e stavo leggendo un libro, mi ero anche accorta di chi fosse, ma non volevo essere la solita rompi scatole e cos l'ho lasciato in pace. Quando
abbiamo sentito gli spari e le
urla, non ci siamo resi conto fosse cos
grave. Abbiamo capito solo all'ultimo momento, quando era troppo tardi per scappare. Lo scoppio  stato assordante. Urlavo come un'isterica e all'ennesimo boato, lui mi si  buttato sopra
proteggendomi col suo corpo. Dovete salvarlo, saranno tutti in pensiero
per lui!".

Che fosse famoso oppure no, per Andrea non aveva importanza.

Sorrise alla donna e con alcune bende e garze, tent invano di ripulirgli il volto dal sangue rappreso e la fuliggine, tamponare la ferita sulla testa e vedere se aveva bisogno di punti. Il fatto che non si fosse ancora svegliato lo poneva pi in allarme che non le ferite riportate.
Con sconcerto e terrore, spalanc lo sguardo e quasi url. La
rivelazione fu per Andrea come un pugno allo stomaco. Quell'uomo
con ferite gravi alla testa e forse trauma cranico, era... James? Come aveva potuto non accorgersene prima? Era tempo che non lo vedeva, con quella barba incolta e i capelli lunghi, non lo avrebbe riconosciuto

nemmeno se lo avesse incontrato
per strada!

Prese alla svelta il walkie talkie e chiam i paramedici, che si trovavano su un punto non poco distante da lui, ma il caos gli impediva di vederli.

"Sono allo scalo per Londra. Codice giallo per ora, ma penso sia un rosso.

Ferite al capo, grossi tagli. Sanguina ancora. Non si sveglia".

"Lo chiami per nome, si assicuri che si svegli e poi ci richiami, saremo l tra pochi minuti" gli dissero.

"James, James, mi senti? Sono Andrea, James devi sentirmi, devi
svegliarti..." ci manc poco che gli desse
un cazzotto pur di farlo
rinvenire.

La donna lo fiss costernata.

"Lo conosce, allora! La prego, lo salvi!" lo apostrof.

Non le diede retta e continu nel tentativo di rianimarlo. A un certo punto il suo cuore si ferm. Divent cianotico.

"Non respira, devo fargli la respirazione artificiale. Chiami subito i
paramedici, li porti qui, altrimenti
morir!".

La donna si alz alla svelta e si precipit verso i soccorsi, mentre incominciava a pregare affinch James non morisse.

"James, non ti azzardare, brutto figlio di puttana, non ti azzardare a lasciarmi qui. Forza amico, uno, due, tre, uno, due, tre" url disperato.

Respir nella sua bocca, massaggi il torace, infine diede una botta allo sterno.

Quanto tempo era passato? Da quanto il suo cuore era fermo?

"Si scosti, ci pensiamo noi".

Era cos concentrato che non si accorse dei medici. Al momento la rabbia e la disperazione lo sopraffecero e li guard in cagnesco, poi ritorn in s. Erano gi pronti con il defibrillatore.

"Pronti. Andiamo. Libera. Aspettate.

No, non riprende, un'altra volta e pi forte, dai su non molliamolo.
Libera...".

Andrea vacill, colto da malore e si accasci in terra tenendo gli occhi fissi su ci che stavano facendo. Ansim dal terrore.

Il volto insanguinato di James un
blocco di marmo, la vita come
defluita.

L'incubo peggiore che avesse mai vissuto. Si guard le mani sporche di sangue e incominci a piangere silenziosamente.

Che sarebbe accaduto se fosse avvenuto il peggio? Com'era possibile
che un uomo nel pieno della sua giovinezza dovesse morire in
quell'assurdo modo?

Forza, forza James, non ci lasciare.

Ti prego, ora non sei solo un attore
famoso, ma anche un fottuto
eroe,
cazzo, se non vivi non potr pi odiarti
per avermi soffiato Angie
da sotto il
naso.

Fu la
notte pi lunga della sua vita.

Angie "Ma come mai non arriva, che diavolo lo ha trattenuto, sai qualcosa di lui, Angie? Al cellulare non risponde!".

Fissai Damiano e alzai gli occhi al cielo. Che palle quando era cos chioccia con Andrea.

Dovevo eternamente ricordarmi che Damiano nutriva un amore tale
da fargli perdere la razionalit. Per a volte rasentava il ridicolo. Mi diceva sempre che era il suo Ennis del Mar, l'amore della sua vita. Solo che non stava recitando in Brokeback Mountain.

Punto uno: Andrea non era gay.

Punto due: non assomigliava a Ennis del Mar.

Mi ripeteva, con logica spiazzante, che era molto pi bello. Come dargli torto? Aveva perfettamente ragione.

Per ne avevo fin sopra i capelli di attori veri e presunti.

"Basta rompermi le scatole con 'sta storia, Damiano, Andrea mi ha
detto che sarebbe venuto appena possibile e so per certo che cos sar.
Stai calmo e beviti una tisana! Se vuoi chiamo il servizio in camera e te la faccio portare".

Damiano mi fiss come se gli avessi detto che al
posto della tisana
dovesse bere cianuro. Rinunciai e lo lasciai perdere. Nel frattempo seguivo i servizi giornalistici sulla strage al Kennedy.

Supposizioni, critiche, allarmismi, allerta. I riflettori puntati sul
Presidente Americano e la sua prossima mossa. Ero contro la guerra, di
ogni tipo.

Il panico era salito ai livelli delle Torri Gemelle. Non avevo nemmeno il coraggio di ripartire anche se dovevo tornare a Milano.
Avevo una scadenza.

L'editore era stato irremovibile: mi
faccia avere l'intera stesura per la
fine
dell'anno.

Eravamo quasi a Natale, ce l'avrei fatta? Quali altri spunti avrei dovuto cercare per concludere? Ero a buon punto, ma avevo un finale
da approntare ed  cosa risaputa che devono essere bizzarri e
sconvolgenti altrimenti non sarebbero dei bei finali. Devono essere imprevedibili!

Sospirai, di spunti ne avevo a bizzeffe, ma non volevo convertire la storia in una tragedia.

Mio padre aveva telefonato, pensando che avessi
cambiato idea sulla
partenza. Era cos dolce con me. Mi faceva sentire importante, amata.

Quando mi disse quanto fosse preoccupato e che non vedeva l'ora di riabbracciarmi, avevo pianto come una cretina. Ogni tanto la vecchia
Angelica piagnona e deprimente si riaffacciava facendomi cuc!

In quei momenti la lasciavo fare. Era impossibile evitarla.

Come era impossibile evitare che Damiano facesse un solco sul pavimento della camera a furia di camminare su e gi.

"Ahhhh" urlai in preda all'isterismo.

Damiano
si ferm, almeno riuscii a bloccarlo.

"Che c'?".

"Mi hai rotto le palle, ti prego siediti" dissi in tono perentorio, fulminandolo con lo sguardo.

Digrign i denti, ma non gliela diedi per vinta.

Come si poteva amare tanto qualcuno, quando quel qualcuno non ne
voleva sapere di te? Mi faceva proprio pena, beh se era per quello anche io mi facevo una pena immensa.

Il pensiero di James solc i mari della mia idiozia e si present prepotentemente al cospetto del mio cervello ormai bruciato. Avevo
perso tutti i
neuroni fondamentali per capire che non c'era pi speranza per noi. Ero perduta senza di lui.

Una nave senza l'albero maestro. Un albero senza la linfa vitale. La linfa senza la clorofilla. Il sangue senza le piastrine.

Come potevo vivere?

Riemersi dal torpore quando l'urlo, che lanci Damiano al rientro di Andrea, mi fece balzare come una molla dal divano.

"Che ti  successo? Perch tutto
quel sangue?" domand allarmato il
mio cugino innamorato. Mi affannai per raggiungerli. Aveva detto
sangue? Che stava
succedendo?

Quando vidi Andrea in bagno pulirsi le mani e quel che poteva dei suoi indumenti sporchi e stropicciati, ci manc poco che svenissi.
Aveva lo sguardo allucinato, ombre scure sotto gli occhi, la barba lunga
e puzzava di fumo acre e medicine. Lo
fissai dallo specchio del bagno
che rifletteva tutto il dolore e la pena vissuti.

"Sei stato l?" e cos aveva prestato servizio nella tragedia.

Annu, ma senza riuscire a parlare.

"Lascialo stare, Angie, deve rinfrescarsi e poi riposare. Non ha
dormito tutta la notte!" sbrait Damiano, rimproverandomi.

Lo guardai in malo modo e poi rivolsi lo sguardo su Andrea.

Lo conoscevo bene.

Adoravo i suoi occhi tanto che avevo imparato a decifrarne ogni minima emozione. Quando li tratteneva su di me e da caldo cioccolato
al latte si tramutavano in liquido fondente nero, voleva dire che era successo qualcosa di grave.

Per non riuscivo a comprendere la portata della gravit. Di sicuro non come immaginavo. Stavo facendo i soliti film in testa. E figurarsi
se non erano film quelli che mi facevo in testa.

"Ti faccio portare qualcosa da mangiare, chiamo subito il servizio in camera" disse Damiano, prendendo in mano la situazione. Lo lasciai fare, sapevo che doveva tenersi occupato e rendersi utile. Sospirai.

Attesi in sala.
Incominciai a tremare, il solito presentimento mi assal.
Ma questa volta capii che era per davvero qualcosa di serio. Eppure non riuscivo a fare mente locale, a pensare che cosa potesse essere. Ma si trattava di me.

Glielo avevo letto in faccia.

"Angie".

L'istinto mi ordin di scappare a gambe levate, quella brutta sensazione si acu e i miei occhi non vollero assolutamente guardarlo

per scoprire la verit.

Andrea si sedette accanto a me e mi prese con dolcezza una mano.
Tentai di ignorare l'odore
che ancora portava con s, l'odore della
morte. Mi accarezz e fu in quel momento che alzai lo sguardo su di lui.

"Si tratta di... James" deglutii.

S, era per lui. Andrea spalanc gli occhi stupito, ma non poteva capire.

Non poteva comprendere ci che ci legava, n immaginare come i
nostri cuori fossero amalgamati e i corpi in sincrono. Divisi valevamo
la met, insieme eravamo una forza. Eravamo
Noi, anime fuse con le
leggi dell'universo. Da soli sprofondavamo nel caos pi completo. Se
uno di noi due fosse
mancato, allora il caos avrebbe inghiottito l'altro, smarrendolo per sempre nel cosmo. In quel momento presentii qualcosa di oscuro e terribile.

Se solo avessi potuto essere pi forte, avrei cercato di non piangere,
ma in quel frangente e trattandosi di James tutti i miei propositi erano
vani come granelli di sabbia spazzati via dal vento.

"Quando mi hanno affidato quel settore dell'aeroporto non potevo sapere che... Che lui..." si mise le mani sul volto. Avevo sbagliato, era
molto peggio. Era la catastrofe, il caos mi stava per inghiottire.

Trassi un respiro profondo, i polmoni sembravano bruciare dal dolore. Mi sentivo oppressa, come se una mano nera si fosse posata pesante sulla mia testa, rubandomi la serenit, e la pena stesse facendo
brandelli di me. Ero
a pezzi. Pezzi di corpo disseminato qua e l senza
alcuna speranza di potersi ricomporre. Non senza James. Il mio Io non aveva senso, senza di lui.

Eppure non fiatai, non reagii. Andrea continu: "Si stava imbarcando
per Londra. Si trovava proprio l durante l'attacco. Ho aiutato una
donna che ha salvato, gettandosi sopra di lei, non appena la bomba  esplosa".

Mi misi la mano alla bocca. Una bomba.

"E lui..." esitai, senza riuscire a far prendere corpo ai miei pensieri pi lugubri.

"Quando sono arrivato era
in condizioni disastrose".

Mi torcevo le mani convulsamente, che voleva dire disastrose?

"Era ancora vivo, ma a un certo punto il suo cuore si  fermato e...".

Andrea continuava a raccontare, scivolai da me stessa e mi allontanai con la mente.

Diventai inconsistente, annullandomi.

Infine sdoppiandomi, uscii dal mio corpo lanciandomi a velocit supersonica verso l'unica sorgente luminosa che mi manteneva in vita.
Era fioca, ma ancora esisteva, illuminava come un puntino debole il
mio microcosmo. James non era
morto, dovevo aggrapparmi a quella
speranza.

Avrei dato qualsiasi cosa pur di essere al suo posto. Qualsiasi. Prima o poi si sarebbe svegliato dal coma.

E allora non lo avrei pi lasciato, nemmeno se mi avesse implorato in
ginocchio. Dopotutto ne ero convinta cos come sentivo il mio cuore
battere.

Lui mi amava. E finch vivevo io, lui non sarebbe morto. E questa volta, Dio avrebbe ascoltato le mie preghiere, ne ero certa.

Che cavolo di finale schifoso sarebbe quello di un attore famoso
morto da eroe durante un attacco terroristico? Mica stavo scrivendo un
thriller!

E

Shakespeare aveva gi dato del suo in Romeo e Giulietta, per carit.

Questo non era il finale che mi aspettavo di scrivere, proprio no!

No, no, il mio finale doveva essere assolutamente diverso .

Sognando una Stella Ultime scene Prima scena La neve fiocca silenziosamente su una bianca e vitale New York.

L'inquadratura  ora su Angie.

Primo piano.

Sto impettita fuori dall'Ospedale, congelata dal freddo e in preda a una cupa tristezza. Piango, non mi prendo nemmeno la briga di asciugarmi il volto.

Era sempre lui che mi confortava.

James, l'unica persona in grado di rasserenarmi, di consolare la mia anima inquieta e perennemente in pena.

Angie la deprimente. Deglutisco l'amarezza e chiudo gli occhi al

dolore che mi sta aspettando, torturandomi all'inverosimile. Comincio a camminare lentamente ed entro in ospedale.

Ora l'inquadratura  su Andrea e
Damiano che l'aspettano trepidanti.

"Ma quanto ci hai messo?" Damiano  sulle spine.

Non gli rispondo. Al diavolo, sono incazzata nera. Sono incavolata perch non merito tutto questo. N io, n James.

La mano di Andrea mi stringe la spalla: "Non ti preoccupare, siamo
con te. Ti siamo vicini, Angie".

"Grazie, ve ne sono grata. Ma credetemi, non ce la faccio, non ci riesco, non sopporto l'idea che sia inerme su quel letto d'ospedale" oramai lo sfogo lacrimale  ai massimi livelli.

"Hai ragione, ma in questo momento solo tu puoi aiutarlo a
sopravvivere".

"Se ora  vivo  solo per merito tuo, Andrea, devo a te la sua vita, dopo tutto quello che ti ho combinato".

Andrea mi zittisce: "Il passato  passato, ho fatto il possibile per
aiutarlo, se fossi stato pi competente, a quest'ora forse starebbe qui
con noi a ridere delle tue bruttissime battute".

"Ah!".

"Beh, ha perfettamente ragione, riguardo le tue battute, Angie".

"Damiano, sei proprio una pettegola!".

Ecco fatto.

L'atmosfera si  stemperata. Mi sento gi meglio.

"Che farei senza voi due?" "Meglio che non te lo domandi, mia cara" aggiunge Damiano, facendomi l'occhiolino.

E poi sono io quella delle brutte
battute!

Cambio di scena. Nella stanza
d'ospedale. James sul letto attaccato a
una macchina. Agata seduta
su una
sedia a fianco a lui. Angie entra in
quel
preciso istante.

Rimango in piedi, preda dello sconforto. Le lacrime continuano a scorrere. Mi soffio il naso e Agata si volta di scatto. Ha gli occhi gonfi e
rossi. Eccone un'altra, le lacrime fanno parte del repertorio di
desolazione femminile. Questa stanza sembra una valle di lacrime. Se non fosse perch c' James su quel letto, scapperei a gambe levate. E
brava, Angie, donna-coraggio.

Faccio un profondo respiro ed entro.

"L'ho sempre detto che sono una frignona" dico pi a me stessa che
non a lei.

Non vorrei offenderla. Piange con dignit, senza che un capello si scomponga. Se fosse per me mi strapperei i miei, mi lamenterei e mi vestirei tutta di nero, ma non sono mica prefica. E lui non  mica morto.
Anzi, che si azzardi, lo vado a prendere in paradiso e lo riporto indietro a suon di calci nel culo.

"Ehi, Angie" sussurra.

 stanchissima, deve aver fatto la solita ventiquattroorenostop. Da un po' di giorni le dico di non affaticarsi. Qui ci sono medici
e infermieri
molto capaci.

Eppure la capisco. Ci sono due sedie in questa stanza. Hanno un nome. Angie e Agata.

"Cambiamenti?".

"No" ribadisce affranta.

Nessuna delle due vuole dare voce alle paure, nessuna vuole dire quel che pensa.

Sospiriamo in sincrono e lo fissiamo con amore. Poi ci accorgiamo di essere due malate d'amore e sorridiamo.

Vogliamo aggrapparci alla speranza.

James  giovane e di sana costituzione, secondo i medici ci sono
ottime speranze che esca dal coma, anche se non sanno quando. Per un
attimo mi viene in mente quella sua frase. Ti
aspetter cent'anni, ma
alla fine
torner da te. Bene, James, a quanto pare tocca a me aspettarti e quando ti sveglierai e vedrai una vecchia tutta rugosa e senza denti e
mi fisserai negli occhi perch non saprai se sar io oppure no, cercher di dirti, ma lo far solo fischiando: Che ca sss o, s e ne hai me ss o di tempo.

Ah, che ridere. Gi, che ridere.

"Sono certa che ce la far. Ha sempre lottato, questa  la sua lotta pi
importante" Agata mi desta dai miei senili pensieri.

Annuisco.

Titubante, tento di crederci.

"Ci hai sentite, James? Non ti azzardare ad abbandonarci a noi stesse.

Tu sei tutto per me, per noi. A chi programmerebbe la vita la nostra
Agata e a chi potrei rompere le palle se non a te?".

Il cellulare di Agata si mette a squillare, facendoci sobbalzare e rovinando l'atmosfera zen strappalacrime che si  creata. Non appena lei fissa il display, i suoi occhi si allargano dallo stupore. Oddio, ti
prego, fa che non siano brutte notizie!

"S? Oh, salve. No,  stabile, nessuna novit. Novit? Ha lei delle novit?" la sua voce si alza di un'ottava di gioia.

"Aspetti un attimo... Angie, devo uscire, c' il regista dell'ultimo film di James al cellulare. Dice che  importante".

Sollevo lo sguardo e incrocio le dita alzandole in alto. Lei fa lo stesso. Che Dio abbia ascoltato le nostre preghiere?

"Ora ascoltami, dannato, testardo scozzese! A meno che tu non voglia che inciampi sul red carpet e faccia le mie solite figure di merda
nel
caso in cui debba ritirare il tuo Oscar, ti prego, risparmiami la vergogna e svegliati.

Altrimenti ti concer per le feste. Ti far pentire di avermi conosciuta quella volta. Hai capito?".

Una musica di sottofondo e la
telecamera inquadra lentamente
James,
poi si allontana. Angie appoggia la
testa accanto a lui.

Seconda scena Sono trascorsi tre mesi, James  ancora in coma.

La telecamera inquadra una piccola
casetta
nel
centro
della
bella
Manhattan. Angie e Agata si stanno
preparando per la tanto sospirata
serata a Los Angeles. Angie  in preda
al panico.

"Non ce la faccio, non ce la faccio proprio. Ho un aereo da prendere, ore estenuanti di volo e per ultimo il fatto che non credo di riuscire a conciarmi cos quando sar da sola".

"Oh, no, mia
cara, sciocchezze, ce la farai. Ci prepariamo apposta perch cos saprai come fare, giusto? E poi, sono solo la sua segretaria tutto fare e devo stare qui con lui quella sera, cos ti vedr e forse si sveglier. Sai benissimo che pu farlo da un momento all'altro, 
notevolmente migliorato, dicono i medici. Poi, per i giornali e giornalisti rimani la sua fidanzata. E chissenefrega di Anne, le hai usurpato lo scettro tempo fa. Quindi sei tu che devi andare a sederti tra gli attori famosi. Non sei contenta?
Damiano rimarr al tuo fianco,
cascasse il mondo".

"Ahhh me la sto facendo sotto dalla paura. Io non sono famosa, non sono nessuno, sono la signora Nessuno! Sono come Ulisse che era Nessuno. Anzi no, sono Penelope, moglie di Ulisse che si cred
nessuno per
scampare alla morte.

E Penelope non va alla notte degli Oscar, ma sta a casa a filare e attendere che il marito ritorni. Che ci faccio qui?

 tutta colpa tua e di quella squinternata della mia amica. Non vi sopporto, mi avete rovinato la vita".

Agata afferra il cellulare.

Mi sto guardando allo specchio e sembro la moglie di Shreck, ho le lacrime agli occhi e tremo come una foglia. Non ci sono le istruzioni per chi se la fa sotto alla notte degli Oscar?

Tipo una cura particolare che ti permetta di essere al
top anche
quando vorresti stare dentro il cesso tutto il giorno, no, vero?

"S, subito,  un'emergenza. Non ragiona" Agata chiama i rinforzi.
Ma che mi frega? Tanto io non ci vado. Non mi render ridicola per colpa loro.

Bussano alla porta. Entrano in
scena Damiano vestito in smoking e
Andrea in divisa.

Osservo due adoni entrare. Io e Agata rimaniamo a bocca aperta e sono certa che Agata abbia gli ormoni che ballano la rumba alla vista di
Andrea. In divisa sta divinamente. Sembra che stia sbavando, anzi
sbava per davvero. Poi scorgo uno sguardo strano tra loro due.

Del tenero tra la Rottenmeier e Mister Universo? Naaaa, impossibile.
Andrea me lo avrebbe detto, o no?

Damiano si avvicina velocemente.

Anche lui recita la serata imminente, come me. Devo ammettere che
il nero dello smoking con il rosso dei capelli gli dona moltissimo. I suoi occhi blu risplendono,  bellissimo. Peccato per tutte le donne, tra noi sarebbe come un incesto, e poi io non faccio pi testo, ora sono Penelope, aspetter James fino alla fine dei tempi. Amen.

Damiano mi prende di peso, trascinandomi su, e mi tiene abbracciata come fossi la sua bambolina di pezza, poi mi stritola le mascelle con le dita, tenendomi sotto stretto contatto visivo: "Dimmi... C hi sono?".

"Quvello sctronscio di miscio cuscgino, lascciami perscfavore!".

Damiano molla la presa: "Non riuscirete nel vostro malefico intento!
Ehi voi, ma mi vedete? Sembro un mostro, sono orrenda, sembro una
pera cotta vestita cos, no anzi, sembro proprio la moglie di Shreck e se
camminer sul red carpet inciamper e tutti rideranno di me. No, no e poi no! Io non c'entro con quell'Oscar, bastano il regista e gli attori, chi diavolo sarei io?

Mica sono un'attrice!".

"Ehi, vacci piano, piccola, non sono mica Shreck, io. Senti, sai bene
che  il volere del regista che tu vada alla notte degli Oscar, non puoi esimerti, punto e stop. Basta tesoro, sei solo agitata, ma credimi, sei bellissima, croce sul cuore.

Dopodomani li stenderai tutti".

"Ah, sicuro che li
stender, ma dallo spavento. E sicuro che sono
bella, guardi solo gli uomini, tu".

"Non fare la stupida, ho gli occhi per vedere che sei uno schianto, sai?

Ovviamente non come Andrea che per me  il non plus ultra del...".

"Arghhh basta basta basta, smettila di dire stronzate!".

Tutti ridono, ma sono ancora pi inferocita.

Sono una iena, ridens o plinsky, vanno bene entrambe.

"Ma come fate a essere cos tranquilli? Io non ce la faccio, omioddio mi sento svenire. Datemi i sali".

"Ma non vedi che sei un'attrice nata?

Reciti benissimo. E poi, senti qua, non dovrebbe pi farti n caldo n freddo alcun attore, hai conosciuto il migliore tra loro, sei la novella Cenerentola innamorata del bellissimo attore e da lui ricambiata. A quante altre  accaduto?

Ammetti di
avere un gran culo, mia cara".

"La scarpetta l'ho persa, mannaggia a me! Ma non dire cavolate, Damiano, James mi ha mollata prima dell'incidente".

"Ma ti ama, questo lo so per certo".

La rivelazione di Andrea ci ammutolisce.

"Cazzo, Andrea, non potevi farla stare zitta prima?".

"Taci Damiano, lasciami finire".

Mi sento malissimo, le gambe pesano quintali. Andrea si avvicina e mi sorride. I suoi occhi non sono fondenti e neri, ma caldo color cioccolato al latte.

Mi sta dicendo la ver... " ...it?" sussurro.

"Eh?".

"Mi stai dicendo la verit, Andrea?".

"C' una cosa che non ho detto a nessuno, finora. James si era svegliato.

 durato ben poco, ma aveva aperto gli occhi in ambulanza quel tanto che bast per poterlo rassicurare. Lui mi fiss, riconoscendomi, e sussurr il tuo nome, solo quello. Poi perse conoscenza".

Il silenzio cala su di noi. Abbiamo tutti le lacrime agli occhi.

"Perch non me lo hai mai detto?".

"Non volevo darti una vana speranza, Angie".

Mi abbraccia, tenendomi stretta a s.

Agata mi ripete: "Ti ama, tesoro, lo sai benissimo. Lo sappiamo tutti.
Anche se non si  svegliato, lo sentiresti nel tuo cuore. Me l'hai sempre
detto, giusto? Ok, ora asciugati gli occhi e rimettiti a posto il trucco.
Devi rendergli onore. La sua nomination sar un Oscar. E poi, lo sai che c' qualcuno che ti ha intimato di andarci per parlare a...".

"George Gordon" tutti in coro. Le lacrime fanno spazio alle risate.

Damiano, soffocando i singhiozzi, prende la parola: "Sam non te lo perdoner mai se non ci andrai, le hai promesso un autografo del suo George, anzi una lunga e dettagliata dedica, nonch qualche centinaio di foto dal vivo".

Rivolgo gli occhi al cielo e prego Dio di darmi la forza di fotografare George senza fare figuracce: "Perch dovevo avere un'amica cos fuori di testa?".

"Ah, non dirlo a me, che ne ho conosciute due in un colpo solo!".

"Ho sempre detto che hai la lingua taglia e cuci".

"Ma mi ami per questo, s lo so.

Come faresti senza di me?".

Farfuglio qualcosa tra i denti, ma non degno Damiano di risposta. Ha proprio ragione. Adoro il mio bellissimo cugino.

Agata mi chiede di fare una piccola sfilata per vedere se i tacchi delle
scarpe reggono.  la fatidica prova del nove, non vorrei che sul pi bello debbano fotografarmi col sedere per terra: "Resisteranno, Angie, non dovrebbero darti problemi. Li ho esaminati a lungo e anche il calzolaio se  per questo".

"Omioddio, lo spero proprio".

"Tranquilla, baby, ci sono io, sar la tua ombra" esordisce Damiano con un ghigno e gli occhi luccicanti dal divertimento.

"Allora si salvi chi pu" conclude Andrea, ridendosela sotto i baffi.

"Siamo pronti? Vado bene cos?

Siete certi che ce la far? Non dovr nascondermi per il resto della vita?" domando, tentando di fare l'allegra, ma con scarso risultato. Mi battono i denti dalla paura, ho le mani che tremano, il fiatone e sto sudando.

I tre dell'Ave Maria mi fissano emozionati e in coro intonano un:
"Vai tranquilla, cara, e spaccagli il culo!".

A chi avrei dovuto per, non mi  stato spiegato.

Terza scena.
Los Angeles. I flash dei fotografi
abbagliano gli attori,
che sfilano sul
red carpet uno dopo l'altro, i
giornalisti li fermano
per
un'intervista.

Angie esce dalla limousine, insieme con
Damiano, che la tiene sotto
braccio,
con il regista del film e Anne, la
protagonista femminile.

"Sorridi, tesoro, sembri una mummia" sussurra Damiano, stringendomi delicatamente il braccio.

Credo di stare per svenire. O per vomitare. Tra le due preferisco la prima.

Accenno un sorriso. Tutti mi fissano come fossi una miracolata, le donne con invidia, gli uomini con ammirazione. Ma forse stanno guardando Damiano.

A proposito di donne, Anne non ha fatto altro che tessere le mie lodi mentre eravamo nella limousine. E James di qua e io di l e che palle!
Ma chi se la beve?

Lo so che si rode il fegato. Ora non ha l'esclusiva come fidanzata di
James, perch per i giornalisti io sono la sua fidanzata. Non era lei che
li aveva chiamati quella volta famosa che James venne da me, da

Malta? Che stronza!

All'improvviso si affaccia alla mente un ricordo che mi riempie di tenerezza.

Due anni prima c'era lui su questo tappeto e io lo avevo chiamato
mentre veniva intervistato. Anche se stava con quella prugna secca e alla fine mi aveva fatto soffrire le pene dell'inferno per farmi ingelosire, e ci era riuscito. Vorrei sorridere, meglio sogghignare, ma non ci riesco.
Anzi,  molto meglio di no.

Ho le labbra incollate e sollevate in un plastico sorriso.

Se rimango cos per altri dieci minuti mi mummifico sul serio.

"Oh, la fidanzata di Mckinney. Come va?".

Una giornalista mi pianta il microfono a forma di gelato davanti alla
bocca: "Tutto bene, grazie".

"Ehm, s lo vedo, intendo come sta..." e rimane il discorso in sospeso.

"James? Ehm,  sempre in coma".

Voglio fare la splendida e invece mi viene da piangere al solo nominarlo. La povera malcapitata ha gli occhi rossi per solidariet.

"Oh, sono certa che ce la far, il pubblico ama moltissimo James Mckinney" mi stringe delicatamente la mano. Ma chi ha detto che i giornalisti sono tutti dei succhiasangue? Io?

E lei continua: "Sono certa che vincer l'Oscar e sar cos romantico
ed emozionante se andr lei a riceverlo, dopotutto  la sua fidanzata ufficiale, giusto?

James Mckinney si merita la popolarit,  un bravissimo attore pieno di talento".

"Oh" tentenno.

"Ma certo che lo , vero tesoro?" interviene Damiano.

La giornalista fissa Damiano in modo strano, quasi culinario, come
fosse un bel bocconcino da mangiare. Accenno a un sorriso timido, poi lo rivolgo alla telecamera.

"Respira, Angie" dice il bel bocconcino, che mi sta a fianco. Eh s, una parola.

All'improvviso la giornalista osserva
qualcosa alle mie spalle. I suoi
occhi si spalancano rapiti, la bocca idem, mentre il corpo freme.

Chi c'? Dio?

"Ohhh Georgeeee...".

No, proprio lui? Il famigerato George? Quel George? Damiano mi pizzica un braccio e mentre gli sto per dare un colpo al fianco, mi
accorgo che  completamente assorto nella contemplazione. Ma che avr mai George, eh?

Sbircio di soppiatto, mentre la giornalista lo intervista e noto che: i capelli sale e pepe gli stanno d'incanto, sono corti e di un colore simile
all'argento, lo
smoking  perfetto e lo porta con eleganza, la sua voce  profonda e roca, sembra stia elencando una lunga serie d'indumenti intimi invece che parlare del suo ultimo film con disinvoltura, almeno cos pare se si osserva la giornalista accaldata. Se la mia
amica lo
vedesse in questo istante, mangerebbe la televisione.

Per tutta risposta mi avvicino a loro e quindi alla telecamera.

Il cameraman mi squadra imbarazzato e tenta di lasciarmi fuori video, ma sono troppo preparata a questo evento per starmene in
disparte. Cadono le mie difese e la vergogna. Cos, fisso la telecamera
con un sorriso Durbans: Sam
lo vedi? Lo vedi? Lui  qui,  George e
gli
sto vicino vicino.

"C' qualcosa che vorresti dire a George?".

La giornalista mi squadra con rabbia e mi cazzia, proprio non me
l'aspettavo.

Non ho rispettato i tempi televisivi, non sono mica famosa!

Ok, Angie  il tuo momento: "Oh, s".

Mi volto verso George, ha un sorriso sincero e bonario, mi sta simpatico.

George osserva ogni cosa, ma aspetta che termini il mio discorso, deglutisco e continuo: "Io ti ammiro moltissimo, una mia amica  innamorata di te e se non mi faccio vedere con te per pochi istanti, non so che sar di me quando torner a casa".

George ride. Ride.

Pare la pubblicit del suo caff preferito, oppure quella del Martini, con la variante che non sono quella sventola che taglia le palle al toro di ghiaccio e che lui non mi dice magnifico con la g gutturale, che  tutto
un programma. Per mi abbraccia teneramente e all'orecchio sussurra:

"James ce la far, abbiamo parlato poco, ma non ha fatto altro che tessere le tue lodi".

Perplessa e imbarazzata di fronte a quella rivelazione, mi sciolgo quasi in lacrime. James gli aveva parlato di me?

A George? Di me?
Oh.

"Ohhhhh" esclamazione che vale per un: porca vacca, che onore!

Poi con aplombe e stile da gentiluomo di altri tempi, alla Rhett Butler per intenderci, mi fa un baciamano. Infine non contento, prende una sua
foto, che estrae dalla giacca come
se fosse il cilindro di un mago, e la
firma.

"Come si chiama la tua amica?".

"Sam... Samantha con l'acca".

"A Samantha con tantissimo affetto e stima, e se sei come la tua amica, ti vengo subito a trovare! George".

Oddio. Comincio a ridere. Rido quasi istericamente.

Damiano, imbarazzato, mi d dei colpetti alla schiena per farmi smettere.

Quando mi riprendo, George se ne  gi andato e sto l come una scema a ridere sguaiatamente.

Damiano mi fulmina.

"Ora basta" mi ordina.

Ridivento seria per ho il coraggio
di dirgli: "Non mi sono mai
divertita cos tanto".

" solo l'inizio, tesoro, sta calma adesso e fa' la brava".

Mi batte dei colpetti sulla schiena come fossi un cagnolino poco addomesticabile.

Per, ragazzi, che inizio di serata indimenticabile.

Una serata
alquanto VIP.

Quarta scena.
La serata prosegue tra applausi e
premi.  il momento
dell'attesa
proclamazione in cui James  uno dei
papabili. La
telecamera inquadra
Angie e Damiano in platea.

Non ci credo. Non ci credo.  pi di un'ora che sono qui e non faccio
che darmi pizzicotti.

A fianco nientepopodimenoche, udite udite, Charlize Linkett e

Leonardo Dimitri.

Charlize si  degnata di farmi un sorriso e di salutarmi, offrendomi un'elegante mano, dalle unghie perfette e laccate di rosso. La sua
bellezza
 cos mozzafiato, che accanto a lei sembro una cozza.

E Leonardo? Mi sono avvicinata a lui, ha occhi stupendi ed  incredibilmente carino, con quell'aria da eterno ragazzo e gli ho detto:
Ho visto il tuo film cinque volte al cinema
e un centinaio a casa, so le
battute a
memoria, persino le musiche e tu... Tu
eri davvero
meraviglioso. Infine ho aggiunto: ho visto tutti i tuoi bellissimi
film,
Leo, come se fossimo amici di lunga data. Ci mancava poco che
Damiano si nascondesse sotto le poltrone. Gli ho dato un bacio sulla
guancia e poi finalmente si  potuto sedere accanto a Charlize, che se la rideva di brutto.

E io che non volevo venirci, la prossima volta che dico stronzate autorizzo i miei amici a fustigarmi.

Nell'enorme ledwall stanno proiettando uno
spezzone dell'ultimo
film di James.  la scena pi drammatica, quando non ha pi vie di scampo e racconta alla moglie la verit sulla sua triste vita. Cos intensa, che i miei occhi ormai sono straripati.

Rivederlo dopo cos tanto tempo vivo  uno choc. Ero talmente
affranta in questi mesi, che avevo nascosto tutti i suoi dvd, non riuscivo a capacitarmi del fatto che non fosse pi con me, con noi. A ridere. A piangere. A vivere.

Una macchina lo tiene sotto costante sorveglianza, mentre lui dorme e si trova in qualche strano punto dell'universo.

Magari se la sta godendo alla grande e ci sbeffeggia con i suoi amici alieni.

Mi ritrovo di nuovo nel mondo degli Oscar e non mi sono nemmeno
accorta che Charlize  sul palco.  lei che ha la busta, che sta parlando e nominando tutti gli attori protagonisti maschili. Quando nomina James Mckinney, i riflettori sopra la mia testa mi accecano. Non so che
fare, ma Damiano mi d una gomitata al braccio e sorrido facendo una
smorfia, alzando la manina come per dire ciaociao. Tutti ridono.

L'attesa si fa palpitante. Il silenzio  simile a un ronzio, un brusio sommesso che vuole sottendere moltissime cose.

Chi vincer? Tremo cos tanto che non credo
di farcela. Forse sverr

senza nemmeno sapere chi ha vinto l'Oscar.

"And the winner is..." rullo di tamburi, "...James Mckinney for The last dance of Mr Jhons!".

Un boato. All'inizio non riesco a comprendere cosa stia accadendo.
Sono come dentro una campana di
vetro, ogni suono  ovattato, ma
sono certa che tutti stiano guardando me.

Che tutti applaudano verso me. Una telecamera m'inquadra, fra un po' mi picchia sulla testa.

Leonardo mi prende le mani e me le shakera per benino, dicendomi:
Bravo,
bravo!

Damiano mi afferra con forza: "Ci sei? Sei sul mio campo visivo?".

"Non... Non... Credo di... Capire".

"Angie, ora alzati, cammina e vai sul palco, prendi quell'Oscar, d a
tutti
thank you e poi ritorna qua, ce la farai, sono certo che tutto andr bene".

Ma ero incollata su quella sedia e le labbra si erano congelate nel mio sorriso plastico.

Damiano mi spinge e tutti m'incitano con Hey o Ahe; sembrano tutti scozzesi come James.

Dentro di me ripeto il mantra: ce la
devo fare, ce la devo fare, ce la
devo
fare.

Sorprendentemente mi alzo. Mentre raggiungo Charlize, che mi aspetta pi bella che mai, ricordo che sembrer ancora pi cozza vicino a lei sullo schermo, ma ormai  tardi. Non posso nemmeno interpretare
una scena de Il
fuggitivo, sarebbe troppo. Poi d'un tratto
, rammento che
sono Angie, la fidanzata di James e che se non sto attenta, roviner con la faccia sui gradini, inciampando sulle mie diaboliche scarpe coi
tacchi. Ti prego,
ti prego, ti prego, Signore, non adesso,
fa che i tacchi
reggano, per carit!

E reggono. Miracolo.

Sono pi che certa che qui ci sia lo zampino di donna Maria, dato che lei  pappa e ciccia con Dio e il Papa nonch la maggior parte dei Santi che vivono in Paradiso.

Raggiungo il palco dove Charlize mi porge la statuina a cui tutti gli
attori ambiscono. Ed  di James. James ha vinto un Oscar.

James hai vinto.

Vorrei saltare dalla gioia, ma mi contengo e vado verso il microfono,
non so che dir, ma di sicuro non grazie
mamma, perch l'Oscar non 
mio.

Anzi, sono convintissima che in questo preciso momento la famiglia
di James stia festeggiando alla grande a Glascow.

Sua madre era dovuta ritornare a casa, perch la nonna di James ormai non ha pi l'et per viaggiare, essendo malata, e non voleva abbandonarla a se stessa.

Mi aveva detto: veglia su mio figlio con
tutto l'amore che puoi. Era
l'unica cosa che volevo fare. So che mi sta guardando e sorrido pensando a tutti coloro che amano James e piangono di felicit per questo meritatissimo premio.

Tutto l'imbarazzo se ne va, scivola via lontano e so quel che devo
dire. E non serve che mi traducano. Mi ricordo anche come si parla in Inglese.

L'ennesimo miracolo.

"Ho conosciuto James molti anni fa, quando ancora il suo enorme talento e l'innegabile capacit interpretativa non erano emersi. Era
uno
sconosciuto nel mondo del cinema, ma alla fine tutta la sua fatica  stata premiata. Purtroppo non  qui a goderne i frutti e Dio solo sa se non vorrei che ci fosse lui, invece che la sottoscritta, la quale  troppo
emozionata per spiaccicare una sola
parola...". Un attimo di attesa e un
mormorio di sottofondo, almeno ho potuto rompere il ghiaccio e s, mi sento piena di energie e so che sono in grado di tenere testa a tutti.
"Ma... Vorrei dirti, James" guardo dritto verso la telecamera "che
questa" alzo la
statuina in alto " tutta tua, te la sei meritata.

Ringrazio a nome di James tutti coloro che hanno lavorato sodo a questo progetto, dal regista alla troupe e anche tutta la sua famiglia, che ora star brindando per lui a Glascow. E, infine, ringraziandovi tutti per
avermi ascoltata, volevo dire a James... Ti amo!".

Un attimo di silenzio e la platea esplode in un sonoro, deciso, ma meritato applauso a James che dura s e no una quindicina di minuti.
Tutti si alzano in una esaltante standing ovation e noto anche qualche
lacrima di commozione ai primi posti tra attori di alto calibro. Con calma e a braccetto di una Charlize, che  diventata quasi mia amica,

esco dal palco come fossi stata incoronata la reginetta del ballo.

L'emozione pi incredibile della mia vita.

Devo essere ascesa in paradiso.

Il paradiso dei VIP, naturalmente.

Quinta e ultima scena.
Ospedale di New York, nella camera
di James.
Agata e Andrea stanno
guardando alla televisione la serata
degli Oscar.

Narra Andrea.

"Agata, per favore, potresti rilassarti e sederti? Vedi, James? Le donne sono tutte uguali, dovrebbero essere pi serene e meno ansiose, ecco perch noi uomini moriamo prima di loro, a forza di sopportarle".

"Basta, Andrea, non rivolgerti cos
a James...".

"Sempre la solita chioccia".

"Lo sai, per me  come un fratello minore, gli voglio molto bene".

"S, lo so".

Agata mi scruta. Ma come mai non si rende conto che  una bellissima donna?

Anche se Angie la chiama signorina Rottenmeier e ha un pessimo
gusto nel vestire, la trovo stupenda. I suoi capelli sono onde lucenti di un castano rossiccio, che cerca di trattenere in uno chignon, ma ogni tanto qualche ciuffo si ribella e scende armonioso sul suo volto. Alta,
statuaria, con le curve al punto giusto, che nasconde dentro abiti
informi.

Odio quei tailleurs con i pantaloni, pare sul serio un uomo. Per lo pi veste in grigio, oppure nero come fosse appena stata a un funerale. Mai colori vivaci, ad esempio la vedrei in azzurro o blu carico o anche
pervinca. Mi stupisco che James non se ne sia mai accorto o che non glielo abbia mai fatto notare. Ah, ma lui vede solo Angie.

Ma ci che mi ha sorpreso sono gli occhi. Grigi, un particolare grigio argento, che poi si trasforma in verde brillante quando  felice e sorride,
il che accade troppo poco.  una donna di buoni principi, sana e forte, con un carattere combattivo, ma anche molto tenera e fedele. Non sar estremamente dolce e sensibile, non come Angie, che piange ogni
cinque minuti, per  una donna fenomenale.

Me ne sono accorto in questi ultimi tempi, da quando ci accomunano i turni in ospedale per monitorare James. Io e Damiano per ovvi motivi

di lavoro possiamo starci al massimo due o tre ore al giorno. Ma per lei
e Angie il discorso  diverso. James 
il lavoro di Agata, quindi se ne
pu stare tranquillamente a lavorare in camera sua e Angie... Beh lei scrive e parla al telefono ventiquattro ore su ventiquattro e so che forse ricaver qualcosa di sensazionale della sua vita. Suo padre aveva deciso
di stabilirsi a New York, ma lei glielo ha impedito. Finalmente ha deciso di vivere con coraggio, senza pensare di essere inadatta o sfigata o maniaca come in passato.

"Andrea, che intendi dire? Riguardo a James...".

Mi desto dai miei sogni a occhi aperti e spero
che prima o poi la
smetta di parlarmi sempre di quello scozzese, ne avrei fin sopra i capelli. Ma possibile che sia infatuata di lui?

"Ne eri innamorata, te lo leggo negli occhi. Eppure non riesco a credere che una donna bella come te possa vivere senza amore, l'amore
vero" l'ho detto, e la sto guardando anche intensamente, sperando si accorga che mi fa battere forte il cuore. Abbassa lo sguardo e arrossisce.
Oh, cristo, credo sia la prima volta che non la vedo cadaverica in volto.
Ho fatto centro?

"Io... Io...".

"And the winner is..." la televisione interrompe quel momento bellissimo, ma che cazzo!

Agata si volta e sono gi dimenticato.

E no bella mia, ti ho in pugno e so che
proviamo gli stessi
sentimenti, devi
solo aprirti un pochino.

"James Mckinney!" "S".

Agata incomincia a urlarmi nelle orecchie, saltellando come una matta.

Osservo lo schermo e rimango basito a fissare Angie che viene abbracciata da Damiano. Ce l'ha fatta, James ha vinto l'Oscar, gran
figlio di puttana,  un eroe e anche un attore
da Oscar.

Agata saltella come una bambina, piangendo e urlando e poi viene verso di me e... Mi stacco a forza da un bacio incredibile. Ma dove ha imparato a baciare cos? Ha anche il coraggio di arrossire, ma si
scioglie i capelli che cadono sulle spalle e
gli occhi sono cos verdi e
luminosi che mi catturano.

Sono suo, irrimediabilmente suo.

Sono ancora talmente preso dal bacio galattico che mi ha dato, che non capisco il motivo per cui stia urlando di nuovo a squarcia gola.

"Oddio, oddio, oddiooo"  china
su James e un presentimento mi
balena in mente. Non vedo James da questa angolazione e con due falcate sono l e...

Che mi venga un colpo!

Sognando una Stella Dal Romanzo al Film
'Scorrono i titoli di coda.
Il
bellissimo Chiaro di Luna di Debussy,
colonna sonora, riecheggia nel
cinema
come un sogno. Il sogno finale di
James che si  realizzato.

L'inquadratura sul suo volto con gli
occhi aperti e un sorriso provoca
un
brusio nel pubblico. Da qualche parte
qualcuno bisbiglia, qualcun
altro si
soffia il naso, alcune ragazze dietro di
me si sprofondano in lodi
verso l'attore
principale e sospirano gi innamorate.

La reazione che volevo. Ci sono
riuscita, quindi. Il regista  stato un
genio e gli attori... Non mi aspettavo
che ci fossero interpretazioni
cameo di
alcuni tra i pi grandi.

Non ci speravo proprio e invece
"Sognando una Stella" sembra aver
fatto centro.

Ho le lacrime agli occhi e un
groppone in gola che mi paralizza. Il
film era spettacolare, non poteva
essere pi bello, non liberamente
ispirato
al
mio
romanzo,
bens
estremamente fedele. La sceneggiatura
era perfetta. E il mio sogno  diventato
una pazzesca realt. Chi ha mai
detto
che non ce la si pu fare se si crede
davvero in se stessi?'

"Smettila di stritolarmi la mano, Angela, non mi circola pi il sangue, cos, dai" disse Sara seduta al mio fianco.

La fissai stranita e stupita. Lei sorrise e mi strins e la mano.

"Te lo meriti, tesoro. Questo  tutto tuo, sei tu che hai scritto quella bellissima storia, tu che ci hai creduto prima di tutti e che in verit mi hai anche rotto tanto le palle! Ma se non avessi fatto cos, il tuo
romanzo non avrebbe avuto tutto questo successo, non sarebbe stato
tradotto in svariati paesi e infine un famoso regista di Hollywood non lo avrebbe trasformato in film".

"Non ci sarei mai riuscita se non fosse stato per te, Sara".

"Hei, sono la tua agente, il mio compito  quello di
farti diventare
famosa, di farti fare un sacco di soldi e di saperti rendere felice. Non sono mica squinternata come quella Sam! Sei felice adesso?".

Deglutii: "Non riesco a capacitarmi di tutto questo. Non so se sto sognando".

Qualcuno mi pizzic un braccio, mi voltai quasi urlando. Squadrai
Dante con occhi inferociti: "Non l'ho domandato a te, di pizzicarmi".

La sua risata irruppe gioiosa e mi plac.

"Volevo farti capire che non stai sognando, tesoro. A proposito sei
fantastica, la storia  cos bella che
sembra quasi reale".

Risi di cuore e gli detti una pacca sul braccio: "S, certo, come no".

"Lasciala stare, Dante, non vedi che deve ancora rendersi conto di quel che le sta capitando? Angela sei bravissima e nel film non potevi
rappresentarmi pi bello
di cos" esclam Alberto, che ci stava
ascoltando con attenzione, pronto a schiacciarmi tra le sue braccia per complimentarsi.

"Ehi, ma chi ve l'ha detto che quei personaggi rispecchiano voi?
Forse in alcuni tratti, ma sono solo personaggi di fantasia".

"S e io mi chiamo Jocondor. Ehi, bella, non ci potevi fare pi simili di cos, credimi. E poi quell'attore bellissimo dai capelli rossi mi assomiglia proprio, non mi piace il nome Damiano, non  altisonante come il mio, ma ti perdono lo stesso".

Risi.

"S,
ok, hai ragione, tesoro".

A quei due non avrei potuto far cambiare idea nemmeno se avessi detto loro che un gay e un poliziotto li avevo incontrati per davvero a New York.

Per il bello dei romanzi era proprio quello: ognuno vede lo specchio
di se stesso in un determinato personaggio, nel fisico o nel carattere.
Secondo me, invece, ognuno vede una parte di s nel personaggio in cui si vorrebbe identificare di pi. E per il resto si sogna, come feci durante i mesi in cui concepii questa mia amata creatura, senza pensare che
sarebbe diventato un successo mondiale. Ancora dovevo rendermene conto. Sara mi aveva scarrozzato per quasi tutta Europa e, quando mi chiamarono per propormi di vendere i diritti d'autore a Hollywood, per
altro profumatamente, ci manc poco mi venisse un infarto.

Se un anno prima mi avessero raccontato la mia storia, questa storia, mi sarei fatta un sacco di risate.

Nel frattempo non riuscivo a trovare la mia agente e anche migliore amica, che si era dileguata con altre persone della casa editrice. Ci fu un
po' di trambusto e, dopo pochi secondi, notai una pedana posta al centro del palco del cinema. Il pubblico non si era alzato, nemmeno aveva accennato ad andarsene.

Tutti mi scrutavano come fossi finta oppure al di fuori della loro
portata. In fondo alla platea notai un enorme striscione e alcune ragazzine urlanti il nome del loro attore preferito, che aveva recitato come protagonista. Il mio cuore si strinse in una morsa quasi d'acciaio.

Se avessero saputo che avevo scritto quel romanzo solamente per lui,
mi avrebbero linciato. Sarebbe rimasto per sempre un segreto. Mai avrei rivelato il motivo per cui avevo scritto Sognando
una Stella. Mai e
poi mai. Croce sul cuore. Parola di scout. Etc... Etc... Altrimenti mi
avrebbero messo la camicia di forza, internandomi senza possibilit di
riscatto per il mio cervello bacato.

Un sibilo acuto e stridulo attir la mia attenzione. Alzai gli occhi.

Sara era al centro del palco con in mano un microfono, che non voleva obbedire ai suoi ordini.

Povero microfono. Le mie orecchie risentirono alquanto dei colpetti con la mano su quell'aggeggio infernale e dei suoi strilli: prova, prova,
si sente? Mi
sentite? Un, due, tre... Tutti annuirono con la testa. Infine
ci fu un coro di s che risvegli anche chi dormiva placidamente
nelle ultime file.

Le fans con gli striscioni incominciarono a urlare e coprirsi la bocca con le mani, saltellando dalle poltrone con tutta la gioia e l'energia delle ventenni.

Beh, non ero pronta ad andare in pasto ai leoni.
La tremarella si
accentu.

Il fiatone e il sudore freddo. Bene, brava, Angela.

Niente di nuovo, quindi, era solo ansia da palcoscenico. Non ero pronta.

Non era la prima volta, ma ogni volta era tale per me.

Respirai a fondo e Dante mi stritol una mano per
tranquillizzarmi.
Quasi mi spezz le dita, ma almeno potevo incanalare nella mia mente il dolore e non la fottuta paura che mi paralizzava.

Alberto invece mi strizz l'occhio e mi fece un enorme sorriso. Ero

all'oscuro dei programmi di Sara e, trattandosi
di lei e della sua
immaginazione, potevo aspettarmi di tutto, anche che arrivasse una mega torta e che un uomo tutto muscoli saltasse fuori per farmi una strip dance.

Dimenticai il dolore alla mano e trabocc la paura.

"Ed eccovi, signore e signori, colei
che ha reso questo film possibile,
la scrittrice pi in voga, al momento: Angela Moll, un applauso, eccolaaaaaaa!".

Dante mi spinton, riuscii ad alzarmi dalla poltrona e per un attimo gli applausi mi assordarono. Con calma sorrisi, poi, cercando di non
inciampare sui tacchi, salii sul palco a raggiungere Sara e il mio editore, che era stato debitamente presentato all'inizio. Ci sedemmo. Di fronte a
me le copie del mio romanzo chick-lit "Sognando una Stella".

"Ci sono alcune sorprese per la nostra bravissima autrice, questa sera.

Innanzitutto ricordiamo che la Premire del film avverr domani sera, come voi sapete questo  un assaggio in anteprima ed esclusivo per chi
ha vinto il biglietto:
una serata con Angie.
Avete risposto numerosi nel
sito della nostra casa editrice, anzi a centinaia, e ora siete qui con noi.
Angela Moll sar lieta pi tardi di autografare i vostri romanzi e qui ci sono ulteriori copie per chi volesse regalarlo ad amici e parenti".

Il pubblico si espresse con gioia in un s e ci manc poco facessero
la ola dalla contentezza. L'entusiasmo mi commosse.

Sara continu: "Se avete delle domande da porre alla nostra brava autrice riguardo al romanzo e al film, Angela  a vostra completa disposizione".

Dovettero numerare le persone desiderose di pormi una domanda.
Una nuvola di mani alzate si lev gridando io
io io e sopraggiunse il
panico.

Gi immaginavo quel che mi avrebbero chiesto le fans di James.

Tentai di rimanere seria e compita, ma Sara mi calci da sotto il
tavolo, per cui dedussi
che il volto si fosse ridotto al mio solito sorriso plastificato. Cercai di fare yoga con la mente, ma non riuscii.

Volevo cimentarmi nella posizione dell'albero, ma forse non era il caso.

Sospirai, vinta.

"Ok" bisbigliai "diamo il via al supplizio".

Si alzarono uno alla volta, in maniera molto ordinata, e riscontrai che non era cos difficile rispondere.

Per lo pi lodavano il film e, soprattutto, la sottoscritta per aver scritto una storia ironica, frizzante, spumeggiante e scorrevole, ma
anche intensa e
drammatica al punto giusto. Mi definirono la nuova
Bridget Jones Italiana e, arrossendo di notevole imbarazzo, ribattei: "No, no, questa  la mia ironia, vi assicuro che sono cos anche nella vita.

Sono pasticciona e, se ho qualche problema, mi prendo in
giro
abbastanza per non farlo trasformare in tragedia. La letteratura chick lit  la mia passione, in grado di farti dimenticare la realt e la fatica del quotidiano. La mente veleggia in un mondo da sogno e non c' posto
che alla risata e alla spensieratezza del proprio cuore. In realt la mia
storia  anche un po' tragica, come avete letto, e non avevo intenzione di evitare contenuti anche forti solamente per paura di togliere qualcosa al romanzo. Una volta qualcuno mi disse che se si raggiunge
l'equilibrio tra drammaticit e comicit, scendendo nel tragicomico, si  quasi raggiunta la perfezione. Non so se ci sono riuscita, ma mi sono divertita moltissimo scrivendolo e, dopo un periodo bruttissimo dell'esistenza, finalmente la scrittura  ritornata a farmi sognare. Perch
per me scrivere  sogno, passione, riflessione e vitalit.
Scrivere illumina il mio cuore".
Il silenzio cal. Notai le bocche dei presenti formare una O di stupore, oppure erano tutti schifati? Sorrisi, forse ero stata troppo profonda.
Dopo una manciata di secondi qualcuno batt le mani e venne seguito a ruota da un boato.
"Brava".
"Bravissima".
"Il film  bellissimo".
"Il romanzo  stupendo".
Fissai Dante che batteva le mani energicamente e fischiava e capii che no, non stavo sognando.
"Bene, Angela, vedo che hai dato al pubblico ci che vuole da te. Altre domande?".
Ecco che le fans di James si alzarono tutte all'unisono come una macchina oliata alla perfezione e ben funzionante e una di loro, sghignazzando come una piccola ochetta disse: "Volevamo sapere se la storia di Angie e James era reale, oppure se lei ha concepito questo romanzo pensando al nostro attore preferito!".
Eccole qua, centrato il bersaglio.
Arrossii cos vistosamente che un brusio di sottofondo mi sembr carico di congetture. Pensai che ridessero alle mie spalle. Che palle!
Respirai a fondo e mentii: "Assolutamente no, vi assicuro che il mio James  un personaggio di fantasia.
Non ha nulla a che vedere con l'attore del film. Se c' un attore che  simile al mio James" e lo dissi con enfasi "ed  anche scozzese, allora dovete applaudire il regista che  stato cos bravo a trovarlo. Ma vi posso assicurare che non  come pensate. Infatti non ho le mutande da regalarvi, mi dispiace".
Di nuovo l'ennesimo boato e la platea esplose in una risata per stemperare la mia irritazione. Eppure le ragazzine non erano del tutto convinte.
Cos calcai la mano, aggiungendo: "Immagino che non mi farete Presidente Onorario, non  vero?".
Altre risate, mentre loro mi fissarono come se avessero davanti Mata Hari in persona. U ragazzine, pensavate di avere a che fare con una ingenua? Ah ah! Maramao.
Si sedettero col broncio, ero soddisfatta di me stessa.
Sara guardava in basso e notai il suo notevole imbarazzo.
"Che c'?" le bisbigliai "ti hanno mangiato la lingua?".
Neg, ma m'ignor completamente. Il sangue deflu dal mio volto. Quando faceva cos era pessimo segno, voleva dire che aveva in mente qualcosa di sensazionale. O di catastrofico. Il mio editore prese la parola. Si alz dal suo posto dopo aver parlato con un ragazzo dello staff e sorrise, gongolando.
"Signore e signori, sono davvero onorato e lieto di presentare, direttamente da Los Angeles, dove sta recitando nel suo prossimo film, l'interprete di James Mckinney!".
Il cuore cominci a battere cos forte che mi schizz in gola. Deglutii e contemporaneamente osservai Sara che era ancora intenta a guardarsi i piedi.
Quella era una scena che mi sembrava di aver gi vissuto. La guardai in cagnesco e feci un ghigno, come fossi un lupo affamato pronto a sbranare o un vampiro in procinto di succhiare il sangue alla sua vittima. Il mio prossimo romanzo sarebbe stato un horror. Avevo gi in mente la protagonista.
Benvenuto amatissimo Vico. Come al solito stai ricorrendo nella mia vita, porco mondo!
Alzai lo sguardo, mentre le fans di James si sbracciavano urlando, gemendo e piangendo. Figuriamoci se non facevano cos. Vidi una di loro sventolare un indumento intimo. No, non ditemi che erano mutande, quelle!
Quando gli applausi si fecero pi insistenti capii che stava entrando l'uomo pi carismatico, che mi aveva rubato il cuore nel giro di un nanosecondo.
Sollevai lentamente gli occhi e i suoi puntarono su di me come una nave quando leva gli ormeggi e dirige il timone che la porter a destinazione.
Dietro di lui scorsi una donna altrettanto magnifica, con lunghi capelli castani e occhi verdi, per altro vestita all'ultima moda, che sfoderava un sorriso fanciullesco e fissava in maniera ipnotizzante qualcuno in platea. Un uomo che conoscevo benissimo e che in quello stesso istante le sorrideva con profondo amore e ammirazione. Arabella e Alberto. Ah.
Abbassai con timidezza lo sguardo, dopo aver registrato alla velocit della luce che James portava il completo di Armani color carta da zucchero, con cravatta blu carico e camicia azzurra.
Era semplicemente stupendo. Il suo sorriso illuminava la mia anima, come un sole i cui raggi riscaldano e donano la vita. I capelli spiovevano sulla fronte ed erano piuttosto lunghi.
Rialzai lo sguardo e incrociai il suo, profondo e luminoso come una giornata di primavera. Mi sorrise. Allung la mano verso la mia e l'afferrai come fossimo amici di lunga data o, peggio ancora, come qualcosa di pi. Non volevo dare adito a stupide congetture nemmeno in quel momento. Il cuore era impazzito, le gambe facevano giacomo giacomo, ma ero cos felice che credei di volare.
Sara gli porse il microfono e James, senza lasciare la mia mano, disse alla platea: "Sono contento di essere qui stasera per festeggiare questa bravissima autrice e il suo romanzo. Senza di lei non credo che il film sarebbe stato un successo. I miei pi profondi e sentiti complimenti, Angela! Ti amiamo tutti".
Quelle parole mi scivolarono in gola frizzanti e dolci, spumeggiarono in me simili a bollicine che danzavano vivaci e gioiose. Sospirai come se mi trovassi sulla cima di un grattacielo e all'improvviso fossi costretta a saltare gi. I miei pensieri erano cos pieni di lui, che ragionare mi era impossibile.
Addio Angela Moll, benvenuta Angie.
Poi si gir di scatto e mi fece l'occhiolino. La sua mano era calda nella mia. Rabbrividii per ci che mi aspettava. Un futuro radioso? Chiss.
Io e James scoppiammo a ridere... The end?
...
.
...
FINE.